Stavo attraversando una città, quando con mia grande sorpresa vedo un'apparecchiatura nera, grande come una poltrona, sotto il vicino porticato, che puntava sulla strada. Non avevo mai visto un autovelox così grande e complesso. Era una specie di boccione, con il dorso curvato. In testa, sporgeva una specie di piccolo cilindro, che doveva contenere la macchina fotografica.Ero stupito ma tranquillo. I limiti di velocità cerco di rispettarli sempre (in passato sono stato un po' meno attento nei parcheggi...). Mi lasciava però inquieta la forma dell'autovelox. Senbrava quasi un robot. Ed era di un nero lucido così profondo che mi lasciava una sensazione spiacevole. Passo oltre. Pericolo scampato. A quel punto però comincio a perdere l'orientamento. I segnali, il traffico, la ZTL... non riesco più a lasciare la zona dei portici. Mi viene un colpo. Più avanti un altro autovelox, uguale al precedente. Cerco di rimanere calmo. Lo supero. I portici proseguono. Mi viene un altro colpo- Questa volta gli autovelox sono tre, ad una decina di metri di distanza l'uno dall'altro. Comincio a provare terrore. La sensazione di disagio è fortissima. E' allora che Marcolino comincia a salirimi addosso ed a piagnucolare... Mi ritrovo nel lettone assieme a lui. Era un piccolo incubo vissuto un po' di notti fa.
Come quello che ho provato stanotte e che mi ha fatto svegliare presto stamattina. Non so più insieme a chi ero, ma combattevo gli alieni... Ovviamente non si sono visti nel sogno, ma avevano lasciato una sagoma umanoide, lunga kilometri, attraverso un grande parco. La mia squadra (ma non eravamo militari) doveva andare loro incontro, non so bene per fare cosa. Ma spuntavano delle lance di plastica rossa dall'erba. Allora, per evitarne il contatto, comincio a surfare sull'erba.... Non ricordo molti altri dettagli, compreso quello fondamentale che ha determinato il mio risveglio.
A questo punto potrei partire con un po' di riflessioni, come quelle che erano piaciute ad Elena Accenti, qualche settimana fa.
Mi limito a formlarne una.
Tema: la verità.
Contesto: In un'epoca dove tutto è comunicazione, dove esiste solo quello che è comunicato, dove il potere deriva dalla capacità di gestire la comunicazione, dove i rapporti interpersonali avvengono sempre di più attraverso tecnologie digitali, che spazio rimane alla verità?
Motivazioni: Sono i sogni di cui sopra che mi hanno stimolato, ma sono anche tanti piccoli fatti e circostanze. Una mostra a Milano che si rivela storicamente incompleta, una riflessione sulla critica pubblicata su un blog, un amico che sta dando i numeri perché si è convinto di una cosa che non è successa, il senso di un conflitto armato che ha provocato migliaia di morti (molti bambini) in pochi giorni, la rilettura di fumetti letti trent'anni fa, un approfondimento notturno del Tg2 che contrapponeva un Berlinguer stalinista e perdente con un Craxi riformista e vincente, discussioni casalinghe sul presunto ordine/disordine, la revisione stradale in corso a Cremona che avrebbe dovuto portare ad un miglioramento del traffico cittadino, il significato dell'attuale crisi economica, l'ultima puntata di Desperate Housewives...
Dove stanno torti e ragioni? Dove sta la verità?
Mi sembra che alla fine abbia ragione il buon vecchio Tex/GLBonelli: chi picchia più forte ha sempre ragione. Oggi il detto si traduce in: chi comunica meglio ha sempre ragione e impone la sua verità. I destinatari della comunicazione, i "picchiati", possono così godere delle verità che sono state loro proposte in modo piacevole, allegro e sensuale...
Se tutto ciò non dovesse soddisfare, l'unica alternativa è.... studiare. Documentarsi, trovare le fonti, valutarle, confrontarle. Tutte le volte che ho dovuto affrontare situazioni difficili ho studiato. E ho scoperto come stavano veramente le cose. O, perlomeno, ho raggiunto un grado di approssimazione più soddisfacente.
Studiare richiede però tempo. E magari risorse. E alla fine, il risultato potrebbe costingerti a metterti in discussione. Noi viviamo invece nella cultura della rimozione. Si sa tutto, ma non si ricorda nulla. Si rimuove. E ci si riduce a campo coltivabile (e spesso concimato...) per la piantumazione di verità costruite altrove, per interessi altri.
1 commenti:
L'informazione.
Bell'argomento... anzi, bruttissimo argomento, su cui ho riflettuto spesso.
Prima di tutto, checché ne dica il nostro capo di governo (ho i brividi!) la carta stampata non vale un fico secco.
E' la TV che impera e condiziona.
Poi, riguardo la qualità dell'informazione:
è banale, grezza, manca completamente di sottigliezza.
Corrisponde alla metafora texiana: vince chi picchia più duro.
Per fare un esempio: non ci vuole una mente propriamente fina per dare notizie in modo strumentale come accade, per esempio, negli ultimi casi di stupri (ma questo vale per tutte quelle che hanno a che fare col crimine).
Ci hai fatto caso che, quando i colpevoli sono stranieri la cosa viene specificata, mentre quando si tratta di italiani ci si limita a specificarne, tuttalpiù, l'età?
Tutto ciò è veramente gretto e talmente palese che, a volte, mi chiedo come sia possibile che la gente non se ne accorga.
Poi, dando un'occhiata, ai vari tg (rai e mediaset), ai programmi di intrattenimento (fattorie, postini, amici degli amici, isole e talpe), capisco e aggiungo un altro sacchetto di sabbia alla finestra.
Mi scuso per l'eventuale mancanza di chiarezza, ma più passa il tempo, meno riesco ad essere calmo e lucido.
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