martedì 31 marzo 2009

CARTOOMICS. MAH....


Sono rimbalzato da Cremona a Milano, da Milano a Roma (la prima foto è scattata dal finestrino della Freccia Rossa), da Roma a Milano e infine a Cremona e poi ancora Milano. Per Fumetti Partigiani e per Cartoomics, dove parteggio per i nostri autori e per il fumetto.
Ma non siamo tutti dalla stessa parte.
Me lo dovevo aspettare.
Su sedici edizioni, abbiamo partecipato a circa la metà.
Mai è andata bene a Cartoomics.
Fin dall'inizio, quando collaborava Gianni Bono, la manifestazione è stata impostata a favore dei collezionisti, più che delle case editrici. Poi si sono imposti anche giochi di ruolo, cosplayer e gadgets.
Oggi, Cartoomics è una marmellatona dove si può andare per promuoversi. Non certo per autofinanziarsi. Il Cfapaz ha preso uno stand piccolo, l'ultimo rimasto. Qualche genio della cartografia ha posizionato questi ultimi stand in un cul de sac assurdo, pur potendo contare su un padiglione mastodontico.
Partecipazione disastrosa, come altre volte del resto.
Anche altri editori hanno faticato, pur su proporzioni diverse.
Visitatori tanti. Quindi biglietti.
Cartoomics rimane un affare per la Fiera.
Non certo per il mondo del fumetto, che raccoglie qualche briciola di considerazione e qualche spicciolo.
La Fondazione Fossati cura la parte culturale. L'anno scorso ci hanno fatto arrabbiare, perché non hanno promosso la nostra mostra su Pazienza. Allora abbiamo rinunciato a prendervi parte.
Ma non è rimasto nessun rancore. C'è da capirli. Penso che il loro sia volontariato. E si fa quel che si può. Umanamente capisco. Le idee invece le contesto. Le loro iniziative non sono per niente d'attualità. Non sono neanche nostalgiche. Mi sembrano fuori tempo. Certo, espongono materiali preziosi, interessanti, spesso mai visti prima. Questo è meritorio. Ma poi tutto è valorizzato all'incirca. E poi i temi di fondo, la fantascienza, con una grafica veramente scadente. Ok Toppi, ma messo lì. C'erano anche gli erotici, messi forse da Bartolomei. Ma a parte l'Anna e qualcosina qua e là... Mah...!

Insomma, questa non è promozione culturale. E' buona volontà, senza dubbio. Ma basta?

Ma poi è giusto?
Se la manifestazione vede una partecipazione di un 70% di cosplayers e giocatori, ma perché le iniziative culturali non sono allora principalmente dedicate a loro?
E' un modello ben strano... La manifestazione è soprattutto sul fumetto. Ma il fumetto ha un ruolo sempre più residuale. Il pubblico non viene per quello. La maggior parte intendo.
Insomma, il movimento lo fanno gli altri, ma ufficialmente la manifestazione tratta soprattutto di fumetto. E la parte culturale, legittimamente, è gestita da un'associazione del settore.
Tra l'altro, la Fondazione Fossati ha avuto i suoi bei problemi con gli allestimenti, che sono stati tardivi e per niente puntuali, come tutti hanno visto dietro le quinte... Anzi, prima ancora che le quinte fossero costruite! Quindi, onore al merito, ai Fossatiani, intendo.

Insomma, non ce l'ho con nessuno. Se non con noi stessi che ancora una volta abbiamo perso del gran tempo prezioso.

A tutti gli altri, quelli del fumetto, dico: ragazzi, ma ne vale la pena? Per quanto andremo avanti ancora così?

PS: dedico il post a chi del CFapaz è stato in trincea per tre giorni a Cartoomics. Nella foto due delle attuali colonne portanti del centro: Valentina Comellini e Alberto Barcellari.

LA TORTA DI COMPLEANNO E...


... la festeggiata con i tre nipotini e i tre figli! E non inquadrati tutti gli altri!
W la famiglia!

domenica 29 marzo 2009

COMPLEANNI IN UN GIORNO DI PIOGGIA

Oggi piove, ma andremo in una trattoria sul Po a festeggiare il compleanno della mamma di Elena, che cade oggi. Anticipiamo anche quelli di martedì, della stessa Elena e di sua sorella Laura.
Loro non lo sanno ancora, ma ho fatto preparare una torta...
Buon compleanno!
(gnam gnam..)

giovedì 26 marzo 2009

DA MILANO A ROMA CON LA FRECCIA ROSSA

Più sotto vi spiego il titolo. Intanto comunico che oggi pomeriggio coordinerò il seguente incontro a Roma:

LE STORIE A FUMETTI DELLA RESISTENZA
La rappresentazione della Resistenza, tra rievocazione storica, didattica e celebrazione. La testimonianza del fumetto italiano. Partecipano: Juri MEDA, ricercatore presso l'Università degli Studi di Macerata, e l'autore Thomas BIRES.

L'incontro si propone di passare in rassegna alcuni esempi della letteratura fumettistica sul tema.
Nel dopoguerra sono state pubblicate soprattutto rivisitazioni avventurose ed eroiche che hanno riguardato episodi e personaggi.
Con la progressiva chiusura delle pubblicazioni periodiche, si assiste all'uscita di volumi monografici e graphic novel, caratterizzati da un maggiore attenzione allo spessore umano dei personaggi, in chiave anche critica.
Introduce e modera Michele GINEVRA, coordinatore CENTRO FUMETTO "ANDREA PAZIENZA".

Iniziativa a cura del Dipartimento IV del Comune di Roma in collaborazione con il Centro Fumetto Andrea Pazienza Spazio della Cultura: Casa della Memoria e della Storia
Organizzazione: Iniziativa a cura del Dipartimento IV del Comune di Roma in collaborazione con il Centro Fumetto Andrea Pazienza Promotore: Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione
Luogo: Casa della Memoria e della Storia - Sala Multimediale Indirizzo: Via San Francesco di Sales, 5 (Trastevere) Data: 26 marzo 2009 Orario: 17.00 Prezzo: Ingresso libero Info: 060608 Telefono: 066876543
www.casadellamemoria.culturaroma.it
http://www.culturaroma.it/servizio/59/65/8231/8408/8968/calendario_evento.asp

Sarà un piacere introdurre una persona competente, disponibile e .... " partigiana" come Juri, il più bravo storico del fumetto che c'è in Italia.
Arriverò a Roma con la Freccia Rossa, dopo il viaggio inaugurale di quello là e dopo un mesetto che guardiamo quasi tutti i giorni il cartone animato della Freccia Azzurra.
L'ho scelto per problemi di orario.
Ma la scelta di è rivelata lungimirante perché ieri pomeriggio non siamo riusciti ad arrivare alla Fiera di Milano e depositare i materiali per lo stand di Cartoomics. Prima un problema di mezzi, poi ritardi e infine ingorgo gigante sulla tangenziale ovest.... Ringrazio Alberto della compagnia e mi scuso per averlo sballottatto per 200 km senza alcun senso...
Stamattina ci riproviamo, assieme a Francesca. Poi loro torneranno in auto a Cremona e io mi avventurerò sulla Freccia Rossa per arrivare a Roma in tempo per l'incontro delle 17.

Se ho capito bene, per realizzare la TAV che consente le performance di questo treno, è stato fatto un mezzo disastro ambientale. Nella nostra schizofrenia, riesco ad essere sensibile ai temi ambientali e ad utilizzare queso treno per riuscire nello stesso giorno ad allestire lo standino di Cartoomics a Milano e partecipare all'incontro di Roma.

Ne vale la pena? Cartoomics lo si fa per gli autori. Fumetti Partigiani per mantenere la memoria e difenderla ancora una volta dagli attacchi che la vogliono attenuare.

Io faccio tutto innanzitutto per dovere. Ma di alcune cose mi sto stancando e il tempo perso mi pesa sempre di più.

martedì 24 marzo 2009

OSSERVARE WATCHMEN

Ero molto indeciso se parlare del film. Ho difficoltà a trovare tempo per aggiornare il blog con la frequenza che vorrei. E parlare del film non ne vale la pena. Certo, è fatto bene. Gli attori sono quasi tutti indovinati. La trama è apparentemente quella del fumetto, a parte alcuni inevitabili tagli. Gli effetti speciali, anzi le tecniche digitali oggi disponibili consentono di portare sullo schermo qualunque cosa.
Il film resta però un semplice blockbuster. Quindi banale nel suo essere strumento di puro incasso. Non mi dispiace averlo visto, soprattutto perché ci sono andato con Cotta e Darione, che è sempre un piacere. Ma il film è molto lontano dal fumetto originario.

Il manifesto d'intenti del regista è chiaro sin dall'inizio, quando vengono proposte delle scene in flashback che visualizzano il passato dei protagonisti o le precedenti squadre di supereroi. Forse è stata una soluzione pensata per concentrare alcune delle parti raccontate di Watchmen. Ma poi si sono fatti prendere la mano, scadendo nel più bieco Forrest Gump, come quando il Comico viene fatto partecipare all'assassinio di J. F. Kennedy.

Per la cronaca, quando andai a vedere Forrest Gump con Elena, rimanemmo talmente disgustati, che ci alzammo alla fine del primo tempo. Questo "grande" film per me rappresenta una boiata non lontano da quelle stile Boldi-De Sica dei tempi andati. Solo in inglese e con molti più soldi...

Watchmen il film non è una boiata. Emoziona più volte. Non stanca neanche vederlo senza interruzioni, come di regola avviene nella multisala del centro commerciale Coop. Però tradisce inevitabilmente e inesorabiolmente il fumetto da cui è tratto. Forse a fin di bene. C'è chi mi ha detto che non se l'aspettava così bello, perché essendo tratto da un fumetto si aspettava magari, appunto, una boiata.

Una riflessione sulla trasposizione di Watchmen non può che iniziare dalla contrapposizione delle aspettative, tra chi legge fumetti e conosce il lavoro di Moore e Gibbons e chi ci arriva con occhi e animo vergine.
Nessuno ha più un animo vergine, però. E quindi la riflessione sul mito del super eroe, la sua decostruzione e demolizione, arriva lo stesso anche allo spettatore digiuno di Moore, Gaiman e Vertigo. E poi c'è stato nel frattempo l'11 settembre. Secondo me in un movimento di macchina finale, sulla voragine aperta dalla bomba che distrugge parte di New York, c'è una citazione visiva di Ground Zero, e quindi un rimando indiretto e anche qui inevitabile alle tesi complottistiche, all'esistenza di una ragion di stato dietro il più famoso attentato dell'era moderna. Solo che in Watchmen non c'è più uno stato protagonista. Ci sono dei super uomini. Appunto, cosa potrebbero fare degli uomini superiori se esistessero veramente, se non cercare di intervenire sui destini dell'umanità, anche imponendo un prezzo terribile, in nome di un interesse più alto?

Tutto ciò nel film c'è. E quindi perché no?
Perché l'esigenza di renderlo "prodotto" ha creato niente di più che un compitino. Questo film è didascalico. E non riesce ad essere profondo come sarebbe stato possibile con un copione così importante, così shakesperiano.
Dunque un'occasione persa.

Ma c'è un'altra occasione da cogliere. E per questo ho deciso di scriverne qua sopra. L'occasione di riflettere sul fumetto da cui tutto è partito e sulla forma con cui è stato pubblicato.
In Italia siamo un po' sfortunati, perché Watchmen capitò tra le sgrinfie della casa editrice più snob dell'epoca, che pubblicò in appendice alla rivista mensile Corto Maltese le sole parti a fumetti, tralasciando quelle scritte in forma di racconto. Gli appassionati ulularono e ringhiarono.
Quando uscì l'edizione in volume, completa, gli animi si rasserenarono (a parte alcuni strascichi sulle traduzioni). Da lì, un fiorire di riflessioni sul mito, la decostruzione, il niente sarà più come prima, la quotidianità etc...

La comparazione con il film suggerisce invece un'altra riflessione. Forse l'errore più grande che si è fatto nel guardare Watchmen è stato non rendersi conto che le parti raccontate non sono "complementari" e quindi rimovibile secondo necessità. Ma sono assolutamente parte integrante dell'opera.
Watchmen non è semplicemente un fumetto accompagnato da racconti scritti che si possono anche saltare, un po' come i contenuti extra dei dvd.
Certo, per seguire la trama si possono saltare. Ma un'opera non è solo la trama. E' anche il modo in cui è raccontata/recitata, lo stile, la forma, il linguaggio...

Watchmen è un grande graphic novel, pubblicato in dodici capitoli, tra loro profondamente unitari. Non esiste una divisione, se non ottica e spaziale, tra parti a fumetti e parti scritte. Sono tutte la stessa cosa. Sono anche la visione delle cose di Alan Moore. Ma anche di Dave Gibbons, che non è stato solo un mero esecutore. Se prendiamo l'opera nella sua totalità, ne possiamo cogliere la filosofia e anche il rigore e la profondità.

Tra l'altro, il film in qualche modo fatica qua e là, anche perché non è diviso in capitoli. Forse l'operazione di potrebbe fare per la TV. Dodici puntatone dove forse diventa possibile una vera trasposizione.

Ma Watchmen a fumetti ci ha dato per anni un incredibile spunto di riflessione sul fumetto stesso. Con Watchmen non sono superati solo i supereroi tradizionali, ma sono superati anche i fumetti tradizionali, quelli concepiti e pensati, appunto, solo come fumetti. Con Watchmen nasce un nuovo tipo di opera, più ampia, più totalizzante, che utilizza disinvoltamente più linguaggi, in nome e per conto del "progetto" e delle sue esigenze narrative.

Ora vedo un filo rosso comune che lega il Poema a Fumetti di Buzzati, Pompeo di Pazienza, Watchmen, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, L'Approdo... Comincio a vedere meglio cosa distingue il romanzo/racconto grafico contemporaneo dal fumetto più tradizionale. Graphic Novel/Story potrebbe non essere più solo un marchio commerciale, utilizzato sempre più a sproposito, ma potrebbe forse connotare un nuovo modo di intendere e produrre fumetto.

Forse. Bisogna però prima cominciare ad osservare, senza più limitarsi al solo guardare, ad essere meri spettatori paganti...

giovedì 19 marzo 2009

DEPRECATO! (ELOGIO DI FUSARI)

Ogni tanto mi trovo ritratto in un fumetto. Recentemente mi sono ritratto persino io stesso... E' interessante poter vedere come mi vedono gli altri, quanto mi riconosco e/o quanto mi sento differente rispetto a certe rappresentazioni. A cominciare dall'aspetto fisico. Non sono facilissimo da disegnare. Ho una testa abbastanza grossa, una fronta vasta ma senza punti di riferimento precisi, un pizzetto che si trasforma in barba incolta quattro giorni su sette, un nasone, ma che non sempre sembra tale, bocca grande, ma mascella non volitiva.

Quindi sono curioso di vedermi disegnato. Nel libretto che abbiamo usato come bomboniera per il nostro matrimonio, sono riconoscibile soprattutto in momenti legati all'alimentazione (per usare un eufemismo, vero Elettra?)

Ma questa volta sono co-protagonista di un fumetto lungo, un vero e proprio graphic novel che racconta la nostra ultima Angouléme. Ne è autore Alessandro Fusari, che sta centellinando sul suo blog le tavole di questo resoconto, a cui ha voluto dare un taglio umoristico.

Mi ha scritto un sms per chiedere consiglio sul che fare: i commenti sul blog sono molto positivi. Ma il tempo è poco. Realizzare il seguito di Gelatineide o andare avanti con "Uno strappo nel cielo di carta", il nome che ha dato al suo reportage francofono?

Naturalmente gli ho risposto di lavorare ad entrambi. E spero che ci riesca. Per una serie di motivi. Che mi consentono di taggare come "Elogi" questo post, dopo almeno un anno dal primo, dedicato a Paolo Cossi.

Alessandro salta fuori, se non ricordo male, dai nostri concorsi provinciali per autori esordienti. Gli albori sono quelli di quasi tutti. Nel senso che le sue proposte erano analoghe a quelle di tanti esordienti che vogliono proporre spunti narrativi di genere senza ancora avere una padronanza del mezzo. Insomma, tanta velleità senza che il talento riesca a manifestarsi come si dovrebbe. Mi rimasero impressi un breve alla Nathan Never e un progetto di angeli e demoni, che gli avevo molto contestato.

Alessandro poteva chiudere lì, come è capitato per tantissimi altri.
In questi casi, è la persona a fare la differenza.
E lui ha i seguenti punti di forza: caparbietà, senso del dovere, educazione, inventiva. Così il suo disegno, inizialmente acerbo, gradualmente cominciò ad evolversi. Comincia a prendere forma anche un mondo fantastico pieno di situazioni, storie e personaggi: quello delle avventure di Randolph Reed.
Con Gelatineide, Alessandro ha realizzato il suo lavoro più professionale, con cui si può presentare dignitosamente.

Ma la trasferta ad Angouléme ha forse messo in moto il processo più importante. Dalla padronanza della tecnica (di una tecnica: quella che si è costruito), sta passando ad una ancora più importante sintonia con la creatività. Ed è forse il passo che lo farà diventare un vero autore completo, non nel senso patetico dell'espressione comunemente utilizzata per indicare l'autore che scrive e disegna il suo fumetto, ma i quello dove si dimostra di possedere più registri grafici e narrativi. Tra l'altro, aveva già compiuto un passo importante in questa direzione quando partecipò alla nostra 24HIC, nel 2006, al Cfapaz.

I quattro giorni in Francia gli hanno fatto modificare alcuni punti di vista sulla professione, sul ruolo dell'autore, sul settore e le sue potenzialità e prospettive. Inoltre, nel nostro piccolo, sono avvenute diverse cosette che sarà piacevole rievocare.
Ha così scelto di fare un fumetto, per comunicare indirettamente come la sua vita cambierà da quel momento in poi.

Intanto arriva un disegno più sciolto, e quindi più vero, una bicromia impiegata il giusto, tavole sempre meglio costruite, in cui riecheggiano anche atmosfere di altri fumetti, in cui il suo bagaglio di letture e competenze trova un'ottima occasione di sfogo.
Se ripenso a quei primi fumetti, di dieci e passa anni fa, non so in quanti avrebbero scommesso su un approdo del genere.

Certo, che possa diventare una professione vera non sarà facile. Sarà la prossima meta. Intanto quella più importante, l'essere un autore vero, sta per essere definitivamente raggiunta. E per questo deve riuscire a concludere entrambi i lavori (più altri). E lo incoraggerò e sosterrò il più possibile!
Sono contento perché in tutto questo sono stati fondamentali da una parte il ruolo di sostegno del Centro Fumetto e dall'altro la convinzione dell'autore.

Certo però, 'sto fumetto su angulem non incentriamolo tutto su un piccolo errore di valutazione stradale... eh... dico io.... eh...!
;-)

LE CONDIZIONI DEL DIALOGO

Sul suo blog, Rrobe, Roberto Recchioni, sceneggiatore scafato di fumetti seriali per vari editori, annuncia anche che parteciperà ad un incontro a Casa Pound, il più noto centro sociale di destra della capitale. Il confronto con la destra più autentica ha stimolato alcune decine di commenti, devo dire nel complesso piuttosto aperti. Insomma, i toni sono stati nel complesso decisamente sereni, pur con tutta una serie di raccomandazioni.
Ecco il mio di commento, che ripropongo qui come posizione sul tema.
La nostra mostra Fumetti Partigiani, aperta la scorsa settimana a Roma, ha consentito all'Assessore Croppi di affermare che i valori della resistenza fanno parte anche del dna della destra che lui rappresenta.
E' un momento particolare, dove emergono astuzia, opportunismo e furbizia, ma stanno anche cambiando molte cose. UNa certa destra si sta sdoganando con pratiche quotidiane concrete, dialoganti e solidali (almeno nel gruppo sociale di riferimento).
Però... come ai vampiri dà fastidio l'aglio o la croce, per verificare se questa nuova destra è veramente disponibile a giocare in modo democratico, basta verificare la loro disponibilità alla non violenza, all'affermazione paficica dei loro valori, alla rinuncia assoluta alla prevaricazione fascista e violenta che questo paese ha conosciuto così bene. E poi il valore dell'antirazzismo: irrinunciabile!
All'interno di questi paletti, il dialogo non può che essere una cosa buona e giusta.

Nel cercare un disegno su questo post, ho trovato la vignetta di Bonvi che avete visto sopra. Realizzata nel 1994 a sostegno di un personaggio evidentemente convincente. Quindici anni dopo situazioni di questo tipo provocano sempre meno tormenti interiori...

domenica 15 marzo 2009

FUMETTI PARTIGIANI SUL TELEVIDEO

Penso sia capitato ben poche volte che un'iniziativa sul fumetto sia stata presentata sul Televideo. Da ieri pomeriggio alla pagina 167.

sabato 14 marzo 2009

IL SENSO DELLA POLITICA

Sembra che Franceschini, il nuovo segretario del Pd, eletto con un mandato a termine (un vero e proprio contratto a tempo determinato...), stia riuscendo a tenere botta, come si usa dire. Le sue uscite non sembrano malaccio. Riuscirà ad evitare il disastro che in tanti giudicano inevitabile? Sarà difficile visto che la comunicazione è in mani altre. Le sue dichiarazioni vengono puntualmente "impaninate" con metodi squadristici da quasi tutti i notiziari. Dove non si è in grado di replicare, arrivano semplicemente gli insulti.
Intanto persino uno come Mentana risulta non essere sufficientemente omologato per gli standard della comunicazione di regime (parola che, ricordo, non si dovrebbe dire, perché non saremmo in un regime - infatti posso scrivere su questo blog, fondamentale per incidere sugli equilibri politici dell'Italia...).
Intanto Fini dichiara che non c'è nulla di male ad essere anche un po' di sinistra...
Intanto il Cfapaz fa una mostra sui fumetti partigiani, grazie al bravo Emiliano, con la più importante amministrazione di centro destra d'Italia, quella di Roma. Nessuna censura sui contenuti. Nessun condizionamento. Anzi... una dichiarazione netta e chiara di condivisione degli ideali della Resistenza partigiana da parte dell'Assessore comunale Croppi. La notizia di questa mostra finisce addirittura alla pagina 167 di Televideo.
Avrei diversi episodi sulla schizzofrenia, sclerosi, follia del centro sinistra. Tra l'altro, a Cremona, il segretario di Rifondazione rischia di passare dei guai giudiziari a causa di alcune irregolarità nella gestione del canile comunale(abbattimenti di animali sani per ottenere più rimborsi). Se la cosa avesse dei riscontri, ci avvicineremmo ai livelli di follia delle pubblicità del Crodino o dei film dei Monty Python...
Insomma, mi trovo in crescente difficoltà. La mia illusione di pensare a Cofferati segretario è durata pochissimo. Tutti quelli che conosco (e che si sono espressi) hanno contestato questo suggerimento. Mi dicono anche che pur avendo rinunciato al secondo mandato di Sindaco di Bologna per stare più vicino alla famiglia, sarà candidato alle europee...
La sinistra ha perso eloquenza e capacità dialettica. Ci si appiglia ai Renzi di turno, che come novelli/e Rosy Bindi almeno hanno il coraggio di attaccare, di alzare la voce.
Ma la sensazione è che la politica conti sempre di meno.
Che le cose importanti avvengono altrove e altrove vengono decise.
Così come difficilmente il Papa e molti cardinali possono credere veramente alla religione che propagandano, allo stesso modo dubito che i politici di livello nazionale credano veramente ai valori che rivendidano come propri.
Perché se no, temi come il lavoro, la ricerca, l'economia, la pace, l'energia sarebbero affrontati ben diversamente.
Apprezzo che il PD locale abbia lanciato una piccola iniziativa per formare nuovi amministratori, giovani e preparati. Ma se gli obiettivi di fondo non saranno più eticamente concreti, dubito che ci possa essere un futuro a breve termine per questa componente politica.
La percezione generale, invece, è sintetizzata dall'ennesima cinica ma efficace vignetta di Vincino, che apre questo post. Non vorrei che D'Alema diventasse una sorta di nuovo Andreotti. Con un'unica differenza: D'Alema ha finora sempre perso la partite che contano. Riusciremo a liberarcene o andrà come prefigura Vincino?

lunedì 9 marzo 2009

INTORNO C'E' UNA PERSONA

Sapevo che esistevano, "I monologhi della vagina", ma non sapevo bene di cosa parlavano. Qualche sera fa, su RaiDue, l'avere improvvisamente udito pronunciare, nel corso dell'abituale attività di zapping, il termine "vagina", mi ha costretto a fermarmi. Cosa sta combinando la Rai...?! La curiosità è stata presto svelata: la trasmissione era dedicata ad Eve Ensler, l'autrice, appunto, dei Monologhi, che raccontava come erano nati e di cosa parlano. Ovviamente, qui dovrebbe esserci tutto. Per chi va di fretta, l'autrice ha intervistato duecento donne sul loro rapporto con il sesso e in particolare con il proprio organo. Gli esempi riportati mi hanno colpito molto. Sapere che ci sono donne, ormai anziane, che rivelano di non aver mai voluto, o osato, o avuto il coraggio, di guardare la propria vagina mi ha molto impressionato.
Per noi, ovviamente, è impossibile non prendere atto... E' esterno... La donna ha invece bisogno di uno specchio per vedere come è fatta la sua vagina. E intorno ci sono i peli, le cosce, e soprattutto pregiudizi, condizionamenti, violenze fisiche e psicologiche subite, attenzioni non desiderate...
I monologhi sono innanzitutto uno spettacolo teatrale, di grande successo, rappresentato da ormai dodici anni. Ma sono diventati una delle tante iniziative a favore della donna, della sua liberazione. Mi ha intenerito sapere di quella signora settantenne che, finalmente, a settant'anni suonati, raccontava di aver finalmente provato un orgasmo, grazie ad una serie di opportuni suggerimenti...
Ieri era l'otto marzo. Volevo dedicare questo post proprio a questa ricorrenza, che celebro sempre volentieri, regalando mimose ad Elena, ed a svariate donne imparentate o meno. Le regalavo anche alle mie nonne, inizialmente un po' stupite di riceverle dal loro nipote. Sono contento di aver mantenuto questa tradizione per un po' di anni. La nonna Giulia ebbe ben nove figli, il cui primo genito è mio padre. La nonna Emilia, detta Esmeralda, tre, la cui primo genita è mia madre. E' chiaro che il loro rapporto con la sessualità è stato estremamente discreto e intimo. Senza dubbio si sono realizzate come donne, avendo avuto così tanti figli e delle famiglie che, a conti fatti, con alcune differenze tra i due rami parentali, le hanno adorate. La loro vita è poi cambiata da vedove, in modo radicale. Giulia lo è diventata prima, con ancora alcuni figli minori da tirare su. So che i nonni sono stati uomini fortemente presenti, anche severi. Mi chiedo quali monologhi avrebbero potuto pronunciare sulla loro vita, dove la sessualità è rimasta esclusivamente interna alla famiglia ed alle pareti domestiche. Certo, la loro dignitosa discrezione, ha avuto il suo senso.
La repressione sessuale delle donne, al punto da inibirle rispetto alla semplice vista del proprio sesso, è una delle tante situazioni criminaloidi della nostra società. Che oggi vede anche la situazione opposta: la pornografia di stampo ginecologico che va per la maggiore espone la povera vagina nazisticamente rasata ad ogni tipo di violazione, sotto luci potenti e impietose di squallidi set.
Prima era il dominio. Oggi è il business.
In mezzo c'è stata una breve stagione in cui le donne urlavano ".... è mia e me la gestisco io!"
Nel 2009 si può essere per fortuna libere e liberate. Ma questo non vale per tutte e non è possibile dappertutto.
Penso che la loro causa sia anche la nostra, perché la repressione subita è analoga a tante altre repressioni a cui assistiamo quotidianamente.

Detto ciò, confido che sappiate essere riconoscenti con chi è dalla vostra parte e corro a lavare i piatti!

ps: il disegno viene da questo blog e fa parte di una serie di disegni realizzati proprio in onore del decennale dei Monologhi, tanto per ricordare che intorno ci sono anche delle persone...

mercoledì 4 marzo 2009

MENTRE LA POLITICA IMPAZZISCE...


... le persone comuni vanno avanti. Francy mitica che si è specializzata in Belle Arti a Brescia con 110 e lode! Nella prima foto la vedete radiosa con i fiori appena ricevuti, durante una festina improvvisata al Centro Fumetto.
Festeggiamo anche l'ultimo esame della Vale (prima a sinistra nella seconda foto) che spiana la strada anche alla sua imminente laurea. Nella foto vedete anche Alberto e Cesare, semplicemente insostituibili al Cfapaz!

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