giovedì 30 luglio 2009

MATITE CHE RIDONO

Da qui, dopo averlo saputo da Feizbruk!
E sempre a proposito di autoironia, ci sono le puntate dello Sfigato sul blog di Armin!

mercoledì 29 luglio 2009

CARLO BARBIERI

È morto all’improvviso la sera di giovedì 23 luglio il nostro caro Carlo Barbieri, editore e fondatore della casa editrice bolognese Coconino Press. Nato 64 anni fa a San Giovanni in Persiceto, da sempre impegnato nel mondo dell’editoria, Carlo Barbieri aveva fondato nel 2000 la Coconino Press con la moglie Paola e Igort, autore di fumetti e direttore artistico. Tutti gli artisti e autori, la redazione, lo staff e gli amici della Coconino Press ricordano Carlo come un uomo innamorato della vita e del suo lavoro, un grande lettore amante dei libri e della cultura e sempre alla ricerca della bellezza, e una persona sempre aperta al dialogo e all’ascolto.

Così lo ricordano gli amici e colleghi della Coconino.
Lo ricordo anch'io con questa foto, scattata durante il Comicon del 2007.

martedì 28 luglio 2009

QUESTA E' UN'OPERA ORIGINALE

Parafrasando nel titolo almeno due pezzi grossi (uno un po' di più), prendo spunto dal simpatico post di Elena per fare assieme un piccolo esercizio tecnico sulla notissima immagine utilizzata da decenni per promuovere gli album delle figurine panini. Il disegno raffigura la celebre rovesciata di Carlo Parola, gesto tecnico compiuto dallo juventino, contro la Fiorentina il 15 gennaio 1950. Praticamente questa immagine rappresenta un simbolo del calcio italiano. Wikipedia ci dice che è stata riprodotta in duecento milioni di copie, in quasi tutte le lingue del mondo.

Il post di Elena ironizzava sul "caso Ferrario", che ha tenuto banco in questi giorni in rete, per l'utilizzo da parte dell'autore, per lo meno disinvolto (ma per molti fraudolento) di disegni altrui per realizzare il proprio fumetto per Panini Comics (leggete i miei post precedenti). La battuta prende di mira quindi la politica evidente di ricalco aziendale portata avanti da sempre da Panini, nelle sue varie articolazioni. Ecco. Mi raccomando! E' una battuta! Uno scherzo. Ironia. Ok?!

Ma ricalco di cosa? Di questa foto che ha appunto immortalato il gesto atletico di Parola.

Vorrei allora provare con la vostra eventuale collaborazione un piccolo esercizio per ricostruire tutta la catena di diritti connessi a questo utilizzo.

Partiamo dalla rovesciata.
Trattandosi di uno spettacolo, dove c'è un interprete (il calciatore che compie il gesto sportivo), qui sorge un diritto d'immagine. Qui non sono ferratissimo ma presumo che nessuno avrebbe potuto sfruttare l'immagine di Carlo Parola senza il suo consenso, o senza il consenso del soggetto che gestisce (gestiva) i diritti d'immagine dei calciatori. Certo, può essere che nel 1950 questa problematica non fosse all'ordine del giorno. E quindi il problema non sia mai stato affrontato. Provate ad immaginare cosa accadrebbe oggi se un'azienda che produce figurine utilizzasse una trasposizione del goal di Messi nella finale di Champions senza preoccuparsi di regolare il dovuto.

Comunque, non conosco i dettagli e passiamo allo step successivo.
Legittimamente o meno, il gesto è stato fotografato. Bene, qui sorge un diritto d'autore in capo al fotografo. L'autore della foto è il detentore originario dei diritti di questa immagine. Diritti che probabilmente sono stati trasferiti all'editore o agli editori che l'hanno pubblicata. L'autore della foto o gli aventi diritto ne sono titolari per settanta anni.

Proseguiamo. Ad un certo punto, Panini, l'azienda di figurine, commissiona ai propri collaboratori grafici la realizzazione di un'immagine, un marchio da utilizzare per visualizzare il prodotto. Viene scelto di rimandare proprio alla celebre foto. Ed un disegnatore ne realizza la versione illustrata.
Il disegnatore è il detentore originario dei diritti di questa immagine, diritti che sicuramente sono stati trasferiti per contratto, in modo immediato, a Panini.
Panini può quindi agire in giudizio contro coloro che volessero utilizzare in modo sleale la stessa immagine per veicolare i propri prodotti. Anche perché questo disegno assurge al rango di marchio, con tutte le protezioni del caso.

Il diritto d'autore europeo distingue in modo teorico e concreto tra diritti economici e diritti morali. La distinzione è utile per approfondire la filiera di diritti appena ricostruita.
Panini può agire in giudizio per tutelare i propri diritti economici.
Ma il disegnatore potrebbe, se volesse, se è ancora vivo, se se lo ricorda (o i suoi eredi) rivendicare la paternità dell'opera, cioè il fatto che quel disegno l'ha fatto lui.

Lo stesso vale per l'agenzie o per l'editore eventualmente titolare dei diritti sulla foto.
Lo stesso vale per l'autore della foto che potrà sempre rivendicare di averla fatta. E direi che aver scattato una foto del genere nel 1950 rappresenta una bella prova di abilità e intelligenza!

Beh, ci credete che se un domani qualcuno ricalcasse i famigerati disegni di Ferrario, lo stesso autore e l'editore potrebbero opporsi? Sarebbe incredibile ma tecnicamente possibile.

Il diritto d'autore è un diritto soggettivo, ma è anche un diritto composito, che per poter essere gestito ha bisogno di altri istituti giuridici quali quello del contratto, che può anche non essere scritto.

sabato 25 luglio 2009

(TELE)SPALLA & LAMBRUSCO

Da un paio di giorni sono di ottimo umore. Quindi tocchiamo ferro per il futuro e proseguiamo.
Stamattina ero a Casalmaggiore per alcune riparazioni della nostra Opel Combo. Occasione quindi per un giretto per il centro del paese: giornali (Repubblica e non dico altro... il tombarolo de femmes...eh eh eh...), Maxi Dampyr e Magico Vento, con caffé freddo corretto sambuca a rinfrescare. Poi mi riavvio verso l'officina, quando un cartellone giallaccio scritto a pennarello grosso attira la mia attenzione: SPALLA COTTA CON L'OSSO - PARMIGIANO REGGIANO 30 MESI. Entro immediatamente, anche se vengo disturbato da due telefonate consecutive (non tu MS, semmai passasti di qui, ci eravamo già sentiti) per questioni domestiche. Ma io tengo duro, e rientro. La spalla ci sarebbe, ma non è ancora pronta! E io però devo ritirare l'auto. Non c'è problema, mi dice il salumiere. "Vada da mio fratello, sul bivio per Gussola. Non può non vederlo. Potrà comprarla ancora calda!".
Evvvaaaiii!
Sbrigate le autoincombenze, mi precipito. Il posto è veramente sul bivio per Gussola e Vicobellignano, con ampio parcheggio. Si chiama Adorni (trovate facilmente le mappe su google). Entro quasi gridando, puntando la mia calibro 45 "dov'è la mia spalla?!". Ma non è ancora pronta. Cioè vanno a prenderla. Mi guardo attorno, in attesa. E... di fianco ai banchi della salumeria, diviso da un vetro, c'è un bar...! Bevuto il caffé, ritorno di là e noto meglio la cornice vuota, appesa sul bancone, quella che vedete a inizio post! Per mille scalpi! Questa sì che è arte concettuale ^___^
Lo scatto delle foto offre il pretesto ad un vecchietto per attaccare bottone. Alla fine si scusa, ma invece lo ringrazio: in quattro minuti mi racconta la sua vita. Ed è interessante, altro che la nostra...! Il Sig. Paolo, se non sbaglio, ha nel frattempo iniziato il sacro taglio della spalla, fatto rigorosamente a mano. E non sono l'unico in attesa. Le quantità richieste dai clienti, noto, sono in proporzione al diametro delle pance. Giuro!
Esco soddisfatto, gratificato anche da un assaggio. Il piacere estremo della spalla che si scioglie in bocca mi suggerisce l'accostamento più ovvio: la torta fritta (che scoperta!) e il lambrusco. Ma quale lambrusco? Da un po' acquistiamo il Grasparossa di Castelvetro. Però bio. E' un vino favoloso, che va giù alla grande, realizzato presso la Fattoria degli Orsi. Peste! Questo è vero fantasy! Una comunità di orsi che raccoglie l'uva, la spreme, la fa fermentare e produce nettari che favoriscono le amicizie e gli amori!
Nel caso non si disponesse della torta fritta c'è comunque il pane piacentino o mantovano o quello che chiamiamo marzocco. Un pane grosso, con la crosta dura ma pieno di mollica consistente e saporita.
La cosa ancora più importante è però disporre di un letto, o un divano, o un prato su cui appoggiare un telo... Dopo un pranzo-merenda del genere, un sonnellino è l'ideale!
Buon week end!

venerdì 24 luglio 2009

SU REPUBBLICA. E POI?

L'autrice della polemica sulla copertina del Massacro del Circeo, eplosa qualche mese fa in rete, è anche l'autrice dell'articolo che questa mattina su Repubblica propone all'attenzione nazionale la vicenda. E' possibile scaricare l'articolo qui. L'articolo offre una sintetica ricostruzione e pubblica anche le dichiarazioni di Alex Bertani (Panini), Roberto Recchioni (sceneggiatore della trasposizione), Licia Troisi (autrice opera originaria) e Giuseppe Ferrario (disegnatore al centro del caso).

L'autore dichiara ufficialmente che risponderà dell'accaduto.
Panini accerterà gli eventuali danni.
La vicenda sta trovando il suo epilogo "tecnico". E spero ci sarà meno spargimento di sangue possibile.

Rimangono le questioni di fondo che avevo sollevato, e che diversi utenti, anche su altri forum e blog, hanno progressivamente percepito e che riepilogo, facendo presente che la questione non è personale. Qui il punto non è far cadere delle teste, ma capire come operatori e lettori cosa questa vicenda ci vuole dire.
Ci provo:
- Scarsa preparazione in tema di diritto d'autore. Appunto, come minimo, quella di Ferrario è stata una grande ingenuità.
- Processo produttivo carente nella supervisione: occorrono risorse umane dedicate, soprattutto se si produce una miniserie così importante, dal punto di vista commerciale. Se ci sono stati dei danni, che possono tradursi in costi, ci si può chiedere se non era meglio investire anche in un editor vero: un mastino pronto ad accompagnare gli autori nel loro percorso, a disposizione per seguirli, incoraggiarli, discuterne le scelte. Durante la lavorazione delle Cronache, sicuramente, il problema sarebbe saltato fuori. "Mah, Giuseppe, cosa stai facendo?". E Lui: "Un omaggio! Lo prendo da questo artbook, prendo il tratto e poi lo rielaboro con i colori e i costumi. Non è una figata?". E l'editor "Mah... veramente non credo si possa fare. Fermati e aspetta che ne parlo in Panini"
- Innovazione e progettualità artistica: nel caso in questione, se i testi funzionano, a detta di alcuni lettori, i disegni sono certamente belli, ma personalmente trovo gli stili di Gugliotta e Ferrario troppo distanti, e, a conti fatti, soprattutto quello di Ferrario, troppo scontati. Sembra appunto che l'obiettivo fosse "assomigliare a". Per questo si è dato l'ok tranquillamente. Senza invece accorgersi che invece "era uguale a..."...
- E qui c'è il discorso sulla scelta degli autori.
- Poi ci sarebbe il discorso sui lettori, su cosa chiedono e desiderano e cosa ricevono. In Italia, il ritorno dei supereroi e il successo dei manga sono stati originati proprio dall'attivismo dei lettori, che hanno inziato a procurarsi i fumetti in originale, hanno realizzato fanzines, hanno inventato dei modi per condividere e celebrare i propri beniamini. L'industria del fumetto si è di conseguenza organizzata per soddisfare queste esigenze, arrivando addirittura (guardate che oggi può sembra una cosa ovvia, ma non era così nei primi anni '90) a produrre fumetti che mantenessero il senso di lettura giapponese.
Quindi, c'è una parte del pubblico di questi generi, che ha notevoli competenze tecniche e visive. Ha occhio, potremmo dire, ed esperienza di lettura. Rispetto a questo spezzone di target è stato commesso un grave errore di valutazione. Fosse stato dichiarato prima (faccio anche mie queste valutazioni proposte da altri) sarebbe stato diverso, anche se un po' straniante.
Ecco perché si doveva puntare su uno stile nuovo, innovativo, fatto apposta per tradurre in immagini le Cronache.

Dunque: questa storia ha un solo colpevole che ne deve rispondere o è invece un problema un po' più ampio, di cultura e di competenze, del fumetto italiano?

ps: una cortesia per i navigatori che volessero intervenire su questo post: non voglio introdurre la moderazione preventiva, ma non accettero commenti che dovessero contenere offese personali o accuse assurde nei confronti di alcuno. Chi vuole sfogarsi vada dove è possibile farlo o lo faccia sul proprio blog.

giovedì 23 luglio 2009

IL CASO DELLA RUPE


Sopra, un fotogramma in campo lungo che visualizza una rupe, da Mononoke. Sotto la vignetta realizzata da Ferrario per Cronache, dove l'immagine è pressoché uguale, pur se ribaltata.
Mi rivolgo ai disegnatori: ma se uno sceneggiatore prescrive la realizzazione di una rupe... il disegnatore fa prima a disegnarla direttamente o a copiarla da un altro lavoro?

Una rupe...

Questa è una vicenda anomala, e anche questo raffronto lo dimostra. Chiedersi il perché è più che lecito.

Aggiungo ulteriori riflessioni, che prendono spunto dallo spezzone di discussione che ha preso di mira la sceneggiatura.
La sceneggiatura è ineccepibile. Lo credevo cmq in teoria, ed è dimostrato perché è stata postata dall'autore proprio nei commenti al post precedente. Spazziamo via dal tavolo questo sospetto!

La questione invece è: com'è possibile che una sceneggiatura possa essere eseguita tramite il ricalco metodico di lavori altrui dello stesso genere/autori e ... funzionare?
Secondo me perché c'è alla base un immaginario e un linguaggio comune.
In altre parole: anche Tex e Zagor combattono contro i lupi in alcuni episodi, ma ovviamente non avrebbe avuto senso ricalcare le vignette di Letteri e Donatelli.

Da tenere a mente che di fronte alle tavole consegnate, nessuno degli altri autori o supervisori ha contestato nulla. Funzionavano! Erano logiche, appropriate. E tutti sono stati in perfetta buonafede. Questo è un punto fermo di tutta la vicenda, anche a tutela delle persone interessate. Non c'è un disegnatore imbroglione che ha raggirato i colleghi. Ma c'è stata un'iniziativa personale sbagliata del disegnatore, che il resto della catena creativa e produttiva avrebbe poturo scoprire solo ad alcune condizioni:
- supervisione ravvicinata e costante della produzione (alla giapponese, per intenderci, cioè l'editor che corrisponde quotidianamente con il disegnatore)
- competenze visive più fresche e aggiornate da parte della supervisione (come alcuni commenti qua su comicus hanno fatto presente, dipende anche dal background personale: come alcuni potrebbero riconoscere al volo i ricalchi dei Romita o di Miller, io potrei farlo con tutta la vecchia guardia di Tex, altri con gli Scarpa, Carpi etc)
- scelte da rivedere a monte rispetto alla trasposizione di un'opera letteraria, progetto aritistico e selezione autori.

Per me la questione è un po' più chiara. Certo, rimangono possibili strascichi legali e contrattuali. Ma spero nella ragionevolezza di tutte le parti interessate.

mercoledì 22 luglio 2009

SOSPESI NEL TEMPO

Panini Comics alla fine ha preso una decisione cautelativa. Rimando alla pagina e trascrivo il testo:

A seguito di segnalazioni riguardanti il contenuto di alcune vignette disegnate da Giuseppe Ferrario ed apparse nella propria pubblicazione LE CRONACHE DEL MONDO EMERSO, Panini Comics comunica la sua decisione di sospendere temporaneamente l’uscita della pubblicazione stessa per una verifica dell’opera nella sua interezza. Scusandosi con i lettori per l'accaduto e a riprova della serietà con cui è solita operare Panini Comics valuterà attentamente nei prossimi giorni gli interventi più opportuni a propria salvaguardia, in tutte le sedi.

Il comunicato è cautelativo. Probabilmente la decisione più opportuna. Occorrerà dimostrare la buona fede a tutti i livelli, chiarirsi con i detentori giapponesi dei copyright, rivedere e correggere il terzo episodio già disegnato. Presumo che se non ci saranno cause o ritorsioni dal sol levante, l'editore potrà a questo punto decidere se ristampare corretto il primo episodio, oppure produrre la nuova versione per la successiva riedizione in volume.
Da questi elementi dipenderà anche il rapporto con il disegnatore: risolto? confermato ma con rifacimento gratuito delle porzioni di opera contestate?

Poi ci sarà il rapporto con il pubblico da risanare, con una comunicazione adeguata.

Quando tutto sarà risolto, spero per il meglio, potranno essere affrontate le questioni di fondo a cui ho accennato qui e su ComicUs.
Gli errori possono tradursi in opportunità. Le produzioni italiane DEVONO essere più ambiziose e gli editori devono strutturarsi conseguentemente.

MA LA COPERTINA?

Tanto per sdrammatizzare un po'... Alice ha notato una posizione innaturale della protagonista delle Cronache, nella copertina di Paolo Barbieri. Ha provato in tutti i modi, ma non è riuscita a tenere contemporaneamente la spalla indietro e l'avambracio avanti...
Errore del disegnatore, o è Alice che non ha il fisico da eroina fantasy?
Cercasi cosplayer in grado di replicare la stessa posa!
;-)

BELLA SERATA!

Eccoci in uno sfocato ma emozionante autoscatto, all'Arena Giardino di Cremona, ieri sera mentre aspettiamo l'inizio di Big One, il tributo che il gruppo veronese ha eseguito per i Pink Floyd.
Certo non era facile. Certo le risorse sceniche erano molto scarne. Certo qualche errore qua e là. Certo qualche intepretazione un po' così.
Ma è stato quasi sempre bello ed emozionante. Meglio il secondo tempo del primo. Alla fine tutti bravi e generosi.
Bella serata!

lunedì 20 luglio 2009

AL ROGO PER PLAGIO


Panini Comics ha realizzato una nuova produzione, Cronache del mondo emerso, tratte dai romanzi di Licia Troisi e realizzate a fumetti da Roberto Recchioni e Giuseppe Ferrario. Un'operazione commerciale che potrebbe/avrebbe potuto anche avere risvolti artistici interessanti. Però, TesSe, una (si presume) giovane utente di disegnomanga.it, sito d'appoggio della De Agostini per l'omonima collana che propone un corso di fumetti manga, denuncia il plagio commesso da Giuseppe Ferrario nei confronti della leggenda vivente Hayao Miyazaki, e riporta un discreto numero di vignette dell'autore e di analoghi e precedenti disegni e fotogrammi del celebre autore giapponese. Un esempio è riprodotto qua sopra ad introduzione del post. Anche gli altri sono dello stesso tipo: riproduzioni precise delle pose già utilizzate da Miyazaki.
Esplode la polemica e la discussione.

Prende la parola anche l'autore Roberto Recchioni ed il suo post richiama decine e decine di commenti variamente assortiti. Roberto non nega che le immagini siano le stesse, ma fa un discorso più generale sulle modalità di produzione, riconoscendo che è il processo nel suo complesso ad essere corresponsabile di un'azione controversa.
Ferrario, nei commenti al post di Recchioni, prende anche lui la parola, per rivendicare il lavoro svolto, di ricerca e reinterpretazione, assolutamente esplicito.
Ma compaiono comunque molti commenti negativi proprio all'indirizzo del disegnatore. Sono commenti molto duri, indignati, che stroncano il suo atteggiamento professionale, accusandolo di plagio. Proprio in questi minuti, è intervenuto un utente che si firma Martina (14.02 di oggi 20/7) ad augurare conseguenze legali e rammaricarsi per le conseguenze negative sulla reputazione della casa editrice e di tutti gli autori coinvolti.

Sono intervenuto anch'io. Un po' perché con il Cfapaz ed altri, Giuseppe ha vissuto un'esperienza importante: la realizzazione grafica di buona parte del "Mistero delle cinque gemme", un libro che ha raggiunto una diffusione di circa 45.000 copie, risultato naturalmente ignorato dal mondo del fumetto italiano. Sono intervenuto anche perché mi interessa molto il Diritto d'Autore e questa vicenda contiene aspetti tutt'altro che definiti e definitivi. C'è anche un terzo motivo, quasi morale direi: sono convinto che non ci sia stato plagio e mi dà fastidio vedere messa in croce una persona che conosco.

Giuseppe Ferrario ha compiuto un'operazione convinta, di ricostruzione di un'estetica di riferimento. Ha ricreato, ispirandosi a Miyazaki, la grammatica visiva necessaria per rappresentare il mondo della scrittrice, nella glossa fumettistica di Recchioni. Ed è andato a cercare le vignette, i fotogrammi, le pose. Non l'ha fatto per risparmiare tempo. Nè per copiare banalmente lo stile di un'artista più famoso e quindi più vendibile. Ci ha messo tutto il tempo che serviva, senza tirare via. Non so quanto sia stata esplicitata questa operazione. Ma credo che sia stata tale.

Ora gli appassionati protestano. Sono ragazzi, dal loro punto di vista, convinti di aver scoperto un torto, e che si ergono a custodi di valori estetici che tra l'altro sono estranei alla loro vita reale, e sono il prodotto di un immaginario video casalingo, creato in un altro luogo. Questi ragazzi non sanno che lo scambio è continuo, che gli impressionisti si rapportano con gli autori delle stampe giapponesi, che Tezuka prende da Disney, e poi Disney da Tezuka, e Galeppini da Raymond, e Pratt da Caniff, e Pazienza da Moebius. Solo che negli altri casi non c'erano i difensori di Raymond, Caniff, Tezuka, Moebius.
La creatività si nutre di altre creatività, in un flusso continuo.

Certo, Cronache del Mondo Emerso a fumetti non è però un'autoproduzione, ma un'operazione editoriale realizzata da una casa editrice che ha la mission di fare utili e dividerli tra gli azionisti, retribuendo dignitosamente tutto il suo personale. Se questo lavoro piace, bene. Se non piace, fa lo stesso. In Panini non si fa beneficenza. Si fanno utili.
E l'operazione Cronache ha tutti i requisiti per centrare obiettivi economici e strategici.
Ma il destino beffardo è intervenuto e la scelta d'amore di un autore rischia di etichettare questo prodotto nato per essere una rielaborazione addirittura come copia plagiatrice.
Quando Ferrario ha presentato le sue tavole, cos'è successo? Quali valutazioni sono state condivise tra gli editor e gli autori? C'è stato uno "sta bene" superficiale e veloce o c'è stata un'analisi più consapevole?

Panini Comics è una casa editrice fortemente vincolata al controllo delle spese, alla redditività degli investimenti. Pensate che ormai da otto mesi non mandano neanche più le loro novità al Centro Fumetto "Andrea Pazienza" per risparmiare sui loro centri di costo. Un atto che sicuramente gli ha salvati da un imminente bancarotta. Eppure, sarebbe interesante se questa casa editrice investisse anche un po' di più sulla produzione, sull'innovazione, la sperimentazione. Sarebbe bello se avesse un proprio incubatoio di autori e professionalità d'appoggio, affinché un'idea come quella di fare a fumetti i romanzi di Licia Troisi possa essere l'occasione per un percorso un po' più strategico, non lasciato alla semplice iniziativa degli autori.

Ora è scoppiata una grana che potrebbe avere anche conseguenze pesanti. Secondo me non c'è stato plagio, per i motivi che ho detto. Ma sta di fatto che ci sono vignette quasi uguali a immagini precedentemente realizzate e protette da copyright. In caso di controversia, un esito favorevole alla produzione italiana non è scontato, anche se largamente probabile.

In ogni caso, mi auguro che Panini Comics sappia garantire una piena tutela ai propri autori che, magari sbagliando, hanno fatto del loro meglio. E cominci invece a ragionare un po' più in profondita sulle strategie creative di lungo periodo. Dopo anni in cui si è puntato sui nomi famosi, con i modesti risultati ottenuti (con l'eccezione di Leo Ortolani), le conclusioni dovrebbero essere ormai ovvie.

domenica 19 luglio 2009

DON DEN DON DAAAAN... DON DEN DON DAAN... TRA-TRATRA' DONDENDON DAN TRA-TRATRA... DONDON DENDONDAN...

(SILENZIO)

(RUMORI E SUONI)

(silenzio)

(e poi...)


DON DEN DON DAAAAN...



DON DEN DON DAAAAN...


DON DEN DON DAAAAN...

TRA-TRATRA'

DONDENDON DAN

TRA-TRATRA...

DONDON DENDONDAN...


(orgasmo)


L'avete riconosciuta, vero?
Si tratta della musica assoluta, e del disco perfetto e immortale.

made by Pink Floyd

Mi sono dovuto accontentare dei concerti di Torino (6 luglio 1988) e dell'Arena di Verona (16 maggio 1989), gemme preziose, incastonate nel leggendario tour impostato su "A momentary lapse of reason". Non mi riferisco ai due splendidi e indimenticabili concerti, ma ai veri Pink Floyd degli anni '60 e '70, che ho potuto conoscere solo in vinile da The Wall in poi.

Tra l'altro, il film di Alan Parker e Bob Geldof è quello che ho visto più volte in vita mia, naturalmente assieme a Blade Runner: almeno dieci volte.
D'altronde, ogni età ha le sue cose belle e preferisco avere 44 anni invece di 60, e quindi mi accontento ancora meglio.
Però capisco cosa possa aver voluto dire, quando sono arrivati, essere stati contemporanei ai Pink Floyd, che qualcuno, già molto tempo fa, definì "musica da camera del novecento".

L'occasione per rinverdire tutto ciò è martedì sera, quando approderà al Festival di Mezza Estate di Cremona "The Big One Project", una band che si è specializzata nel reinterpretare i Pink Floyd. Ok, non sono e non saranno mai Loro. Nè vogliono esserlo. Però eseguiranno ancora una volta quelle musiche dal vivo, di The Wall in particolare.

E io non vedo l'ora. Voglio ritrovare quella maglietta del tour dell'88. E vedremo quante magliette, foular, bandiere e distintivi salteranno fuori.

Ci andrò con Riccardo, come me grandissimo appassionato, accompagnato dal figlio che, pur piccolo (nove mi sembra), dovrebbe già avere gli anni per apprezzare.

Sono italiani e si presentano così, con un sito francamente piuttosto scarsino.

I BIG ONE® nascono nel 1990 da un progetto ideato dal chitarrista Elio Verga che ha saputo circondarsi da alcuni tra i più dinamici musicisti veronesi per creare una delle cover-band più richiesta a livello nazionale per l’esecuzione della musica dei Pink Floyd.
L’attuale formazione è composta da:
Leonardo De Muzio (chitarra solista e canto), Elio Verga (chitarre), Claudio Pigarelli e Alessio Comai (piano, hammond, synth), Paolo Iemmi (basso e canto), Stefano Raimondi (batteria e percussioni). Special guests Rossana D'Auria e Debora Farina (cori), Davide Agnoli (sax).

Certo, il 14 c'è già stato il Pink Floyd Ballet, sempre a Cremona, stesso Festival, ma ero di ritorno da quella riunione di Milano, del post precedente, con i suoi orari avanzati ed il carico di riflessioni che ho cominciato a condividere su questo blog.
Sono sicuro che sarebbe stato più interessante e stimolante.

Ma è andata così.
E mi accontento.
Post aperto da foto dei Big One e chiuso da una suggestiva foto del balletto.

sabato 18 luglio 2009

LETTURE

Sarebbe logico partire dall'esperienza in corso sul progetto Pianeta Giovani - 7 Note, che seguo come coordinatore del Cfapaz, responsabile amministrativo del progetto, che conta sulla collaborazione di figure importanti o emergenti del panorama critico artistico nazionale e locale.
Sarebbe anche logico parlare di una recente riunione avvenuta a Milano, sempre per il progetto 7 Note, dove tra l'altro ho visto nella galleria d'arte che ci ospitava alcune opere interessanti di Sara Rambaldi.
Ma salto direttamente al libretto che ho trovato e acquistato quel giorno e che parla di Yves Klein, quello dei quadri blu, prefazionato da Andrea Del Guercio. Il libro propone per la prima volta in italiano il manifesto teorico dell'artista, esposto in una famosa lezione-conferenza tenuta alla Sorbona di Parigi. Nel libro ci sono anche delle chicche strepitose, come il primo articolo scritto sull'artista, in occasione della sua prima personale tenuta a Milano nel 1959. Il caso volle che il pezzo fosse scritto da Dino Buzzati, che sostituiva il collega titolare indisponibile. L'articolo è divertente e intelligente, e ci dice, già nel 1959, come si potrebbe parlare di arte coinvolgendo, appassionando ed evitando di annoiare e spaventare.
Un libretto prezioso e direi ancora più che attuale.

Con decenni di ritardo, arrivo anche a scoprire John Fante. Non mi semba che la sua scrittura sia egualmente avanguardistica e prefigurativa. Per lo meno non mi sembra l'unico o il primo ad aver percorso una certa strada.
Però in questo libro c'è l'analisi, anzi l'autoanalisi, di un rapporto padre-figlio, punto di intersezione tra i temi della meridionalità, genitorialità, emigrazione, riscatto sociale ed epico fallimento. Il padre del protagonista, così come quello dell'autore, è un campione tremendo, risoluto e invincibile del fallimento orgogliosoe e cocciuto. E il figlio si trova a riconoscersi nel destino del padre.
Un grande libro, soprattutto se riconosci elementi biografici comuni, che ti consentono di apprezzare e temere le verità esplicite e implicite.



giovedì 16 luglio 2009

E' DURA, MA NE VALE LA PENA: UN INCORAGGIAMENTO DOVEROSO

Come funzione l'economia oggi?
Con quali logiche si produce?
Lo sfruttamento di cose, risorse e persone è la regola maggiormente seguita. Se il tutto può avvenire in modo certificato, tanto meglio. Altrimenti fa lo stesso. Soprattutto se si opera in paesi esotici e lontani, dove non ti vede nessuno.
Da un po' di anni, invece, qua e là, c'è chi ha voluto mettere tutto sé stesso per produrre secondo regole etiche, di rispetto dell'ambiente, di compatibilità ecosostenibile.
Vuol dire fare prodotti più sani, spesso più buoni. Vuol dire anche fare molta più fatica e rischiare parecchio.

Il caseificio Tomasoni, che vanta una lunga tradizione nel settore, ha attraversato una pesante crisi finanziaria, risolta grazie all'aiuto concreto di Mag2 e di centinaia di acquirenti privati, che hanno consentito all'azienda di ottenere la liquidità necesaria per pagare le fatture. Dunque è scattata la solidarietà, che ha consentito di evitare lo strozzinaggio perverso delle banche e mantenere un'attività che, non l'avevo ancora detto, produce formaggi strepitosi.

Infatti, è chiaro che se tutto questo serve solo a produrre prodotti mediocri... Invece il grana Tomasoni è squisito, provare per credere, e acquistato attraverso i Gruppi d'Acquisto Solidali, di cui faccio parte anch'io, costa anche molto meno di quello che pagheresti al banco.

Più buono, più sano, più etico (almeno fino a prova contraria).

Con il gentile permesso dell'interessato, ho così pensato di rendere pubbliche alcune considerazioni che Massimo Tomasoni ha condiviso con i propri acquirenti/sostenitori. Ci sono spunti interessanti. E soprattutto c'è un atteggiamento che mi piace e che mi sembra giusto incoraggiare.

Buona lettura.
Cari tutti,
mi scuso per essere in ritardo con l'invio di questa mail.

Per il mese di luglio ed agosto, saranno vendute al prezzo del 2008 le mozzarelle ed i filoni di mozzarella. Dal 1° di settembre l'offerta sarà sulle robiole.
Dal 3 al 16 di Agosto, sarò in ferie e le consegne saranno tutte sospese.
Le produzioni in caseificio proseguiranno regolarmente e per quel periodo, chi volesse inviare un ordine e vuole venirci a trovare, potrà ritirarlo direttamente dallo spaccio aziendale e usufruirà di un ulteriore sconto del 5%.

L'incontro con il gruppo di tutoraggio relativo al Comprensorio Tomasoni, è rimandato a sabato 5 settembre. Manderemo, sia noi che MAG2, altre informazioni in prossimità dell'incontro.
Posso anticipare che il lavoro va bene (+100%) le vendite dirette ed ai Gas nel 1° semestre 2009.
Abbiamo rispettato tutte le scadenze che avevamo con le banche (circa 110.000 euro) e ci stiamo preparando per il 2° semestre, anch'esso molto impegnativo, (all'incirca lo stesso importo da rifondere alle banche) ed impegnativo, anche perchè luglio ed agosto sono 2 mesi di vacanza un po' per tutti con conseguente calo delle vendite che riprenderanno da settembre in poi.
Le turbolenze finanziarie dello scorso anno, sono un triste ricordo e passati questi ultimi sei mesi del 2009, potremo dire di aver superato la crisi.
Il guadagno aziendale dei prossimi anni sarà interamente girato al risanamento finanziario del caseificio e l'obbiettivo è di poter investire su nuovi e più ambiziosi ed etici progetti a partire dal 2013.

La scorsa settimana, come sapete, ho partecipato al convegno nazionale dei Gas che si è svolto a Petralia Sottana (Palermo) e, dal mio punto di vista, sono emerse alcuni aspetti interessanti.
Per prima cosa un ringraziamento a ............. (segue un elenco di ringraziamenti nominali - nota di micgin) ...........
Un ringraziamento a tutte le persone (gasisti e produttori) che ho conosciuto al convegno per la straordinaria umanità, rispetto, buon senso e voglia di fare.
Un ringraziamento alla Sicilia per essere così bella ed un invito a voi tutti a visitarla, nei prossimi anni, utilizzando la rete dei Gas Siciliani per poterla gustare fino in fondo ed in tutte le sue sfaccettature.

Venendo al convegno, mi sembra che fino al nostro caso finanziario, il rapporto tra produttori e consumatori fosse semplicemente, nella maggior parte dei casi, meramente economico.
Oggi molti produttori hanno finalmente deciso di esporsi e dire effettivamente come se la stanno passando e alcuni chiedendo aiuto alle reti a cui vendono.
I Gas hanno visto la loro reale forza economica facendo rete e, sfruttando questa forza, potranno spingere in modo che nuovi produttori e territori si convertano al biologico.
Importantissimo sarà lo sviluppo delle reti Intergas (provinciali o zonali), sia per "contaminare" il territorio in cui vivono, sia per raggiungere la massa critica sufficiente per creare i D.E.S.(Distretti di Economia Solidale) e realizzare nuovi prigetti mirati (regionali o nazionali).
Ricordiamoci che per decenni la pianura padana è stata considerata una pattumiera dall'industria e un territorio da sfruttare in tutti i modi dall'agricoltura e dall'edilizia.
E' giunta l'ora di riappropriarcene.
Partendo dal basso e con la crisi che attanaglia i produttori agricoli e le famiglie, diventa più semplice scardinare metodi produttivi industrializzati e consumi impulsivi.
Bisogna migliorare ed aumentare il dialogo tra i Gas e creare un rapporto di collaborazione anche tra produttore e produttore, che non sono rivali nel nostro mondo ma artefici di un comune progetto, senza invidie e particolarismi.
Per esempio al convegno ha parlato il responsabile di una cooperativa di pescatori di Catania.
Pescano con le reti piccole, rispettando l'ambiente e l'ecosistema e sarebbero in grado di far pervenire sulle nostre tavole in 24 ore il pesce da loro pescato.
Mi hanno fatto venire in mente che la dieta mediterranea è composta tra l'altro di pesce. Ma aimè, nonostante mi piaccia, non lo mangio quasi più.
So che la maggior parte del pesce in commercio proviene da allevamenti (quindi pesci allevati con sottoprodotti, antibiotici...), oppure da pescatori che distruggono per il loro mero tornaconto economico la flora e la fauna marina, oppure peggio ancora, proviene dalle navi fattoria che infestano gli oceani, depredando i mari e sbarcando i prodotti già confezionati per i supermercati.
Un negozio della zona sud di Milano sarebbe disposto a fare da base logistica per l'arrivo del pesce fresco (e penso che si possa fare non solo a Milano ma in tutte le grandi città del nord).
Se qualcuno è interessato, assieme alla rete siciliana, possiamo creare un futuro certo per questi pescatori e per il nostro mare.
L'energia scaturita dal convegno ha contagiato un po' tutti e spero che l'anno prossimo anche voi possiate partecipare al 10° convegno nazionale dei Gas, dovunque si svolga.

Ne vale decisamente la pena.

Un saluto a tutti e buona estate,
Massimo e famiglia.

martedì 14 luglio 2009

FUMETTO VS GRAPHIC NOVEL. OPPURE FUMETTO & GRAPHIC NOVEL spa?


Sul suo blog, Claudio Nader comincia ad agitare le acque, rilanciando una discussione in corso ormai da diversi anni. Leggendo i commenti, non mi sono trattenuto e ho scritto più o meno quello che c'è qua sotto e che propongo in forma rielaborato, tanto per mettere per iscritto e archiviare per i posteri.

Caro Claudio

Bene l'enunciazione degli argomenti, ma troppo brevi le tue elaborazioni.
Che però fanno venire voglia di intervenire.

Il primo problema è quello delle definizioni.
In ambito scientifico, una definizione (o un nome) è imposta dallo studioso o concordata in un consesso apposito, o decisa da un organismo accreditato.

Nel commercio, marketing e imprenditori decidono e impongono, così come nella politica. Nella politica è ancora possibile uno scambio di valori, simboli e quindi nomi con l'elettorato. Ma sempre meno.

In altri ambiti è un po' più complesso il processo che porta a definire un fenomeno o denominare un soggetto. Come per esempio nelle arti e nella letteratura, dove i "nomi" si impongono anche con il tempo.

Il secondo problema è quello della memoria (e forse meglio ancora della storia, della mancanza di una storia).

Parliamo tanto, ma sappiamo ancora poco. Dico ai tanti che sostengono che visto che si chiama fumetto, perché cercare un'altra definizione, dico a costoro ;-) che fino ad almeno gli anni trenta questa "cosa" qua non si chiamava fumetto. E che in altri paesi ha tantissimi nomi, nessuno dei quali, che io sappia, si riferisce alla nuvoletta. Chiamarlo "fumetto" ha comportato opportunità e criticità. Sta di fatto che il nome si è lentamente imposto. Cineromanzo a fumetti, e poi, semplicemente, fumetti. I bambini, dagli anni sessanta in poi, hanno imparato e imparano che si chiama così. E' un dato di fatto.

Ad un certo punto, prima in riferimento ad alcune tipologie di fumetti prodotti negli USA e poi, recentemente, nel mondo, ecco affiancarsi e proporsi quasi come concorrente il termine "Graphic novel". Da qui le domande, se è giusto usarlo, quando è giusto, se è snob o no, se fotografa un evoluzione in corso o no. Etc.

Ecco allora che il termine "graphic novel" si usa per un semplice motivo: perché serve ed è necessario.
Serve al marketing, anche per confezionare la spazzatura.
Serve agli autori, per valorizzare certe proprie opere.
Serve ai lettori, per non dire che leggono fumetti.
Serve alle librerie, per poterli vendere.
Serve alle biblioteche per poterli comprare più facilmente.
Serve a chi parla di fumetto, per cercare di definire un ambito.

Finché serve, si usa. E mano a mano che proseguirà il ricambio fisiologico dei lettori, si vedrà se e quanto resterà questo termine e se si affiancherà o soppianterà gli altri.

A proposito delle distinzioni tra opera originaria, per esempio Watchmen in dodici albi mensili, e il successivo volume, e le discussioni conseguenti, ricordo che Pinocchio uscì a puntate, e che doveva concludersi con la sua impiccagione. Poi proseguì. Poi fu raccolto in libro. Sfido chiunque a sostenere che non sia un romanzo.
Perlomeno è universalmente noto come tale.

Michele Ginevra

lunedì 13 luglio 2009

NOSTALGIA. PAZ E PREVERT SAN BENEDETTO DEL TRONTO

Così ci raccontano i comunicati stampa.

Sarà una chicca per gli amanti del fumetto e della satira dissacrante, oltre che dell'arte in generale. Dal 25 luglio al 3 settembre la Palazzina Azzurra ospita una mostra di disegni e tavole del grande Andrea Pazienza

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Una mostra di disegni del grande "Paz" ispirati a poesie di Prévert. Direzione artistica Barbara Di Cretico. Sarà una delle chicche dell'estate sambenedettese e si terrà in Palazzina Azzurra dal 25 luglio al 3 settembre. Andrea Pazienza non ha bisogno di presentazioni, anche perché il geniale fumettista ebbe i suoi natali proprio a San Benedetto, sebbene crebbe fra Pescara e Bologna. Jacques Prévert per chi non lo conoscesse è stato un grande poeta e sceneggiatore del novecento francese.

Si legge nella nota di presentazione dell'evento, scritta dalla curatrice Barbara Di Cretico: "Lo sapevate che il più geniale, fedele, creativo interprete di Prévert è stato Andrea Pazienza con le sue tavole? Paz e Prévert: due artisti egualmente popolari e anarchici, sperimentali e vernacolari, violentemente antiborghesi e iper-romantici, audaci e fortemente comunicativi".

"Il disegno di Paz, che deve moltissimo al suo primo insegnante nel liceo di Pescara, il mitico Visca, poi ritratto in mille storie, ha una energia straordinaria che piacque subito a Fellini (di cui realizzò il manifesto della "Città delle donne"). Pochi come lui hanno saputo raccontare storie dense e complicate attraverso poche, essenziali immagini. Può rappresentare l'orrore, la violenza, lo stupro, ma non perde mai di vista l'utopia e la bellezza. Metabolizza i linguaggi brutali dell'epoca ma reinventandoli attraverso un segno comico-grottesco, iperbolico. Molti i suoi modelli figurativi: i Jacovitti e Disney, le avanguardie, e anche quel Heins Edelmann di "Yellow submarine", di cui qui vediamo riprodotta la icona di Ringo Starr, in mezzo a Snoopy, barbudos guerriglieri, capitalisti in cilindro, l'Uomo Mascherato, uomini-pipa… Paz ha saputo mettere in scena un immaginario insieme antico e attualissimo, fatto di personaggi pubblici, entità fiabesche, oggetti animati, mezzi busti, citazioni, frammenti, Magritte e Alice…"

Cos'hanno in comune Prévert e Pazienza? La Di Cretico spiega: "Il primo, dopo aver attraversato il secolo, si è spento proprio nel 1977, quando il disegno originalissimo di un talentuoso ragazzo di San Benedetto del Tronto, appena sedicenne, esplose sull'onda della tenera e violenta sovversione di quell'anno. Paz morì tragicamente appena 11 anni dopo, simbolo di una generazione che, come scrisse Tondelli, "non ha mai realmente, creduto a niente, se non nella propria dannazione", anche se questa dannazione ha saputo raccontarla con leggerezza, fantasia e senso del comico. In ogni tavola di Pazienza e in ogni verso di Prévert percepiamo sempre questo amore "così violento, così fragile, così tenero così disperato" per tutto ciò che il Potere e le Maschere sociali negano".

La tavole che saranno in mostra a San Benedetto dal 25 luglio al 3 settembre 2009 sono non solo una illustrazione dei versi più celebri di Prévert ma anche una lettura che li integra e arricchisce, raccolte in un quaderno inedito che Pazienza illustrò nell'estate del 1973 dedicandolo al suo professore Sandro Visca. Il quaderno sarà esposto nella mostra.

Ancora la Di Cretico: "Vedrete sfilare maschere di maschere che nascondono il vuoto (memorabile la maschera da "fiala puzzolente"), donne funeree e ghignanti, uomini tristissimi e ottusi, un intero universo, rutilante e ripugnante, pieno di caos e candore. Generazioni diverse potranno "godere" la poesia di due autori che si rivolgono a tutti, e in modo diretto".

L'esposizione è stata realizzata grazie al contributo del Comune di San Benedetto del Tronto, assessorato alle Politiche culturali e ha ricevuto il patrocinio della Regione Marche e della Provincia di Ascoli Piceno. L'ingresso alla mostra è gratuito e gli orari di apertura sono i seguenti: tutti i giorni dalle 18 alle 24, lunedì chiuso.

È in uscita in libreria per le edizioni Fandango, in occasione della mostra, il libro Jacques Prévert, di Andrea Pazienza, fumetti inediti con una prefazione di Fernanda Pivano.

domenica 12 luglio 2009

STUPORE. MICHAEL JACKSON E' VIVO

Certo, l'hanno già detto, ma certe verità vanno ribadite. Michael Jackson è vivo. Il giorno della sua presunta morte, ha finalmente coronato il suo sogno, la trasformazione si è compiuta.

Quello che hanno trovato era il suo involucro esterno. Per questo pesava pochissimo ed era zeppo di droghe e medicine. La farfalla è sbocciata. Ed ora circola un nuovo uomo, bello, bianco, dai capelli indefinibili, ma bellissimi. Un essere bellissimo, ben diverso da quel negro di prima...

Ce l'ha fatta anche lui.

Certo, Magdi Allam è potuto diventare da mussulmano a cristiano senza cambiare il corpo, conservando la propria identità.

Così come il foggiano Vladimiro Guadagno ha potuto trasformarsi in Wladimir Luxuria, da uomo a trans.

Michael Jackson non riusciva invece a diventare bianco come desiderava. Rimaneva un'ombra necrofila e mostruosa di quello che era stato.
Finalmente ce l'ha fatta. E i bene informati dicono che sia diventato più o meno così.

Chissà se vorrà ancora dormire con i bambini...

Buona domenica!

Ps l'autore del fumetto è John Campbell.

sabato 11 luglio 2009

FELICITA' (CON QUALCHE APPRENSIONE)

Alle fine dello scorso mese di maggio, la nostra Opel Combo a metano ha raggiunto un anno di vita.
Doveroso quindi un bilancio, visto anche che uno degli argomenti più graditi dai visitatori di questo blog è stato proprio il post dedicato all'Opel Combo a metano. Ne parlavo l'anno scorso in questo periodo, ovviamente in termini entusiasti. Ma non solo internet... in questi mesi molti mi hanno chiesto informazioni e consigli. Addirittura, sono stato fermato per strada... Giuro! Avevo appena svoltato da Via Bosco in Via Giordano, che mi si affianca, rischiando di provocare un incidente, un tizio su una vecchia macchina blu. Mi fa cenno di tirare giù il finestrino e mi chiede di accostare. Sono fiducioso verso gli altri esseri umani e lo faccio. Parcheggia dietro di me, mentre altri automobilisti "tirano delle madonne" a voce alta dietro il tipo. E comincia a chiedermi di tutto sulla Opel Combo, dimostrando tra l'altro di saperne anche più di me. Preciso che non sono mai stato un esperto di auto e mi sono sempre accontentato il necessario per la manutenzione. Beh... ad un certo punto, il tipo mi chiede di potersi sedere al posto di guida. Notare che dietro c'è seduto il mio Marcolino. Mi sembra tutto tranquillo e acconsento alla richiesta dello sconosciuto. Si siede. E leggo sul suo volto una soddisfazione smisurata. Ma sento anche Marcolino esclamare qualcosa del tipo "Lì si siede solo il mio papà!" Il tipo sorride e si alza soddisfatto. Si complimenta per la scelta e ci salutiamo.

E' evidente che abbiamo scelto questo modello per tre motivi:
- è a metano e quindi si risparmia
- è un furgoncino e quindi va bene per le infinite esigenze della famiglia
- costa meno dei suoi cugini più carini: il caddy della wolkswagen e il kangoo della Renault
- l'anno scorso si beccava tutti gli incentivi possibili grazie al fatto che ha emissioni inferiori a 148 cm cubici, se non sbaglio.
Dopo un anno posso dire che abbiamo fatto un ottimo acquisto. Per una famiglia con due bambini piccoli, il furgonato rappresenta veramente l'ideale.
E i consumi sono stati veramente all'altezza delle aspettative.
Un pieno costa dai 12 ai 14€. Dipende dal clima, perché il metano si espande o si comprime a seconda della temperatura. Con un pieno si fanno 320km circa. Ho notato che le luci e il condizionatore incidono poco. Incide invece la velocità. Se si superano i 130, i consumi salgono. L'ideale è tenere i 120 all'ora senza troppi strappi. C'è poi un mini serbatorio di benzina che consente di fare un centinaio di km.
In un anno abbiamo fatto 32.000 km. 2.000 a benzina.
Tento un grottesco calcolo per vedere quanto abbiamo risparmiato.
Mettiamo avessimo fatto i 30.000 tutti a benzina. Proviamo ad essere generosi e immaginare di aver fatto in media 15 km con un litro. Avremmo utilizzato 2.000 litri. Nel corso del 2008-2009 questi 2.000 litri sono costati... gasp, è dura calcolare un prezzo medio, anche perché bisognerebbe vedere quanti km si sono percorsi nei vari periodi. L'estate scorsa ci furono prezzi altissimi, che sfiorarono l'euro e mezzo. Questa primavera invece si era appena sopra l'euro. Faccio allora una stima alla super buona e immagino un prezzo medio di 1,25.
Vengono 2.500€.
Vediamo invece quanto sono costati i 30.000 km fatti a metano. Se con un pieno di fanno 320 km, abbasso un attimo e facciamo 310. Sono serviti 97 pieni. Ciascuno è costato in media 12,50€. Otteniamo 1.212,50. Cioè circa la metà...
Ovviamente, più km si fanno più si risparmia.
Aggiungiamo che per cinque anni non si paga il bollo.
Aggiungiamo il minore inquinamento provocato. Nettamente minore. Abbiamo il garage nel cortile del condominio e si avverte benissimo la puzza della macchina a benzina, diversamente dalla quasi assenza di odori della macchina a metano. Insomma, diciamo che il risparmio di carburante, nel tempo, ci aiuterà ad armotizzare parzialmente il costo dell'auto.
Certo, può sembra una menata cercare il distributore di metano. Ma si trovano, ci si abitua, ed alla fine ne vale la pena.
La macchina è abbastanza confortevole, spaziosa. Buon servosterzo. Mi sembra stabile. Non ha un gran davanti, ma ha un bel didietro. Baule super!
Passiamo ai difetti:
- la carrozzeria non è un gan che. Si è scrostato un pezzettino davanti, sul paraurti in plastica.
- le luci anabbaglianti sono morte entrambe dopo un anno
- in salita, in montagna, fa una fatica enorme in certi tratti. E' questo è un problema serio, perchè anche passando a benzina le difficoltà non si risolvono, e non si possono certo fare i km in salita in prima...
Il saldo rimane positivo, per ora, anche perché dopo un anno non ci sono state riparazioni, a parte i tergicristalli che non vanno in una delle quattro posizioni possibili, e dobbiamo ancora eseguire e pagare la riparazione.

Saldo positivo, confermo. Ma devo ammettere che se un domani potremo, ci piacerebbe passare al Caddy...!
Insomma, il Combo va bene per chi deve essere parsimonioso e ottenere risultati concreti (che per esempio non si possono avere con quella truffa a cielo aperto che è il doblò della Fiat, un assurdo parallelepipedo dai grandi consumi).
Quindi, pur con qualche apprensione, dopo un anno di esperienza, posso consigliare l'Opel Combo a metano.
Per ulteriori info, in un vecchio commento, un certo Max mi segnalava questo link di metanofili.

venerdì 10 luglio 2009

SDEGNO

Ricevo, copio, incollo e posto dall'Arci di Cremona

G8 IN ABRUZZO
TRA FARSA E TRAGEDIA
Fra la popolazione gira una battuta: il primo esodo ce lo ha imposto il terremoto e il secondo, come se non bastasse, il G8.
La città è un deserto. Nei giorni scorsi, le forze dell’ordine hanno fatto il giro degli esercizi pubblici, consigliando la chiusura. Ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono state imposte le ferie forzate. La viabilità è sconvolta, e molte sono le strade vietate alla circolazione.
Per gli abitanti delle tendopoli, la vita quotidiana così come approvvigionamenti e servizi in questi giorni sono diventati una avventura da corso di sopravvivenza. La sicurezza dei grandi è insicurezza per gli aquilani.
Chi ne aveva la possibilità, se ne è andato.
Il sogno di Berlusconi, che sperava di accogliere i grandi della Terra fra ali di terremotati festanti, si è infranto da tempo. Gli aquilani, aldilà delle appartenenze politiche o culturali, hanno ormai chiaro in testa ciò che sta a loro accadendo.
L’aiuto umanitario, l’assistenza alle popolazioni civili nell’emergenza, come sperimentato in tante parti del mondo, non sono neutrali. Possono essere orientati alla valorizzazione delle energie locali, alla salvaguardia dello spirito comunitario, alla partecipazione cittadina. Possono essere anche però uno strumento potente per favorire passività e dipendenza, ed è questo ciò che il Governo ha scelto di fare a L’Aquila.
I piani per la ricostruzione e i progetti per l’inverno, se esistono, sono un mistero per gli aquilani e perfino per gli amministratori locali, che hanno già espresso la propria contrarietà a quel poco che si sa. Il rapporto fra gli abitanti della città e l’intervento statale è tutto impostato in una relazione fra privati, accentuando la solitudine di chi non si può permettere di intervenire, per reddito o per gravità della distruzione, sulla propria casa.
La ricostruzione poteva essere l’occasione per un processo partecipativo e democratico teso a ridisegnare la città secondo criteri che favorissero una nuova socialità, la sostenibilità ambientale, la coesione comunitaria. Si poteva insomma ricostruire l’Aquila come si dovrebbe ricostruire il mondo del dopo crisi.
Sta avvenendo il contrario, in una situazione di incertezza che distrugge l’animo di chiunque ne sia coinvolto, in un clima di militarizzazione e di controllo che diventa ogni giorno più pesante, anche prima del G8.
La gente aquilana che raccoglie i propri panni e lascia la città è, con il suo silenzio, la più forte manifestazione di dissenso che si potesse immaginare, con il suo segno tragico e la sofferenza che porta con sé. E’ assai probabile che i media non ce la faranno vedere, ma chiunque conosca un aquilano la sa, e ognuno di noi ha il dovere di raccontarla come può.
Quelli che a L’Aquila rimangono, trovano il modo di esprimere la propria voce, in modo dignitoso, pacifico, anche in questi giorni difficili, così come hanno fatto in tanti nella manifestazione sotto palazzo Chigi e nella intensa e forte fiaccolata alle 3,32 di domenica scorsa, a due mesi esatti dal terremoto.
E’ un periodo in cui le persone sentono una distanza abissale dalla politica e anche dalle forze progressiste, dimentiche ormai che la loro sola forza risiede nella condivisione della vita quotidiana delle comunità locali.
Le rappresentazioni simboliche di conflitto agite sulla testa, o senza il consenso, delle popolazioni che si vorrebbero difendere non colgono nel segno.
Gli aquilani vogliono affermare il loro inalienabile diritto di rappresentarsi da sé. Questa esigenza va rispettata, sostenuta, favorita, con spirito di servizio e di solidarietà, in questi giorni assurdi e in tutti quelli che verranno poi.
"YES, WE CAMP!"
Carmine Basile, presidente Arci Abruzzo

giovedì 9 luglio 2009

GIOIA (E RITORNANO GLI EPIGONI)

ANNUNCIO!
(così ne approfitto per riprendere gli epigoni...)

È nato il primo blog italiano interamente dedicato al fenomeno Graphic Novel. Si tratta di uno dei blog del progetto Nòva100 del Sole24ore. Il blog, gestito da Claudio Nader, si pone come luogo di incontro e approfondimento per chiunque graviti attorno al fortunato fenomeno editoriale, rivolgendosi, prima di tutto, ai lettori in genere ma anche a giornalisti, ad appassionati, a librai e bibliotecari, nonché agli aspiranti autori e addetti ai lavori.

All’indirizzo claudionader.nova100.ilsole24ore.com potrete trovare recensioni, approfondimenti, interviste e chiacchierate sulla cultura del fumetto contemporaneo e delle altre arti vicine, dal cinema alla letteratura alla musica, sguardi sulle produzioni straniere e molto altro…

…insomma, buona lettura!

Auguri Claudio!
Ma occhio che voglio leggere cose interessanti...!!!!!

mercoledì 8 luglio 2009

ENTUSIASMO!

Copertina di Magda Guidi. Come mi piace. Come mi piace! Suole di Vento verrà distribuita nel corso del Festival Internazionale del Teatro in piazza (Santarcangelo di Romagna - RN).
Dentro ci sono, non so in che forma, Dr. Pira, Francesco Cattani, Emilio Varrà e Mara Cerri.
Quindi non so come sia fatta. Ma ho grosse aspettative!

martedì 7 luglio 2009

SERVIZIO CIVILE AL CENTRO FUMETTO. IL NUOVO BANDO E' ON LINE



L'obiezione di coscienza era un gesto nobile e importante. Una visione alternativa e pacifista del mondo. Per parecchi ragazzi, invece, è stato un modo per sfangare il militare e cercare di non fare niente per un annetto. Sono capitato nel periodo in cui il Servizio Civile durava 20 mesi. Ed ero convinto. Allora, nel 1985, bisognava scrivere una pappardella di pagine e pagine per dimostrare le mie buone intenzioni. Ed eventualmente affrontare un colloquio con un verificatore.
I 20 mesi che ho trascorso all'Arci furono molto belli e importanti. In quel periodo lavorai anche alla progettazione e realizzazione del futuro Centro Fumetto, che nacque poi nel 1988.

Successivamente è andata come sapete. La leva obbligatoria è stata sostituita dall'esercito professionale. L'obiezione di coscienza ha perso lo scopo. Ed è iniziata l'avventura del Servizio Civile Nazionale, che ha offerto un'importante novità: possono partecipare le donne.

Inutile negarlo. A parte le differenze di fondo dei due servizi, si è verificato un innalzamento deciso della qualità dei volontari. In genere, parlo per esperienza diretta come selezionatore, le ragazze hanno più titoli di studio, più esperienze, più maturità. Vincono più facilmente le selezioni e di solito lasciano un ottimo ricordo presso gli enti di servizio.

Per il Centro Fumetto, l'apporto dei volontari del servizio civile nazionale è stato a dir poco fondamentale, oltre che umanamente importante.

Voglio ricordarli tutti:
2005-2006: Francesca Ghizzoni e Alice Bonzanini
2006-2007: Michele D'auria e Stefano Guereschi
2007-2008: Valentina Comellini e Ilaria Elidoro
2008-2009: Francesca Follini e Alberto Barcellari

Gli ultimi due sono ancora in corso e concluderanno il 30 settembre.
Per il prossimo progetto potremo avre un solo volontario, purtroppo.
Sarà possibile iscriversi entro la fine del mese.
Le selezioni ai primi di settembre.

Gli interessati possono andare sul sito del Cfapaz, con tutte le info utili.
Da lì si può arrivare al Comune di Cremona che ha parecchi altri progetti.
Ma in generale, stando un po' attenti, si dovrebbero trovati progetti d'impiego in tutta Italia.

Per i giovani volontari può essere un'esperienza importante di avviamento professionale, gratificata inoltre da circa 430€ mensili, però, a quanto pare, con l'illustre e ineffabile Giovanardi, senza contributi previdenziali...

Nelle foto, sotto il logo del Servizio Civile, alcuni momenti conviviali: mi vedete ritratto assieme al nostro autore Alessandro Fusari, mentre accogliamo presso l'Osteria Foppone, i neo volontari Alberto Barcellari e Francesca Follini.
Poi, la festina di saluto di tutte le volontarie del progetto realizzato assieme alla Piccola Biblioteca del Parco, sempre di Cremona: da sinistra Chiara Romagnoli, Jarusa Belli, Valentina Comellini e Ilaria Elidoro.

Basta così, se no mi commuovo e devo poi berci su... ;-)

venerdì 3 luglio 2009

I CANTI DELLA MERLA AL POTERE

Mia madre ha studiato anche le tradizioni popolari lombarde, tra cui i canti della merla, a cui questa foto si riferisce. In virtù di queste competenze, e non solo, è finita in lista con la Lega a Cremona... Sui giornali di oggi, il suo nome appare in una terna di donne in odore di assessorato.
Si aprono scenari incredibili... Oggi pomeriggio parto a Trento con una certa inquietudine.
Capisco la gratificazione di un incarico, ma quello che temo e l'inevitabile tritacarne della politica, oltre che un'altra abbondante serie di considerazioni qui non opportune.
Sperum in beeen... Seee... Ma cosa?!?!?


ps ho rieditato il titolo perché mi sono accorto che poteva apparire sarcastico del modo sbagliato.

giovedì 2 luglio 2009

RIDIAMO A TRENTO, VENERDI' E SABATO


Sabato parteciperò ad un'iniziativa a Trento.
Chiara, nella foto, ha coinvolto me e il cfapaz.
Si parla di satira. Ecco dove andare per saperne di più: qui e qui.
E qui si possono anche indicare le cinque cose per cui vale la pena ridere. Non vi ricorda niente...?
Intanto, un elogio a Chiara, che a Trento sta facendo un bel master al Mart.
Una ragazza in gamba che sgomita e si impegna. Un bel caratterino, ma sincera e onesta. Da frequentare!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...