Da qui, dopo averlo saputo da Feizbruk!E sempre a proposito di autoironia, ci sono le puntate dello Sfigato sul blog di Armin!
Da qui, dopo averlo saputo da Feizbruk!
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Parafrasando nel titolo almeno due pezzi grossi (uno un po' di più), prendo spunto dal simpatico post di Elena per fare assieme un piccolo esercizio tecnico sulla notissima immagine utilizzata da decenni per promuovere gli album delle figurine panini. Il disegno raffigura la celebre rovesciata di Carlo Parola, gesto tecnico compiuto dallo juventino, contro la Fiorentina il 15 gennaio 1950. Praticamente questa immagine rappresenta un simbolo del calcio italiano. Wikipedia ci dice che è stata riprodotta in duecento milioni di copie, in quasi tutte le lingue del mondo.
Vorrei allora provare con la vostra eventuale collaborazione un piccolo esercizio per ricostruire tutta la catena di diritti connessi a questo utilizzo.
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Da un paio di giorni sono di ottimo umore. Quindi tocchiamo ferro per il futuro e proseguiamo.
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L'autrice della polemica sulla copertina del Massacro del Circeo, eplosa qualche mese fa in rete, è anche l'autrice dell'articolo che questa mattina su Repubblica propone all'attenzione nazionale la vicenda. E' possibile scaricare l'articolo qui. L'articolo offre una sintetica ricostruzione e pubblica anche le dichiarazioni di Alex Bertani (Panini), Roberto Recchioni (sceneggiatore della trasposizione), Licia Troisi (autrice opera originaria) e Giuseppe Ferrario (disegnatore al centro del caso).
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Sopra, un fotogramma in campo lungo che visualizza una rupe, da Mononoke. Sotto la vignetta realizzata da Ferrario per Cronache, dove l'immagine è pressoché uguale, pur se ribaltata.
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Panini Comics alla fine ha preso una decisione cautelativa. Rimando alla pagina e trascrivo il testo:
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Eccoci in uno sfocato ma emozionante autoscatto, all'Arena Giardino di Cremona, ieri sera mentre aspettiamo l'inizio di Big One, il tributo che il gruppo veronese ha eseguito per i Pink Floyd.
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Panini Comics ha realizzato una nuova produzione, Cronache del mondo emerso, tratte dai romanzi di Licia Troisi e realizzate a fumetti da Roberto Recchioni e Giuseppe Ferrario. Un'operazione commerciale che potrebbe/avrebbe potuto anche avere risvolti artistici interessanti. Però, TesSe, una (si presume) giovane utente di disegnomanga.it, sito d'appoggio della De Agostini per l'omonima collana che propone un corso di fumetti manga, denuncia il plagio commesso da Giuseppe Ferrario nei confronti della leggenda vivente Hayao Miyazaki, e riporta un discreto numero di vignette dell'autore e di analoghi e precedenti disegni e fotogrammi del celebre autore giapponese. Un esempio è riprodotto qua sopra ad introduzione del post. Anche gli altri sono dello stesso tipo: riproduzioni precise delle pose già utilizzate da Miyazaki.
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(SILENZIO)
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Sarebbe logico partire dall'esperienza in corso sul progetto Pianeta Giovani - 7 Note, che seguo come coordinatore del Cfapaz, responsabile amministrativo del progetto, che conta sulla collaborazione di figure importanti o emergenti del panorama critico artistico nazionale e locale.
Con decenni di ritardo, arrivo anche a scoprire John Fante. Non mi semba che la sua scrittura sia egualmente avanguardistica e prefigurativa. Per lo meno non mi sembra l'unico o il primo ad aver percorso una certa strada.
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Come funzione l'economia oggi?
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Così ci raccontano i comunicati stampa.SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Una mostra di disegni del grande "Paz" ispirati a poesie di Prévert. Direzione artistica Barbara Di Cretico. Sarà una delle chicche dell'estate sambenedettese e si terrà in Palazzina Azzurra dal 25 luglio al 3 settembre. Andrea Pazienza non ha bisogno di presentazioni, anche perché il geniale fumettista ebbe i suoi natali proprio a San Benedetto, sebbene crebbe fra Pescara e Bologna. Jacques Prévert per chi non lo conoscesse è stato un grande poeta e sceneggiatore del novecento francese.
Si legge nella nota di presentazione dell'evento, scritta dalla curatrice Barbara Di Cretico: "Lo sapevate che il più geniale, fedele, creativo interprete di Prévert è stato Andrea Pazienza con le sue tavole? Paz e Prévert: due artisti egualmente popolari e anarchici, sperimentali e vernacolari, violentemente antiborghesi e iper-romantici, audaci e fortemente comunicativi".
"Il disegno di Paz, che deve moltissimo al suo primo insegnante nel liceo di Pescara, il mitico Visca, poi ritratto in mille storie, ha una energia straordinaria che piacque subito a Fellini (di cui realizzò il manifesto della "Città delle donne"). Pochi come lui hanno saputo raccontare storie dense e complicate attraverso poche, essenziali immagini. Può rappresentare l'orrore, la violenza, lo stupro, ma non perde mai di vista l'utopia e la bellezza. Metabolizza i linguaggi brutali dell'epoca ma reinventandoli attraverso un segno comico-grottesco, iperbolico. Molti i suoi modelli figurativi: i Jacovitti e Disney, le avanguardie, e anche quel Heins Edelmann di "Yellow submarine", di cui qui vediamo riprodotta la icona di Ringo Starr, in mezzo a Snoopy, barbudos guerriglieri, capitalisti in cilindro, l'Uomo Mascherato, uomini-pipa… Paz ha saputo mettere in scena un immaginario insieme antico e attualissimo, fatto di personaggi pubblici, entità fiabesche, oggetti animati, mezzi busti, citazioni, frammenti, Magritte e Alice…"
Cos'hanno in comune Prévert e Pazienza? La Di Cretico spiega: "Il primo, dopo aver attraversato il secolo, si è spento proprio nel 1977, quando il disegno originalissimo di un talentuoso ragazzo di San Benedetto del Tronto, appena sedicenne, esplose sull'onda della tenera e violenta sovversione di quell'anno. Paz morì tragicamente appena 11 anni dopo, simbolo di una generazione che, come scrisse Tondelli, "non ha mai realmente, creduto a niente, se non nella propria dannazione", anche se questa dannazione ha saputo raccontarla con leggerezza, fantasia e senso del comico. In ogni tavola di Pazienza e in ogni verso di Prévert percepiamo sempre questo amore "così violento, così fragile, così tenero così disperato" per tutto ciò che il Potere e le Maschere sociali negano".
La tavole che saranno in mostra a San Benedetto dal 25 luglio al 3 settembre 2009 sono non solo una illustrazione dei versi più celebri di Prévert ma anche una lettura che li integra e arricchisce, raccolte in un quaderno inedito che Pazienza illustrò nell'estate del 1973 dedicandolo al suo professore Sandro Visca. Il quaderno sarà esposto nella mostra.
Ancora la Di Cretico: "Vedrete sfilare maschere di maschere che nascondono il vuoto (memorabile la maschera da "fiala puzzolente"), donne funeree e ghignanti, uomini tristissimi e ottusi, un intero universo, rutilante e ripugnante, pieno di caos e candore. Generazioni diverse potranno "godere" la poesia di due autori che si rivolgono a tutti, e in modo diretto".
L'esposizione è stata realizzata grazie al contributo del Comune di San Benedetto del Tronto, assessorato alle Politiche culturali e ha ricevuto il patrocinio della Regione Marche e della Provincia di Ascoli Piceno. L'ingresso alla mostra è gratuito e gli orari di apertura sono i seguenti: tutti i giorni dalle 18 alle 24, lunedì chiuso.
È in uscita in libreria per le edizioni Fandango, in occasione della mostra, il libro Jacques Prévert, di Andrea Pazienza, fumetti inediti con una prefazione di Fernanda Pivano.
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Certo, l'hanno già detto, ma certe verità vanno ribadite. Michael Jackson è vivo. Il giorno della sua presunta morte, ha finalmente coronato il suo sogno, la trasformazione si è compiuta.
Buona domenica!
Ps l'autore del fumetto è John Campbell.
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Alle fine dello scorso mese di maggio, la nostra Opel Combo a metano ha raggiunto un anno di vita.
Dopo un anno posso dire che abbiamo fatto un ottimo acquisto. Per una famiglia con due bambini piccoli, il furgonato rappresenta veramente l'ideale.
Ricevo, copio, incollo e posto dall'Arci di Cremona
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All’indirizzo claudionader.nova100.ilsole24ore.com potrete trovare recensioni, approfondimenti, interviste e chiacchierate sulla cultura del fumetto contemporaneo e delle altre arti vicine, dal cinema alla letteratura alla musica, sguardi sulle produzioni straniere e molto altro…
…insomma, buona lettura!
Auguri Claudio!
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Copertina di Magda Guidi. Come mi piace. Come mi piace! Suole di Vento verrà distribuita nel corso del Festival Internazionale del Teatro in piazza (Santarcangelo di Romagna - RN).
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Mia madre ha studiato anche le tradizioni popolari lombarde, tra cui i canti della merla, a cui questa foto si riferisce. In virtù di queste competenze, e non solo, è finita in lista con la Lega a Cremona... Sui giornali di oggi, il suo nome appare in una terna di donne in odore di assessorato.
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Sabato parteciperò ad un'iniziativa a Trento.
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Caro Claudio
Bene l'enunciazione degli argomenti, ma troppo brevi le tue elaborazioni.
Che però fanno venire voglia di intervenire.
Il primo problema è quello delle definizioni.
In ambito scientifico, una definizione (o un nome) è imposta dallo studioso o concordata in un consesso apposito, o decisa da un organismo accreditato.
Nel commercio, marketing e imprenditori decidono e impongono, così come nella politica. Nella politica è ancora possibile uno scambio di valori, simboli e quindi nomi con l'elettorato. Ma sempre meno.
In altri ambiti è un po' più complesso il processo che porta a definire un fenomeno o denominare un soggetto. Come per esempio nelle arti e nella letteratura, dove i "nomi" si impongono anche con il tempo.
Il secondo problema è quello della memoria (e forse meglio ancora della storia, della mancanza di una storia).
Parliamo tanto, ma sappiamo ancora poco. Dico ai tanti che sostengono che visto che si chiama fumetto, perché cercare un'altra definizione, dico a costoro ;-) che fino ad almeno gli anni trenta questa "cosa" qua non si chiamava fumetto. E che in altri paesi ha tantissimi nomi, nessuno dei quali, che io sappia, si riferisce alla nuvoletta. Chiamarlo "fumetto" ha comportato opportunità e criticità. Sta di fatto che il nome si è lentamente imposto. Cineromanzo a fumetti, e poi, semplicemente, fumetti. I bambini, dagli anni sessanta in poi, hanno imparato e imparano che si chiama così. E' un dato di fatto.
Ad un certo punto, prima in riferimento ad alcune tipologie di fumetti prodotti negli USA e poi, recentemente, nel mondo, ecco affiancarsi e proporsi quasi come concorrente il termine "Graphic novel". Da qui le domande, se è giusto usarlo, quando è giusto, se è snob o no, se fotografa un evoluzione in corso o no. Etc.
Ecco allora che il termine "graphic novel" si usa per un semplice motivo: perché serve ed è necessario.
Serve al marketing, anche per confezionare la spazzatura.
Serve agli autori, per valorizzare certe proprie opere.
Serve ai lettori, per non dire che leggono fumetti.
Serve alle librerie, per poterli vendere.
Serve alle biblioteche per poterli comprare più facilmente.
Serve a chi parla di fumetto, per cercare di definire un ambito.
Finché serve, si usa. E mano a mano che proseguirà il ricambio fisiologico dei lettori, si vedrà se e quanto resterà questo termine e se si affiancherà o soppianterà gli altri.
A proposito delle distinzioni tra opera originaria, per esempio Watchmen in dodici albi mensili, e il successivo volume, e le discussioni conseguenti, ricordo che Pinocchio uscì a puntate, e che doveva concludersi con la sua impiccagione. Poi proseguì. Poi fu raccolto in libro. Sfido chiunque a sostenere che non sia un romanzo.
Perlomeno è universalmente noto come tale.
Michele Ginevra