
Il fumetto cosiddetto bonelliano nasce per essere consolatorio. Nasce e si sviluppa in un'epoca, ormai morta e sepolta, in cui il fumetto era una lettura destinata all'infanzia. Per questo, lo scontro si concentrava sulla sua funzione educativa e pedagogica. I fumetti a striscia della famiglia Bonelli si affermarono gradualmente, conquistando progressivamente il primato assoluto nel settore. Il consolidamento editoriale avvenne anche con una varazione di formato, che consistette nell'allestimento di contenitori di misure e dimensioni sempre più ampie.
Il cosiddetto formato Bonelli influenzò tutta l'editoria di settore e costrinse anche gli altri generi successivamente affermatisi ad allestire contenitori e formati di grandezza superiore a quelle delle produzioni originali.
I comic books statunitensi di 24 pagine da noi non attecchiscono. Servono più pagine, pur mantenendo le misure. La pubblicazione a puntate dei seriali nipponici funziona solo attraverso volumetti che raccolgono tante puntate. La periodicità ideale di questi prodotti rimane mensile.
Il primato Bonelli ha anche solide basi economiche. La distribuzione anticipa già una parte dei ricavi al momento della consegna in edicola. E l'editore investe moltissimo sulle risorse umane: gli autori bonelliani sono i meglio retribuiti e percepiscono diritti e compensi su tutte le riedizioni, sia gli autori originari che tutti gli autori che successivamente hanno avuto un ruolo creativo. L'editore investe anche in figure redazionali che seguono e coordinano la produzione, garantendo la coerenza con i valori di fondo della Casa.
Un certo numero di editori ha provato a entrare nella scia di questo formato, proponendo prodotti alternativi, chiamati ad un certo punto "bonellidi" (termine che, non vorrei rivendicare un primato inesistente, è stato probabilmente utilizzato per la prima volta proprio da noi di Schizzo).
Qualcuno ricorderà Jesus, negli anni '70 e '80. Poi Balboa della Play Press, Lazarus Ledd, della Star, il più longevo.
Da alcuni anni esce in edicola John Doe. Un prodotto post moderno, come Dylan Dog, ma dotato di una sua continuity e di una sua filosofia, come Preacher della Vertigo. Un prodotto realizzato con mezzi ridotti, rispetto a quelli messi in campo da Bonelli. Ma che ha sempre avuto una sua dignità. Gli autori hanno articolato la serie in stagioni di 24 episodi, come i telefilm... Il protagonista vive delle saghe di portata cosmica, al termine delle quali il suo ruolo e il contesto complessivo sono completamente ridefiniti.
In edicola c'è il n. 75, che aprirebbe la quarta e ultima stagione. Ma gli autori hanno annunciato che usciranno ancora solo due numeri. Gli altri quattro già pronti usciranno a puntate sul settimanale Skorpio. Gli autori hanno riportato la decisione dell'editore e hanno spiegato che c'è stato un cambio di proprietà e quindi di politica aziendale. L'ha spiegato in particolare Roberto Recchioni, utilizzando i mezzi digitali oggi disponibili: twitter,
il blog, facebook, i forum (
qui e
qui).
I navigatori della rete si sono scatenati anche questa volta.
C'è anche
una petizione on line, che pure io ho firmato.
Come finirà non lo so.
Ma c'è lo spazio, anche questa volta, per alcune considerazioni.
Il fumetto in questione, innanzitutto, non era (non è...) niente male. Veloce, diretto, sarcastico. Innovativo rispetto al formato, ma in continuità con vari filoni contemporanei, anche e soprattutto estranei al fumetto. Certo, i limiti della produzione si vedevano. Disegnatori non sempre all'altezza, alcuni spunti un po' troppo insistiti. Ma tutto comunque più che dignitoso, puntuale. Piacevole o comunque accettabile. Buona parte degli autori hanno avuto proprio in John Doe un ottimo e definitivo trampolino di lancio per altre collaborazioni.
Ed ecco qua un primo punto. Un editore che si accontenta del piccolo guadagno, che non investe innanzitutto sulle sue risorse umane. O meglio, ci investe, magari finanziando altre iniziative parallele, come Detective Dante. Ma non sfrutta a fondo la squadra che si è creata. Quando qualcuno lascia per compensi migliori, ecco ingaggiato un nuovo giovane di belle speranze.
Insomma, una politica da squadra di calcio semiprofessionistica, che alleva i talenti e li lascia andeare. Senza però... guadagnarci nulla.
In edicola c'è il numero 75. Uno dei più rappresentativi della serie, casualmente. Infatti, appunto, inizia la nuova stagione. E' un bel numero, disegnato da Andrea Accardi, con tutti i punti di forza della serie. Un fumetto consolatorio per giovani e adulti, che fa sorridere e non dispiace per niente. Ne usciranno solo altri due. Per bizzarre ragioni economiche.
Mi chiedo allora, in cosa consiste il mestiere di editore di fumetti in Italia.
Ma mi chiedo anche, visti tutti i precedenti, se in Italia ci possa essere qualcun'altro in grado di proporre il formato Bonelli, al di fuori di Bonelli stesso.
E mi chiedo infine se questo formato abbia ancora un futuro. Già all'estero non è facile piazzare i nostri personaggi, che seguono regole e canovacci sempre più lontani dal gusto dei lettori degli altri paesi. Con Volto Nascosto e Caravan, siamo di fronte ad un reale rilancio o ad uno splendido tramonto?
Se questa epoca dovesse essere vicina alla fine, non vedo però i sostituti. Parlo di fumetti prodotti in Italia, naturalmente.
E questo vorrebbe dire che il fumetto italiano si è quasi completamente e definitivamente giocato il rapporto con i propri lettori bambini e adolescenti, ormai preda e target di altri formati, altri stili, altri media, altre narrazioni.
D'altronde non c'è scritto da nessuna parte che l'Italia debba essere una grande nazione produttrice di grandi fumetti...