
Come più o meno tutte le 140.000 persone che hanno vissuto il grande rito collettivo di Lucca Comics & games e i circa 90.000 cittadini lucchesi che hanno subito o approfittato dell'evento, anch'io ho pensato e ripensato alla manifestazione e al relativo bilancio da trarre.
Questo era un post annunciato. Ma non riusciva a scaturire bene, proprio per la complessità che ormai caratterizza questo tema. Ciò nonostante non mi sono trattenuto e ho così lasciato qualche commento in giro. Sul
blog di Luca Boschi, su
quello di Roberto Recchioni e sul
forum di Comicus.
I due interventi più importanti sono però quelli di
Rinaldo Traini e
Renato Genovese, entrambi pubblicati da AfNews e appena sopra linkati. Proprio loro mi hanno finalmente dato gli spunti giusti per questo post.
Per capire la parole di Traini e Genovese occorre calarli idealmente in più contesti.
Il primo contesto è quello politico. Non parlo di destra e sinistra, ma di capacità di influire sulle situazioni, determinarle, per perseguire interessi di vario tipo. In questo senso l'attacco di Traini è ormai debole. La memoria del Salone di una volta è sempre più flebile. E l'attuale Lucca Comics & games ha stracciato ogni record precedente. I suoi numeri attuali e una migliore organizzazione rendono ogni attacco politico completamente inefficace. Senza contare che alcune vicende dell'ex editore e organizzatore hanno senza dubbio incrinato la sua reputazione personale.
Gli interessi che persegue Genovese sono quelli della città, di quella parte della città che chiede di uscire da un certo provincialismo e che ha perfettamente presente il potenziale turistico che la scenografia della città offre. Genovese porta anche avanti una propria idea di immaginario e intrattenimento, a suo modo moderna, che riesce a coniugare interessi economici e protagonismo individuale, grazie anche al valore del gioco in tutte le sue forme. Guardiamo ai cosplayer anche come una forma di gioco...
Gli interessi che serve Traini sono innanzitutto propri. Lui ritiene di avere ancora competenze e qualità da mettere a disposizione. O forse si accontenta che sia riconosciuto il lavoro svolto. E si rivolge a quell'altra parte della città che non disdegna certo i grandi eventi, ma che li vorrebbe di qualità un po' diversa, un po' meno di massa, un po' più d'elite. L'idea di fumetto di Traini vede al centro il disegno come arte e pratica artigianale che tiene insieme fumetto, satira, illustrazione, cinema d'animazione.
Genovese si rivolge al pubblico: venite e partecipate, siate protagonisti. Agli autori dice: siate disponibili.
Traini si rivolge agli autori: venite a raccontare la vostra arte. Al pubblico dice: ammirate i grandi autori.
Genovese dice alla città: datemi l'agibilità, fatemi lavorare e vi organizzerò una grande manifestazione che si sosterrà finanziariamente da sola e porterà un grande indotto.
Traini dice alla città: datemi le risorse e vi organizzerò una grande manifestazione che metterà Lucca al centro dell'attenzione internazionale, che le metterà nella storia.

Il secondo contesto è quello storico.
Nessuno può negare l'importanza che Lucca Comics ha avuto negli anni '70, sino al 1986. Ci sono dati, testimonianze, interventi, libri, fotografie, manifesti, locandine, memorie che raccontano di un grande festival di livello internazionale che ha veramente contributi a sdoganare il fumetto.
Poi, nella seconda metà degli anni '80 accade qualcosa di grave. Il rapporto tra la città e il gruppo organizzatore comincia ad incrinarsi. E' una vicenda ancora da ricostruire. Ma ricordo quanto Rinaldo Traini parlava con un certo fastidio dei "comunali". Ma ricordo anche racconti di soldi che andavano e venivano, spese strane. Lucca salta l'edizione del 1988. Allora era biennale. Si ricomincia seriamente nel 1990. Ed è una grande Lucca... Anche perché arrivata Granata Press, con Zero, i manga... I supereroi erano già tornati. Ma sono i manga a scompaginare gli equilibri. E poi le fumetterie... Arriveranno quindi anno dopo anno gli ingressi a pagamento, le edizioni semestrali, i padiglioni aggiuntivi, i cosplayer... Mentre il rapporto tra Immagine, l'associazione organizzatrice, e la città si rompe definitivamente.
Traini crea Expocartoon. Ma si porta dietro i limiti che già stava mostrando quel modello di mostra mercato, senza riuscire a ricreare più il vero Salone Internazionale dei Comics, dell'Illustrazione e del Cinema d'Animazione.
Nel frattempo il mondo cambia. Il dopo Traini non è facile. Si succedono varie gestioni e altri esperti sono chiamati a dirigere e coordinare la manifestazione. Tra questi, prima Claudio Bertieri e poi Luca Boschi, persona autorevoli e preparate, che cercano di fare convivere i valori di una manifestazione che deve essere culturale con le pressioni del mercato e degli appassionati.
Ma l'organizzazione non funziona. Le disfunzioni sono numerose e talvolta scandalose. E' un periodo da rileggere con attenzione. Ma è evidente che c'è una domanda crescente di pubblico e addetti ai lavori e una risposta non sempre puntuale in termini di servizi e programmazione artistico-culturale, pur con eventi e presenze che rimarranno nella storia.
In questo periodo nasce anche l'idea di realizzare proprio in questa città un Museo del Fumetto.
Ecco allora che l'aumentare delle opportunità mette in fibrillazione contemporaneamente una città intera e il mondo del fumetto. Trame, polemiche, sacrifici, eroismi, vigliaccherie... l'intera galleria dei possibili comportamente umani si manifesta senza portare a risultati veramente significativi e duraturi.
La città di Lucca però un colpo lo mette a segno. C'è chi mette in discussione i modi e chi gli interessi serviti. Sta di fatto che sotto la Direzione di Renato Genovese tutte le tessere del puzzle cominciano a ricomporsi. Almeno quelle della mostra mercato del fumetto. E qui è storia di oggi. La manifestazione che torna in città, un gruppo di lavoro stabile, la convinzione assoluta nella necessità di tenere insieme tutto, il dialogo con le categorie, la programmazione di medio periodo...

C'è un terzo contesto di tipo psicologico.
Traini, presumo, conosce bene le conseguenze che le sue parole possono produrre. Sa che ci sono argomenti che possono essere efficaci, magari per riaprire certe porte, accreditarsi presso certi intelocutori, richiamando alcuni valori piuttosto che altri: quelli della competenza, della memoria storica, dell'elite intelligente e titolata. C'è anche la rivalsa personale, ovviamente. La consapevolezza che una volta quel giocattolo era suo.
Anche Genovese sa cosa ha scritto. Se le avete lette, sono parole abili e dure. Gli argomenti sono vincenti, perchè si parte da una vittoria riconoscibile dai numeri. Ma Genovese deve tutelare anche un gruppo di lavoro, che negli anni ha acquisito un'identità precisa. Questa Lucca non sarebbe così senza Giovanni Russo ed Emanuele Vietina. Ma anche senza altre persone che hanno maturato competenze ed esperienze organizzative, che arrossirebbero solo per essere citate, come Cristiana, a cui dedico l'emblematica foto appena sopra.
Ma c'è il contesto psicologico delle collettività.
I discorsi di Traini, se fossero porti alle migliaia di cosplayer, giovani autori etc... susciterebbero dei buuuu fragorosi. Invece, in altri ambienti possono avere conseguenze: ridimensionare l'immagine della manifestazione, screditandone il livello, facendo leva sulla classica coppia dialettica qualità/quantità. Ecco perché la risposta di Genovese punta molto anche sui valori della qualità.
Dunque una Lucca contesa.
Dietro questi interventi simbolici, che vedono contrapporsi un certo tipo di vecchio e un certo tipo di nuovo, con il silenzio interessato dei meno vecchi e meno nuovi, ci sono temi e argomenti che interessano tutto il fumetto italiano e il suo futuro.
Perché questa contesa ideale (non entro più di tanto nel merito degli interessi reali) in realtà non esaurisce l'argomento.
La formula Lucca Comics & Games, che trova echi in molte altre manifestazioni, dimostrando di avere fatto tendenza, non è e non può essere l'unica possibile.
Richiamo proprio una frase di Renato Genovese, quando dice su AfNews:
Continuare a parlare ancora di mondo del fumetto come molti fanno, risulta oggi anacronistico e riduttivo, perchè esistono mille mondi del fumetto ed altrettanti modi di fruirlo, amarlo, distruggerlo, analizzarlo, esaltarlo o farlo a pezzi. Ed oggi è vero più che mai, perché differenze e analogie all’interno del nostro medium non sono più riconducibili a semplici “generi” più o meno standardizzati, ma a veri e propri approcci culturali differenti (metabolizzati con piena cognizione di causa o inconsapevolmente) che una comunicazione “totale” come quella contemporanea mette a disposizione di tutti gli appassionati/interessati.Lucca Comics & Games ha attuato una formula/format ormai riconoscibile.
Ma al fumetto questo non basta e non può bastare.
Non a caso ci sono Festival come
BilBolbul,
Komikazen e il recente
Streep (ma anche il nostro
Piccolo Festival del 2005) impostati diversamente e con esiti sempre più incoraggianti.
Queste manifestazioni hanno scelto di non avere la parte di mostra mercato, proprio per non essere condizionati nei contenuti artistici e culturali.
Gli unici che per il momento sembrano in grado di tenere insieme tutto sono gli amici di
Napoli Comicon, che stanno riuscendo a coniugare quasi tutti gli aspetti qui richiamati: la dimensione del gioco, il collezionismo, gli autori, gli eventi, il mercato, l'approfondimento...
Dunque, Lucca Comics & Games sicuramente migliorabile. Ma al mondo del fumetto, anzi ai mondi dei fumetti, non può bastare. Serve un "di più" diffuso, libero, all'insegna del coraggio e della sperimentazione. Un "di più" a cui per fortuna molti stanno lavorando.
Lucca richiamerebbe poi anche disamine sulle istituzioni culturali, i centri, i musei... ma questa è un'altra storia. E forse... un altro post.
ps le immagini sono meravigliose illustrazioni tratte dal blog di
Salvo D'Agostino. Una delle fortune di Lucca è anche quella di essere stata ritratta da grandi autori. Come per me lo è Salvo.