lunedì 30 novembre 2009

UN VECCHIO QUARANTENNE


... e perfino i vecchi che hanno quarant'anni.

Questa frase proviene da Emmaus, ultimo libro di Alessandro Baricco, scrittore mai letto prima. Ma ho comprato il libro d'impulso al supermercato, complici lo scarso numero di pagine e il prezzo scontato del 15%.

Non so se ho fatto bene.

Parla in prima persona un sedicenne barra diciassettenne, che forse però dice cose un po' troppo profonde e abbondanti per essere vero. Certo, alcuni aspetti della sua condizione mi consentono di riconoscermi. E forse è questa la cosa che più mi dà fastidio. E poi c'è questo stile, come dire, che salta certe punteggiature e e abbrevia le frasi saltando quelle piccole porzioni che avremmo capito lo stesso.

Tornando a quella frase, la mia nonna Giulia mi diceva che lei si sentiva nell'animo esattamente come quando era giovane, insegnandomi che si vive sempre al presente. Avendone quarantaquattro, quindi un vecchio per il protagonista del romanzo, ma sempre giovane per questa bizzarra società, la capisco sempre di più.

Il tempo dunque scorre. E c'è sempre di più da fare. Anche da imparare. Forse la mia attività politica giovanile è stata un po' prematura. Ho creduto di aver capito e quindi ho pensato che fosse il momento di agire, proclamare, spiegare.
Poi non mi sono accorto della guerra civile nella ex Jugoslavia, se non quando era quasi conclusa. Concluso il massacro e la spartizione, per la precisione.
E oggi vedo i paradossi della politica attuale, le assurdità, mentre incontro ovunque i classici che non ho letto o conosciuto all'epoca. Pittori, scrittori, studiosi, musicisti. Il mio bagaglio culturale mi appare inadeguato e limitato. Mentre diventa sempre più complesso semplicemente seguire almeno i titoli delle centinaia di uscite mensili che affollano librerie, edicole e fumetterie. Per non parlare di cinema o tv.

Con l'iniziativa a cui parteciperemo da domani a Pavia, rivolta al protagonismo giovanile, si concluderà questa lunga cavalcata autunnale che mi ha portato o riportato in parecchi luoghi fumettistici e localistici della mia attuale vita. Da giovedì si può finalmente rimettere un po' di ordine e riflettere su cosa fare nel futuro prossimo incombente.

Sono preoccupato, ma fiducioso. Fiducioso ma preoccupato.
E, forse, questo finale, l'ho già usato...


ps: A proposito, Caravaggio è morto un anno prima di diventare vecchio.

sabato 28 novembre 2009

ROBE DA SOGNO

Ogni tanto mi capita, quando dormo di notte.
Sogno fumetti che nella realtà non esistono, ma che mi danno forti emozioni nel momento in cui li scopro. Copertine meravigliose, formati e confezioni originali e accurate, stili brillanti che osano, tratti coraggiosi. Poi rimane la sensazione, appena sveglio. E sfioriscono le immagini, purtroppo...
In passato sognavo anche numeri di Tex mai usciti e che mai usciranno.
D'altronde, sono a contatto quotidiano con il fumetto e con il disegno.

Da poco ho concluso la mia partecipazione al Salone dello Studente. Con Marghe, Francy e Chiara abbiamo incontrato moltissimi studenti, bambini e ragazzi. I laboratori sono andati benone. Anche la premiazione del concorso realizzato assieme alla Polizia Locale è andata bene.
Ora mi preparo per un altro appuntamento piacevole: la presentazione del calendario Tapirulan 2010. La facciamo sempre al Cfapaz, invaso dagli autori e dai volontari di Tapirulan, tutta gente in gamba. In queste occasioni girano anche ottime torte... ;-)
Tra le immagini selezionate, mi ha colpito quella di Valeria Mutschlechner. Il tema del concorso era "robe da matti". La selezione avvenuta assume un rilievo importante, perché ha partecipato attivamente Sergio Toppi. Comunque la si possa pensare sull'esito finale, il grande Sergio Toppi ci ha regalato ancora una volta il suo gusto e la sua esperienza. E c'è solo da imparare.
Tra l'altro, penso che difficilmente sognerò fumetti inesistenti di Toppi. Perché già i suoi sono talmente originali che è impossibile che ne possa sognare altri.

venerdì 27 novembre 2009

INTRATTENIMENTO: DAMPYR E LA LEGGENDA DEL VECCHIO PONTE

Lo schema Bonelli, che prevede l'impatto emotivo dell'acquisto in edicola e la successiva lettura nei momenti personali di relax, di almeno cento pagine per volta, funziona ancora grazie a personaggi come Magico Vento e Dampyr.

Ma anche il vecchio Tex rimane sulla cresta dell'onda. Ancora una volta, parlando con i bambini durante i nostri laboratori, Tex ritorna ad essere un personaggio conosciuto, e talvolta anche letto, anche dai più piccoli. Soprattutto grazie alla ristampa di Repubblica.
L'impatto nel lungo periodo di tutte queste collane di allegati ai periodici deve ancora essere percepito. Ma una cosa comincia ad apparirmi chiara: se per i lettori appassionati le varie collane assumono il significato di pezzi del proprio vissuto personale da esporre negli scaffali di casa, per tutte quelle altre persone che se li trovano, loro malgrado, in casa, tutti questi volumi diventano qualcosa di curioso, di cui si percepisce la presenza, attirano l'attenzione e magari vengono letti o sfogliati.
Dunque, questo genere di intrattenimento, relativamente colto e tradizionalmente strutturato, sembra poter vivere almeno ancora un radioso tramonto, prima di essere definitivamente spianato dai prodotti digitali.
Così Dampyr ha ancora un suo perché e una bella nicchia di lettori premiata da storie avvincenti e disegni plausibili. Ho letto l'ultimo speciale, intitolato "La leggenda del vecchio ponte", scritto dal co-creatore della serie Mauro Boselli e disegnato da Fabio Bartolini.
Il vecchio ponte è quello di Mostar, distrutto durante l'ultima guerra civile balcanica e poi ricostruito. Nelle dinamiche dampyriane, il ponte diventa il centro di una trama vampiresca e l'occasione per i nostri eroi, Harlan Draka ed Emil Kurjak in particolare, per tornare nei posti dove sono nati.
Il fascino di questo albo sta nel rapporto con la memoria famigliare e nell'attivazione di legami di solidarietà magica e non tra i vari protagonisti della serie. Questa porzione dei balcani viene così ridotta ad uno stereotipo piacevole e suggestivo: sangue e violenza, ma anche amore e sacrificio. E come avviene nei migliori capolavori epici della letteratura di tutti i tempi, sopra e accanto alle vicende mortali si snodano quelle di essere sovraumani (e quindi a loro modo divini).
I meccanismi seriali vengono abilmente reiterati, come sempre. C'è il momento dell'annuncio e della chiamata, anche attraverso l'espediente del sogno. C'è il viaggio verso il proprio destino, momento per caratterizzare meglio i personaggi. C'è il momentaneo sopravvento dei "cattivi". C'è il provvidenziale ribaltamento di forze finale.
Essendo questo un albo "speciale", pur senza innovazioni narrative o stilistiche, ci sono rivelazioni sul passato dei nostri eroi, che fanno emozionare i lettori abituali.
Dunque, un testo abilmente organizzato da Mauro Boselli, uno dei migliori sceneggiatori seriali italiani, bonelliano alla Gian Luigi per il carattere dei personaggi, e alla Nolitta - Castelli per la quantità di informazioni che riesce a trasmettere ai lettori, su, in questo caso, usi, tradizioni, costumi, storie dei vari luoghi in cui si svolgono le avventure. Anche se tutto è proposto in modo semplificato, come è uso per questo genere.
Il disegno è variamente classificabile. E' un tratto piacevole e deciso. Una buona e doverosa dose di nero in tutte le tavole. I personaggi però tendono ad essere un po' statici. Il disegnatore è concentrato sui volti. I corpi sono meno espressivi. Funzionali ed evocativi, invece, gli ambienti, impregnati di storia e mistero. Le mille ferite della guerra diventano anche le cicatrici delle esistenze.
Insomma, una storia che consiglierei a chi vuole leggere una bella avventura horror. Il target d'età può abbassarsi anche sino agli 8, 9 anni. Mentre cercavo una cover dello speciale, mi sono imbattutto in questa recensione molto divertente....

mercoledì 25 novembre 2009

SALONE DELLO STUDENTE 2009 DI CREMONA

La foto si riferisce all'edizione 2007. Oltre a me, c'è anche Margherita alla lavagna. Quest'anno, oltre a noi due, ci sarà anche la Francy e incontreremo centinaia di bambini e ragazzini per i laboratori lampo di fumetto e per quello di caricature manga... Avremo anche uno stand, dove troverete materiali, pubblicazioni, una mostra collettiva dedicata ai nostri autori locali e soprattutto la nuova volontaria Chiara. E sabato partecipereremo alle premiazioni per il concorso "Una vignetta per la sicurezza stradale" che contribuiamo a realizzare.
Insomma, un bagno di folla e un incontro fondamentale con uno dei target principali della nostra attività.
E anche un'occasione ulteriore per capire meglio in che situazione ci troviamo...

martedì 24 novembre 2009

MINA vs LITTIZZETTO. OVVERO SAPER DIRE LE PAROLACCE.

Da La Stampa di oggi.

Nella trasmissione «Che tempo che fa», Luciana Littizzetto ha scherzato con la consueta ironia su Mina per lo spot della Barilla a cui la cantante presta la voce fuori campo. Ecco la risposta della cantante.

Io mi sono molto divertita. Essere presi in giro, anche pesantemente, da lei è una gioia perché lo fa senza il dente avvelenato. Rileva semplicemente delle evidenze sulle quali altri sorvolano o, nella migliore delle ipotesi, dissertano con una fastidiosissima seriosità fintamente divertita, tipo rimproverante predicozzo. Lei è una vera delizia. Luciana Littizzetto mi piace proprio. E mi piacciono anche i suoi vestitini. Sempre molto chic, ve ne siete accorti?

Mi piace come usa il corpo, come dondola sul precipizio della scrivania di Fazio, come entra con quella camminata che sembra voler dissacrare il suo essere donna. È una persona intelligente. Non dico è una «donna intelligente» se no l’aggettivo potrebbe sembrare, come sciaguratamente succede di solito, una gratifica natalizia. È l’unica che dice le «parolacce» esattamente come vanno dette. Con leggerezza. E intanto il senso del messaggio passa chiarissimo. L’altra sera mi ha tirato delle legnate per via della pubblicità delle farfalle, bavette, lasagne e altre deliziose paste alimentari. Ma non mi ha fatto alcun male. Come ripeto, mi ha fatto ridere, anzi riderissimo, come direbbe lei. Grande Littizzetto.

E aggiungo grande Mina! Da qui.
Mina, che tiene una rubrica fissa su La Stampa, è di Cremona! Riesce sempre a collegarsi a fatti d'attualità e a legarli, in poche righe, a riflessioni mai banali. E la copertina che apre il post non è casuale...

lunedì 23 novembre 2009

LA BELLA GENTE DI VIA IPPODROMO. A FERRARA

Avete avuto occasione di vedere le puntate di "Un giorno in pretura" dedicate al caso Aldrovandi, come consigliato? Se non avete potuto o se non avete voluto, sul blog che la famiglia del ragazzo pestato a sangue e ucciso da quattro poliziotti ha aperto trovate tutti i link necessari per vedere o rivedere la sintesi del processo di primo grado.

Viene da piangere.
Perché la realtà è di un'evidenza spaventosa. Basta vedere da una parte il cadavere, con le sue lesioni, ferite, traumi, profanazioni e dall'altra i volti dei genitori, in cerca di spiegazioni, in cerca di giustizia.

Il ragazzo è stato fermato per un controllo e poi è scattato qualcosa di bestiale. Che sia stato un eccesso di forza o peggio una violenza razionale, sta di fatto che il ragazzo è morto per quelle percosse. Sono addirittura stati rotti due manganelli, durante la collutazione.

Non sono molto stupito dalle testimonianze dei poliziotti, che negano, anche oltre il buon senso, gli atti commessi. Certo mi dispiace. Tra l'altro siamo in un paese indicato come cattolico. Chissà che almeno durante la confessione abbiamo ammesso qualcosa, sempre che siano credenti e praticanti.

Sono rimasto, anzi siamo rimasti allibiti dalle testimonianze rese dagli abitanti della zona di Via Ippodromo. Giustamente la famiglia ha cominciato a cercare nella zona persone che potessero aver sentito le probabili urla o magari addirittura assistito ai fatti. Con pazienza e fatica sono saltate fuori circostanze, frasi sentite, gesti visti da persone diverse e piuttosto convergenti.

Nel corso del processo hanno quasi tutti ritrattato...
Persino un anziano signore che aveva addirittura telefonato a "Chi l'ha visto" fornendo un resoconto piuttosto convincente dell'accaduto. Questo signore era in zona perché, causa rapporti matrimoniali non possibili, per appartarsi con un amico e fare un po' di sesso da sporcaccioni.
Beh, questo brillante signore ha ritenuto di ritrattare la sua testimonianza, eccezion fatta per le sporcaccionate fatte con il suo caro amichetto. Oh... insomma, se la moglie non poteva essere disponibile... ecchediamine... un buco vale l'altro, no?!

Altre persone hanno modificato le dichiarazioni rese, o le hanno minimizzate o alleggerite.
Fantastica una signora, offesissima perché le sue confidenze sul caso, rivelate ad un'amica, erano arrivate alla famiglia, che ovviamente l'aveva contattata per ottenere la testimonianza. Questa signora era nera di rabbia, perché finché c'era da vantarsi di sapere andava tutto bene, ma quando si è trattato di fare il proprio dovere... Beh, se ho capito bene, proprio questa signora alla fine ha confermato alcune cose decisive. Certo più per l'orgoglio di non essere smentita che per civismo...

Insomma, si idealizza la gente, il popolo. Una categoria ideale e ideologica in pratica di pura fantasia. Ci sono invece le storie individuali delle persone, con le loro vigliaccherie tremebonde o le loro coscienze coraggiose, da apprezzare e riconoscere caso per caso.

In questo caso, la più coraggiosa è stata una donna camerunense, che forse era anche quella che aveva più da perdere.

ps: la foto viene dal giornale La Nuova Ferrara.

venerdì 20 novembre 2009

TUROOON, TURAAAS E TETTAAAS....

... che per l'esattezza vuol dire Torrone, Torrazzo e tettazzo...! Cioè le tre "T" di Cremona. La quarta è Tognazzi, Ugo, il mitico attore ed appassionato di gastronomia.
Nel segno di Tognazzi, Ugo, anch'io sono ampiamente sensibile al richiamo del buon cibo, dei dolci sopraffini... e in questo week end c'è a Cremona la Festa del Torrone, con una vera e propria invasione dolciaria da tutta Italia.
Infatti, questo squisitissimo dolce non è esclusivo patrimoni della mia città. Ma ne esistono tante altre versioni, come quello sardo o come quello prodotto a Benevento.
Insomma, se amate i dolci buoni, venite a Cremona e non ve ne pentirete!
I vari stand sono all'aperto, collocati in mini baite prefabbricate.

Inoltre, c'è il CFapaz...!
Esibizioni di autori sabato pomeriggio, domani dalle 15.00 alle 18.00, con disegni dal vivo! La nostra Francy, Marco Morandi (una presenza "live" rara e pregiata), nomi meno noti ma più che validi come Vera e Alberto, la Marghe (autrice di vignette che spopolano in tutti i concorsi nazionali) e poi sei giovanissimi virgulti della nostra under 18, dei nostri corsi di fumetto.
E poi laboratori sabato pomeriggio e domenica mattina, presso la sala dello Spazio Comune, in Piazza Stradivari.

Insomma, venite a trovarci! Potrete vedere tutto questo e anche il sottoscritto che mangerà tutte le specie di torrone a disposizione!

ps Abbiamo fatto anche la mascotte, che vedete nel disegno! L'abbiamo elaborata assieme alla Marghe, la Francy l'ha realizzata artisticamente e a me è venuto in mente il nome... Cremoncino! Che non vedo l'ora di papparmelo!!!

mercoledì 18 novembre 2009

UN INTERVENTO DEL CFAPAZ SU ACCORDO MUF-FONDAZIONE

Oggi pomeriggio, il Cfapaz ha diffuso un intervento sull'accordo che lo scorso primo agosto Museo del Fumetto di Lucca e Fondazione Fossati hanno stipulato per realizzare un centro di documentazione.
Conosco bene il tema trattato nell'intervento, che ho scritto a quattro mani con Andrea Brusoni.
In particolare, una frase di Angelo Nencetti, Direttore della struttura lucchese, ci ha spinto a scrivere. La gestazione di questo intervento è stata lunga. E, a dire il vero, avremmo voluto diffonderlo già prima di Lucca Comics, anche per creare maggiore dibattito e magari confrontarci con i diretti interessati. A questo scopo avevamo contattato Fumo di China per vericare la possibilità di pubblicare per tempo l'intervento. Ma non avevano spazio disponibile. Abbiamo così rimandato la diffusione dell'intervento, che abbiamo poi ulteriormente ritoccato.

Afnews ha immediatamente messo on line il testo. Ma ha messo l'accento sull'aspetto "polemico" di questa presa di posizione, che in realtà vuole certo puntualizzare, ma anche valorizzare e suscitare dibattito.
Sarà interessante verificare le reazioni ad un testo che non è certo offensivo. Il timore è che possa venire accolto come una specie di "lesa maestà". Senza contare che, come noto, la Lucca fumettistica è pervasa da correnti e fratture interne. Il rischio è che le nostre parole siano lette secondo le dinamiche interne cittadine. Eppure quelle parole non hanno altri significati che quelli evidenti dalla loro lettura.
Il punto vero è, ancora una volta, se si vogliono fare le cose seriamente o no.

Ma ecco, l'intervento.
Buona lettura.

PROMUOVERE LA CULTURA DEL FUMETTO IN ITALIA

INTERVENTO PUBBLICO A PROPOSITO DI MUSEI E CENTRI NAZIONALI DEL FUMETTO

Il punto di vista del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, in occasione dell'accordo stipulato tra Fondazione Franco Fossati e Museo del Fumetto di Lucca (MUF) per la realizzazione di un Centro Nazionale di Documentazione

Lo scorso primo agosto, le testate locali lucchesi, subito seguite da quelle specializzate, hanno dato la notizia della stipula di un "accordo di cooperazione culturale, educativa e scientifica", (citiamo in corsivo da loschermo.it) tra Museo del Fumetto di Lucca (MUF) e Fondazione Franco Fossati “che nei fatti si traduce nella nascita di un "Centro nazionale sulla comunicazione per immagini" che finalmente porterà anche alla costituzione di un "Centro nazionale di documentazione sul fumetto e l'immagine".

Non possiamo che accogliere con interesse un annuncio che sembra soddisfare un'esigenza sentita dagli appassionati e dagli addetti ai lavori. Sono ormai molti anni che si parla di Musei dedicati al fumetto. E proprio la città di Lucca si è più volte attivata in questa direzione, con diversi progetti avviati, anche se rimasti incompiuti o ancora in corso di realizzazione. Ogni sforzo in questa direzione merita incoraggiamento, considerando le numerose difficoltà. Infatti, strutture di questo genere possono sorgere solo se sussistono determinate condizioni:

  • un progetto di caratura internazionale, coerente nelle finalità e nell'impostazione scientifica;

  • risorse e competenze adeguate;

  • programmazione di lungo periodo;

  • compatibilità sociale ed economica con le comunità territoriali;

  • inserimento della struttura in reti e/o sistemi;

  • sostegno convinto da parte di tutti gli attori coinvolti, dal livello politico-amministrativo a quello di settore.

Fino ad oggi, queste condizioni non si sono mai avverate insieme, pur in presenza di diverse esperienze che meriterebbero maggiore attenzione e considerazione. Potrebbe essere il caso, per esempio, proprio del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, struttura che ha iniziato la sua attività nel 1988 e che produce iniziative e pubblicazioni ed eroga servizi. Il Centro ha una doppia connotazione: territoriale, per quanto riguarda gli aspetti dell'aggregazione e della promozione del protagonismo giovanile, e nazionale se consideriamo il livello culturale e artistico delle tante iniziative. Da Schizzo, che ha pubblicato o lanciato più di duecento autori (basta scorrere i cataloghi di editori come Coconino, Kappa Edizioni e Black Velvet) e numerosi e noti addetti ai lavori, alle numerose mostre, incontri, convegni, concorsi, workshop, corsi, pubblicazioni e collaborazioni di ogni tipo con enti e associazioni di ogni livello (enti locali, università, fiere e manifestazioni, biblioteche, case editrici etc.).


Vogliamo attirare l'attenzione in particolare su uno dei servizi che maggiormente connotano e qualificano il Centro Fumetto “Andrea Pazienza”: il servizio Biblioteca.

La raccolta posseduta consiste in circa 45.000 documenti suddivisi in titoli e fascicoli periodici e titoli monografici. Certamente non è l'unica raccolta tematica esistente sul territorio nazionale. Però è l'unica catalogata in rispetto alle norme bibliografiche correnti, oltre ad essere fruibile attraverso l'apposito O.P.A.C. (il catalogo on line delle biblioteche, il nostro è consultabile da anni all'indirizzo http://opac-cfapaz.org ). Per i non addetti ai lavori, informiamo che si tratta di un lavoro imponente, che ha richiesto migliaia di ore di lavoro prestate da catalogatori professionisti, che abbiamo potuto incaricare anche grazie a contributi della Regione Lombardia, che ha approvato i nostri progetti entrando anche nel merito della loro impostazione tecnica e catalografica. Questo lavoro è stato seguito con una supervisione attenta e capillare, che ha spesso richiesto decisioni innovative rispetto a problematiche mai affrontate prima nel settore della catalogazione, dato che i libri e le riviste a fumetti sono in molti casi impostate diversamente dagli altri prodotti dell'editoria.


In questo ambito, il Cfapaz ha acquisito competenze uniche nel settore di riferimento, competenze che fino ad oggi è stato possibile condividere in occasione di corsi di formazione per bibliotecari. Competenze, però, rispetto alle quali il settore del fumetto ha prestato un'attenzione decisamente scarsa. Eppure, nel mondo della comunicazione digitale, è indispensabile saper organizzare e rendere accessibile i dati bibliografici delle opere a fumetti, che, nel loro insieme, rappresentano una fetta significativa della cultura moderna.

Inoltre, il Cfapaz ha raccolto nel corso della sua attività una mole piuttosto consistente di documenti cartacei e non, di altra natura, prodotti in occasione delle iniziative più disparate. La priorità assegnata alla catalogazione libraria ha impedito sino ad oggi di investire sull'archivio documentale, pur avendo idee e competenze da spendere anche in questo ambito particolare. Ma il materiale c'è ed è conservato, in attesa che arrivi anche il suo momento.


Un archivio che invece è stato effettivamente realizzato ed è a disposizione di tutti è quello dedicato ad Andrea Pazienza, la cui documentazione consente di avere una visione d'insieme del noto autore.

Una volta condiviso, per sommi capi, il nostro percorso specialistico, non certo ignoto ai più, si può capire come siamo rimasti stupiti dal leggere la dichiarazione rilasciata da Angelo Nencetti, attuale responsabile del MUF: “Del resto per la costituzione di questo Centro sono state coinvolte le uniche due realtà capaci di mettere in gioco conoscenze, competenze, materiali, archiviazione e documentazione di un patrimonio che dev'essere alla portata di tutti.”


Spiace presentarsi come “non invitati”, ma ci sembra doveroso sottolineare che:

  1. MUF e Fondazione Fossati non sono le uniche realtà italiane capaci di mettere in gioco conoscenze e competenze nell'ambito.

  2. A proposito di “patrimoni alla portata di tutti”, il nostro lo è effettivamente. Sia per le richieste on line, tramite il già citato O.P.A.C., sia per le ricerche eseguite presso la nostra sede, dove gli utenti trovano disponibile e accessibile tutto il materiale posseduto. Oltre ai lettori di storie a fumetti, ne beneficiano tutti coloro che svolgono ricerche specialistiche e tesi di laurea, sia triennali che del biennio conclusivo, vecchio e nuovo ordinamento. Sono più di centocinquanta gli utenti universitari registrati fino ad oggi. E il fondo tesi possiede altrettante pubblicazioni. Anche questo ci sembra che dovrebbe essere un merito maggiormente riconosciuto.

  3. Ci chiediamo, aldilà dell'accordo stipulato, quale sia il progetto scientifico in campo, se esiste un cronoprogramma dei lavori, se sono già state stanziate risorse effettive, quali saranno le professionalità incaricate. Il testo dell'accordo pubblicato in esclusiva da loschermo.it ci sembra ancora vago su questi aspetti, che sono in realtà indispensabili per verificare la serietà e le reali possibilità di attuazione del progetto.

La nostra sensazione, conoscendo la complessità dell'argomento per esperienza diretta, è che il percorso sia ancora all'inizio.

Ci piacerebbe avere l'occasione per poter fornire il nostro contributo costruttivo per realizzare una struttura nazionale, effettivamente dotata delle competenze necessarie, che sappia rispondere alle esigenze degli appassionati e degli addetti ai lavori, che sia in grado di promuovere la cultura del fumetto, e soprattutto capace di operare in un'ottica di rete.


Ci dispiacerebbe invece assistere ad un'infantile corsa a chi fa per primo il centro nazionale più bello (e magari più inutile). In questo caso ci riserveremmo il comodo ruolo di osservatori critici, comunque consapevoli che qualcosa di importante, vero, vissuto, frequentato e utile, noi l'abbiamo già realizzato ed è operativo da più di ventuno anni, sia a livello locale che nazionale: si chiama Centro Fumetto “Andrea Pazienza”.


Il Presidente

Andrea Brusoni


Il Coordinatore

Michele Ginevra


Cremona, novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

LETTERATURA: LA SIGNORINA ELSE DI MANUELE FIOR

Sempre l'influenza che vi dicevo, mi ha permesso di leggere anche la Signorina Else, di Manuele Fior. In Francia per Delcourt e in Italia per Coconino Press.
Un altro tassello, come Fuori Bordo. In questo caso, l'autore ha realizzato una trasposizione "dall'omonimo romanzo di Arthur Schnitzler", come recita il motto che accompagna l'uscita del libro. Non ho letto l'opera originaria. Ma ho letto "Doppio sogno", da cui fu tratto "Eyes wide shut" di Kubrik. Un romanzo molto bello, probabilmente più significativo del film successivo.
Presumo quindi che Manuele Fior abbia fatto uno splendido lavoro di adattamento e ricostruzione. Le pagine iniziali sembrano realizzate come avrebbero potuto esserlo se fossero state disegnate all'epoca. Le successive ovviamente no. La tavola ha un montaggio moderno, pur se composte da vignette didascaliche. Omaggi e citazioni sono ampiamente espliciti e mi sembrano la cosa meno importante, anche se ovviamente diventano una mano tesa per quei lettori che provengono da altre esperienze di lettura.

Sono invece due gli spunti che mi intrigano.
Il tema è piccolo borghese. Nonostante le grandi attenzioni dei genitori di oggi per i figli di oggi, magari non sempre ricambiate, trovo ancora delle sintonie nel malessere espresso dalla protagonista, allora certamente senza via d'uscita.
Ma c'è anche la scelta dell'autore, Manuele, di misurarsi con quell'opera di tanto tempo fa. E lo fa con un nuovo stile, delicato, elegante, meravigliosamente scorrevole, nonostante le complesse scelte a monte. E come se Manuele contribuisse a creare un classico. Anzi, a ricostruire un classico che non ci poteva essere, ma che ci viene utile per radicare ancora meglio il fumetto nella letteratura contemporanea.
La Signorina Else nasce già come classico, come riferimento obbligato per tanti lavori usciti successivamente.
I meriti sono da suddividere tra l'autore, uno dei migliori autori europei in circolazione, e un contesto favorevole alla realizzazione di questo tipo di opere.

Ne servono ancora.

lunedì 16 novembre 2009

LETTERATURA: FUORI BORDO DI PIERO MACOLA

Alla fine si paga sempre quando si fa i gradassi... Abbraccia di qua, abbraccia di là... La mia influenza me la sono beccata anch'io. Stoppato per 4 giorni, di cui tre praticamente festivi... (venerdì era festa del patrono a Cremona). Febbre solo il primo giorno. I successivi a scatarrare e a superare un po' di mal di testa e alle articolazioni.

Così, oltre a stare di più in famiglia, che è sempre molto stupendo, ho anche avuto più tempo per leggere gli acquisti lucchesi.
Per esempio "Fuori bordo", di Piero Macola per Coconino.
Una storia comune di un giovane che vuole pescare in proprio, nonostante il monopolio recente imposto dalle multinazionali. Una storia di miserie, sogni, frustrazioni, ignoranza, solidarietà, egoismo e globalizzazione.
L'ennesimo piccolo capolavoro realizzato da un fumettista, italiano in questo caso, che contribuisce a rappresentare il contemporaneo.

Un domani, per capire questi ultimi venticinque anni, sarà necessario rileggere anche fumetti come questi. C'è il racconto, ci sono i personaggi, c'è la vita e c'è anche l'estro del disegnatore, il gusto dell'artista.
Certo, questa opera è stata aiutata da finanziamenti pubblici. Francesi, non certo italiani.
Però va dà merito ancora una volta a Coconino Press che riesce sempre a stupirci, con libri come questo, che arrivano e si impongono come tessere indispensabili per ricomporre il puzzle.

Dedico idealmente, senza dirglielo, questo libro a Chiara O., che comincia oggi la sua avventura di volontaria del Servizio Civile proprio presso il Centro Fumetto "Andrea Pazienza. Glielo dirò quando l'avrà letto.

sabato 14 novembre 2009

UNA RIFLESSIONE CHE CONDIVIDO



Stiamo tornando indietro?
Nel 1988 avevo già risolto i miei problemi con la fede. Ne ero definitivamente uscito. In quell'anno, Natalia Ginzburg interviene sul tema dei giorni scorsi, spendendo parole che condivido. Togliere il crocifisso dalle scuole con una sentenza, pur essendo una decisione legalmente corretta, è sbagliato quanto imporlo indiscriminatamente.
Ogni comunità deve regolarsi in merito, così come ogni persona.
Questo intervento è citato da chi contesta la sentenza della Corte Europea. Ma va molto più in profondità, più di quanto molti oppositori si sono accorti.
In ogni caso, le parole di ieri valgono ancora oggi più che mai.


Non togliete quel crocifisso, è il segno del dolore umano
di Natalia Ginzburg
L'Unità, 25 marzo 1988

Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso. La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe. Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese. Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza.I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla. E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato. Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti. Non può essere obbligatorio appenderlo. Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo. Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole.Dovrebbe essere una libera scelta. Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini. Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire. Il crocifisso in classe non può essere altro che l'espressione di un desiderio. I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati. L'ora di religione è una prepotenza politica. E' una lezione. Vi si spendono delle parole. La scuola è di tutti, cattolici e non cattolici. Perché vi si deve insegnare la religione cattolica? Ma il crocifisso non insegna nulla. Tace. L'ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell'ora e quelli che si alzano e se ne vanno. Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E' l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo forse smettere di dire così?Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E' muto e silenzioso. C'è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati.Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l'idea di Dio ma conserva l'idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine. E' vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini.E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell'indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l'esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati". Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l'integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri.

martedì 10 novembre 2009

LUCCA 9: DELLA LUCCA CONTESA. OVVERO TRAINI VS GENOVESE. OVVERO, ANDARE OLTRE.

Come più o meno tutte le 140.000 persone che hanno vissuto il grande rito collettivo di Lucca Comics & games e i circa 90.000 cittadini lucchesi che hanno subito o approfittato dell'evento, anch'io ho pensato e ripensato alla manifestazione e al relativo bilancio da trarre.

Questo era un post annunciato. Ma non riusciva a scaturire bene, proprio per la complessità che ormai caratterizza questo tema. Ciò nonostante non mi sono trattenuto e ho così lasciato qualche commento in giro. Sul blog di Luca Boschi, su quello di Roberto Recchioni e sul forum di Comicus.

I due interventi più importanti sono però quelli di Rinaldo Traini e Renato Genovese, entrambi pubblicati da AfNews e appena sopra linkati. Proprio loro mi hanno finalmente dato gli spunti giusti per questo post.

Per capire la parole di Traini e Genovese occorre calarli idealmente in più contesti.

Il primo contesto è quello politico. Non parlo di destra e sinistra, ma di capacità di influire sulle situazioni, determinarle, per perseguire interessi di vario tipo. In questo senso l'attacco di Traini è ormai debole. La memoria del Salone di una volta è sempre più flebile. E l'attuale Lucca Comics & games ha stracciato ogni record precedente. I suoi numeri attuali e una migliore organizzazione rendono ogni attacco politico completamente inefficace. Senza contare che alcune vicende dell'ex editore e organizzatore hanno senza dubbio incrinato la sua reputazione personale.
Gli interessi che persegue Genovese sono quelli della città, di quella parte della città che chiede di uscire da un certo provincialismo e che ha perfettamente presente il potenziale turistico che la scenografia della città offre. Genovese porta anche avanti una propria idea di immaginario e intrattenimento, a suo modo moderna, che riesce a coniugare interessi economici e protagonismo individuale, grazie anche al valore del gioco in tutte le sue forme. Guardiamo ai cosplayer anche come una forma di gioco...
Gli interessi che serve Traini sono innanzitutto propri. Lui ritiene di avere ancora competenze e qualità da mettere a disposizione. O forse si accontenta che sia riconosciuto il lavoro svolto. E si rivolge a quell'altra parte della città che non disdegna certo i grandi eventi, ma che li vorrebbe di qualità un po' diversa, un po' meno di massa, un po' più d'elite. L'idea di fumetto di Traini vede al centro il disegno come arte e pratica artigianale che tiene insieme fumetto, satira, illustrazione, cinema d'animazione.

Genovese si rivolge al pubblico: venite e partecipate, siate protagonisti. Agli autori dice: siate disponibili.
Traini si rivolge agli autori: venite a raccontare la vostra arte. Al pubblico dice: ammirate i grandi autori.

Genovese dice alla città: datemi l'agibilità, fatemi lavorare e vi organizzerò una grande manifestazione che si sosterrà finanziariamente da sola e porterà un grande indotto.
Traini dice alla città: datemi le risorse e vi organizzerò una grande manifestazione che metterà Lucca al centro dell'attenzione internazionale, che le metterà nella storia.

Il secondo contesto è quello storico.
Nessuno può negare l'importanza che Lucca Comics ha avuto negli anni '70, sino al 1986. Ci sono dati, testimonianze, interventi, libri, fotografie, manifesti, locandine, memorie che raccontano di un grande festival di livello internazionale che ha veramente contributi a sdoganare il fumetto.

Poi, nella seconda metà degli anni '80 accade qualcosa di grave. Il rapporto tra la città e il gruppo organizzatore comincia ad incrinarsi. E' una vicenda ancora da ricostruire. Ma ricordo quanto Rinaldo Traini parlava con un certo fastidio dei "comunali". Ma ricordo anche racconti di soldi che andavano e venivano, spese strane. Lucca salta l'edizione del 1988. Allora era biennale. Si ricomincia seriamente nel 1990. Ed è una grande Lucca... Anche perché arrivata Granata Press, con Zero, i manga... I supereroi erano già tornati. Ma sono i manga a scompaginare gli equilibri. E poi le fumetterie... Arriveranno quindi anno dopo anno gli ingressi a pagamento, le edizioni semestrali, i padiglioni aggiuntivi, i cosplayer... Mentre il rapporto tra Immagine, l'associazione organizzatrice, e la città si rompe definitivamente.

Traini crea Expocartoon. Ma si porta dietro i limiti che già stava mostrando quel modello di mostra mercato, senza riuscire a ricreare più il vero Salone Internazionale dei Comics, dell'Illustrazione e del Cinema d'Animazione.

Nel frattempo il mondo cambia. Il dopo Traini non è facile. Si succedono varie gestioni e altri esperti sono chiamati a dirigere e coordinare la manifestazione. Tra questi, prima Claudio Bertieri e poi Luca Boschi, persona autorevoli e preparate, che cercano di fare convivere i valori di una manifestazione che deve essere culturale con le pressioni del mercato e degli appassionati.
Ma l'organizzazione non funziona. Le disfunzioni sono numerose e talvolta scandalose. E' un periodo da rileggere con attenzione. Ma è evidente che c'è una domanda crescente di pubblico e addetti ai lavori e una risposta non sempre puntuale in termini di servizi e programmazione artistico-culturale, pur con eventi e presenze che rimarranno nella storia.
In questo periodo nasce anche l'idea di realizzare proprio in questa città un Museo del Fumetto.

Ecco allora che l'aumentare delle opportunità mette in fibrillazione contemporaneamente una città intera e il mondo del fumetto. Trame, polemiche, sacrifici, eroismi, vigliaccherie... l'intera galleria dei possibili comportamente umani si manifesta senza portare a risultati veramente significativi e duraturi.

La città di Lucca però un colpo lo mette a segno. C'è chi mette in discussione i modi e chi gli interessi serviti. Sta di fatto che sotto la Direzione di Renato Genovese tutte le tessere del puzzle cominciano a ricomporsi. Almeno quelle della mostra mercato del fumetto. E qui è storia di oggi. La manifestazione che torna in città, un gruppo di lavoro stabile, la convinzione assoluta nella necessità di tenere insieme tutto, il dialogo con le categorie, la programmazione di medio periodo...
C'è un terzo contesto di tipo psicologico.
Traini, presumo, conosce bene le conseguenze che le sue parole possono produrre. Sa che ci sono argomenti che possono essere efficaci, magari per riaprire certe porte, accreditarsi presso certi intelocutori, richiamando alcuni valori piuttosto che altri: quelli della competenza, della memoria storica, dell'elite intelligente e titolata. C'è anche la rivalsa personale, ovviamente. La consapevolezza che una volta quel giocattolo era suo.
Anche Genovese sa cosa ha scritto. Se le avete lette, sono parole abili e dure. Gli argomenti sono vincenti, perchè si parte da una vittoria riconoscibile dai numeri. Ma Genovese deve tutelare anche un gruppo di lavoro, che negli anni ha acquisito un'identità precisa. Questa Lucca non sarebbe così senza Giovanni Russo ed Emanuele Vietina. Ma anche senza altre persone che hanno maturato competenze ed esperienze organizzative, che arrossirebbero solo per essere citate, come Cristiana, a cui dedico l'emblematica foto appena sopra.
Ma c'è il contesto psicologico delle collettività.
I discorsi di Traini, se fossero porti alle migliaia di cosplayer, giovani autori etc... susciterebbero dei buuuu fragorosi. Invece, in altri ambienti possono avere conseguenze: ridimensionare l'immagine della manifestazione, screditandone il livello, facendo leva sulla classica coppia dialettica qualità/quantità. Ecco perché la risposta di Genovese punta molto anche sui valori della qualità.

Dunque una Lucca contesa.
Dietro questi interventi simbolici, che vedono contrapporsi un certo tipo di vecchio e un certo tipo di nuovo, con il silenzio interessato dei meno vecchi e meno nuovi, ci sono temi e argomenti che interessano tutto il fumetto italiano e il suo futuro.

Perché questa contesa ideale (non entro più di tanto nel merito degli interessi reali) in realtà non esaurisce l'argomento.

La formula Lucca Comics & Games, che trova echi in molte altre manifestazioni, dimostrando di avere fatto tendenza, non è e non può essere l'unica possibile.

Richiamo proprio una frase di Renato Genovese, quando dice su AfNews:
Continuare a parlare ancora di mondo del fumetto come molti fanno, risulta oggi anacronistico e riduttivo, perchè esistono mille mondi del fumetto ed altrettanti modi di fruirlo, amarlo, distruggerlo, analizzarlo, esaltarlo o farlo a pezzi. Ed oggi è vero più che mai, perché differenze e analogie all’interno del nostro medium non sono più riconducibili a semplici “generi” più o meno standardizzati, ma a veri e propri approcci culturali differenti (metabolizzati con piena cognizione di causa o inconsapevolmente) che una comunicazione “totale” come quella contemporanea mette a disposizione di tutti gli appassionati/interessati.

Lucca Comics & Games ha attuato una formula/format ormai riconoscibile.
Ma al fumetto questo non basta e non può bastare.
Non a caso ci sono Festival come BilBolbul, Komikazen e il recente Streep (ma anche il nostro Piccolo Festival del 2005) impostati diversamente e con esiti sempre più incoraggianti.
Queste manifestazioni hanno scelto di non avere la parte di mostra mercato, proprio per non essere condizionati nei contenuti artistici e culturali.

Gli unici che per il momento sembrano in grado di tenere insieme tutto sono gli amici di Napoli Comicon, che stanno riuscendo a coniugare quasi tutti gli aspetti qui richiamati: la dimensione del gioco, il collezionismo, gli autori, gli eventi, il mercato, l'approfondimento...

Dunque, Lucca Comics & Games sicuramente migliorabile. Ma al mondo del fumetto, anzi ai mondi dei fumetti, non può bastare. Serve un "di più" diffuso, libero, all'insegna del coraggio e della sperimentazione. Un "di più" a cui per fortuna molti stanno lavorando.

Lucca richiamerebbe poi anche disamine sulle istituzioni culturali, i centri, i musei... ma questa è un'altra storia. E forse... un altro post.


ps le immagini sono meravigliose illustrazioni tratte dal blog di Salvo D'Agostino. Una delle fortune di Lucca è anche quella di essere stata ritratta da grandi autori. Come per me lo è Salvo.

domenica 8 novembre 2009

UNA NOTTE A FERRARA. COME TANTE ALTRE NOTTI. COME TANTE ALTRE VOLTE.

Sabato sera, girando tra i canali di mezzanotte, capitiamo su Un Giorno in pretura, storico programma di RaiTre che da decenni entra nelle aule dei tribunali italiani e ne documenta i processi. La puntata era dedicata al caso Aldrovandi, un ragazzo di Ferrara massacrato di botte, alcuni anni fa, il 25 settembre 2005, da un gruppo di poliziotti che l'avevano fermato di notte per accertamenti. Classificato come drogato, è stato pestato a sangue ed è morto.
Solo che questo ragazzo non era un tossico all'ultimo stadio. Oltretutto aveva ed ha una famiglia che si è battuta con grande dignità e coraggio per la ricerca della verità. Così la vicenda non è stata rimossa, come forse è accaduto e accade per altre simili.

Conoscevo questa storia, sia perché ne avevo sentito parlare, sia perché l'amico Alessio Spataro e il giornalista Checchino Antonini l'hanno raccontata in un loro libro a fumetti intitolato "Zona del silenzio".
Un libro importante per due motivi: per il senso civico dimostrato dagli autori nel volersi esporre per una vicenda del genere, e per la raffigurazione sincera di una certa sinistra italiana, rappresentata nelle sue grandezze e piccolezze, velleità e valori. Ce ne sarebbe un terzo di motivo, ma non mi sembra il caso per questa volta.

Ci siamo quindi fermati sulla tramissione di RaiTre. Il montaggio della puntata giustapponeva le varie testimonianze rese dai genitori del ragazzo, dallo zio, e dal personale della questura, seguendo la cronologia degli eventi. La situazione ricostruiva in quel momento le modalità con cui la questura avvisò la famiglia.
Il semplice resoconto degli imbarazzi, dei silenzi, dei ritardi e delle bugie rese in quella situazione dai presunti servitori dello Stato basta a condannare senza appello i responsabili di quel massacro e tutti i vigliacchi e gli ipocriti che non hanno fatto il loro dovere.
Il racconto dei genitori ci ha spezzato il cuore sabato sera.

Il resoconto televisivo del processo non è finito. Era la seconda puntata. La prima il 31 ottobre. E ce ne saranno altre due i prossimi sabati.
Solo ascoltando si può prendere coscienza della gravità e del significato di quanto accaduto.
E noi saremo sicuramente presenti.

Queste puntate vanno in onda mentre gli eventi si ripetono con la morte di un altro ragazzo a Roma. Questa volta giornali e Tv stanno seguendo l'accaduto. Questa volta, la zona del silenzio non è stata recintata in tempo.

E a quasi diecimila kilometri di distanza, Yoani Sanchez, una blogger cubana grida il suo sdegno per il pestaggio subito da uomini vestiti di nero, che l'hanno punita per le sue idee, in quella Cuba che doveva essere la realizzazione dell'utopia socialista.

Sono cose che accadono praticamente in tutto il mondo, tutti i giorni.
Sono le modalità con cui il potere agisce. Qualche volta direttamente, con ordini precisi dall'alto. Come per Yoani Sanchez o per la giornalista Anna Politoskaja. Sono partite grosse e si muovono direttamente i pezzi da novanta.

Per Stefano Cucchi e per Federico Aldrovandi invece è come se fosse scattato un meccanismo interiore, un riflesso istantaneo, che ha consentito a persone in divisa, senza mandanti, di propria iniziativa, di infierire sul corpo di un'altra persona, sino a farla morire. Senza sentire il peso di responsabilità. Senza sensi di colpa. Senza forse neanche il bisogno di confessarsi.

Reagire a queste notizie con la violenza non solo è sbagliato ma potrebbe non essere la cosa peggiore.
Rimanere nell'indifferenza avrebbe il significato di una sostanziale condivisione di responsabilità di tutta la comunità. E' importante invece che ci sia ancora un'opinione pubblica capace di sdegnarsi per eventi che mettono pesantemente in dubbio l'esistenza di uno stato di diritto.

Dunque informiamoci e abbiamo il coraggio di sentire queste voci.
Quella della madre che consegna ad un blog aperto apposta la sua prima testimonianza. Subito commentata da centinaia e centinaia di interventi.
E quelle di tutti i protagonisti raccolte e organizzate nei due luoghi simbolici di questa vicenda: l'aula del tribunale e lo schermo televisivo.

sabato 7 novembre 2009

LUCCA 8: VITA NOTTURNA ESAGERATAMENTE, SMODERATAMENTE, INCREDIBILMENTE, FUORIDITESTAMENTE TRASGRESSIVA. ANZI TRASGRESSIVISSIMA!

Sarò ingenuo, ma ho la netta impressione che il tasso di trasgressività sessuale e comportamentale del mondo del fumetto sia notevolmente basso. A meno che tutto accada senza che nessuno mi avverta. D'altronde, anche se lo sapessi... Mi limiterei ad un paterno "mi raccomando! non esagerate! la salute...!".
Insomma, mi sa che sono tutti bravi ragazzi, intendo gli under 45 del fumetto, che fanno quello che devono fare senza commettere troppe cavolate. Su gli altri invece non garantisco!

Sta di fatto che venerdì 31 ottobre, si è potuto passare una bella seratina.
Infatti, dopo la cenetta da Leo, siamo andati a Teatro a vedere e ascolarte il crossover tra il duo Pagani - Caluri e il super gruppo turbo rock folk dei Bailam.
Nei Bailam c'è l'autore e amico Laca, che è quello ricciolo che fa l'amore con la fisarmonica, nelle foto che chiudono il post. E che pubblica Rebuffi. E che sta preparando una cosetta gustosa su Diabolik. E che mi ha procurato rosso e bianco biologico, con tanto di etichetta di Pugacioff!!

Lo spettacolo è stato veramente piacevole.
Peccato che da seduti non si potesse ballare.
Ma c'era anche la parte pseudo teatrale, lo sgangherato bi-monologo di Pagani e Caluri, teatralmente indifendibile ma divertente alla grande. Anche perché siamo in toscana. E solo in toscana è possibile ascoltare una tale mole di scurrilità satiriche sulla Chiesa, rimanendo sereni e composti (beh insomma... più o meno) rimanendo saldi nelle proprie convinzioni. Forse perché il bersaglio è l'istituzione e non la religiosità vera.
Sarà quindi l'accento regionale... sarà la volgarità al limite del parossismo... sarà quella logica ferrea e inesorabile per cui tutto finisce 'a 'ulo... Sarà quel che sarà... sta di fatto che si ride e che un evento del genere trova posto senza problemi nel programma generale della manifestazione.
Altrove uno spettacolo del genere sarebbe impossibile e verrebbe vissuto semplicemente come uno scandalo.

Tutti contenti ci siamo quindi spostati verso la festa dei trent'anni della Scuola Internazionale dei Comics di Firenze, al Girovita (ricordo che siamo a Lucca, precisiamo!!).
Pienone bestiale.
E la foto in apertura post vuole essere un omaggio ai ragazzi del bar, che hanno velocemente servito letteralmente centinaia e centinaia di bibite e cocktail alla massa di personaggi improbabili che compone il bizzarro mondo del fumetto.
Solo che appunto, a causa del pienone, e quindi delle file interminabili, e quindi della sete che rimaneva tale anche dopo il primo cocktail, considerando il tasso di bizzarria e amicizia che caratterizza il settore, mi sono permesso di passare di bicchiere in bicchiere con una bella cannuccia, anticipando con classe la domanda che chiunque mi avrebbe rivolto: "Vuoi un goccio?" "Ti va un sorso?" "Dai, assaggia!"
Solo Susanna Raule ci è un po' rimasta e mi ha anche omaggiato di citazione postuma. Ma gli altri si sono divertiti. Almeno penso, visto che nessuno mi ha menato... premiando la mia serata pazzescamente, incredibilmente, spaventosamente trasgressiva.

Cmq c'erano veramente tantissime persone, tutte trasgressive come me. Anzi forse di più! Mi sembra giusto, visto che questa Scuola sembra effettivamente una delle più sensate del settore, grazie anche alla passione che ci mette Sara Sasi, anima forte della scuola, assieme al fondatore Marco Bianchini.

Si è scherzato. E si è fatto anche un discreto gossip.
Solo che non ricordo molto di quanto si è chiacchierato... C'era quello là che... e l'altra che... e i disegni non erano di... mah... boh...

La serata si è conclusa per me verso le 2. E' invece proseguita per le ragazze del Cfapaz, donnine toste e robuste, ossi duri per chi cerca prede facili (sperando non siano le ultime parole famose).

Vi lascio alle ehm ehm... "foto" ehm ehm... del gruppo Bailam. Guardatele mentre ascoltate la musica on line del myspace del gruppo sopra linkato. Anzi, siccome siete pigri, ve lo rilinko qui.

Appuntamento ai prossimi post post-lucca che saranno di una violenza polemica mai vista prima sulla faccia della terra, un po' come il tasso di trasgressività di questa serata lucchese...



giovedì 5 novembre 2009

LUCCA 7: THE PLAGUE'S COMING

Se l'influenza suina fosse un pericolo reale, a Lucca ci siamo condannati con le nostre stesse mani, anzi braccia e corpi. Ho salutato con abbracci decine di amici. E così tutti. Non contiamo le strette di mano e i colloqui a breve distanza.
140.000 persone si sono frequentate nello spazio di pochi km quadrati per cinque giorni.
Per esorcizzare la paura, tra domenica e lunedì notte mi sono visto i due Resident Evil in tv.

ps non sono riuscito a rintracciare l'autore di questa bella immagine.

mercoledì 4 novembre 2009

LUCCA 6: TUTTI IN PIEDI PER IL COMICS DAY

Foto fatte con il cellulare.
Quindi l'effetto orizzonte infinito, l'effetto "Vertigine della lista" non sono riuiscito a darlo bene.
Ma la cosa più bella del Comics Day di Lucca Comics è stato vedere le due file di autori al lavoro.
Tanti. Non 101 contemporaneamente, ma tanti. E quasi tutti molto bravi.

Li sapreste riconoscere dalle gambe?
Per esempio, al centro della foto, quelle due gambe ben larghe e ben piantate, a servizio di un fisico prestante...

E quella bella gonna?
Chi indossava quella gonna e quelle scarpe così originali?

Ma passiamo ai volti!
Qui sopra il faticatore che ha realizzato l'intera sceneggiatura, che tutti si sono divertiti a rielaborare (altri direbbero a massacrare): Moreno Burattini.

C'era anche la nostra Francy Follini!

Inquadratura dall'alto per un serio Marcello Toninelli.

Inquadratura dal basso invece per lo statuario Puma, Alessandro Fiumi.

Torniamo al classico profilo con Lorenzo Sartori.

Ed ecco Laura Scarpa. Che... di cui avete già visto un'altra porzione qualche foto fa...

Primo piano per il grande Armando Rossi!

Dettaglio speciale per il mitico Alberto Corradi.

Ah ah ah ah... Marco Corona!

Torna la serietà con Francesco Ciampi in arte Ausonia.

Il meticoloso Marco Ficarra.

Il supremo Paolo Cossi!

Ce n'erano tantissimi altri. Io mi sono accanito su questi.

Approfondimenti, commenti e polemiche prossimamente...

martedì 3 novembre 2009

LUCCA 5: CARTOLINE DAL FRONTE

Anche questa è andata.
La cena è finita...
Frequento Lucca dal 1984. Dal 1986 regolarmente con lo stand.
Eravamo in cima agli spalti del Palazzetto, quando ancora c'era l'agibilità, con i primi due Schizzo ciclostilati. Penso che siamo in migliaia ad aver costruito nel tempo un rapporto speciale con la città e la sua manifestazione. Le persone, i luoghi, le varie organizzazioni che si sono succedute, gli albergatori, i ristoratori...

La famiglia Buralli, cioè Leo, ci regalano ogni anno divertimento, passione e prezzi accessibili.
Per questo ho scritto "ci regalano". Nelle foto sopra, attimi di una delle varie cene. Qui c'è il caro Francesco Ciampi, in arte Ausonia, inserito in una particolare atmosfera.

A conti quasi fatti, il Cfapaz se l'è cavata bene.
Non si guardano solo le vendite, poco sotto i duemila euro complessivi, ma l'insieme dei contatti, dei consensi e delle critiche ricevute, degli autori conosciuti e riconosciuti, dei progetti discussi e realizzati, delle vicende personali nostre.
Per questo credo sia andata tra il benino e il bene.
Lo stand è stato impostato sull'attività del Centro, con mac e video proiettore, che forse potevamo sfruttare meglio, ma che ci ha permesso per esempio di mostrare il nostro Opac, il catalogo informatizzato della biblioteca, che dà l'idea dell'immenso lavoro realizzato.

La Francy sta crescendo sempre di più come autrice. Eccola qua sopra mentre dedica. E' richiesta e apprezzata. Una delle scommesse su cui si è più creduto è ormai diventata una realtà emergente del fumetto italiano.
Oltretutto ha fatto tanto per preparare questa Lucca!

Ma ecco il futuro prossimo!
Camilla Castiello, vestita da cosplayer, si trova catapultata a 17 anni a dedicare il suo albetto uscito per la nostra nuova collana Cartigli. Giustamente emozionata, eccoti il tuo primo attimo di celebrità ;-)
Marco Morandi non voleva essere fotografato. Ma l'ho abilmente raggirato, ed ecco questa foto in cui mi piace molto.
Un personaggino il nostro Morandi! Ma anche un autore assolutamente eccellente. Con la sua Maria, stanno raggiungendo livelli ottimi. E vado avanti a fare il tifo. E prossimamente approfondirò...
Qui sopra Alessandro Fusari assieme ad Antonio Serra, un autore che crede nei giovani e li sostiene. Per Alex ha scritto ancora una volta un bel testo introduttivo (anzi una postfazione).
Un grazie ad Antonio per la sua disponibilità a fare da testimonial per un autore come Alex sempre più bravo e credibile.

E di palo in frasca salto all'incontro della Fandango, nuovo soggetto editoriale, alleato con Coconino, in questa foto presenta la riedizione di Verso la tempesta di Eisner e il libro su Pazienza di Oscar Glioti. Nella foto ci sono anche Andrea Plazzi e Massimiliano Frezzato, che ha fatto un bel discorso sul Pazienza nomade, sul Pazienza che va in giro a disegnare con lo stretto necessario, come fosse un cronista dal fronte.
Mi piace questo concetto del fronte, dell'andare in giro nei luoghi del conflitto, dell'attualità.
Mi piace meno che questo sia stato l'unico incontro visto, oltre quello condotto sulle nostre pubblicaazioni. Non ho visto neanche le mostre.
E' stato anche quest'anno fisicamente impossibile.

Ultimo click, per ora, dedicato alla Self Area.
Il brutto anatraccolo è diventato cigno.
Colllocazione degna, tanta gente e livello artistico interessante.
Anche l'incontro con le varie realtà è stato ottimo, e già alcuni hanno iniziato con le prime mail di commento e suggerimento per il futuro.

Ne parlerò ancora di Self Area, Comics Day e Museo del Fumetto.
Perché il metodo conta. I processi sono decisivi.

domenica 1 novembre 2009

LUCCA 4: NON SI FA ANGOULEME?!?

In Italia ha dato la notizia Afnews.
E qui a Lucca se ne parla parecchio.
La prossima edizione di Angouléme, il più importante festival internazionale dedicato al fumetto, è a rischio.
Chi ha un filo diretto con gli organizzatori, riporta che il Comune che ospita la manifestazione intende fatturare al festival il costo dei servizi erogati alla manifestazione, stimabile in 400.000€.
Quindi braccio di ferro in corso, anche per evitare la figuraccia di addossare i maggiori costi sul pubblico e sugli espositori. Queti ultimi hanno tra l'altro già prenotato gli stand.
Anche noi del Cfapaz...
E abbiamo già anche le stanze...
sob...
anzi... Parbleu!!!!

LUCCA 3: GINNY POOH

In passato sono stato Gine, Gino, Giant, Miki, Mike... Ed ora micgin.
Ma la fervida fantasia della Francy, mi sta "rinominando".
Così, la sera della premiazione, giovedì, è risuonato nell'etere del teatro del Giglio un preciso Ginny! Era Gud che confermava il mio nuovo soprannome.
Francy oltre al nome mi ha dato anche un nuovo aspetto grafico.
Eccolo nell'immagine qui sopra, realizzata in un posto non casuale e non banale: la trattoria Leo.
E la carta è quella della tovaglia del locale.
Che dire se non che la Francy ha colto la mia vera essenza interiore e mi ha regalato un disegno bellissimo?

Il resto della manifestazione nei prossimi post!
Cmq, sabato campale, incontro di presentazione dei nostri nuovi albi molto divertente, pulman da Cremona arrivati pur con qualche intoppo e via così.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...