Per forza di cose sono tra gli utenti più anziani di facebook. Chi dice 27, chi 35, sta di fatto che vado per i 45 e sono cmq over. Piano piano, però, comincio a ritrovare qualche compagno di classe, qualche collega di lavoro.Ci sono stato tirato dentro un po' a forza, perché FB mi appariva come qualcosa di inutile e sbagliato. Invece... Non è che ci passo la vita, però lo guardo quasi tutti i giorni.
Non ci gioco. Non mi diverte. E in genere accetto o cerco solo amicizie con persone che già conosco. Non mi interessa ammassare "amici", ma ritrovare o conservare quelli che ho già.
Non so se la mia attività sia assidua o meno. In genere apro la home, faccio gli auguri di compleanno, segno con "mi piace" qua e là e lascio qualche commento, senza poi necessariamente vedere com'è proseguita la cosa. Piuttosto linko spesso i post di questo blog e talvolta anche altri siti. Probabilmente ci tengo a far sapere come la penso.
Difficilmente partecipo a cause, attività che mi sembra abbastanza inutile, salvo eccezioni. Non guardo quasi mai le notifiche di eventi: sono troppe!
Mi piace invece guardare le foto delle varie gallery. E infatti metto volentieri anche le mie.
E qui entrano in gioco forse le motivazioni più profonde che mi fanno rimanere all'interno di questa cosa che è anche molto inquietante: un'entità privata, con proprie regole, che ospita e conserva pezzi consistenti delle nostre vite e dei nostri comportamenti.
Però in cambio delle nostre... abbiamo quelle degli altri.
E così recupero pezzi di passato e di presente di amici, ormai lontani, ma a cui sono affezionato. Vengo a conoscere le loro famiglie, in vacanza, in casa. E i loro figli! Ma guarda un po' com'è cresciuto quello. Ah! Ne ha avuto un altro! Come somiglia alla mamma.
E poi si scoprono le mille relazioni! Miei cugini che scopro amici di miei amici. Come si saranno conosciuti? Scuola? Attività sportive? Magari un aperitivo e una simpatia improvvisa.
Ecco, facebook sfrutta la nostra "animalità" sociale, quella voglia positiva di essere assieme agli altri, parte di comunità.
E davanti ad un monitor, i nostri avatar tendono sì a distinguersi nelle immagini dei profili, ma anche ad uniformarsi nei comportamenti.
Le immagini dei profili mi colpiscono. C'è chi si nasconde o si fa rappresentare da oggetti, chi da caricature. C'è chi mette foto uniche e quelle rimangono per sempre. C'è chi le cambia in continuazione, in alcuni casi in modo quasi ossessivo. C'è chi mette una propria immagine e chi si propone sempre in coppia con qualcun altro, l'amico o l'amica del cuore, quasi come a dire dài fammi compagnia, sostienimi! Soprattutto i ragazzini si propongono in coppia, magari fingendo bacetti, più di solidarietà o scherzo che di desiderio.
Forse tutto questo non ha senso. E' un mondo virtuale. Forse anche malsano? In fondo quel mio vecchio amico non lo vedo più perché la scuola è finita, l'università è finita, quell'esperienza di lavoro è finita, l'avventura negli scout è finita. Abbiamo preso strade diverse. Forse non siamo più quelli che eravamo in quel contesto. Anzi, sicuramente non lo siamo più. Nel bene e nel male è andata come è andata. Grazie a tutto ciò ci siamo formati e siamo cresciuti. Rimangono i ricordi.
Allora perché ci dobbiamo ritrovare su Facebook? Perché mi fa piacere quando capita?
E perché consentiamo ad un'entità privata e commerciale di accedere così profondamente nelle nostre vite?
Ma forse il problema va posto in un altro modo: buona parte della nostra vita si svolge ormai davanti a schermi, sempre più piatti, sempre più interattivi, sempre più privati. Quello che sta venendo meno è il ruolo del "pubblico", custode e promotore degli interessi collettivi. Oltre ad essere sempre meno "gestore" diretto, il "pubblico" sta anche rinunciando ad esercitare il proprio ruolo di legislatore, cioè di decisore di regole e sanzioni, se non sulla questione della privacy, che è un problema delicato, ma anche una bella scusa per arrovellarsi sul nulla. A me non pare che si stia andando verso una democrazia della rete. Perché non esiste democrazia senza istituzioni. E perché un privato avrà sempre e per forza interessi individuali in conflitto con quelli generali.
Ma d'altronde... sarebbe surreale nazionalizzare facebook... Anche perché queste nuove istituzioni (facebook, youtube e ikea SONO istituzioni in quanto soggetti che stabiliscono regole, comportamenti e "sanzioni") sono internazionali.
Non sono certo io a scoprire che gli Stati nazionali stanno riducendo il loro spazio, le proprie funzioni. Anche i tagli alla spesa pubblica si traducono in una consegna delle fasce meno attrezzate finanziariamente a sé stesse. Sempre meno stipendi, pensioni, servizi, formazione, istruzione. Un crescente "liberi tutti", "costruite il vostro destino, che è nelle vostre mani", "arrangiatevi...".
Però possiamo chattare su facebook (a proposito, non chatto quasi mai), disegnare il nostro salotto all'Ikea, ordinare le pizze con il telefonino, mettere i nostri video su youtube, scaricare film di ogni tipo, divertirci con video giochi e wii vari e chissà cos'altro.
Tutto questo è bellissimo, certamente. Infatti c'è anche la possibilità di costruire dal basso reti di relazioni e conoscenze, come wikipedia.
Ma dobbiamo anche rifletterci su un po' di più.
Perché sarebbe paradossale ritrovarsi su facebook e perdersi il vero bello della vita.
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