domenica 28 febbraio 2010

APPUNTI SU PIAZZA FONTANA

In questo strano e lungo periodo, le mie letture sono sfasate rispetto alle dinamiche commerciali, che impongono vite brevi alle novità librarie, che così non riesco a seguire. Ognuna di esse ha più o meno lo stesso ciclo. Si prepara a lungo l'uscita, che si annuncia. Poi quando avviene, tutto dura un paio di mesetti, annuncio, articoli, interviste...
Se va bene il libro rimane qualche mese sugli scaffali, per poi lentamente sparire, ritirarsi nell'oblio, spintonato via da tutti i successivi.

Becco Giallo ha creato un marchio visibile, caratterizzandosi sulla storia contemporanea. I suoi libri possono rimanere un po' di più sugli scaffali, perché possono farsi compagnia l'uno con l'altro, ricordando come le lapidi di un cimitero della ragione le tragedie politiche, criminali e ambientali della nostra epoca.

Piazza Fontana era un appuntamento inevitabile. La domanda era chi se ne sarebbe fatto carico. Il rischio di questi volumi è quello di essere "compilativi", "didascalici". Anche perché spesso le materie sono complesse. Non è detto che il fumetto debba per forza "ridurre", come ci si aspetterebbe, appunto, da un fumetto. Ma è chiaro che servirebbero idee forti. O almeno tanto spazio. Considerando che gli autori importanti, a quanto pare, non si prestano ad operazioni di questo tipo, ecco, ancora una volta, due esordienti o quasi: ai pensieri Francesco Barilli, alle immagini Matteo Fenoglio.

Matteo Fenoglio è uno Schizzo Presenta mancato.
L'avevo invitato dopo la Futuro Anteriore del 2008, dopo le varie ottime autoproduzioni. Ma è arrivata la gradita prole. E soprattutto un progetto ben più ambizioso. Sapere che sarebbe stato lui a curare la parte grafica della narrazione mi ha fatto subito ben sperare.

Come se la sarebbe cavata, invece, Francesco Barilli, detto "Mitico Baro"?
Anche se non ricordo più che faccia abbia, costui l'ho conosciuto un po' di anni fa. Mi intervistò sulla crisi del fumetto... uno pseudoargomento ricorrente, ritornante e permanente. Incredibilmente, se si digita il mio nome su google, questo testo compare ancora oggi al secondo posto, dopo il link a questo blog...
Insomma, mi ricordo un'entusiasta, un estimatore... Ma questo non avrebbe dato diritto a sconti.

Dunque, senza fare sconti, eccomi a commentare Piazza Fontana.

Tra tutti i lavoro usciti per Becco Giallo, questo è uno dei più riusciti, ed esprime bene i punti di forza e i limiti non solo dell'editore, ma anche del fumetto utilizzato per interpretare la realtà. "Piazza Fontana" è un riassunto visivo ed emotivo della strage che avviò la strategia della tensione. Pur avendo le sembianze del fumetto, sta a metà tra il documentario televisivo e il teatro. Le voci narranti si alternano con quelle dei diretti protagonisti per esprimere lo sdegno civile, la matrice neofascista dell'attentato, le complicità istituzionali, le contorsioni processuali. Oltre a tutto questo, che doveva per forza esserci, mi sono piaciuti i profili delle vittime. Ricordare chi erano i morti, cosa ci facevano in quella banca quel giorno, oltre a rappresentare un piccolo risarcimento simbolico (ricordandoli), si traduce anche in un piccolo flash su un pezzetto dell'Italia produttiva di allora: gente che lavorava e lavorava, produceva e produceva, che si è trovata suo malgrado a morire improvvisamente, per oscure trame a loro rimaste sconosciute. La riemersione delle vittime mi sembra sia il contributo più originale di questo lavoro che non aggiunge informazioni o circostanze nuove, rispetto a quelle che più o meno tutti sappiamo.

"Piazza Fontana" si colloca dunque nell'ambito della testimonianza: degli autori che hanno voluto darci una rappresentazione, dell'editore che ha voluto aggiungere un altro tassello ad una linea consolidata, del lettore che dichiara un'appartenenza ed un preciso sentire.

Una testimonianza resa bene. Efficace l'inizio che riassume l'involuzione morale e sociale di Milano. Considerando lo spazio di manovra molto breve (un centinaio di tavole) Barilli ripercorre la dinamica dell'attentato e il lavoro successivo di ricostruzione dell'accaduto. L'attenzione è sulle persone, più che sui passaggi storici e processuali. Dicevo più sopra del narrare in prima persona, che consente di evitare un penoso didascalismo. Il risultato riesce dignitoso grazie al contributo preciso di Matteo Fenoglio. La sua linea semplice non rinuncia ai volumi. La mezzatinta è tipica del suo stile e, in questa circostanza, è utile per restituire una sensazione di bianco e nero televisivo. E quindi di storia. Il montaggio delle inquadrature è stato realizzato da entrambi gli autori. E anche questo funziona, senza cadere nella retorica.
Però, i visi dei personaggi hanno occhi senza pupille. Questo toglie qualcosa alla loro espressività. In questo momento non so ancora valutare se sia un difetto o meno. Piuttosto le figure umane rischiano di apparire un po' troppo semplificate. Al contrario, ambienti e oggetti d'epoca sono ben ricostruiti. Già altre volte ho avuto l'impressione che Fenoglio possa disegnare bene il passato...

Cominciamo a tirare un po' le somme...
Due autori che non hanno vissuto la strage raccontata nel libro (anche se Barilli, classe '65, ha respirato il clima di quel periodo) realizzano un breve documentario a fumetti, accompagnato da testi di approfondimento. Un lavoro serio e strutturato, dove anche la copertina ha un significato: un automobile caratteristica, datata, che trasporta il suo carico di morte e distruzione, o che l'ha appena fatto. Un'enigma non completamente risolto. Ma anche il simbolo di qualcosa di voluto, costruito.

Mi chiedo se questo libro saprà incuriosire chi non sa nulla o ne ha sentito vagamente parlare. Solo così, il gesto politico che rappresenta la realizzazione di questa opera avrà avuto un senso compiuto. In questo senso, penso che il linguaggio del fumetto mantenga una sua attualità. Perché dipendiamo moltissimo dalle immagini. Almeno il fumetto è onesto perché esprime candidamente i pensieri degli autori che lo muovono. Attraverso il fumetto, Barilli e Fenoglio dicono chiaramente come la pensano, facendolo ad arte.

O forse no. Lo fanno bene. E' uno dei libri migliori di Becco Giallo.
Ma nel documentare e rievocare, nel ritrarre e denunciare, gli autori perdono l'occasione di dare una lettura veramente personale, veramente artistica e autenticamente letteraria dell'accaduto. Non c'è la mano del grande regista. Non c'è il pennello del grande illustratore. Non ci sono i versi del grande poeta. Non c'è la prosa del grande scrittore. Non ci sono le strofe del grande cantautore.

Qui però non siamo di fronte ad un limite degli autori, a cui va comunque il mio rispetto personale e politico.
Ma ad un limite congenito del fumetto italiano. Un limite che rimarrà insuperato sino a quando gli autori non fonderanno su prospettive completamente diverse il loro lavoro.

RELAX PURO



Uno dei miei gruppi preferiti.
Non è il pezzo più rappresentativo, ma mi piace la sequenza di foto.

mercoledì 24 febbraio 2010

LA CITTA' DEL FUMETTO


Internet, non è più solo un mezzo di comunicazione, uno strumento, ma un ambiente. Bella scoperta, ovviamente. Un mondo virtuale, eppure vero, ma virtuale, ma vero, in cui ci si frequenta, conosce, relaziona...
Forse per età, un po' per come sono fatto, mi sono limitato a ricostruire in rete una parte delle relazioni che già avevo ed ho nella... realtà!
Ho conosciuto pochissime persone nuove. Non ho considerato le richieste d'amicizia di sconosciuti. Non ho quindi chattato, se non con amici e parenti. Se mi arriva una richiesta strana su skype la segnalo subito come ingerenza.

In questo ambiente spesso e volentieri cambia la qualità dei rapporti con le persone con cui mi rapporto anche nella realtà. Questo accade anche con la posta elettronica, dove il rischio di fraintendimenti e conseguenti litigate è molto alto.

Per fortuna non è l'unico ambiente che frequento. Oltre a quelli scontati, ce n'è uno un po' speciale, che chiamerò per praticità "del fumetto". E' un ambiente piuttosto grande, di cui fanno parte tante persone, che riconosco, che saluto quando le incontro, con cui sono in alcuni casi in contatto più o meno costante. Il fumetto rappresenta il nostro comune interesse, ci siamo conosciuti per una comune passione, per ammirazione, per caso.
Tra di loro autori, lettori, editori, studiosi, organizzatori, e, talvolta, rispettivi compagni e compagne, figli...
Ovviamente con tutte queste persone ci si vede saltuariamente, quando c'è una fiera o un'inaugurazione. Può capitare diverse volte in un anno, ma anche una volta ogni tre. Viviamo infatti quasi sempre in città diverse.
Sta di fatto che conosciamo tante cose delle nostre rispettive vite: matrimoni e separazioni, lutti e nascite, malattie e guarigioni, soddisfazioni e delusioni...
Insomma, è come se abitassimo in una stessa città, una città "del fumetto" dove, pur incrociandoci saltuariamente, quando accade, riprendiamo come se niente fosse discorsi e temi trattati magari sei mesi prima, o più lontano ancora.
Rimango stupito e compiaciuto dalla forza di certi legami che si sono creati nel tempo. E' per questo che la scomparsa di Antonella ha rappresentato un dolore reale, non di circostanza. Non mi è stato possibile partecipare al funerale e ho sofferto per questo. Il nostro non è stato solo un rapporto editore-autore, anche perché editore è una parola inappropriata e, forse, riduttiva.
C'è stata una sintonia che si è mantenuta nel tempo. Un'amicizia poco praticata. Ci saremmo visti al massimo una dozzina di volte, da quando la notai tra gli Struwwelpeter di Laura Scarpa, circa quindici anni fa. Eppure, quando ho saputo della malattia e quando ci ha lasciato sono stato consapevole che non mi era indifferente. A sua volta, mi ha fatto osservazioni, dato consigli, detto cose che mi hanno colpito. Rimane il suo ricordo e starà a noi tenere viva la memoria di quanto ha realizzato.

I legami tra le persone sono tra le cose belle della vita.
Ma dopo? Cosa ci sarà? Ci sarà qualcosa?
Quando, ogni tanto (tranquilli!) mi pongo queste domande, mi ritorna in mente un filmone, che mi è piaciuto molto: Underground di Kusturica. Un film vivace, anche se corposo. I protagonisti sono vitali, si battono, lottano e alla fine, a morale raggiunta, c'è questa chiusura meravigliosa dove tutti si ritrovano "dall'altra parte" a celebrare un grande banchetto a suon di musica, amici e nemici.

Se fosse così, sarebbe bellissimo. Finalmente ci rivedremo tutti!
Immagino un banchetto dove ognuno propone le sue ricette e le sue musiche.
E naturalmente i suoi fumetti!


ps: nel cercare in rete la foto per il post, ho trovato questo sito che ripropone una gallery e un commento del film. Poi, ho cliccato per sbaglio sulla home page, dove ho scoperto una super top dei migliori fumetti del decennio...! Bella lavorata! Li conoscete tutti? Io no. Magari ne riparliamo in occasione dell'imminente uscita della famigerata Top Ten de lospaziobianco.it

lunedì 22 febbraio 2010

CARA ANTONELLA

Lorenzo ci fa sapere che è andata via con serenità e dignità la notte tra sabato e domenica.
Possiamo salutarla oggi alle 14, nella sua Pavullo.
Ci sarà un'altra cerimonia più avanti per la cremazione.
Ti ringrazio per quello che ci hai dato come autrice e quello che mi hai dato come persona.

sabato 20 febbraio 2010

ISTRUZIONI PER L'USO


Come è già capitato tante volte e come capiterà ancora, la rete è anche un luogo straordinario per litigare. Questo accade perché la percezione del testo può essere facilmente distorta. Frasi che si accetterebbero a voce, lette, sapendo che tutti le leggeranno, possono far venire il sangue agli occhi. Ma anche perché sono fraintesi gli strumenti a disposizione.

Per esempio, un blog è un diario online, cioè autoespressione. Prima si scriveva per gli eventuali posteri. Oggi soprattutto per i contemporanei. Ma sempre per soddisfare un bisogno personale, che ha radici emotive. Così come sono emotive le reazioni.

Non pensavo che l'avrei fatto. Ma lo sto facendo. E non mi dispiace. Anche se forse sto perdendo una marea di tempo.
Posso giustificare questa attività spiegando che sto cercando di chiarirmi le idee.
Forse c'è anche un pizzico di autopromozione. Ma, come si può leggere qua a fianco, sono meno di un terzo i post che ho dedicato ad argomenti fumettistici...
Il fumetto, che sarebbe la mia vita, occupa uno spazio contenuto su questo blog.
Forse perché il blog mi fa ricordare che la mia vita sarebbe anche altro.
E sto meditando da tempo sul se e quanto abbia senso andare avanti ad occuparsene.

Dunque, alcune decine di persone stanno più o meno regolarmente assistendo a questo flusso di pensieri e considerazioni (altre passano di qui per i motivi più disparati e assurdi e non contano). Spero si capisca che non intendo imporre verità a nessuno. Per esempio, non sono un politologo. E dubito di potermi fregiare del titolo di critico del fumetto. Il mio ruolo professionale è operativo e tecnico. Certo bisogna anche saper stendere dei testi, dal comunicato stampa alla prefazione. Ma sono tutte attività connesse a quelle organizzative, che hanno tre obiettivi: promozione del linguaggio del fumetto, dell'aggregazione e dell'espressività giovanile. Soprattutto con la fine di Schizzo Idee (sarà finita sul serio?) ho purtroppo attenuato l'attività di studio e critica, pubblicando in questi anni solo pochi saggi degni di questo nome.

Ciò mi ricorda che quanto scrivo qua sopra non può essere preso come "saggio" o "recensione". Sono riflessioni, punti di vista, opinioni... Magari un cantiere per future elaborazioni. Sarebbe folle pensare un domani di pubblicare un libro di critica raccogliendo i testi sul tema online qui. Non è solo un discorso di correzione stilistica. Mancherebbe un impianto, le debite premesse, l'adeguato svolgimento, le opportune conclusioni, l'indispensabile verifica delle fonti.

Invece mi piace frequentare e partecipare ad una serie di siti, forum e blog. Per rimanere aggiornato, sapere cosa "dicono" gli altri. Ma senza impegni.
Quando si vorrà fare sul serio, saranno altre le sedi e i luoghi, come del resto si è fatto in passato.

Nel frattempo, se possibile, non perdiamo tempo a litigare ma proviamo a confrontarci: suggerimenti, idee, notizie, opinioni, punti di vista... Mi piacerebbe che in questo periodo fosse possibile mettere tanto fieno in cascina.

venerdì 19 febbraio 2010

NEW OLD BLOGS

L'amico Laca ha anche lui un blog, me lo segnala nei commenti del post precedente.
Forse i suoi post sono un po' troppo lunghi, ma il personaggio merita. Non lo conoscete?
Fa fumetti, li pubblica, suona, tiene famiglia e può mettere tutti di buon umore.
Cliccare qui!

Uno dei più preparati e competenti studiosi italiani del fumetto. Spiega che il suo interesse rientra in un più ampio discorso sulla comunicazione. Aveva già un blog, ma si era esaurito.
Riprende qui, avvertendo che parlerà di "semiotica, estetica, musica, poesia, comunicazione visiva, a sua volta declinata in: fumetto, sistemi di scrittura, graphic design, Web e multimedia." La foto qua sopra però è di qualche annetto fa... Eccolo invece l'anno scorso a Bilbolbul! E' il quarto dall'alto...

Qui Francesco Ciampi in arte Ausonia, in una foto scattata nel 2007 alla Comics House.
Ha voluto passare dallo sfondo bianco a quello nero... E' un animo dolce, ma nervoso, razionale, ma inquieto. Con il secondo Interni ha preso una virata con cui devo ancora entrare in sintonia.
Cmq da seguire sempre.

In bocca al lupo!

IL GATTO DI ANGOULEME


La scoperta di Lewis Trondheim ha rappresentato per me uno degli spartiacque più significativi. L'avevo anche inizialmente sottovalutato, preda di un approccio ancora troppo figurativo e tradizionale. Ricordo invece l'amica Manuela che subito ne intuì la genialità sfogliando la fanzine su cui pubblicò le sue prima strisce sperimentali.


Quelle strisce furono poi pubblicate sulla seconda serie di Schizzo, senza purtroppo raccogliere molti consensi. Ma nel '90 Trondheim fondava assieme ad altri autori L'Association e cominciò a farsi strada, con i suoi pupazzetti geniali. A quel punto lo scoprono anche gli italiani che editeranno soprattutto i suoi libri a colori. Tengo un tono volutamente "leggero" perché ci sarebbe invece da arrabbiarsi. C'è una distanza incolmabile tra Francia e Italia, per cui tutta una serie di autori qui da noi non è recepita. Anche perché probabilmente uno come Trondheim andrebbe pubblicato in un certo modo, cominciando magari da Lapinot.


Sta di fatto che il "nostro" Lewis diventa una potenza del fumetto francese. E realizza anche cartoni animati. Disegna e pubblica con una semplicità che fa quasi incavolare. Anche perché è molto riconoscibile.


Per Angouleme ha creato un marchio, un gatto bianco e nero su sfondo rosso e bianco, protagonista anche di una simpatica animazione proiettata su un fianco dell'Hotel de Ville della città.
Incredibile come sia semplice e facile da imitare quel gatto.

Talmente facile che ci riesco anch'io, pur con gli evidenti limiti apprezzabili nella foto che apre questo post. Ma soprattutto, talmente carino che la semplice visione dello "chat" in alcune foto ancora memorizzate su cellulare, ha attirato l'attenzione dei miei figli.
Il gatto di Angouleme è diventato una piccola celebrità domestica.
Forse anche un modo per avere un'immagine comprensibile da associare alla mia trasferta durata ben una settimana.
Papà è stato ad Angouleme, dove c'è il gatto!
Il più piccolo, Marco, ha voluto disegnarlo, chiedendomi prima di realizzare un modello.
Si è messo di fianco e l'ha riprodotto! Certo, sembra più un topolino, ma l'idea c'è!

E alla fine, si è messo a colorare il mio! Perché quello spazio bianco andava completato, ecchediamine!

Mi sono commosso!

Recuperato l'autocontrollo, non posso che ribadire la bravura di questo autore, sempre pieno di idee e capace di tradurle in modo immediato.
Un altro esempio, è un fumetto abbastanza recente, dove Trondheim si inventa un linguaggio alieno. E' appunto intitolato A.L.I.E.E.N. ed è stato portato in Italia da Proglo e QPress.
Lo stiamo utilizzando al Cfapaz in occasione delle visite di gruppi di stranieri, ci offre sempre spunti di discussione e ci ricorda quanto può essere universale il linguaggio del disegno.

giovedì 18 febbraio 2010

WILMA E JAVA. SCIENZA E POTERE.

Venerdì scorso si è celebrato presso il Museo Naturalistico Paleontologico di San Daniele Po il Darwin Day. E' stata l'occasione per parlare di un importante ritrovamento: una calotta cranica appartenuta ad un uomo di Neanderthal, vissuto nella pianura padana in un periodo ancora molto ampio da circoscrivere: tra i 250.000 e i 45.000 anni fa.
Un ritrovamento casuale, durante un'escursione in barca, dopo una piena che l'estate scorsa ha fatto riaffiorare il reperto.
Ero là ad accompagnare mia mamma, ma ho molto apprezzato l'incontro e come il locale Museo ha organizzato la presentazione, puntando a valorizzare le varie scienze coinvolte per questo tipo di ricerche. Si è parlato di Scienze Naturali, ovviamente, e di Geologia, e di Genetica. Ad un certo punto è stato esplicitato, ma si capiva: i punti di contatto tra un'indagine moderna su un fatto criminale ed un'attività di ricostruzione storica o paleontologica sono moltissimi: un campo influenza l'altro. Come le tecniche che ci permettono di ricostruire con una buona approssimazione un volto, partendo da un cranio. E' il caso di Wilma, di cui all'illustrazione sopra, donna di Neanderthal, compagna di razza del nostro Java martinmysteriano.
Non se ne è fatto cenno. Ma è chiaro che anche questa occasione fa riflettere sui rapporti tra scienza e fede, tra scienza e potere, tra scienza e vita.
Dubito molto, per esempio, che quella Wilma di Neanderthal dovesse essere sporca e bruttina. Non lo sono gli animali, perché lo dovevano essere quegli uomini? Immagino che anche allora la vita fosse piena e vissuta, con tante situazioni per noi impossibili da immaginare.
La religione può cavarsela spiegando che cmq la prima scintilla di vita è stata divina e che c'è un ordine superiore. Ma secoli e secoli di accanito contrasto alle scoperte scientifiche non possono essere accantonati come nulla fosse. Detto ciò, la scienza non può essere confusa con la fede, dato che una teoria è vera sino a prova contraria. Per esempio la Teoria dell'Evoluzione, che è sostenuta da una quantità enorme di riscontri. Appunto, sino a prova contraria...
C'è invece qualche area di potere che la vuole cancellare dal nostro bagaglio culturale, con l'evidente obiettivo di renderci un po' ignoranti e di controllarci più facilmente. E' una battaglia sempre più forte, che si affianca a tutte le altre: il depotenziamento della scuola pubblica, la riduzione del potere d'acquisto, la prostituzione di tutto...

Ma aldilà di tutto questo sento una grande nostalgia per quelle storie di Wilma e Java che non ho mai potuto sapere e mai potrò. Chissà se qualcosa della loro vita è arrivato a noi tramite qualche mito non ancora decodificato.

mercoledì 17 febbraio 2010

CARNEVALE BANALE, EPPURE TANTO VERO


Ce l'abbiamo fatto ad andare a Viareggio domenica scorsa!
Una piccola impresa famigliare. Ed anche un piccolo sacrificio di risorse domestiche...
Ma ne è valsa la pena.
Potrà sembrare banale partecipare ad un Carnevale. Eppure si tratta di una festa speciale, che si apprezza nel momento in cui si vive, in cui si può interpretare una parte inedita.
I messaggi sembrano banali, scontati. Ma così arrivano chiari e diretti. Inoltre, dietro c'è tanta arte e mestiere.

Un gruppetto di maschere singole era dedicato ai personaggi di Benito Jacovitti, non straordinari come realizzazione, ma sempre simpatici da ritrovare.
Il Carnevale è un'ottima occasione per un pizzico di trasgressione e tanta confusione organizzata. Le maschere rivelano qualcosa di noi. I carri invece materializzano le nostre ossessioni. I mostri, la politica, il potere, il sesso...


Alcuni carri erano discoteche semoventi. Come quello dedicato alla memoria di Michael Jackson. Schierati a fronte un nugolo di ballerini, tra cui qualche probabile professionista.

E questa anziana, per fortuna di lato, sembrava proprio vera!
Insomma, le cose che non si farebbero mai nel quotidiano, si possono fare a Carnevale.

Qui sopra un carro antirazzista, meraviglioso come costruzione, ma un po' meno esaltante nei costumi dei suoi passeggeri.
Il carro che però mi ha più impressionato, è il drago con le maschere messicane che apre questo post. Alto come un palazzo, imponente, un'immagine che né o né i nostri piccolini dimenticheranno.


A proposito di piccolini: visto che bellissima la nostra Violettina?!

Infine, qualche mese fa, a Viareggio era successo qualcosa...
Il compito di ricordarlo, lasciato al carro più piccolo e meno bello. Un ricordo un po' troppo discreto per quanto comunque forte, visto il contesto. Il messaggio avrebbe meritato ben altro rilievo. Venendo dall'autostrada, c'erano cmq diversi striscioni sulle case prima della famigerata stazione. Perché festeggiare non vuol dire necessariamente dimenticare.

lunedì 15 febbraio 2010

VERSO LA GRANDE SBRONZA

Quando passo da Cremona, ti offro una sbronza....

Più o meno così mi hanno promesso!
Occorre allora cominciare a prepararsi al grande evento.
In effetti non sono un praticante. La balla più grossa l'ho presa non meno di vent'anni fa: in quattro bevemmo cinque bottiglie di bianco, malvasia secco probabilmente. Non penso di essere mai andato oltre i sei bicchieri. E comunque a pasto.

C'è poi un discorso di scuole di pensiero. Le sbronze con i cocktail non le concepisco. Al massimo un cocktail va bene per essere allegri. Figurati i Martini. Ma per favore...
I super alcolici non mi hanno mai attratto da questo punto di vista. Ma li gradisco a fine pasto, ogni tanto. Grappe e rhum, ma seri, da degustare. Forse sono più le persone che si ubriacano con la birra, rispetto agli avinazzati. A me la birra piace, ma dopo un po' mi stanca. Mai andato oltre una media e mezzo. E sempre per mandare giù la pizza (ormai le pizze sono indigeribili, tra l'altro).

Ma le scuole di pensiero si differenziano anche rispetto al perché ci si sbronza, rispetto al fine ultimo, insomma. Ad un estremo c'è la sbronza finale, quella suicida. Sono ancora impressionato dalla recente lettura de La confraternita dell'uva, dove il papà del protagonista si sfonda dal bere. Certamente beve bene, assieme ai suoi amici. Ma cerca la morte in modo orgoglioso, quasi arrivando ad insegnare qualcosa... E mi ritorna in mente il buon vecchio Alack Sinner, che però è triste, di Munoz e Sampayo... All'altro estremo c'è la sbornia debole, quella classica che più o meno tutti vivono almeno una volta. Un amore fallito, la necessità di annullarsi. Ma giusto una sera! Non scherziamo, voglio vivere ancora! In mezzo i fessacchiotti che si rovinano troppo spesso.

Io mi collocherei su un altro versante ancora, quello della festa tra amici o parenti, grazie anche ad una predisposizione naturale per la sbornia allegra (terzo gruppo di situazioni etiliche da passare in rassegna: quelle tristi, quelle violente, quelle dissolute...). Se alzo un po' il gomito, mi viene sempre più da ridere. Fino a che piomba il sonno. E alla fine, se ho bevuto troppo e male, nausea e vomito. Ma, appunto, ho poca esperienza. E siccome mi dà fastidio star male, punterei ad un nuovo tipo di sbronza, che definirei... salutare...! Sto cominciando a seguire i vini senza solfiti. Infatti, qualcuno produce, come si faceva una volta, vino senza quei conservanti che allungano la vita del vino ma fanno girare la testa e venire mal di stomaco. Stasera, ad innaffiare il risotto ai carciofi che mi è venuto piuttosto bene, c'era un modesto vinello biologico senza solfiti. Niente di che. Manco imbottigliato dal produttore. Manco Doc. Eppure niente rugamento di stomaco e niente giramenti di testa. Solo un poco di sonno. Ma in effetti è sera. E sarei anche stanco.

Allora, provando a tirare un po' le somme, ecco le condizioni ideali per una futura sbronza salutare tra amici: primo: vino rosso; secondo: se possibile, vino del contadino, senza solfiti, ovviamente; terzo: ambiente campagnolo, o almeno case vecchie e arredi in legno; quarto: possibilità di consumare anche salumi, frittate, pan biscotto, polpette, fritto misto, giardiniera, amboline, carciofi sottolio...; quinto: essere almeno in quattro, eccheccazzo!; sesto: collocazione oraria a metà pomeriggio di un giorno di primavera, tra fine marzo e metà giugno; settimo: un guidatore astemio che ci riporti indietro; ottavo: un giorno di riposo per smaltire.

Insomma, W Bacco e W la vita!

CONTRO LO STRESS

Me le ha passate l'architetto Mario, che sentitamente ringrazio, anzi, le mmani ggli bbaacio ;-)
Vedremo se funzioneranno...

mercoledì 10 febbraio 2010

BUONI PROPOSITI

Sotto l'egida di due autrici artisticamente fascinose, per quanto diversissime e di cui dovrei parlare, utilizzo lo spazio della pausa pranzo per stendere un po' di buoni propositi.

BASTA POLITICA
Su questo blog. Oltre a soffrire, mi rendo conto dell'ingenuità delle cose che scrivo, una volta rilette. Mi riservo solo un ultimo post sull'argomento. Poi basta: o ritorno alla politica attiva o pratica discreta e anonima esercitata occasionalmente per il voto.

UN NUOVO BLOG
Su wordpress, per parlare esclusivamente di fumetti. Questo rimarrà uno spazio per facezie ludiche e alimentari.

RIDURRE LE PORZIONI
Ieri sera ho cucinato i pizzoccheri. Versione tranquilla con spinaci, formaggio casera, patate, un ciccinino di burro e una spruzzatina di grana. Giuro che ne avrei mangiato anche tre piatti. Ma mi sono fermato ad uno abbondante. E stamattina ho preso le frittelle per i bambini, lasciando il pacchetto integro (avevo il diritto di mangiarne almeno una per verificarne la qualità!). Non sono messo male, ma è meglio abituarsi ad una maggiore sobrietà.

LAVORARE MEGLIO
Troppe mansioni diverse, ed un disordine cronico sul tavolo e negli scaffali dell'archivio. Approfittare delle ristrettezze economiche di questi primi mesi per fare un po' di ordine e capire meglio in che direzioni muoversi.

MENO POLEMICHE
Penso di non offendere nessuno, ma su alcune cose intervengo e discuto. Le questioni museali e istituzionali del mondo del fumetto, uno scambio personale di vedute con Paolo Guiducci di FdC di cui riferire, battibecchi qua e là in rete. In parte tempo perso. Le idee circolano comunque a fatica e ognuno bada al suo orticello. Inoltre non è detto che abbia per forza ragione...

PIU' ATTIVITA' SPORTIVA
Fare almeno una partita al mese a calcetto, riuscire a totalizzare almeno due presenze nell'imminente torneo di calcio over 40 con la squadra del Comune, accettare il fatto che il nuoto sia lo sport in assoluto più salutare e cominciare a praticarlo.

PROSEGUIRE NEL RECUPERO DEI CLASSICI
Sto leggendo Alice tradotta dal Busi, Il richiamo della foresta, il primo Pennac. Sugli scaffali mi attendono Gramsci e Calvino. Inoltre, perchè inserii nella lista nozze l'Orlando Furioso se poi non lo lascio esanime in libreria?

PRENDERE UNA DECISIONE DEFINITIVA...
... quando sarà conclusa la ristampa di Tex.
L'avevo già scritto. Solo che la ristampa è andata avanti altri due anni. Meglio. Non avrei saputo decidere prima. E ora ho un altro anno di tempo...

E PER FINIRE....
... andare a Bilbolbul almeno due giorni: la foto si riferisce alla scorsa edizione e ritrare le autrici Leila Marzocchi e Mara Cerri in Sala Borsa a Bologna.

martedì 9 febbraio 2010

DOLORE GRAFICO. E ANCHE POLITICO...

Domenica scorsa siamo andati a votare, ancora una volta, per le primarie del PD, dedicate alla scelta del candidato regionale. Voto sereno e convinto a Maura Ruggeri, non senza però un notevole sconforto per gli ultimi atti politici di questo partito, nazionali e locali. Cioè, andare a votare, questa volta, è stato un gesto difficile... Ci siamo infatti andati a cinque minuti dalla chiusura del seggio. Appunto, il PD fa cose sempre più strane e contraddittorie. E mi sembra sempre meno rappresentativo di quanto dovrebbe.
Ed ecco che ci pensa Gipi a pestare duro sull'ultima campagna pubblicitaria di questo partito, con un post intitolato... "Perdenti dentro", subito molto commentato.
Ho cliccato allora sul sito del PD. E ci sono tutte le campagne in corso.
Con la mini animazione in flash, la comunicazione diviene appena più accettabile.
Ma andate se volete a leggervi i commenti dei navigatori a quella sulle agevolazioni fiscali... E' praticamente una lapidazione inflitta e autoinflitta... Insomma, sembra l'ennesimo autogoal.
Parlavo al seggio con l'ex senatore Marco Pezzoni, che da più di un anno ha ripreso a battersi contro il ritorno al nucleare. Ed è preoccupatissimo. Se ne parla ancora troppo poco. Ed è un peccato, perché rischia di essere una delle scelte più pazzesche che l'Italia sta per concretizzare. E il segretario del PD nicchia, traccheggia, aspetta... Bersani la saprà lunga, oppure ormai è veramente finita, e Vendola rimane un bel residuo di un'era ormai conclusa?

Meno male che oggi ho mangiato le frittelle ripiene di crema.

lunedì 8 febbraio 2010

LE ROSE DI ANNA. E UN BREVE BATTIBECCO...


Mi ha fatto piacere che Metteo Stefanelli parlasse sul suo nuovo blog del breve fumetto di Anna Merli che abbiamo pubblicato nella collana Cartigli. "Rose" è il titolo ed è stato realizzato nel corso della nostra 24 ore del fumetto, ai primi di ottobre del 2006. Con la collana Cartigli vogliamo riprenderci la libertà di scoprire o riscoprire piccole opere d'autore, realizzate sia da esordienti che da autori consolidati, e costruire su di esse progetti specifici. Anna fa parte proprio della seconda consorteria, quella dei professionisti, la cui vita non sempre è facile, tra consegne, scadenze, bidoni, pagamenti, relazioni con i colleghi... insomma, il magico mondo del fumetto. Pian pianino però il talento di Anna si sta facendo strada e attende la sua definitiva consacrazione con la pubblicazione di End, progetto realizzato a quattro mani con Barbara Canepa (sul suo blog, tutti i dettagli: uscirà sotto l'etichetta Metamorphose della Soleil).
Matteo mette in relazione lo stile di Anna proprio con il lavoro della Canepa, teorizzando lo sviluppo di "un'estetica fusion" di cui proprio queste autrici sono e saranno esponenti.
Il post ha stimolato alcuni commenti, tra i quali quelli critici di Alessandro Panzeri, alias Boris Battaglia (il link al suo ottimo blog qua di fianco).
Siccome l'amico Boris ha definito brutalmente "Rose", partendo da un inciso riguardante l'inconsistenza della storia, ho conseguentemente replicato.
Trascrivo qua di seguito, ma solo la mia replica... Tutti gli altri commenti sono a margine del post sopra linkato.

"Questa breve discussione aiuta anche a ricordare i pregi e i difetti che la risorsa "blog" dimostra.
Rose non nasce da Skydoll. Stiamo scherzando? Troppe bottiglie scolate sul tavolone di questo nostro simpatico bar?
Essendo al bar posso accettare il termine "cagata" reagendo ovviamente con salutare "pezzo di stronzo che sei" (e... OOOSTE, un'altra bottiglia!), scambio dialettico che in realtà non toglie nulla alla stima e all'intelligenza dei presenti.
Piuttosto, riappropriamoci dei contesti, senza la conoscenza dei quali vale tutto e il contrario.
I discorso di Matteo riguarda le potenzialità che l'autrice Anna dimostra in questa semplice opera. Ricordiamocelo: 24 tavole in 24 ore. E Matteo parla di segni e di stili. Costruisce dei collegamenti. Ma, l'avevo anche già scritto, i contenuti di Rose fanno parte del sentire dell'autrice, che ha una sua poetica, espressa anche in altri piccoli lavori.
Ma ovviamente... chi si prende la briga di osservare e studiare le traettorie degli autori? Molto pochi... IN genere funziona così: esce il libro importante, si parla del libro importante, così chi ne parla è importante anche lui.
Invece, è decisamente più importante andare a scovare le anna merli, i paolo parisi, gli andrea bruno... quando ancora girano con le loro autoproduzioni o con storie brevi e provare ad incoraggiarli, seguirli, dialogare...
E qui sta il ruolo del Cfapaz, che non è quello dell'editore alternativo, ma del soggetto che promuove e accompagna gli autori nei loro percorsi.
Alessandro, non capisci le scelte degli ultimi anni... In realtà non ti senti vicino agli ultimi fumetti che pubblichiamo, cosa piuttosto diversa (e chiarimento simile te lo sei fatto anche con matteo più sotto). Le scelte si basano ancora su criteri e valori simili. Solo che ci siamo un po' spostati. La collana Schizzo Presenta perde di senso nel momento in cui i vari Alessandro Baronciani, Tuono Pettinato, Matteo Fenoglio e Francesco Cattani (quattro albi mancati) possono pubblicare direttamente con editori veri. E così han fatto.
Inoltre, gli ultimi due nostri albi della Vale Rosset e di Leonardo Guardigli, assolutamente degni, riflettono però anche alcuni errori di curatela di cui mi faccio carico. E di cui traggo le conseguenze.
Dunque, proviamo a tornare indietro, e apriamo con la collana Cartigli: fumetti sperimentali, brevi, senza vincolo di formato o foliazione, realizzati sia da esordienti che professionisti.
Quindi ecco giustificato il recupero di alcuni lavori eseguiti durante la 24 Hic di Cremona. Ce ne sono almeno altri tre degni di pubblicazione.
Il dibattito su Rose ha senso se ragioniamo su cosa potrebbe essere il percorso di questa autrice, peralto persona schiva, aliena al protagonismo, ma anche molto consapevole della sua professione e delle scale di valori esistenti.
Il confronto perde di senso se si strozza il bambino nella culla, colpevolizzandolo con paragoni che lasciano il tempo che trovano.

Un'ultima cosa.
Le tante persone che si sono fermate al nostro banco per sfogliare e quasi tutte acquistare Rose: 102/105 persone in pochi giorni (Lucca e Angouleme), soprattutto giovani e donne, a conti fatti indifferentemente italiani e stranieri. Il segno di Anna comunica e attira. E attira e comunica senza furbizie, senza trucchi, senza stratagemmi, senza assomigliare a Skydoll, semplicemente esprimendo in modo puro la personalità dell'autrice. Mi sembra decisamente un titolo di merito.

Prosit."

Per ora finisce qui. Ma intanto, Anna ha deciso di dare un seguito a Rose!

venerdì 5 febbraio 2010

PREVISIONI: CIELO SERENO

Mi impegno a non consultare internet per tutto il week end e non pensare al lavoro.
Ho proprio voglia di rilassarmi in famiglia.
A lunedì!

martedì 2 febbraio 2010

LA FRANCIA NON E' MEGLIO. IL PREMIO PIU' IMPORTANTE A BARU!

Et voilà!
Ecco cosa sarà ricordato della cerimonia di premiazione tenutasi domenica 31 gennaio al Salone Internazionale della BD di Angouleme. Una cerimonia divertente, volutamente eccessiva, parodistica, condotta da un Blutch super, che ha anche ballato.
Riflessioni più ponderate con calma. Ma voglio convincermi che, a conti fatti, la Francia non sia meglio. Le polemiche sui premi non mancano. E neanche sulla premiazione, nonostante una cerimonia così in Italia ce la sognamo.
Diciamo che là ci sono interessi diversi, proporzioni diverse.
Il Cfapaz è andato bene. E questo conta.
Come far tesoro di questa ennesima esperienza francofona sarà tutto da vedere.
Non a caso ho avuto occasione di parlare tanto, forse troppo, di cose italiane. Della serie che di strada dobbiamo farne. Ma le potenzialità le abbiamo. Le ha il Cfapaz, le ha il fumetto italiano, i suoi autori, editori, lettori...
Ma bisogna lavorare di testa.
Sarà possibile?

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