
Cinque anni di edizioni
Tunué. Sono stati bravi.
Un incontro sullo stato del fumetto e sul suo futuro a Mantova Comics & Games. Ne parla
Trape sul suo blog e il pezzo dovrebbe essere ripreso anche sul sito del Cfapaz.
Sull'argomento c'è anche un
editorialone scritto da Alessandro Bottero su fumettodautore.com
Sono tre eventi collegabili, ma che non hanno relazione tra loro.
Tunué è un piccolo soggetto editoriale che è riuscito a costruirsi un'identità apprezzabile. Ha fatto conoscere in Italia alcune opere importanti (Rughe e Perché ho ucciso Pierre), ha valorizzato diversi emergenti italiani, e sta tentando di sviluppare un percorso di ricerca saggistica.
Trape è stato un volontario del Cfapaz, con il Servizio Civile, ed ora collabora quando può. Il suo pezzo è il classico intervento da Bolle. Chi si ricorda il periodico interno ai soci del Centro Fumetto? Era redatto dai volontari, in genere i più giovani del gruppo. E alcuni numeri sono rimasti leggendari e sono ancora oggi richiesti. Bolle ospitava gli interventi, le analisi libere dei nostri ragazzi. Nessuno (o quasi) di loro aveva un nome di spicco. Soprattutto a nessuno interessava un fico secco di entrare nel fandom italico. C'erano per stare insieme agli altri, essere utili e divertirsi (e magari c'era anche qualche amore di mezzo...).
I loro interventi non erano molto diversi da quello che Trape ha postato sul suo blog. Preciso, chiaro. Il punto di vista di un lettore che conosce solo una parte del sistema fumetto, quasi interamente attraverso la lente di ingrandimento del Cfapaz, che a Cremona non è Schizzo, ma la biblioteca. Siccome Trape è sveglio, ecco che già centra una serie di punti cruciali come il discorso delle fumetterie. Ma soprattutto nota come in una conferenza come quella di Mantova non siano rappresentati tutti i soggetti in campo...
Parte da Mantova anche l'editorialone di Bottero, addetto ai lavori di lungo corso, che ha partecipato e partecipa al sistema fumetto con più ruoli. Collaboratore di case editrici, editore a sua volta, direttore del sito sopra citato. Dopo aver spiegato che all'incontro non ha partecipato, e deciso cmq di commentarlo facendo riferimento ai commenti diffusi in rete, eccolo lamentare che i discorsi sono sempre gli stessi.
Quindi comincia ad elencare le domande che avrebbe fatto se fosse stato presente. Diverse sono interessanti. Poi parte un discorso sulle fumetterie. Quindi accusa agli organizzatori di avere organizzato un incontro a proprio uso e consumo: in sostanza un autorappresentazione di comodo. Si conclude con l'articolazione ideale che questo tema richiederebbe. Sono diversi gli spunti condivisibili. Ma non dovrebbe proprio essere fumettodautore.com, il magazine della nona arte, a proporre dossier e servizi proprio su questi temi? Dove sono i giornalisti del fumetto disponibili ad occuparsi di questi argomenti in modo serio, rigoroso, documentato? Certo non è facile, capisco. Ma se si vuole, si può. Le ricerche più interessanti sono in genere contenute all'interno di tesi di laurea o in articoli provenienti dalla stampa non specializzata. Per esempio, una rivista economica che spiegava il successo finanziario delle Winx...
Come dicevo, tre eventi molto vicini, ma anche altrettanto lontani. Diverse le aspettative, le competenze, gli ambiti, i risultati.
Ora uscirà l'annual di Fumo di China, in genere una regolare delusione per le panoramiche offerte delle annate trascorse. Non c'è solo approssimazione, un approccio concettuale secondo me sbagliato... C'è una sorta di condizionamento a priori, proprio in chi appartiene al settore, una visione precostituita che non incoraggia la ricerca dei dati (e se ci sono, sono limitati, disorganici), la verifica delle fonti, il confronto delle opinioni. Si scrive di fumetti per esprimere la passione per i suoi autori, per le loro opere. Atteggiamento legittimo. Ma che non porta molto lontano.
Quando un tesista serio passa da noi per cercare di costruire una bibliografia e comincia a sfogliare le riviste di settore, comincia a cadere nella depressione... I saggi veri sono rari. Meno male che almeno si trovano repertori preziosi, come date di uscita, indici di collane, attribuzioni di opere. Almeno su queste cose, la passione maniacale diventa utile, produce risultati a favore di tutti.
Ma il nostro Trape, con il suo buon senso, con un po' di lettura varia alle spalle, può già arrivare al nocciolo dei problemi, come un qualunque addetto ai lavori, riuscendo persino a sfuggire all'ipnosi di marketing dei soggetti relatori di una qualunque Mantova Comics & Games.
Che poi non hanno certo detto cose non vere... Marco M. Lupoi, piuttosto che Sergio Bonelli, sanno quello che dicono e come dirlo. Altri magari saranno meno preparati o credibili. Ma loro conoscono i dati veri: buona parte sono quelli delle proprie case editrici.
Il tema della crisi è quindi un tema vero e non vero.
Certo ci sono i libri e gli albi. Ma manca il lavoro. Non ce n'è abbastanza.
O meglio: gli autori spesso non sono riconosciuti per il loro valore professionale. Ma su di loro guadagnano editori, soci, redattori, grafici, amministratori, segretari, commercialisti, fotocompositori, stampatori, rilegatori, corrieri, negozianti, giornalisti (non sempre neanche quest'ultimi...). Il prezzo e il sistema di vendita riescono a riconoscere il lavoro di tutti tranne che degli autori. Gli autori devono avere molta pazienza e costruirsi mattoncino su mattoncino.
Ma questi autori sono tanti. E dal punto di vista creativo non c'è crisi. Anche se avrei cmq da dire anche sulla qualità reale di molti progetti.
Il lettore non è in crisi: dispone di un bouquet di uscite praticamente infinito, se compra anche in inglese e francese.
Tornando agli autori, sono sempre di più, perché aumentano le scuole, i corsi di fumetto, i laboratori, i workshop, i concorsi.
Ma non sempre questi talenti sono accompagnati bene nella loro maturazione. Molti rimangono incompiuti, ignari delle proprie possibilità. E se sono poco svegli, poco curiosi, poco studiosi, emergono solo se sono super bravi.
Il fumetto non sarebbe in crisi.
Ma occorrono persone e soggetti capaci di ricostruire cosa sta succedendo e perché, proponendo indirizzi, suggestioni, magari polemizzando contro lo status quo, ma in vista di qualcosa di meglio. Intendo persone e soggetti veramente indipendenti, riviste, blog, forum.
Invece decidono molto gli editori.
Costruendo di fatto i palinsesti di molte manifestazioni.
Influenzando buona parte delle discussioni della rete, magari intervenendo di persona.
In alcuni casi governano o sono parte di alcuni dei processi commerciali, come la distribuzione.
Non so se il fumetto stampato avrà un futuro. Cmq ai nostri bambini mettiamo ancora in mano dei libri, ci vedono leggere dei giornali. Quindi dovrebbero arrivarci anche loro.
Certo, non stiamo facendo tutto quanto dovremmo e potremmo.