mercoledì 30 giugno 2010

IL MALE DENTRO

Questa mattina, Marco Pannella, in studio a Rainews24, ha affermato che ci troviamo in un momento in cui tutto può accadere. Intende colpi di mano, pezzi di stato o società o di gruppi di potere che possono decidere di fare qualcosa di eclatante, illegale, pericoloso...

Ieri il Papa ha detto che il Male è dentro la Chiesa. Intende che si faccia pulizia dentro le coscienze e non sembra mettere più l'istituzione al di sopra di verità che ormai sono sotto gli occhi di tutti.

Ieri la sentenza di condanna di Marcello Dell'Utri, che ha collaborato con la Mafia. Però è perseguibile solo in parte, perché c'è la prescrizione. Se la Mafia è un corpo estraneo alla società, questa persona, questa chiacchieratissima persona, ha fatto parte dello Stato e ci rappresenta ancora al Senato e in Europa.

ps illustrazione di Salvo D'Agostino. Sul suo blog tanti bellissimi disegni!
ps2 post rieditato in alcuni dettagli

martedì 29 giugno 2010

LA RETE CHE TI PRENDE

Non ho mai tollerato Il Grande Fratello. In questa notte un po' insonne, dall'Ansa mi arriva la notizia della morte di Pietro Taricone. Il riflesso è quello di scriverne. Che cosa strana: non lo conosco, è solo un'icona televisiva, che mi hanno fatto accettare tra un telefilm e un dibattito da Costanzo. Che cosa assurda, trovarsi a pensare ad una persona che in fondo è servita come tante altre a vendere prodotti, ma che, mi dicono, aveva trovato una sua dignità.

Stare sul web ti fa comportare in modo particolare. Magari cambi identità. O tiri fuori aspetti che altrimenti rimarrebbero nascosti nelle relazioni quotidiane.
Ma anche queste sono relazioni quotidiane. Quando replico, come stasera, a Paolo, Francesco, Claudio o a Maurizio, ho davanti a me il ricordo di persone di cui conosco le espressioni, la voce, i gesti. O magari credo. Diciamo che è internet è come un telefono un po' più elaborato.
Quando replico invece ad altri, magari il rapporto si distorce ed evolve in direzioni sbagliate, involute. In fondo inutili.

Facebook è una specie di trumansohow autoprodotto, dove ognuno si crea un proprio paradiso, dove ognuno "sorveglia" gli altri, riportandoli sulla retta via in caso di sbandamenti.
Ma è un gioco! Scrivere che si partecipa ad un evento è come un gioco. Quasi nessuno ci partecipa veramente. I comportamenti sono virtuali. Anche i sentimenti. Anche la politica. La fantastica illusione di fare politica su facebook...
Ma facebook è qualcosa di reale. Serve a vendere. E pare che funzioni.

Quanto tempo passato ad interagire in rete. Forse troppo.

lunedì 28 giugno 2010

IMPARARE DA CATANIA

Non ero ancora stato in Sicilia prima di venerdì scorso, pur essendo per metà proveniente da là. Circostanze varie hanno sempre reso impossibile questo "ideale" ritorno, che si è concretizzato grazie all'invito dell'Associazione ContAnimare che mi ha chiamato a Catania per parlare di Andrea Pazienza.

Ospitalità, cucina, mare, vulcano, nero, neri, dolore, cultura, abbandono, vita di strada, mercato, sole, speculazione, fannulloni, intellettuali, bellezza, lavoro duro, luce, scogli, melanzane, mandorle, fresco, illegalità, parola data, taxisti ladri, donne, maschi... vita...
Sono alcune delle parole chiave che mi viene naturale associare a quello che ho visto e vissuto. Alcune di queste possono formare delle coppie dialettiche, apparentemente inconciliabili tra loro. Eppure là si vive così. E verrebbe voglia di andarci, come minimo tornarci.
Ma anche di andarsene, perché per i giovani gli spazi sono molto limitati, le esperienze spesso frustranti.

Anche l'organizzazione del Convegno a cui ho partecipato mostra bene la qualità delle contraddizioni. Da una parte, un'organizzazione scrupolosa e competente, che pure ha dovuto fare i conti con qualche disguido. Poi una partecipazione ampia. La sala era piena! Dall'altra parte però la sensazione che anche un'iniziativa di questo genere non possa contribuire a dare futuro, per esempio, ai giovani (su cui ritornerò prossimamente) che sono stati esposti accanto alla nostra mostra biografica su Pazienza.
Ma anche qui siamo in Italia! E oggi questo non è certo solo un problema di Catania, o della Sicilia, o del Sud... Questa è la questione nazionale più urgente del momento: che futuro per i giovani?
Lavorare con compensi irrisori o non lavorare mai veramente?

Come si fa ad andare avanti così?
Una possibilità è andarsene. Quanti autori catanesi abbiamo pubblicato sulle pagine di Schizzo & C., spesso come esordi assoluti! Andrea Bruno, Antonio Sorrentino, Dario Arcidiacono, Alessio Spataro, Salvo Santonocito, Paola Cannatella, Floriana Grasso, Massimo Ruffino, Luigi Ricca, Davide Catania... e qualcuno lo sto dimenticando. Non Luca Bonanno, però, che addirittura ha collaborato a realizzare alcuni dei nostri migliori Schizzo Immagini.

Se ne sono andati tutti: Milano, Roma, Bologna, Londra...

Qualcuno prova a tornare. Sandra e Lucia mi hanno raccontato come vanno le cose. E le ringrazio di cuore. Purtroppo non tutte le notizie sono buone. Ma d'altronde va così.

Lucia mi ha anche portato a spasso per borghi e scogli, portandomi dove fanno la migliore granita alla mandorla del mondo. E la ringrazio di cuore e le auguro un forte in bocca al lupo per tutti quei progetti che magari tra qualche anno vedremo se si sono avverati...

Così come ringrazio la "vulcanica" Lilia Di Rosa, organizzatrice del convegno, che oltre a questo, mi ha anche mostrato molti lati speciali di Catania, città adagiata tra il mare e il vulcano, più o meno diceva così qualcuno, più volte distrutta, più volte ricostruita.
Se succede sul serio, tutti sanno che non ci sarà via di scampo.
Ma si vive lo stesso.

Con tutte le sue contraddizioni, asprezze e bellezze, questa terra ha molto da insegnarci.

ps Qui foto su facciadiossobuco

venerdì 25 giugno 2010

VERGOGNA, ITALIA...

Italia eliminata subito e ultima dopo Slovacchia, Paraguay e Nuova Zelanda.
Tra ieri e oggi, la stampa si diverte ad infierire sulla bestia ferita. Bolliti, incapaci, traditori, vergognatevi... E pensare che bastava fare quel goal all'ultimo minuto e sarebbe stata una musica un po' diversa.

Il calcio è sport ma è anche costume.
In Italia è malcostume.
Una scusa per parlare di altro.
Un affare da milioni e milioni di euro.
Un luogo spesso di evidente malaffare, con partite truccate, arbitri venduti, doping, valori alterati.
Però anch'io ho negli occhi Rivera, Bettega, Baggio, Cassano. O anche solo Chiorri, Tentoni, Mondonico che entra alla fine e segna al Piacenza...
Però ci sono anche settori giovanili che promuovono valori veri.

Persino il mio nipotino era scuro per la sconfitta dell'Italia.
Qui il calcio è passione. Quindi è anche/sarebbe anche un sentimento positivo, importante.
Allora... non devono vergognarsi i giocatori per aver perso o l'allenatore per aver sbagliato preparazione e selezionato le persone sbagliate...
Sono stati più bravi gli altri. Punto.
La Slovacchia ci ha segnato almeno due bei goal. Punto.
Piuttosto devono vergognarsi tutti quei politici pronti a salire sul carro dei vincitori o scendere da quello dei perdenti... Fossero altrettanto veloci e sicuri nel decidere per il nostro bene...
Deve vergognarsi tutto il mondo della comunicazione per come strumentalizza e lincia i presunti colpevoli, alla faccia dei valori dello sport.

Devono probabilmente anche vergognarsi i giocatori.
Ma non perché hanno perso... Ma perchè quasi nessuno di loro non utilizza la propria fama e credibilità a favore della società, della cultura, della solidarietà, dell'aggregazione giovanile.
Perdono tempo e guadagnano immeritatamente soldi vendendo cellullari e assurde tariffe telefoniche, a scapito degli italiani fessacchiotti.
Ecco, se proprio dovete vergognarvi, è per questo.

PAZ A CATANIA

La nostra mostra itinerante su Andrea Pazienza è approdata a Catania. "La vita e le opere" è stata prodotta ed esposta per la prima volta al Festival di Romics nel 2002. A cura mia e del Bruso, si è rivelata uno strumento utile per divulgare e far conoscere quanto ci ha lasciato il Paz.
Domani interverrò al convegno organizzato per l'occasione da Crocevia e ContAnimare, realtà culturali locali.
C'è anche una mostra omaggio a cura di giovani, e non, autori emergenti della zona, che sono molto curioso di vedere.
Tra l'altro sono veramente parecchi gli autori catanesi pubblicati negli anni sulle pagine di Schizzo & c.
Tra l'altro, sarà la prima volta che mi recherò in Sicilia!

giovedì 24 giugno 2010

ROCK AL MENTO

Roberto ci dà una mano molto utile qui al cfapaz, ormai da più di un anno. Collabora alla redazione della newsletter. Soprattutto ha conquistato la nostra simpatia!
E così, il buon Roberto ci fa sapere che prova a fare il dj in giro...
Sabato sera si troverà poco fuori Cremona, a mettere su musica all'Osteria del Mento.
Purtroppo non potrò esserci, perché sarò a Catania per un'iniziativa su Pazienza.
Ma penso che la serata meriti.
Bella zona, con parcheggio, campagna e fiume Po a lato.
Occhio allora a non finirci dentro...

CREMONA DI SERA

Stasera una parte della banda del Cfapaz disegna e si presenta per le vie del centro di Cremona, animata con banchetti ed eventi per sei giovedì di fila.
Chi ci viene a trovare?
Ecco cosa e dove facciamo stasera. E qui i prossimi giovedì!

I GIOVEDI' D'ESTATE DEL CFAPAZ

Giovedì 24 giugno - 1 Zona d'incrocio tra C.so Garibaldi/C.so Campi/V. Palestro
Fumetti by night
performance a fumetti con disegni realizzati dal vivo
a cura degli allievi dei corsi del Centro Fumetto Andrea Pazienza
dalle 21.00 alle 23.30

Giovedì 24 giugno - 2 Loggia dei Militi, Piazza del Comune - Spazio Servizio Civile
Lezione aperta di fumetto
con Francesca Follini e gli allievi dei corsi del Cfapaz
dalle 21.00 alle 23.30

A proposito, l'immagine della manifestazione, così come quella di molte altre locali, è realizzata dalla sempre ottima Marghe Allegri!

mercoledì 23 giugno 2010

BECCHIME CULTURALE

Com'è come non è, sono in corso di distribuzione nel cremonese alcune migliaia di volumi di Franco Maria Ricci.
Si tratta di pubblicazioni che costano centinaia di euro ciascuna, decisamente fuori dalla portata delle persone comuni. E anche da quelle delle persone che stanno benino.
Gli argomenti sono poi spesso molto particolari, sfiziosi, quando va bene artistici...
Ebbene, raccogliendo quattro coupon pubblicati sul quotidiano La Provincia, da oggi è possibile ritirare uno di questi raffinati volumi.
Ne ho raccolti otto! Approfittando delle ferie, mi sono recato presso il punto di distribuzione, individuato in una saletta del Palazzo Cittanova, edificio che senza dubbio calza con lo spirito dell'iniziativa.
Ebbene, grande fila...
Centinaia di cremonesi, soprattutto anziani, soprattutto persone comuni, si sono messe in fila dalle 7 del mattino, con i loro bei coupon, per ritirare il maggior numero di volumi disponibili.
Si poteva scegliere tra una dozzina di titoli.
C'è chi se li è portati via tutti e in più copie.

Considerazioni a nastro si potrebbero fare su cosa succede quando si "regalano" le cose e quando si sa fare una buona campagna stampa. Poi il divario tra il livello dei volumi e quello di chi li ha acquisiti. Un divario presunto, ovviamente, che si presterebbe ad ulteriori considerazioni.
Comunque, cultura e stile che entrano nelle case di migliaia di persone, dove magari non ci sono più di venti libri. Così la sensazione di acquisire per un attimo uno status symbol. Ma anche la possibilità di far germogliare qualcosa tra coloro che li scopriranno tra gli scaffali domestici.

Per la cronaca, uno dei due che ho carpito è nella foto di apertura del post. In catalogo costa 250€ e su e-bay si trova a 110. A me è costato 4 coupon, cioè 4,80€
Spero sia interessente come promette il titolo...

ps da segnalare le classiche vecchiette mannare, con la permanente colorata, che ti superano impavide e maleducate come niente fosse. Che finiscano stecchite!!!

martedì 22 giugno 2010

NERE E BELLE VOCI

Mentre brigo qua e là, ascolto acid jazz, grazie alle comode compilation di youtube.
E mi fanno compagnia alcune voci meravigliose.
Posso così rispondere ad un mio vecchio post su tre tipi di bionde problematiche, incarnate da attrici che mi intrigano, con altrettante nere, decisamente (che io sappia) più positive.

Qui sopra la suntuosa Erykah Badu. Che mi fa pensare che forse dietro a certo razzismo si cela una sorta di complesso di inferiorità di fronte a donne di questa tempra, carattere e talento (sempre che io sappia).
Qui invece la voce storica dei Brand New Heavies, ottimi facitori di ideale musica di sottofondo. N Dea Davenport si muove anche bene. C'è un ballettino che pagherei per saper fare... Un bel gruppetto che sto ascoltando molto in questi giorni, perché non mi toglie concentrazione e mi mette di buono spirito.

Ad un certo punto, la Davenport ha mollato e hanno chiamato una voce rodata: Siedah Garret. Forse non così ampia come la sua collega, ma funziona. E mi piacciono gli occhi e quel mezzo sorriso.

Ok.... basta divagare...

LE ILLUSIONI DEL FUMETTISTA?

La polemica avviata da Flaviano Armentaro, propagatasi in rete, anche su questo blog, ha avuto tra i suoi temi centrali la difficoltà degli autori più giovani di trovare spazi professionali, occupati da altri autori ormai da decenni. A seconda delle rispettive identità culturali, generazionali e professionali, sono state formulate analisi, proposti pareri, lanciate invettive. Ai più giovani si è suggerito, consigliato, gridato di farsi avanti, lottare, farsi quindi valere, come si faceva "una volta".

Una volta, a 23 anni coordinavo già il Cfapaz. Nello stesso periodo, in un direttivo dell'Arci "azzannavo" un dirigente più anziano, reo di sprechi nelle varie ristrutturazioni della sede, stoppando un ennesimo lavoretto. (Nel ricordarlo ora, sento di dover chiedere scusa a quella persona che non c'è più...). Quindi, quando avevo quell'età, mi "facevo valere".
Certo, di errori ne ho fatti. Però allora esistevano porte per entrare, sedi per discutere, ambiti di confronto, percorsi di crescita.
Oggi si ha una discreta certezza di rimanere eterni "apprendisti", esordienti e giovani autori permanenti. E che le stanze dove si decide siano riservate a chi già le frequenta da tempo.
Eppure ai più giovani si lanciano lusinghe: vi diamo l'occasione per farvi conoscere! Approfittatene!

Questa volta qualcuno si è arrabbiato. E forse proprio per questo ha raccolto consensi in rete.
Ma c'è anche un altro punto, che ha voluto sottolineare Ausonia sul suo blog.

Il caro Francesco riporta a galla un tema non certo nuovo, ma che ha segnato la polemica di cui sopra molto più di quanto si è percepito. Ecco cosa scrive ad un certo punto:

...qui c'è chi vuole vivere del proprio talento. nessuno ha chiesto la casa con piscina, la tredicesima e la pensione. io queste cose non le avrò mai e mai mi sono fatto il cruccio di averle. ma un tozzo di pane, quello sì. grazie. perché il mio lavoro crea profitto ad altre persone: tipografi, distributori, editori, proprietari di fumetterie e di librerie. e se l'autore rimane fuori dai guadagni, TOTALMENTE fuori dai guadagni, c'è qualcosa che non va. porcocazzo. perché è la sua opera a creare quei cazzo di profitti,

Condivido la sostanza del discorso, che ho più volte anch'io formulato.
Sono tanti i fumettisti che creano e producono opere innanzitutto per passione, perché sentono di doverlo fare. La circostanza che queste attività non diventino (forse mai) professioni ha fatto sì che tanti di loro venissero snobbati da alcuni ed al contrario portati ad esempio di rinnovamento da altri.
Oggi c'è un maggiore riconoscimento, grazie anche a manifestazioni sempre più ecumeniche in grado di offrire una vetrina (anzi, talvolta un vero e proprio palco...) a tutti.

Ma rimane l'aspetto "alimentare". Per come disegna, per quello che ha creato sin qui, nella mia visione del mondo, Ausonia dovrebbe essere ricco, come dice anche il suo commercialista. Al contrario, il Francesco ha già razionalizzato che le sue scelte le sconta. E così e basta. Si vedrà.

Quindi, per molti autori il fumetto è diventato un luogo di sperimentazione, spesso fine a sé stesso. Un ambito di ricerca e di autoespressione. Non un lavoro. Non un mestiere.
Eppure non certo meno degno, meno autorevole, meno sensato.

Il post di Ausonia mi ha spinto a rifletterci ancora una volta. Il fumettista è dunque un povero illuso? Un sognatore? D'istinto ho cercato il termine "illuso" su google immagini. E inaspettatamente ho cominciato a trovare questi quadri di donne. Ho trovato anche il suo autore. Si chiama Fabian Perez. E' argentino, ha vissuto in Italia e sul web ha messo una vasta gallery di immagini, tutte riconducibili ad un evidente immaginario latino-ispanico, con alcuni temi ricorrenti.

Non ne ho le "prove" ma penso che questo artista viva del suo lavoro e abbia raccolto un suo successo. Nelle sue opere confluiscono e convivono fotografia, illustrazione, narrazione, manualità. Non siamo certo nell'avanguardia. Alcuni temi sono senza dubbio "commerciali". Ma qualcosa di personale, speciale, c'è. Insomma, mi affascina. Il rigore dei colori, alcune inquadrature, ovviamente la sensualità femminile, anche se a rischio di apparire stereotipata.
Ma ecco quei brindisi così intensi...

Il punto è che in ambito artistico esiste un mercato, esiste un sistema che consente la riconoscibilità e la commerciabilità delle opere degli artisti.
Certo, i fattori che contano sono quelli che caratterizzano tutti i prodotti moderni, a cominciare dalla capacità di crearsi un'immagine e di comunicarla.
Ma in sostanza: ci sono gli autori, ci sono le opere, ci sono gli acquirenti, ci sono i galleristi, ci sono i recensori.

Nel mondo del fumetto... No!
Ecco l'errore. Non ha più senso pensare ad un mondo del fumetto, unico ed indivisibile.
Nel momento in cui c'è una discussione sul nome, una difesa del termine "fumetto", mentre le reti commerciali e culturali parlano senza problemi di giornalini, comics, manga e graphic novels, vuol dire che convivono scenari e situazioni diversi e forse sempre meno conciliabili.
All'interno di questi scenari ci sono delle regole commerciali e professionali: standard, modalità di produzione e consegna, prezzi, diritti riconosciuti e non.

In altri, no. Costa l'ufficio, costa la tipografia, costa la distribuzione. Non costa nulla o quasi l'autore. Questa evidente (o apparente?) distorsione non è dovuta semplicemente alla scaltrezza dell'editore, ma all'assenza di un mercato specifico, di un sistema in grado di riconoscere all'autore una giusta remunerazione. Anche perché l'autore tende a starci dentro lo stesso, magari per anni, magari a vita.

E' una scelta possibile. Che ha senso, appunto, se è una scelta.
Altrimenti è sfruttamento. O velleità. O illusione.

E forse, se si può vivere ancora di illusioni, vuol dire che siamo ancora piuttosto fortunati.


lunedì 21 giugno 2010

UNA DOMENICA POMERIGGIO AL CFAPAZ



"Facciamo una festa finale dei corsi di fumetto", esclamò qualche settimana la Francy, che faccio senza linkare, con tutte le volte che ne ho parlato. E' il terzo anno che proponiamo dei corsi di fumetto tutti nostri, made in Cfapaz, di durata "annuale" (rif. anno scolastico). E quest'anno, considerando il contesto (spazi e risorse) sono andati ancora meglio delle prime due annate: quattro corsi realizzati con 37 iscritti complessivi, di età varie. Qui trovate le descrizioni, messe on line l'autunno scorso.
E così, domenica 20 giugno, ci siamo ritrovati: abbiamo esposto, giocato, merendato e condiviso!

In realtà abbiamo organizzato anche gli altri anni sia dei momenti conclusivi, di restituzione si dice, che di presentazione. E sono sempre andati bene.
Ma quest'anno c'è qualcosa di diverso. Il clima che si è creato con i ragazzi e i bambini che hanno frequentato il Centro per un anno intero è stato molto positivo.
Il Cfapaz ha così confermato la sua vocazione più che mista, meticcia, composita: luogo di produzione culturale, di fruizione, di elaborazione, ma anche di aggregazione, protagonismo, formazione.
Certo abbiamo una sede piccola. E per di più in una città un po' esclusa dalle aree metropolitane che contano, soprattutto in termini di potenziale visibilità. Ad altri basta meno per sembrare o ottenere di più.
Ma in più di vent'anni abbiamo dimostrato di esserci e di fare.

Essere e fare: i due poli ideali e morali di una cultura di fondo, trasversale e che ci consente di essere in buona sintonia con le elaborazioni più avanzate, ma anche di rispettare il percorso storico del fumetto. E soprattutto di rappresentare un momento di esperienza vera per chi entra in relazione con le nostre attività.

Stiamo anche diventando un curioso mix di età diverse... La forbice si allarga, tra le adolescenze e i vari anta...

domenica 20 giugno 2010

PRENDI E PORTA A CASA

Vai ai mondiali senza Cassano, Giuseppe Rossi, Totti & c.
Vacci con giocatori ordinati, diligenti, competenti ma in difficoltà se si tratta di saltare gli avversari, soprattutto se hanno il fisico.
E così, 1-1 con la Nuova Zelanda, e su rigore...
Che figuraccia...
Meno male che non ho visto la partita.
Ci siamo divertiti al Cfapaz con la festa finale dei nostri corsi di fumetto, anche se sono stato eliminato al primo turno della Comix Fighter...!

ps la foto viene da un bel resoconto di un viaggio in Nuova Zelanda, che ho scovato in rete. Le foto fanno venire proprio voglia di andarci. Bravi Lau&Peppo!

sabato 19 giugno 2010

BRAVO TEX

In questo mondo strano, che è il fumetto italiano, non solo Tex esce ancora, ma il suo livello non cala e talvolta raggiunge picchi molto buoni.
Dal Texone estivo ci si attende sempre qualcosa di speciale.
Anzi, l'albo è presentato proprio come "speciale".
"I ribelli di Cuba" lo è. Per l'ambientazione, i disegni di Suarez il soggetto di Nolitta.
E poi c'è il consueto ottimo lavoro di Mauro Boselli nel caratterizzare sia Tex che gli altri protagonisti e comprimari.

Ok, forse la presenza del Vodoo nella trama potrà risultare un poco indigesta a chi non ama le esagerazioni. Anche i temi della schiavitù e della rivolta nazionalistica potrebbero essere trattati in modo opinabile.
Ma se permane la sospensione dell'incredulità, il patto necessario tra lettore e autore, ecco che questo Texone è semplicemente splendido.
Alcune, anzi molte, tavole di Suarez sono splendide, con primi piani straordinari.
E poi mi piace come agisce Tex, Meno spaccone di quello di papà Bonelli, ma non scemo come quello di Nizzi. Deciso, serio, puntiglioso, non infallibile ma sempre in gamba. E poi tanto spazio anche agli altri.

Bello. Eccetto forse la copertina...



venerdì 18 giugno 2010

IMPEGNI ESTIVI

Ce n'è una lunghissima lista.
Questo in locandina è forse uno dei più originali. A Berra, sopra Ferrara, verso il delta.
Qui il sito.

Nel week end c'è invece la Festa della Senigola, vicino a Pescarolo, nel cremonese.

E al Cfapaz, domenica pomeriggio, la festina per la fine dei corsi di fumetto, ottimamente condotti dalle nostre Francy Follini e Marghe Allegri.

Ci si vede!

CLIC CLIC E BLAM BLAM!

Sono usciti in Italia uno a ridosso dell'altro, per Tunué e Coconino.
"Non morirò da preda", di Alfred, è tratto dal romanzo "Je mourrai pas gibier" di Guillaume Guéraud pubblicato nel 2006.
Anche "Povere nullità" di Baru nasce da un romanzo. "Pauvres Zhéros" fu pubblicato da Pierre Pelot nel 1982.
Le storie originarie distano di quasi quindici anni.
Eppure le loro trasposizioni a fumetti, quasi contemporanee, non sembrano così lontane.

Alfred ci racconta la storia in flashback di un ragazzo che ha appena compiuto una strage il giorno del matrimonio di suo fratello. La ricostruzione del perché ci porta a conoscere la vita stentata e vigliacca di un paesino francese.
Baru racconta di un ragazzino scomparso e di come gli abitanti della piccola città si muovono per cercarlo o per ottenere personali rivalse. Il bambino, poveraccio, diventa un simbolo ingombrante delle miserie altrui. Ed alla fine scatta la vendetta sulla società con lancio di bombe a mano in alcuni dei luoghi "sacri" della comunità.

Il classico tema "nero" della strage viene utilizzato dagli autori con finalità diverse.

Il lavoro di Alfred e Guéraud esplora l'animo umano, superando la semplice dialettica bene-male. All'ombra del potere, del vero potere, gli uomini chinano la testa e sfogano su chi vive la medesima condizione la propria frustrazione. Il punto di rottura si raggiunge quando lo sfogo investe il più debole, il povero ritardato del paese. Un gesto troppo vigliacco per non comportare una reazione. La strage diventa un tragico messaggio che coinvolge anche innocenti, forse perché nessuno lo è veramente.

In "Povere nullità" il taglio è più politico, il confronto con il potere è più diretto: lo Stato, la Chiesa, l'informazione. La strage finale rappresenta un gesto di ribellione e quasi di giustizia contro l'ipocrisia di una società che occulta le proprie nefandezze dietro la solita patina di rispettabilità. E il paradosso che tutto nasce da un grottesco equivoco. E in fondo è lo stesso "vendicatore" ad aver creato senza volerlo i presupposti di questa vicenda.

Quindi due storie diverse, ma che hanno un punto in comune: il presunto riscatto, attraverso il versamento del sangue, il sacrificio di colpevoli e innocenti, avviene per mano di un singolo.
Le società, una volta rotti gli equilibri, non riescono a gestire le crisi, se non facendo finta di niente.
Ma non si può sempre far finta di niente. E qualcuno si prende la responsabilità di ricordarcelo, pagando naturalmente l'inevitabile prezzo.

Ci sto pensando ma non mi viene in mente nessuna storia di questo tipo pubblicata in Italia. Probabilmente non ricordo bene. Non mi sembra possibile.
Sono però sicuro che da noi il fumetto rinuncia spesso e volentieri ad indagare i motivi, i disvalori, i torti e le ragioni che stanno a monte della nostra cronaca nera.

Mi sembra un vero peccato.

giovedì 17 giugno 2010

COSE SERIE

La pseudo notizia lanciata dall'Ansa rivela che la Commissione Europea sta valutando di disporre che per ogni 100 grammi di prodotto non devono esserci più di 10 grammi di zucchero, pena la minaccia di non consentire la pubblicizzazione del prodotto stesso.
La pseudo notizia è quindi diventata che la Nutella rischia di andare "fuori legge", provocando lo psicodramma collettivo, a colpi di Nanni Moretti, e solitudini divenute improvvisamente insostenibili senza la compagnia della mitica crema spalmabile alle nocciole.

Ok. Sanno tutti che sono goloso. Però la Nutella, con la N maiuscola, l'ho già abbandonata da anni, da quanto ho scoperto quelle equo solidali, CHE SONO MOLTO PIU' BUONE della Nutella. Se fossimo al bar, scoppierebbe una rissa. Perché la Nutella è prima di tutto un valore, piuttosto che un alimento. E' un simbolo. Comprare e mangiare Nutella ha significati psicologici evidenti. E dietro quel nome azzeccato e quei sapori "buonissimi" c'è un'industria, che ha capito bene i rischi pesanti di questa possibile decisione.

Ma è giusto trattare la Nutella come le sigarette?
Probabilmente è esagerato. Ma fino ad un certo punto.
Prima con la svolta biologica ed equo solidale. Poi con l'arrivo dei bambini, a casa ci siamo resi conto che molte cose "normali" che mangiamo fanno male e alla lunga possono provocare problemi di circolazione, diabete e tumori, fare ammalare più spesso.
E' così. Non ci si scappa.

I nemici sono gli zuccheri raffinati, il glutine, i conservanti, gli insetticidi utilizzati per frutta e verdura.
Però si vive tanto lo stesso.
Perché da noi c'è un sistema sanitario che funziona piuttosto bene, al di là degli scandali continui. Ci ammaliamo e veniamo quasi sempre rimessi a posto.
Ma appunto il continuo ricorso a cure mediche, farmaci, operazioni sta sbancando la sanità pubblica. Anche perché si ruba molto, si sa.
Ma pare sia più conveniente contenere le spese che beccare i ladri. O aumentare i costi per gli utenti.

C'è poi l'altra battaglia in corso, sulla nutrizione. Perché è da lì che comincia la tutela della salute.
Quello che sta facendo la Commissione Europea, anche se può sembrare assurdo o almeno esagerato, ha un fondamento.
Certo, come mi ha scritto Francesca su fb, dovrebbero fare delle campagna di educazione alimentare più serie. E a questo proposito, presso i Nidi e le Materne del Comune di Cremona l'alimentazione è accurata, e si lavora con i bambini, con progetti molto azzeccati.
Però c'è anche una questione di libertà personale. Insomma, se uno vuole farsi il barattolo intero, anche non bio, anche non equo... Eccheccavvoloooo!

Ed ecco che sembra di parlare di vino, birra, superalcolici, sigarette...

In questi giorni le vere notizie sono parecchie e pesanti.
Lo è anche questa, se la si guarda dal lato giusto...

TRA KRIMINAL E KILL KILLER

Difficile non notarlo in edicola.
Impossibile non comprarlo per un inguaribile fumettofilo come me.
Scontato divorarne le pagine per capire chi, come e perché.
Certo, avrei potuto ignorarlo, evitare di comprarlo e rifiutarmi di leggerlo.
Ma almeno ho una donazione da fare al Cfapaz.

Il Morto nasce dallo Studio Telloli. E qui trovate tutte le info, con i commenti, di cui è giusto tenere anche conto.
O meglio, se si prende il prodotto come tale è sicuramente un po' modesto, anche se denota una certa accuratezza. Il punto è che una serie di questo tipo non sembra aggiungere molto di nuovo. Non ci sono trovate brillanti o variazioni nel modo di disegnare o raccontare una trama in fondo molto classica: il protagonista è parzialmente privo di memoria e fugge alla ricerca della vendetta.
Il primo numero è ambientato in manicomio e sono possibili citazioni e variazioni sul tema, con qualche ironia.
Se invece si considera il contesto in cui nasce Il Morto, ecco che ci troviamo di fronte ad una sorta di gioco-omaggio, in fondo dichiarato e sicuramente non presuntuoso. Quindi l'operazione è intellettualmente onesta.
Forse potevano metterci un po' più di fantasia. Osare un po' di più. Il rischio è che si possa pensare che veramente gli autori abbiano voluto proporre il Kriminal o il Diabolik del 2010. E quindi cadere nel ridicolo, di fronte ai miti dell'epoca (e anche del presente, se pensiamo a Diabolik).
Comunque venga percepita, questa pubblicazione sembra dirci che quella stagione del fumetto italiano si è ormai conclusa da molto tempo.
Rimangono però autori e lettori, ormai molto adulti ma ancora tanti, disponibili a continuare a giocare con i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza. Quindi, perché no?

E' un atteggiamento sbagliato, mentre il mondo va avanti e ci propone sempre cose nuove?
Essendo ancora oggi un lettore di Tex che si emoziona ogni volta che lo compra in edicola, non ho una risposta certa. Almeno per oggi...

mercoledì 16 giugno 2010

IL PROFESSOR TRAMPOFF DELL'UNIVERSITA' DI TOMATOBURGO...

Probabilmente non ho firmato qualche autorizzazione specifica. E così non sono più sull'elenco del telefono, come mi hanno fatto notare. E neanche sono reperibile tramite paginebianche.it
Eppure... acc dannaz malediz... ricevo spesso le inopportune, indesiderate, invadenti, inaccettabili, squallide telefonate serali di Sky, gestori concorrenti, Folletto e altre multiaziende assortite.
Perché trovano il mio numero di telefono, che non è pubblico, e rompono le scatole a uno che non farà mai in vita sua un contratto verbale per telefono?
Mi dispiace per chi lavora nei call center. In genere cerco di rispondere con gentilezza, perché immagino chi c'è dall'altra parte. Però con fermezza metto giù subito. E morta lì.

Ritengo che queste pratiche di vendita servano per venderti il nulla o per farti pagare di più cose che hai già.
Ma da che mondo è mondo, le truffe commerciali sono un classico.

Per esempio c'è capitata questa. Non so come abbiamo consentito al venditore di venire a casa nostra. Sta di fatto che c'era in ballo un impiantino di depurazione dell'acqua. Roba interessante, visto che a Cremona, checché ne dicano, abbiamo un'acqua poco rassicurante.
Il tipo si è presentato innanzitutto con un quadernone ad anelli, pieno di marchi, che, a suo dire, avrebbero dovuto rappresentare attestazioni di garanzia a favore della ditta rappresentata. E qui la cosa cominciava a puzzare. Per me erano marchietti che chiunque si poteva inventare, stampare e portare in giro. Insomma, tutte sigle sconosciute e poco credibili. Faccio notare in modo soft che l'esibizione di questi loghi non voleva poi dire molto...
Il tipo non si scompone e imposta il pezzo forte della sua presentazione, aprendo un piccolo ed efficiente kit. Ci fa riempire un recipiente con l'acqua del nostro rubinetto e lo mette a confronto con acqua già depurata. Certamente non si poteva applicare il depuratore all'istante. E quindi la "manovra" era giustificabile. Ovviamente la nostra acqua aveva residui alti e una resistenza maggiore alla conducibilità elettrica, parametri che consentivano di definirla "pesante". Quella già depurata era invece bella limpida, allettante.
Ed ecco la spiegazione scientifica, che non ricordo, ma che era alla base di una "pulizia" dell'acqua senza l'utilizzo di sostanze chimiche, con un sistema di filtri.
La cosa sembra interessante. Parliamo allora di costi.
Il tipo afferma subito la straordinaria convenienza dell'operazione, soprattutto alla luce di un maggiore benessere, a cui aggiungere il risparmio delle bottiglie che non compreremo più e l'apporto concreto che daremo ad un minore inquinamento.
Praticamente si tratta di pagare solo la "manutenzione" dell'impianto, che ci veniva "regalato".
La manutenzione avrebbe avuto un costo, se non ricordo male, di 250€ annui. Buono!
Però dovevamo impegnarci per dieci anni. Ah!
E però avremmo dovuto rateizzare l'importo dei dieci anni in quattro... Coosaaa?!
Tra una roba e l'altra, sganciare 750€ annui per depurare l'acqua del nostro rubinetto.
Decisamente serio, faccio presente al tipo l'assurdità di far pagare in anticipo una manutenzione. E se poi, dopo quattro anni, la ditta non c'è più chi me la fa la manutenzione?!
Il tipo tenta allora squallidamente la carta del ricatto affettivo richiamando l'interesse dei nostri bambini a bere un'acqua più sana.
Vaffanculo e fuori da casa mia.
In realtà non l'ho detto, ma l'ho pensato talmente forte che si è sentito lo stesso...

Avrei poi altri due casi da citare, della cui dolosità non sono però sicuro. Potrei sbagliarmi, quindi meglio rimanere sul vago.
Diciamo che girano delle presentazioni di materassi molto convenienti per chi le ospita, ma la cui effettiva qualità ed economicità mi lasciano molto perplesso.
C'è anche un commercio di prodotti dalle proprietà straordinarie, venduti attraverso un particolare sistema di acquisto e rivendita gestito dagli stessi utilizzatori, che crea una catena notevole. L'alimento sembra buono. Solo che il costo per "pezzo" è troppo troppo alto per essere giustificabile.

Le regole di fondo sono sempre le solite: valutare l'utilità reale del prodotto e capire a chi vanno i soldi, quando e perché.
Anzi, seguire sempre i soldi... Si capiscono molte cose...

Sono fortunato ad essere diffidente, anche se sicuramente sarò stato fregato centinaia di volte a mia insaputa, e magari con soddisfazione...
Però c'è una lettura giovanile che mi ha un po' vaccinato: le scenette di Trampy e Cico su Zagor. Al di là della loro semplice genialità, le cose stanno proprio sono raccontate su quelle ridenti paginette! Come quella del Professor Trampoff, che ricorda in diversi punti il mio venditore di depuratori domestici.
Insomma, individui poco credibili che si presentano cercando di darsi un tono e che agiscono quasi sempre con un complice. Il prodotto di regola non vale niente, ma viene proposto prima ad un prezzo altissimo, per poi fingere uno sconto straordinario e solo perché sei tu. E tanti ci cascano...

Questi meccanismi sono stati spiegati decine di volte su un fumetto popolare mensile.
Grazie Guido Nolitta!

martedì 15 giugno 2010

I LICEALI

Siamo riusciti a trovarci in 14, noi maturi dell'84!
Luogo: Secondo Baracchino.
Menù: abbondante!
Che paradosso, che dicevo poco tempo fa che senso poi avesse ritrovare persone dal passato, che ormai è passato... E invece...!
Siamo riusciti a raggiungerne altri 6/7 che non potevano.
Però la classe pare fosse di 31, in 5a. Quindi ne mancano ancora quasi una decina, ricordando che Cristina non c'è più da tempo.
Se per caso, voi che non lo sapevate, vi venisse mai in mente di digitare sul motore di ricerca Liceo Scientifico Aselli, 5a C... eccoci qui!
Per i 50 ci troviamo ancora, magari anche prima...
Siamo cambiati molto?
Vediamo... da sinistra: Guarro, Bianca, Uggia, Gino, Dondi, Corby, Valo, Lucia, Berto, Stefania, Batto, Giovanna, Vale e Francesca, sperando di aver citato bene i soprannomi e chiedendo perdono per quelli (di soprannomi) che non mi ricordo...
E perdonate anche la foto fatta con il cellulare...

RAMONI SARA' RICORDATO IL 26 A PAVIA


Volevo comunicare che sabato 26 giugno, al mattino, a partire dalle 10, Marco Ramoni sara' ricordato al collegio Ghislieri di Pavia, dove aveva trascorso gli anni dell'Universita'.
Marco aveva poi conseguito il dottorato di ricerca in bioingegneria, lavorando presso il nostro laboratorio di informatica medica e in tutti questi anni eravamo sempre rimasti in contatto con lui, anche portando avanti avanti collaborazioni scientifiche.
Siamo rimasti tutti molto scossi dalla notizia della sua morte cosi' improvvisa.

Silvana Quaglini, Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell'Universita' di Pavia

13 giugno 2010 00.45

lunedì 14 giugno 2010

ECCO CHI (NON) VINCERA' IL MONDIALE

In genere i pronostici li sbaglio tutti!

Una volta sono finito su un giornale locale. Era il '98 e mi chiesero chi avrebbe vinto. Indicai con sicurezza la Spagna. Vinse la Francia. Giustamente quel giornale ricordò i verdetti di qualche settimana prima e potei figurare tra coloro che non ci azzeccarono nulla, dato che la Spagna andò male. Questo caso è quindi “certificato”. Ma anche prima e dopo non andò molto meglio, sia in positivo, quando l'Italia batté il Brasile 3 a 2, che in negativo, quando l'Italia di Zoff perse gli Europei contro la solita Francia.

L'unica eccezione è stata quest'anno la Coppa dei Campioni (mi piace chiamarla ancora così) all'Inter, dopo una partita del girone di qualificazione vinta all'ultimo minuto con un goal di prontezza e convinzione di Sneijder. Figurati dopo la vittoria a Londra con il Chelsea...!

Stasera l'Italia gioca al sua prima. Quindi è tempo di pronostici, essendo anch'io uno dei 56 milioni di allenatori in piena attività.

Quindi ragioniamo su chi vince, avvantaggiato anche dal fatto che alcune partite sono già state giocate.

Gruppo A: passano Sudafrica e Messico (Francia tiè!)

Gruppo B: Argentina e Sud Corea (peccato per la Grecia..)

Gruppo C: Inghilterra e Slovenia (ma gli Usa potrebbero rappresentare la sorpresa del mondiale)

Gruppo D: Germania e Ghana (Serbia che delusione)

Gruppo E: Olanda e Camerun (però ha già vinto il Giappone... mah...)

Gruppo F: Italia e Paraguay (temo la Slovacchia)

Gruppo G: Brasile e Portogallo

Gruppo H: Spagna e boh... facciamo... Cile!


Passiamo agli ottavi...

Sudafrica perde con la Corea del Sud

Inghilterra batte il Ghana

Olanda batte il Paraguay

Brasile batte il Cile

Slovenia soccombe con la Germania

Argentina batte rocambolescamente il Messico

Italia batte a fatica il Camerun

Spagna elimina il Portogallo


Quarti!

Corea del Sud – Inghilterra: vince la squadra di Capello

Olanda – Brasile: Brasile...

Germania – Argentina... capolavoro di Maradona e passa l'Argentina

Italia – Spagna: partita incredibile e passa l'Italia con gli spagnoli che si mangiano le scarpe, tacchetti compresi!


Semifinali

Inghilterra passa alla storia battendo il Brasile!

Grande partita dei centrocampisti con un Rooney implacabile

Continua la favola dell'Argentina che batte l'Italia dopo una partita combattutissima.


Finale

Inghilterra – Argentina...

Mamma mia che brividi...

Vince l'Argentina!


Morale...

I mondiali non li vincerà l'Argentina, essendo questo il mio pronostico...

;-)

venerdì 11 giugno 2010

MA IO HO FATTO IL LICEO

La scelta era ristretta tra il Classico e lo Scientifico. Iscrivermi, chessò, ai Geometri non mi sarebbe stato permesso, se non a costo di tensioni furibonde. Comuque era caldamente suggerito il Classico...
Sta di fatto che mi piaceva studiare, soprattutto Scienze e Matematica. E temevo Greco e Latino.
Quindi, per nulla dispiaciuto, ho scelto lo Scientifico, pur preoccupato per il Latino, un po' convinto che avrei trovato altri studenti come me, vogliosi di studiare.
Che ingenuo...! Non sapevo ancora che c'erano alcune questioncine di classe. Per cui il Liceo era scelto dalle famiglie bene e da quelle che volevano progredire socialmente. Risultato, si studiava sì, ma non certo tutti come credevo...
Ho quindi conosciuto coetanei ricchi e benestanti (alcuni li avevo per la verità trovati anche alle medie), spesso un po' annoiati, e altri più modesti che cercavano di tenere botta. Ho scoperto che esistevano le settimane bianche, per chi si poteva permettere sci, impianti e alberghi.
Le amicizie sono nate pian piano e in quinta ci siamo lasciati tutti veramente bene.
Tanto è vero che stasera faremo una cena di classe! Non saremo tutti. Metà circa.
Ma l'idea è piaciuta. Vediamo come ci riconosceremo. Ho perfettamente in mente tutti i visi per come erano allora, compresi gesti, espressioni, intonazioni di voce...

I ricordi del Liceo sono riafforati in massa in questi giorni.
Culturalmente è stata una scelta azzeccata. Ne sono contento. Anche le materie che ho trovato più ostiche di altre, come Filosofia e Letteratura Italiana, mi sono servite parecchio dopo.

Al Liceo ho anche conosciuto la politica. Certo, i movimenti si stavano spegnendo, prima di rinascere nell'85, quando ormai ero all'Università.
E c'erano i leader. Da noi i gruppi politici erano tre: sinistra, cattolici e laici.
I primi erano tosti e parlavano di massimi sistemi. I secondi erano moralisti e anticomunisti. I terzi parlavano di gite, cinema e divertimento.
I primi anni la sinistra era fortissima, proprio grazie ad alcuni leader veramente straordinari.
Al Liceo c'erano, tra gli altri, Marco Turati, che ho conosciuto e frequentato poi, e Marco Ramoni.

Vorrei parlare proprio di Ramoni, perché in tutti questi anni mi è tornato in mente spesso.
Non l'ho conosciuto, anche perché aveva due anni in più, ero timido e non ho mai fatto politica attiva a scuola.
Ma aveva un ascendente incredibile su tanti studenti.
Snello, statura non alta, portamento dritto, capelli neri e lisci, quasi a caschetto, sempre giacca e cravatta, elegantissimo. Era capace di parlare in un assemblea di filosofia e politica per tempi lunghissimi, suscitando ammirazione e rispetto in tutti.
Era visto come un genio. E ci si chiedeva cosa avrebbe potuto fare nella vita uno così.

E infatti, ha fatto. Si è ovviamente laureato in Filosofia e poi ha intrapreso una carriera... scientifica... occupandosi di genetica, informatica, biomedica, statistica e intelligenza artificiale.
Professore associato all'Harvard School e al MIT.
E leggo che due anni fa ha compiuto una scoperta straordinaria, sviluppando un software in grado di tradurre in suoni l'espressione dei geni all'interno delle cellule, ottenendo melodie armoniose sei tessuti sono sani, "stecche" se c'è una malattia.

L'ho letto, perché Marco Ramoni è morto pochi giorni fa a Boston, dove viveva, per un'improvvisa infezione al cuore.

Nelle foto di questi anni non ha più quei capelli, e neanche gli occhialini da comunista.
E al posto di quell'espressione seria e convinta c'è un sorriso sereno.
Un'altra persona.
Una persona fuori dal comune, che già dall'inizio ha pagato caro lo stare al mondo. Leggo, non lo sapevo, che suo padre rimase disperso durante un'escursione in vela, quando aveva dodici anni. La madre la perde a ventitre.
Una persona forte, cresciuta in una scuola in grado allora, veramente, di fornire l'accesso migliore possibile alla conoscenza a chi se lo meritava.

Stasera ricorderemo e celebreremo quegli anni straordinari.

... CONTROSOLE COME LO STUKA ...

Con il secondo numero, ho capito che Canemucco è una rivista di racconti, e che può funzionare solo per due motivi inscindibili ed inseparabili: si chiama Canemucco e misura 14,5 di base e 21 di altezza.
Poi è ben brossurato, ben colorato, ben stampato su carta uso mano bella.
E poi c'è il lungo racconto di Makkox all'inizio, che, da solo, "vale il prezzo del biglietto".
E' proprio attorno all'autore rivelazione dell'ultimo anno che tutto ruota (il paper show). Gli altri sono webguest, con i loro racconti brevissimi. Nei primi due numeri: Zero Calcare, Flaviano Armentano (guarda chi si rivede), Roberto Recchioni, Quasi Mai e la mia preferita Laura Scarpa.
Ci sono anche brevissimi racconti scritti. Che però non sono riuscito a godermi, principalmente per l'impaginazione, bella quando sfogli le pagine, ma irritante quando cominci a leggere righe e lettere un po' troppo separate tra loro. O chi scrive non mi prende?
Ma forse il problema è che dimentico sempre di mettere gli occhiali da presbite che mi sono guadagnato da qualche mese...

Insomma, consiglio caldamente di leggere Canemucco. Che ha anche un sito interattivo molto ben fatto.

giovedì 10 giugno 2010

GENERAZIONI CONTRO (QUESTO E' MALE)

Non so se questa polemica produrrà qualcosa. Conosciuta via Robbe, è stata innescata da una presa di posizione pubblica di Flaviano Armentaro, in risposta ad un invito a collaborare ad una nuova edizione de Il Male.

L'aspetto che mi ha colpito e mi ha spinto ad intervenire riguarda le aspettative degli autori più giovani, che in qualche modo è al centro anche della posizione appena espressa, tipo dieci minuti fa, da Gipi nel suo blog.
Mi è venuto naturale inquadrare la polemica come scontro tra generazioni. forse sarò, anzi sicuramente sono, ingenuo e nei commenti postati altrove ho auspicato un dialogo.

La dialettica tra giovane non protetto e vecchio garantito è trasversale a tutto. lo vedo quotidianamente anche da vicino. pur avendo le giovani generazioni, di solito, già in partenza di tutto e di più, spesso sono le più restie a rischiare. mi dicono, ma tu hai il posto fisso. e io rispondo che l'ho avuto a 32 anni. e loro che non l'avranno mai... però mentre ero precario ho rischiato di mio e cercato di dare tutto per costruire quello che sognavo. Poi è arrivata la sicurezza, senza peralto smettere di rischiare.
E' un paradosso che si cerchi prima la sicurezza e solo dopo si sia disposti a rischiare.

L'attività artistica e autoriale può essere molto rischiosa, a meno che la gratificazione del sé sia il motore unico. Ci si mette in discussione quando si cambia uno stile o dei contenuti consolidati.

Non vorrei però che si frustrassero i più giovani, trattandoli come bambini che non hanno capito. Tra l'altro non sono pochi quelli bravi sul serio, cone lo stesso Flaviano, che ha già un segno maturo (o furbo?).
E allora l'invito di Gipi è quello più brutale ma anche il migliore che si possa fare:
FATEVI VALERE!

Alla fine, però, ricordatevi di rendere omaggio a chi, prima di voi e anche per voi, ha fatto tanto tanto tanto.

UN ANGELO SOPRA DI NOI

E' la seconda volta che sento l'esigenza di parlare di Elisa Claps. Come papà la cosa mi ha sconvolto. L'Ansa ha pubblicato alcune foto riguardanti il processo di identificazione della vittima, facendo attenzione ad evitare quelle più disturbanti.
Ma per me la più devastante è questa che apre il post. Che ci racconta di vent'anni trascorsi a pregare, a riunirsi, a sposarsi, a battezzarsi, a confessarsi, con un cadavere sopra le teste, un cadavere frutto di un atto orribile e mostruoso, che difficilmente si può ritenere sia stato compiuto senza la collaborazione di qualcuno che conosceva bene questi luoghi...
Questo è l'orrore.

mercoledì 9 giugno 2010

UN ALTRO SOGNO PER PAZ



Beh... semplice ma molto carino... Questo corto ha vinto un premio. Sezione a tema libero, con questa motivazione:
Per il lavoro appropriato sul suono e sulle immagini, che suggeriscono in maniera eloquente l’eleganza e l’attenzione formale dello stile del memorabile fumettista Andrea Pazienza.
Nel diffondere la notizia si spiega come il video si dedicato al grande fumettista sambenedettese.
Ma è un'indicazione inappropriata. Sì, è nato lì. Come i miei figli sono nati ad Asola (MN), perché lì c'era e c'è un ospedale bene organizzato per facilitare il parto naturale, incoraggia la presenza dei papà e l'allattamento immediato al seno.
Dopo di che, Paz è di San Severo.
E poi negli anni succesivi non solo...

martedì 8 giugno 2010

ACCADE IN CITTA' - 2

La piazza "bene" di cui parlavo nel post precedente, era tale non tanto per un "lignaggio" superiore, ma per la civiltà intellettuale che si può trovare girando dalle parti di fumettologicamente.
AfNews è un'altra cosa. E' una piazza assai trafficata. E' una piazza del secondo tipo, cioè uno snodo vitale delle grandi delle vie di comunicazione. AfNews nasce con l'Anonima Fumetti, associazione ancora operativa a Torino. Poi si trasforma in Araba Fenice (AF), a cura del solo Gianfranco Goria. Si collabora ad Af News come volontari. Lo stile delle news è in genere abbastanza informale. Un punto di debolezza mi è sempre sembrato l'inscindibilità di molte notizie con le opinioni personali di chi le metteva in rete. Oltre a toni non sempre, come dire, "anglosassoni" (si dice così, ma se pensiamo a certi tabloid...) su alcuni temi. Non sempre le prese di posizione polemiche sono state azzeccate.
Sta di fatto che Af News da anni è la principale fonte di notizie sul mondo del fumetto disponibile in rete. E sta anche di fatto che da qualche mese c'è stato il passaggio sulla piattaforma di wordpress. Una scelta che penso abbia unito praticità ed efficacia. Utilizzando la modalità del blog, le news rimangono tali ed al tempo stesso rendono naturale (non dissonante) l'espressione, anche critica se serve, di punti di vista personali.
Questa nuova AfNews mi piace molto. E mantiene la sua funzione storica di portale d'ingresso del fumetto. Il materiale d'archivio disponibile è veramente imponente.
Non dico che ciò di cui non si parla lì non esista. Perché nel frattempo sono apparsi anche altri siti molto attivi nella comunicazione di notizie (per cui ne devi seguire tanti per rimanere aggiornati). Però AF rimane un punto di riferimento e ciò di cui si parla assume subito un rilievo.
Così, ecco che ad un mesetto dalla sua uscita a Napoli Comicon, anche su AfNews si parla di Pic Nic, la nuova rivista dei Super Amici, a diffusione gratuita, grazie alla gentile partecipazione degli sponsor.
Pic Nic ha potenzialità inedite e potrebbe veramente essere una rivista seminale. La sua gratuità non va sottovalutata. Perché nella nostra società del superfluo, anche un oggetto gratis può essere rifiutato. Se riceviamo un oggetto e lo teniamo, vuol dire che ci ha conquistato. Ricordiamoci che spesso buttiamo via anche le cose comprate, magari a caro prezzo.
Il fumetto ha problemi di diffusione. Viviamo una stagione straordinaria, dal punto di vista creativo. Esce un ben di Dio di storie, autori, libri curatissimi. Quasi tutto però con tirature veramente basse, sotto le mille. Già XL ha avuto il merito di sdoganare in edicola alcuni autori alternativi, per anni rimasti a sperimentare nei piccoli circuiti. Poter sperimentare su una rivista che esce in edicola è ben altra cosa. Se poi lo si può fare su un magazine tirato in migliaia di copie, ecco che la cosa assume un rilievo evidente.
Se Pic Nic dovesse funzionare, se gli sponsor dovessero rimanere convinti del valore dell'investimento realizzato, questa rivista potrebbe avere un'importanza analoga a quella di Frigidaire all'inizio degli anni '80: innovazione, critica sociale o di costume, ricerca stilistica, contenuti che si fanno comunicazione e viceversa.
D'accordo, non vedo un Pazienza (sia mai!) o un Liberatore. Ma allora lo stile era un campo di battaglia cruciale. E però vedo dei Mattioli... E poi vedo soprattutto autori che hanno ormai una loro personalità precisa, che si è abbondantemente emendata dai modelli di partenza.
Tuono Pettinato è un autore maturo che funziona dappertutto con qualunque cosa: vignette, strisce, tavole, storie brevi e, spero presto, storie lunghe.
Tuono Pettinato è già uno dei migliori autori italiani del momento. Gli manca forse solo un best seller per ottenere la consacrazione con la C maiuscola (quindi soldi e donne a palate...). Ha una sua poetica ironica ma non superficiale, un codice grafico che associa estrema leggibilità a brillantezza. E non a caso, in questo primo numero di Pic Nic si cimenta in un tema forte del nostro immaginario occidentale: il reducismo, quello del Viet-nam in particolare. Il tono surreale dell'autore diventa la chiave interpretativa per accedere a contenuti più profondi.
Ho voluto parlare molto di Tuono, ma anche gli altri autori sono tosti, grazie ad un mix di emergenti come Lrnz, Ratigher, Dr. Pira, Maicol & Mirko, e di realtà consolidate come Bacilieri, Toffolo e Ghermandi. E c'è anche la trendy Junko Mizuno. Il classicissimo Carnevali. E per non fari mancare nulla, pure Squaz, Baronciani e Palumbo.
In una scatola, tre fascicoli dentro cui esplodono i colori e i segni di tutti questi autori, alternati alle pubblicità glamour della Fornarina.
Cultura, intrattenimento e merce si fondono in un prodotto unico e inscindibile, al passo con i tempi, apparentemente risolutore delle contraddizioni intrinseche della dialettica privato-libertà d'espressione.
Distribuito però solo in alcune grandi città. Vivendo in una piccola, questo mi piace già di meno...

domenica 6 giugno 2010

ACCADE IN CITTA' - 1

In quella immaginaria città del fumetto, di cui vi ho parlato vari post fa, che si materializza soprattutto in occasione di fiere ed eventi di settore, e che ha i suoi luoghi simbolici ed ha già dedicato vie e piazze mentali ai nostri tanti padri spirituali, da McCay a Schulz, da GL Bonelli ad Andrea Pazienza, la gente mormora...
La gente mormora grazie ad alcune piazze, alcune collocate nei quartieri bene, altre in quelli dove scorrono le grandi vie di comunicazione, altre ancora poste nei bassifondi più turpi dove probabilmente circolano sostanze tagliate male...
Tra le piazze "bene", c'è sicuramente il giovane ma già frenetico blog di Matteo Stefanelli, Fumettologicamente. Il nome è già un manifesto. L'autore ha un progetto a tempo. E in questo tempo ci fa sapere un mucchio di cose interessanti. Ma soprattutto è diventato subito un luogo di incontro tra chi, non dico che la pensi uguale, ma almeno condivide l'esigenza di essere... esigente.
Io sono esigente. Cerco notizie, strumenti, conoscenza. Se un certo fumetto, popolare, di intrattenimento, di alfabetizzazione democratica, ormai non esiste più, è vero che un altro è nato. Anzi, altri fumetti. Altri modi di utilizzarlo, raccontarlo, comunicarlo.
Blog come quelli di Matteo e di Paolo Interdonato danno una bella mano a capire e conoscere. E poi si incontra un po' di gente...
Per esempio, grazie ad alcuni post, tra il serio e il faceto, su wikio che propone una classifica di blog sul fumetto, ecco l'occasione per conoscere gente nuova e prendere nota che attraverso i blog qualcosa sta crescendo.

Fumo di China riporta subito nell'editoriale del numero in edicola l'iniziativa di Fumettologicamente, nell'ambito di un discorso generale sulla presenza del fumetto in rete. E non riesce a trattenersi dal riportare l'esistenza di commenti (demenziali) di chi avrebbe imputato a Stefanelli un presunto "conflitto d'interessi" perché il suo blog è terzo in classifica e lui stesso avrebbe fornito/inserito in wikio una serie di indirizzi. Certo, FdC fa presente che i criteri sono tecnici. Ma era il caso di riportare un'osservazione, peraltro non individuata in nessuna fonte precisa, così assurda? Per poi fare presente che la classifica è ancora lacunosa e va migliorata?
Ma... ma... chi se ne importa della classifica?
E' ovvio che blog come quelli di Luca Boschi sono più seguiti di altri. E che siano primi, secondi o quindicesimi è veramente irrilevante.
Più utile invece capire chi li fa, perché e quali siano i contenuti prevalenti.
La classifica è solo un gioco. E contemporaneamente un pretesto per ragionare finalmente (e logicamente) su un tema ancora poco considerato.
I blog di fumettisti, sul fumetto e a fumetti (e dintorni) non li ha ancora contati nessuno. Saranno centinaia... Possono essere relegati a manifestazioni individuali che lasciano il tempo che trovano. Oppure essere enfatizzati come incredibili fari di riferimento delle opinioni correnti. Al di fuori delle esagerazioni, e ricordando che sono espressioni personali, rimane il fatto che ogni blog è una potenziale piazza e crocevia di relazioni, conoscenze, opportunità, confronti, dialettiche, riflessioni.
Ma ad ogni blog deve essere fatta la tara opportuna. Il pensiero di Daniele Barbieri lo devo innanzitutto conoscere attraverso i suoi libri. Invece i suoi post sono appunti, spunti, riflessioni. Credere di poterlo capire solo seguendo il suo blog è un po' da somarelli che non studiano...
Anche un blog molto seguito come quello di Roberto Recchioni è sicuramente utile per comprendere meglio l'autore, le sue motivazioni, fissazioni, idiosincrasie. Ma l'autore lo dobbiamo giudicare e valutare in base ai suoi lavori. Innanzitutto pubblicati. E un domani (il più in là possibile - come per qualunque altro autore) rimasti inediti. E ho la netta impressione che la sua web-fama stia rischiando nettamente di far perdere di vista la cognizione di quanto sta costruendo. Ci si schiera a favore o contro, fan o anti-fan.
Ecco allora che servono riviste come Fumo di China che ogni tanto facciano il punto della situazione. Un bel dossier con intervista, bibliografia, recensione dei lavori più importanti, valutazione generale su come nel tempo l'autore si sia evoluto, punti di forza e aspetti deboli.
Ecco allora la differenza tra un blog e una rivista, cartacea o digitale che sia.

venerdì 4 giugno 2010

PAN DEL DIAVOLO



Bel video, che mi ha suggerito Eta.

SGUARDI SUGLI AUTORI



Tunuè e Napoli Comicon hanno prodotto un'antologia intitolata "Sguardi d'autore". Quattro autori francesi sono stati invitati a soggiornare per un certo periodo a Napoli ed a realizzare una storia ispirata alla città.
Napoli è Napoli. Ma è anche Italia. Così posso parlare di un libro che mi è piaciuto e che consiglio. E comincio ad avvicinarmi all'obiettivo grosso: DavidB.
La possibilità di raccontare un altro paese mi affascina. Qualcuno scriveva che quando si va in un posto nuovo, l'impressione iniziale è destinata ad essere superata dopo una certa permanenza, necessaria per capire meglio luoghi e persone. Ma dopo un po' di tempo, arriva la vera conoscenza delle cose e si scopre che quelle sensazioni iniziali, quei giudizi immediati, erano tutt'altro che infondati.

Quindi, quello che hanno saputo fare questi quattro bravi e più o meno giovani autori, rappresenta una conoscenza di Napoli a metà tra apparenza e introspezione, stereotipo e intuizione ermeneutica.
Alfred apre l'antologia. Mi sembra un autore in stato di grazia. Efficacissimo nelle rappresentazioni, acuto nel definire i personaggi, tratto veloce ma non banale. Certo, è quello che si è mosso sui crinali più facili: i vicoli, i ragazzi che giocano a pallone, i taxisti che te la raccontano. Solo che tutto ciò è semplicemente vero. E' proprio così. Così che vediamo noi che veniamo da fuori. Allora ecco l'intuizione di una figlia che vuole conoscere il padre e l'elemento della sofferenza famigliare. Napoli rimane sullo sfondo, uno sfondo vivace e convincente, ma si parla della condizione umana.
Anne Simon mi sembra che pubblichi in Italia per la prima volta. Occhio che è bravissima. L'ho già potuta ammirare su alcune autoproduzioni (Misma) e possiede uno stile forte e personale. Qui propone una rilettura raffinata, in chiave mitologica, centellinata in tre parti, alternate agli altri racconti. Non conosco i riferimenti e non posso giudicare. Ma mi piacciono il tratto e l'atmosfera ironicamente pagana.
Geniale Sapin che costruisce una macchietta tutt'altro che inverosimile e ne approfitta per scherzare sull'arte e sugli artisti.
Geniale anche Bastien Vives, che coglie l'occasione per un esercizio di stile: l'ultima vignetta di ogni tavola introduce il personaggio protagonista della tavola successiva. Per l'occasione ecco anche un nuovo stile, dove le persone sono appena abbozzate con veloci ma precise pennellate nere, così come gli scenari, dipinti con poche tinte piatte. Bastien l'ha voluta giocare sul grafico e la scritta finale sul muro rivela certamente la sua giovane età, ma anche una straordinaria capacità di gestire il racconto.
Insomma, forse la "vera Napoli" non sarà venuta fuori.
Ma non mi sembra neanche che si possa parlare di una rappresentazione da cartolina.
Naturalmente mi piacciono anche gli schizzi in coda al volume.

giovedì 3 giugno 2010

PULCINI E TORTA FRITTA

Mercoledì pomeriggio abbiamo avuto il piacere di vedere il nostro nipotino Darietto partecipare con la sua Astra al torneo pulcini di Marore, poco fuori Parma. Otto squadre di volonterosi bambini si sono affrontate in memoria di Gian Luca Vitali. E alcuni baby erano mica male! Ho presente un piccolissimo numero 11, già con tutte le movenze del calciatore esperto: passo giusto, testa alta, capacità di stoppare, passare e tirare. E senza nessun timore di affrontare avversari anche il doppio di lui!
Il nostro nipotino è stato piazzato in difesa e si è fatto valere, spazzando il campo con tenacia, interrompendo quasi sempre gli attacchi avversari (e giuro che non sono di parte!).

Ma oltre allo spettacolo sportivo, era divertente tutto il contorno.
Spalti gremiti, decine di foto e video camere, genitori orgogliosi, bar a pieno ritmo con bibite e panini, postazione di produzione al momento di torta fritta... Insomma, una grande festa in campagna!
E un numero consistente di coppe e medaglie da distribuire a fine gara (erano le finali).

Ho scoperto le mamme... anzi le donne mamme. In genere una donna non è interessata al calcio. Insomma, ci sono anche, ma in genere il calcio lo vedono un po' male... Ma se gioca il proprio bimbo, tutto cambia! Improvvisamente il calcio diventa appassionante. E la donna-mamma si trasforma, si interessa e comincia a prendersi responsabilità organizzative! Procura le bandierine colorate da distribuire sulle gradinate, organizza il trasporto dei bimbi, si accorda con le altre mamme per ogni necessità. Insomma, spende tutto il proprio senso pratico per il bene del proprio bimbo.

Naturalmente, queste squadrette sono piuttosto multietniche. E i ragazzini di colore sono spesso molto bravi, anche grazie ad un fisico più armonico e potente.
Uno di loro è stato premiato come miglior giocatore: aveva occhi bellissimi. I genitori un'aria elegante e fiera. Ecco che il calcio scombina un po' le carte... Qui lo straniero non è visto come quello che porta via il posto ad un altro, ma come quello che fa vincere la squadra...
Chissà se, a furia di seminare sport di base, nidi e scuole materne ed elementari arriveremo a quel livello di decenza nella convivenza che ancora un po' ci manca...

martedì 1 giugno 2010

PROFESSIONISMO

Sto preparando i post su Astarte, Journal d'Italie e un altro un po' particolare, extra fumetto, su alcuni casi di truffe e truffette in stile Trampy.
Nel cercare immagini di David B, mi sono imbattuto in questo doppio jpg, a margine di questa intervista. L'autore Bruno Duhamel dimostra cosa sia il professionismo, che comporta anche realizzare splendide matite, destinate ad essere irrimediabilmente superate e dimenticate dai successivi processi di lavorazione.
Il linguaggio del fumetto si costruisce per stadi progressivi (per questo gli autori con la A maiuscola possono essere tanti). Come hanno potuto scoprire molti appassionati, spesso tra gli schizzi, le tavole scartate, i tanti passaggi intermedi, possono nascondersi dei capolavori.
L'autore che è capace di lasciarsi alle spalle tutto questo è un autore maturo.
Capita invece trovare autori emergenti che pretendono di considerare definitive opere su cui c'è invece molto da migliorare. La disponibilità di spazi sulla rete può alimentare equivoci sul proprio livello.
Così c'è chi ti esibisce, in modo tronfio e sfacciato, cose mediocri o imbarazzanti.
E c'è chi ricovera velocemente tra un cassetto e l'altro autentiche meraviglie, vere e proprie poesie visive di gesti e segni stupendi, preso o presa dall'imminente consegna...

Dedico questo post alla bravissima Anna Merli.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...