martedì 31 agosto 2010

DONNE PREDE

Prendo l'Ansa come una sorta di "Gazzetta Ufficiale" dell'informazione. Posso solo immaginare gli equilibrismi e la tensione di quei giornalisti che devono riportare le notizie nel modo più aderente possibile a quanto accaduto, senza correre il rischio di apparire di parte.
Ecco dunque la cronaca della visita di Gheddafi in Italia, in questi giorni, che sta scatenando polemiche e sberleffi.

Mi soffermo sull'episodio delle hostess. Gheddafi ne ha fatte selezionare alcune, per circondarsene come arredo. E tre si sarebbero convertite. Un piccolo miracolo del leader, sembrerebbe... Che ha anche affermato che in Libia le donne sono trattate meglio che nell'occidente.

Beh... dipende dai punti di vista... Sta di fatto che cercando con google una foto di hostess per aprire questo post, ho trovato al 75% donne nude o quasi. Ho fatto fatica a trovare quella che vedete qua sopra, e che ricorda la battaglia ormai dimenticata del personale Alitalia di un paio di anni fa.

Possiamo constatare che Gheddafi è stato molto furbo, perché ha messo in luce una delle nostre contraddizioni più evidenti, quella della donna apparentemente libera e disinibita, che invece rimane oggetto: forza lavoro, apparato riproduttivo, strumento di piacere, target per la pubblicità.

Così ha fatto anche Lui, nobilitandola, a suo modo e si fa per dire, come preda per il suo giardino delle meraviglie.

Il tutto mi sembra agghiacciante...

lunedì 30 agosto 2010

IL GIOCO SI FA INTERESSANTE?

Ora ne vedremo delle belle!
Robbe ha annunciato che sta per intervenire sul suo blog in merito alla discussione in corso su, la chiama lui, "i soldi e i fumetti", dimostrando un notevole senso pratico...
I lettori si sono invece scatenati da Diego Cajelli: 46 commenti in otto ore circa non sono malaccio.
Insomma, i blogger più seguiti stanno cominciando ad entrare in ballo. Ne mancano ancora altri di fondamentali. Ed il loro eventuale silenzio potrebbe essere ancora più significativo degli interventi sin qui pronunciati.

Nel frattempo, Claudio Stassi, il promotore dell'assemblea/riunione degli autori di fumetti ha espresso il suo rammarico per come è stato accolto da alcuni il suo impegno.

In questa strana estate si sono incrociati, mischiati, contrapposti umori diversi. Ormai è impossibile seguire tutti i rivoli in cui la discussione si è frammentata. Tra poco, però, sarà possibile comprendere se ci sono degli interessi che stanno per entrare in gioco.

Infatti, ricominciano le fiere. Bisogna preparare le centinaia di uscite di fine anno, e una discussione del genere può tradursi sia in una perdita di tempo che in un'occasione di promozione personale o per le proprie opere/edizioni. E forse qualcuno potrebbe agire su livelli ancora più ampi.

C'è un pubblico che segue perché capisce che il problema c'è, anche se lo vive secondo le proprie aspettative e ossessioni individuali. Lo capiscono soprattutto gli autori a cui piacerebbe poter trasformare in lavoro la propria passione e talento. O almeno vedere maggiormente riconosciuti e corrisposti i diritti d'autore maturabili.

Per me c'è in gioco il ruolo che il fumetto può ancora avere per intrattenere con intelligenza, promuovere valori, raccontare il reale, regalare sprazzi di trascendente...

Come lettore va benissimo! Esce roba bella e riesco a procurarmene la maggior parte.
Ma ci sono tutti gli altri "ma" che mi spingono ad intervenire e... mi fanno chiedere ormai da qualche annetto se tutto ciò ne vale veramente la pena.

Mi piacerebbe darmi una risposta consapevole e attiva, prima che sia la vita a mettermi di fronte definitivamente alla realtà.

domenica 29 agosto 2010

BRUTTE CAROGNE SUCCHIASANGUE


Volano oscillando cone fossero pendoli impazziti.
A tratti diventano invisibili, sembrando aste sottili.
Ti attaccano anche tre o quattro per volta.
Sono molto difficili da prendere e quando mordono fanno male.

Sono le zanzare tigre che hanno invaso anche Cremona.
Ovunque, soprattutto i posti dove portiamo i nostri bambini, come i giardinetti di Piazza Roma o a Po.

A casa siamo meno invasi perché un paio di bravissimi pipistrelli, con dimora su un sottotetto vicino, fanno il loro dovere tutte le notti.

Odio queste brutte carogne succhiasangue.
E se mi capitano a tiro quelli che il riscaldamento globale è solo un problema di percezione...

ps: il disegno viene da qui.

sabato 28 agosto 2010

READ COMICS IN PUBLIC! OGGI!

Meno male che c'è il blog Fumettologicamente, spesso il primo e l'unico a fornire notizie interessanti e utili. Ieri ci ha fatto sapere che oggi è stato lanciato il primo "International read comics day in pubic", promosso da Brian Heater e Sarah Morean del Daily Cross Hatch.

Aderisco sicuramente! E non so ancora dove e quando ma mi farò sicuramente vedere in pubblico a leggere fumetti.

Nel commentare la notizia in rete, mi è venuto spontaneo pensare che poteva essere anche un'ottima idea per il prossimo Comics Day. Lo sceneggiatore Tito Faraci ha fatto notare che lui stesso aveva promosso un invito-augurio analogo in occasione del Comics Day di maggio.

La notizia viaggia e Andrea Ciccarelli l'ha arricchisce con questa idea: raccontare sul proprio blog un aneddotto riferito alla lettura di un certo fumetto in pubblico.

Per me, leggere fumetti in pubblico è normale. Sempre sul treno, sui tram, nelle sale d'aspetto, sulle panchine dei giardinetti, mentre cammino per strada...
Mi sono prefigurato un investimento futuro mentre leggo Tex... Quindi è un'abitudine consolidata e che riguarda anche qualunque cosa si possa leggere, dai romanzi ai giornali, ai libri dell'Università... quanti esami studiati e ristudiati persino durante i tragitti in metropolitana...

Concentrandomi sulla lettura, non mi vengono in mente molti episodi particolari, ma se proprio devo citare un fumetto ed una situazione specifica, beh... ci siamo capiti... non può che riguardare Tex...!
I ricordi sono ancora molto lucidi: era il 1972 e mia mamma mi comprò il n. 142 di Tex "In nome della legge". Non ricordo come e perché, sta di fatto che eravamo ai giardinetti di Porta Romana, a Cremona, avevo 7 anni, e lei me l'ho comprò (da giovani entrambi i miei genitori leggevano fumetti e questo in particolare).
Cominciai a leggerlo su una panchina, e fui subito rapito dai disegni e dall'incredibile storia di un uomo sicuramente giusto che però si trovava ad essere trasferito in un carcere per un reato che non aveva commesso. Era caduto in una trappola, e non vedevo l'ora di trovare l'albo precedente. L'intero albo è giocato sui dialoghi, ed è una lunga partita a scacchi in cui gli avversari di Tex cercano un pretesto per ammazzarlo durante il viaggio. E gli amici riescono a sventare i loschi piani. In tutto l'albo si spara UN SOLO colpo di pistola, alla fine. Tex viene picchiato e trascinato in una cella. E sulla quarta di copertina si stagliava quella del numero successivo: LA CELLA DELLA MORTE.
Forse è stato il mese più lungo della mia vita di lettore di fumetti, quello dell'attesa di quel numero successivo.

Sta di fatto, che il mio ingresso pubblico nel mondo dei lettori di fumetti avviene in un luogo pubblico, un giardinetto. Non sarebbe male tornare proprio lì per celebrare questa giornata, rileggendo proprio quel Tex, che uscì proprio nel mese di agosto...

venerdì 27 agosto 2010

MANCANO ALL'ITALIA



Su ognuno di questi tre libri "recenti" vorrei scrivere qualcosa. Ma intanto li voglio segnalare come esempi, tra i tanti possibili, di quello che manca al'Italia, ai suoi autori, ai suoi editori.
Nel dibattito in corso sulle problematiche degli autori e di riflesso sulla reale popolarità del fumetto in Italia, si nota la tendenza a privilegiare un'unica causa. Chi lamenta lo scarso spessore professionale dei piccoli editori, chi propone una strategia di marketing, chi fa presente l'oligopolio distributivo... Spesso sono osservazioni ragionevoli. Ma non sono d'accordo nell'esaminarle separatamente.

Evocando la qualità e l'originalità di questi tre libri, potrebbe sembrare che io punti il dito sugli autori italiani. Sì, anche. Ma non solo.

"Il fotografo" ci racconta l'avventura del fotografo Didier Lefevre, in Afghanistan negli anni ottanta. Emmanuel Guibert la traspone a fumetti, costruendo un'appassionante, drammatico e istruttivo romanzo per immagini, dove la fotografia (in onore del fotografo) si alterna alle vignette con gusto e intelligenza. Il romanzo è tratto quindi dal diario di viaggio e dalla documentazione fotografica di Lefevre.

"Sophie e Abou" è una storia d'amore tra una ragazza belga ed un africano rifugiato proveniente dal Togo. Il disegno è calligrafico, favorevole ad una lettura veloce, ma elegante nel diverso spessore dei segni. E' il padre della ragazza che racconta con onestà il percorso di accettazione dei genitori. L'opera è tratta da un racconto.

"L'amore guarda da un'altra parte" impressiona per il disegno, innanzitutto. Ancora una volta lo screchtboard ci permette di ammirare una narrazione intensa. Dal nero delle pagine e soprattutto del passato, emergono le luci e i segni delle vite di due famiglie. Da una parte una coppia formatasi durante il nazismo. Dall'altra una statunitense unitasi nello stesso periodo. Sono i due rispettivi figli ad incontrarsi nella Germania post bellica e ad innamorarsi, a dispetto delle recriminazioni dei genitori, del padre di lei, soprattutto. L'opera è tratta dai documenti e dalle memorie delle famiglie stesse.

Sono esempi di storie basate su fatti reali o verosimili, che elevano il quotidiano a narrativa.
Questa è letteratura. E dirlo non vuol dire cambiare nome al fumetto, ma percepire la portata reale di queste opere.

E mi chiedo: ma queste storie, storie di questo tipo, non uguali o simili..., non le abbiamo anche in Italia? Sì, ma... ci sono una serie di ma.

Queste opere nascono certamente in contesti professionali favorevoli, dove gli autori possono percepire i diritti per il proprio lavoro creativo. Ma nascono anche dalla voglia degli autori di farle. E dall'intelligenza degli editori di scommettere su di loro. E dalla professionalità dei distributori che le fanno circolare. E dalla normalità dei negozianti che li espongono. E dalla curiosità dei giornalisti che ne parlano. E dall'apertura dei lettori che non le snobbano.

Qui in Italia ogni passaggio è complicato, farraginoso, frustrante.

Manuele Fior, uno dei grandi autori del momento (ribadisco, UNO DEI PIU' GRANDI AUTORI ITALIANI CONTEMPORANEI) deve prima pubblicare all'estero, per vedere prodotta l'opera che poi uscirà in Italia.

Come lettore mi va bene anche così, ci mancherebbe. Sono contentissimo di quello che ho la fortuna di leggere in questi anni.

Chi si occupa di fumetti dovrebbe invece preoccuparsi, a meno di accettare definitivamente che l'Italia si limiti ad un'editoria di traduzione da una parte, e un'editoria tendente alla nostalgia delle edicole dall'altra.

giovedì 26 agosto 2010

SU GIPI! TERZA PARTE



Ecco la terza e ultima parte del pezzo che ho scritto per la personale dedicata a Gipi a Monfalcone nel 2007, che mi sembra giusto introdurre con il più recente video dell'intervista barbarica condotta da Daria Bignardi, a suggello del successo de La mia vita disegnata male.

Ecco le parti precedenti qui e qui.

Buona lettura.


APPUNTI PER LA STORIA DI UN AUTORE - TERZA E ULTIMA PARTE


Gipi piace molto. C’è attenzione verso il suo lavoro, ma manca ancora qualcosa. L’autore non è del tutto sicuro che quella del fumettista sarà la sua professione definitiva. Anche perché non mancano le delusioni, i pagamenti dovuti e mai ricevuti, le pretese non sempre brillanti di certi colleghi. Per questo l’incontro con Igort è il definitivo punto di svolta. Alla luce delle prospettive che si creano, tutti i precedenti lavori sono rileggibili come preparatori di una nuova fase. Finalmente il problema non è più quello di pubblicare il possibile, mediando formati, spazi e periodicità. Finalmente si può progettare e strutturare. Questo non vuol dire partire con storie già pronte. L’autore ha spiegato in più occasioni come spesso il punto di partenza sia un singolo disegno, magari realizzato per provare un nuovo colore su un nuovo cartoncino. Poi il risultato finale sembra logico e ovvio. Ma dietro c’è il tormento, la passione, i mille ripensamenti. In quattro anni Gipi ci regala Faccia, Muttererde, il killerino, quel portafoglio perso mentre rubavano gli amplificatori, la macchina ritrovata, lo smutandizer di serie, gli innocenti, quella splendida immagine dei pesci appena pescati e subito cotti nel pozzetto della barca... e tantissimo altro.


Gipi piace molto. I suoi originali hanno un bel mercato. I riscontri ottenuti dal suo blog Baci dalla provincia sono lì a dimostrarlo. Il blog è stato fondamentale per alfabetizzare un pubblico, che, incuriosito da un autore che racconta cose quotidiane molto vere, ha voluto sintonizzarsi con l’autore. Non è un rapporto facile, perché caratterizzato da inquietanti ambivalenze. Da una parte i commenti dei lettori caricano, regalano entusiasmo. Ma dall’altro ci sono decine di sconosciuti che di fatto si cibano del loro autore preferito e della sua vita, famigliarizzando in modo imbarazzante, se pensiamo che la comunicazione rimane quasi sempre sul piano digitale... Forse anche per questo l’autore ha voluto staccare e concentrarsi sui suoi nuovi lavori. Un gesto necessario dopo la pubblicazione di S., il suo romanzo definitivo.


S. spiazza per come la narrazione appare destrutturata. Ma qui si manifesta il puro genio dell’autore, perché il racconto è strutturatissimo. Finalmente vengono messi in campo i ricordi, non più sotto forma di frammenti sparsi, ma organizzati in modo da dare un senso. Dietro questo libro deve esserci anche un’importante lezione desunta dalla lettura di Maus che, prima di ogni altra cosa ci parla del difficile rapporto tra l’autore e suo padre. Gipi fa i conti con la memoria del padre Sergio e lo fa con una profondità e una capacità evocativa tale da rappresentare in modo universale il rapporto tra un figlio adulto e un padre. Leggendo S. ho pensato continuamente a mio padre, perché ho ritrovato le stesse dinamiche, al di là delle siderali distanze biografiche. Leggendo S. ho anche preso atto dell’immenso lavoro che Gipi ha impostato e che ha prodotto un pubblico in grado di seguirlo. Per questo è un libro che vale più di tutti gli altri, importante come il Poema a fumetti di Buzzati o Pompeo di Pazienza. E come tale sarà ricordato.


Dai ragazzi della panchina che sputano al padre Sergio. Un tragitto creativo si è compiuto. Ora Gipi, mentre collabora con La Repubblica e Internazionale, sta lavorando ad una storia di pirati. Ed ha lasciato forse per sempre la nativa toscana per trasferirsi a Parigi.

E’ iniziato un nuovo percorso, forse nato in realtà con Questa è la stanza. Se così sarà, avremo anche noi, finalmente, uno scrittore e narratore grafico completo, che potrebbe accompagnarci ed emozionarci ancora molto a lungo.


Michele Ginevra - 2007


mercoledì 25 agosto 2010

A PROPOSITO DI GIPI: SECONDA PARTE


Ecco la seconda parte dell'intervento che ho scritto per il catalogo della personale dedicata a Gipi nel 2007, a Monfalcone, dall'Associazione ARTeFUMETTO. La prima parte è qua. La terza e ultima è programmata per domani. L'immagine qua sopra si riferisce alla copertina della pubblicazione.

Buona lettura.

APPUNTI PER LA STORIA DI UN AUTORE - SECONDA PARTE


Per ricostruirlo, attingo dai suoi lavori precedenti e da un’intervista ancora inedita che ho raccolto assieme a Roberto Lanfaloni nel 1999, dalla quale emerge un autore afflitto da molteplici insicurezze e angosce, ma anche dotato di una sensibilità e consapevolezza fuori dall’ordinario.

Dunque, sappiamo tutti che Gian Alfonso Pacinotti nasce a Pisa nel 1963. Meno nota è la sua biografia successiva. Pur provenendo da una famiglia che non gli fa mancare il sostegno morale ed economico, il giovanissimo Pacinotti è un ragazzo che frequenta compagnie di coetanei un po’ balordi, perennemente annoiati, probabilmente privi di prospettive. E’ un momento in cui circola molta droga e l’autore passerà un breve periodo in carcere per reati connessi. L’autore ricorda quel periodo per le diverse esperienze pericolose che ha vissuto, stupendosi addirittura di essere ancora vivo, dandosi come spiegazione l’essere riuscito a fermarsi un momento prima che accadesse l’irreparabile. Pacinotti è molto irrequieto e insoddisfatto. E’ deluso dall’esperienza al Liceo Artistico. E quella all’Accademia di Belle Arti si conclude istantaneamente dopo che il futuro Gipi reagisce fisicamente ai comportamenti dispotici di un professore. Scopriamo così che l’autore ha sempre avuto una grande passione per il disegno, manifestatasi sin da piccino. Una passione giustificata da un buon talento. Come rievoca lo stesso Gipi, ci vuol poco ad essere considerati bravi, se si abita in una città di provincia dove i disegnatori con cui confrontarsi sono ben pochi. Ma appunto, il talento c’è sul serio e, abbagliato dalla scoperta di quell’Andrea Pazienza che raccontava storie in cui lui e i suoi amici potevano rispecchiarsi, prende sempre più in considerazione i fumetti. Questo è un aspetto da approfondire meglio: l’autore afferma di avere divorato da bambino supereroi marvel per poi scoprire da adulto i mondi frigidariani di Scozzari e Pazienza. Potrà conoscerli entrambi quando frequenterà uno dei leggendari corsi della libera Università di Alcatraz. Noti autori di satira e fumetto tenevano brevi corsi estivi in una splendida località degli apennini umbri: Santa Cristina, vicino a Gubbio. In quella situazione, il giovane Pacinotti conosce anche Muñoz, Scozzari e Vincino. E ha finalmente la possibilità di confrontarsi con chi disegna sul serio. E’ qui che trascorre il suo vero Liceo Artistico, la sua vera Accademia di Belle Arti. Ma, pur dimostrando buone potenzialità, l’appuntamento con il fumetto è rimandato. Ne realizza diversi, ma rimangono tutti nel cassetto (salvo future scoperte filologiche...). Si tratta di fumetti d’avventura di genere fantasy o esotico (uno di essi ha come protagonisti dei legionari), tutti lavori che non hanno nulla a che spartire con quelli che conosciamo.

Così trascorre buona parte del periodo che lo separa dall’esordio di Cuore come art director per agenzie pubblicitarie. Ma non dimentica mai il fumetto. Vive anche alcuni mesi a Barcellona, al seguito della fidanzata modella, proponendosi a diversi editori ma senza successo.

Poi, nel 1994, arriva Berlusconi. Inaspettatamente vince le elezioni e per reazione morale scocca una nuova scintilla creativa nella testa dell’autore pisano. Gipi invia a Cuore via fax un nutrito gruppo di vignette, sulla cui accettazione l’autore probabilmente ricama, raccontando di cestini e fortunosi recuperi. Comunque sia andata, piacciono! E le prime escono sul numero dedicato al 25 aprile. Colpisce come questi nuovi lavori si inseriscano alla perfezione nelle gabbie mobili del settimanale satirico, come fossero sempre uscite su quelle pagine. Il segno è in linea con quelli del momento. Come quelli di Beppe Mora, Michele Cavaliere, Marco Scalia, Marfagno e Roberto Perini, che si propongono con linee veloci e spesso ruvide. L’autore, che si fa conoscere subito per la sconosciuta firma Gipi, sembra un incrocio tra Vincino e il Pazienza più minimale di Tango. Le opere proposte sono di due tipi. Da una parte le classiche vignette, adeguate al contesto, ma niente di eccezionale. Quasi scolastiche. Dall’altra dei brevi componimenti clamorosamente belli e efficaci. Rievoco il primo, intitolato “Inizio”, costituito da 5 striscette di due disegnini ciascuna. Ecco il testo: "Gli astronauti tornarono sulla luna / I crocifissi sulle croci / I panni risalirono sui fili / I dirigibili nei cieli / Le lacrime negli occhi / Le sbucciature sui ginocchi / I bimbi tornarono nelle pance / Le spremute nelle arance / I cavalieri nelle rocche / I “segreti” nelle bocche."

L’autore interpreta il trionfo berlusconiano come un momento di restaurazione. Il vento nuovo di mani pulite è finito e tutti i segreti torneranno presto ad essere tali. Rivedendola, ma soprattutto rileggendola, scopriamo così che il vero grande talento di Gipi risiede innanzitutto nella padronanza della parola e nella sua capacità di scrivere. Mentre il disegno deve ancora costruirsi per bene, il testo è già efficace. Non c’è una metrica poetica precisa, ma c’è una musicalità naturale, sostenuta da un disegno migliorabile ma utile allo scopo.

Subito dopo conosce Riccardo Mannelli che lo imbarca sul mensile Il clandestino. La linea della nuova pubblicazione consiste nel provocare e dissacrare. E c’è da chiedersi come verrebbero accolte oggi certe vignette su Papa, famiglia e pedofilia... Ma agli autori viene lasciata comunque una notevole libertà, oltre alla possibilità di esprimersi anche con il colore. E Gipi, accanto alle solite vignette (che però sono sempre più da autore satirico d.o.c.), propone tavole autoconclusive di vita quotidiana. La prima esce tra il febbraio e il marzo del 1995 ed è intitolata “Alle tre ci si trovava in largo”. Parla di un gruppetto di ragazzi, che passano il tempo su una panchina vicino ad un certo bar. Il tempo lo passano a sputare, guardare la gente che passa, farsi pestare da qualche agente e tagliarsi le braccia con delle lamette. La tavola funziona. E funziona anche senza sapere che è pura autobiografia non dichiarata. Già su Cuore l’autore aveva iniziato ad intervenire in prima persona, citando esperienze personali, coinvolgendo amici, conoscenti e famigliari.

Ma qui inizia probabilmente quel percorso di ricerca e ricostruzione personale che si concluderà nell’autunno 2006 con la pubblicazione di S. Lo si capirà meglio successivamente, con i lavori del periodo Coconino: Gipi scopre che con il pretesto della satira ha la possibilità di parlare di sé, di esprimere le sue sensibilità. Sarebbe giusto esaminare con attenzione questa produzione. Gipi è una delle firme più gradite di Cuore e Il clandestino. Pubblica anche su Boxer, Il Manifesto, Lo Straniero, sul volume collettivo Ossigeno e approda finalmente sul mensile Blue, con un alcuni racconti splendidi, in cui eccelle nell’uso dell’acquarello e dove si diverte a scrivere in modo originale. Gipi è un interprete acuto della realtà, dove è protagonista un’umanità mediocre, sostanzialmente fallita, talvolta sprofondata in situazioni atroci. Ma non manca mai quel tocco di ironia che rende umani e quasi simpatici tutti quei disgraziati.

Sono allora due le operazioni che l’autore porta avanti. Da una parte fa riemergere, rimettendoli in fila, frammenti della sua vita: la sua famiglia, le compagnie balorde, i tipi strani, ma anche luoghi e paesaggi. E qui prendono forma certe inquadrature, certi totali panoramici che contribuiscono a caratterizzare i suoi lavori più noti. Dall’altro, il continuo confronto con l’attualità produce una sorta di antropologia sociale che potrebbe spiegare persino personaggi attuali come il paparazzo Fabrizio Corona.


(segue)

A PROPOSITO DI GIPI! PRIMA PARTE

Avendo citato Gipi nel post di ieri ed essendo rientrato in possesso dei dati reclusi in vecchio windows98, che avevo utilizzato sino a due anni fa... ho potuto finalmente recuperare una parte importante degli interventi che ho scritto in dieci anni per varie pubblicazioni.

Tra questi, appunto, un saggetto per il catalogo che l'associazione ArteFumetto ha pubblicato a corredo della personale dedicata proprio a Gipi nel 2007. Lo ripropongo spezzato in più post.
La foto si riferisce all'allestimento realizzato a Monfalcone e proviene dal blog di uno dei curatori, Roberto Franco.

Buona lettura.

APPUNTI PER LA STORIA DI UN AUTORE - PRIMA PARTE


Per contestualizzare Gipi, può essere utile un breve confronto iniziale con Igort, il suo “fratellino” d’arte, compagno d’avventura di Coconino Press. I loro percorsi sono segnati da tappe diverse, ma presentano interessanti analogie e soprattutto convergono, almeno per ora, verso un trionfale approdo comune: il romanzo grafico.

Igort ha esordito poco più che ventenne all’inizio degli anni ottanta, periodo in cui le cosiddette riviste d’autore spesso raccontavano anche l’attualità. Ed erano distribuite in edicola, con una diffusione oggi impensabile. Così l’autore cagliaritano ha subito raggiunto la notorietà come fumettista, raccogliendo anche molte critiche, avendo osato porsi come avanguardia artistica rispetto ad un fumetto popolare ancora molto tradizionale.

Anche Gipi è diventato subito noto, ma come vignettista, perché nei primi anni novanta erano le riviste di satira, Cuore in particolare, a raccogliere un grande consenso. Però non era più giovanissimo ed aveva alle spalle moltissimi disegni e fumetti inediti.

Igort ha dovuto attendere la pubblicazione, avvenuta nel 2002 in forma completa, di Cinque è il numero perfetto per convincere definitivamente i lettori.

Analogamente, Gipi ha dovuto aspettare la pubblicazione della raccolta Esterno notte, avvenuta l’anno successivo, per ottenere una prima meritata consacrazione.

Entrambi hanno ricevuto premi e riconoscimenti di ogni tipo. In particolare, sono tra i pochi italiani premiati anche all’estero.

Hanno in comune anche un certo atteggiamento verso i lettori e la critica. Non siamo di fronte né allo stereotipo dell’autore riservato, che non ritiene di intervenire nel dibattito che lo riguarda, né di fronte all’altro stereotipo della rock star in cerca di consenso. Piuttosto scopriamo due autori che cercano il confronto, non disdegnano lo scontro, e, soprattutto, tendono loro stessi a definire il proprio lavoro e a perimetrarne il senso e la portata. Con una differenza. Igort costruisce su di sé una sorta di biografia artistica mitica, basata su valori e relazioni profonde. Gipi si fa scudo invece delle proprie ansie e incertezze. E, non appena viene confortato dall’interlocutore, lo spiazza con riflessioni su di sé che si pongono come alternative rispetto ai pareri ed ai riconoscimenti che lo riguardano. Ma subito dopo, quasi per svicolare dal rischio dell’auto esaltazione, conclude offrendo nuovamente dubbi e insicurezze.


Le loro storie sono così saldamente intrecciate. Senza Igort non ci sarebbe stato il Gipi che conosciamo e celebriamo oggi. Senza Gipi la casa editrice Coconino non esprimerebbe appieno i valori che tutti gli riconosciamo.

Accertato questo valore che li accomuna, possiamo finalmente dedicarci esclusivamente all’autore pisano.


La mostra a lui dedicata vede esposta la parte più significativa della sua produzione più recente: le cosiddette graphic novel o romanzi a fumetti, storie autoconclusive, di varia lunghezza, pubblicate direttamente in volumi di vario formato diffusi nei circuiti librari. Qui troviamo il Gipi più intenso. Qui c’è la produzione che l’autore stesso considera quella in cui riconoscersi completamente. Ma come si è arrivati a questi risultati? Qual’è stato il percorso a cui si è più volte fatto riferimento?


(segue)

martedì 24 agosto 2010

AUTORI E FUMETTI. LA DISCUSSIONE PROSEGUE

Prosegue la discussione sulle problematiche degli autori, che ha stimolato alcuni di loro ad organizzare un incontro a Lucca, presso il Muf, nei giorni di Lucca Comics. Qualcuno ha ribattezzato il meeting "stati generali del fumetto", probabilmente esagerando, ma cogliendo comunque la straordinarietà dell'evento.

La discussione sta appassionando. Come riferimenti, confermo i forum di Kinart e ComicUs, e i blog di Michele Petrucci, Claudio Stassi e il Glifo (Andrea Mazzotta), che sono tutti linkati nelle colonne qui a destra. Tramite loro, si arriva ad altri siti e blog.

Ultimo in ordine di tempo (le ultime ore), Diego Cajelli: qui e qui. Con lui e i suoi lettori mi sto confrontando nei commenti, dato che abbiamo posizioni diverse sulla percezione del fumetto, il marketing, il ruolo delle istituzioni pubbliche, ma forse soprattutto sull'atteggiamento da seguire. Tra l'altro, Diego è uno dei tanti autori che ho visto crescere. Ricordo ancora il giorno in cui mi consegnò il suo libriccino autoprodotto "Citapaz" (Cartoomics 1995, se non sbaglio), dove aveva raccolto molte frasi celebri di Andrea Pazienza. Tra i suoi primi lavori pubblicati c'è una storia breve, disegnata da Luca Bertelè, apparsa su Schizzo Immagini. L'ex ragazzo è oggi un autore professionista, che potete leggere su vari mensili bonelliani. Oltre ad avere le qualità necessarie, Diego è stato anche molto costante, una volta deciso di abbandonare il cabaret per il fumetto.

Quindi, quella di Diego Cajelli è una storia concreta.

Come è concreta quella di Patrizia Mandanici, che ha pubblicato anch'essa i suoi primi lavori su Schizzo. Lo ricorda in questo recentissimo post. E da anni fa parte delle squadre bonelliane di Antonio Serra.

Entrambi gli autori sono passati per varie esperienze, prima di trovare la collocazione professionale adeguata in Bonelli. Sono passati anche per le pagine di riviste alternative, o comunque di progetto culturale come le nostre del Cfapaz.
Eppure da queste esperienze e dal quotidiano attuale, che porta il companatico necessario, sembra che ne abbiano tratto morali prevalentemente disilluse.

Non che abbiano tutti i torti. Ma non condivido l'atteggiamento. Siccome questi problemi non si possono tagliare con l'accetta, come fa qualcuno altrove, bisogna purtroppo faticare un po' e ragionare.
Perché se guardiamo agli ultimi dieci anni, troviamo esperienze importanti.

Come quella di Gipi. Ci tengo a ricordarla. E anche a collocarla nel suo contesto naturale di talento, maturazione graduale e incontro con le figure giuste.

La pubblicazione della raccolta "Diario di fiume e altre storie" per Coconino, ci viene utile per scoprire che Gipi era già tale anche prima di aver incontrato Carlo Barbieri, Igort e Simone Romani, i tre soci iniziali di Coconino Press.
La sua poetica era già piuttosto consapevole. Praticamente dalla seconda metà degli anni novanta. E grazie a Cuore, Il Clandestino e Boxer era già un autore molto letto, diffuso nelle edicole, grazie alle testate nominate.
Ma la sua vocazione di narratore grafico non trovava l'ambito giusto per esplodere. E stava abbandonando il fumetto. Ma è andato avanti, anche senza editore.
Fino a quando ha incontrato Igort e Coconino.

Gipi vive del suo lavoro di autore che, certamente, va inteso in senso ampio. Illustratore anche. Niente di strano. Si pensi a Vittorio Giardino o Milo Manara. Fa parte dell'identità di un autore anche realizzare copertine, manifesti e quant'altro. Che siano fumettisti professionisti è indiscutibile.
E Gipi lo è diventato rompendo le regole, facendo cose diverse da quelle prescritte, ribaltando convenzioni, reinventandole. Ci ha sofferto su. E come è tipico delle ultime generazioni di autori, ci ha raccontato tutto e di più nel corso di incontri, video, sui blog, in TV...
Tra l'altro, notare il contrasto tra le storie che aprono e chiudono il volume, volutamente giustapposte anche attraverso una tavola di apertura molto simile, riproposta anche in copertina.

Prendere ad esempio Gipi non vuol dire copiarlo, mettersi a fare gli emuli disgraziati. Ma vuol dire cogliere il messaggio vero: partendo da un minimo di talento, che non può non esserci, la sua lezione prevede sperimentare, soffrire, fare e rifare, essere coerenti e cocciuti, ma anche pronti a buttare via tutto.

Secondo me di potenziali Gipi ce ne sono in giro. Ma sono troppo prudenti...

Dunque il problema del fumetto italiano si traduce in una specie di rompicapo. Mentre il mercato delle edicole sembra premiare solo il fumetto più tradizionale, i mercati più recenti non sembrano dare sufficiente ossigeno.

Le fumetterie sono in crisi. Colpa anche di una distribuzione troppo legata ad alcuni editori: Panini, Star Comics e Planeta. Con distorsioni che saranno anche impreditorialmente meritocratiche, ma che mettono in difficoltà tutti i non esclusivisti.

Le librerie di varia sono una jungla e bisogna avere spalle forti. Qui si che il marketing conta. Ma conta anche disporre di capitali, risorse umane, marchi consolidati... Penso che siano in questo ambito le recriminazioni più grandi. Perché a parte alcuni, chi pubblica le cosiddette "graphic novel" difficilmente può ottenere oggi le remunerazioni sufficienti per vivere.

Le nuove opportunità digitali, l'Ipad e soci, sembrano allettanti. Ma chi le ha create stabilisce anche le nuove regole di suddivisione degli utili. Tutt'altro che favorevoli agli autori, come si sono accorti i nostri scrittori (dibattito seguito da Loredana Lipperini su Repubblica).

Eppure abbiamo ormai tante manifestazioni, scuole di fumetto, piccole realtà editoriali... Ci sono centinaia di giovani autori che si propongono, ci provano, investono su sé stessi.
E qui che vedo le potenzialità. Potenziali stili nuovi, spunti originali, personalità fresche.

Ma sono una potenzialità anche le tante piccole etichette che ci provano, le autoproduzioni, le associazioni, gli organizzatori di manifestazioni ed eventi. In fondo il Comics Day voleva essere un tentativo per portare alla ribalta tutto ciò, promuovere il fumetto nella sua totalità e "biodiversità". Un progetto non completamente riuscito, ma che deve essere rinnovato per dare senso a quanto investito sinora.

Quindi il lavoro da fare è complesso:
- investire sul fumetto in quanto tale. Qui trovo il punto di contatto con Diego Cajelli che fa un paragone azzardato ma allettante (per me) con il vino.
- Mantenere alto il dibattito e il confronto, anche se viziato da aree di narcisismo, pressapochismo e disfattismo ridicole. Per questo la riunione degli autori a Lucca potrà essere un momento importante. E certamente dovrà essere come la vogliono gli autori. Non gli altri che non lo sono. Solo così può nascere un soggetto collettivo. O almeno... una soggettività collettiva...
- Fare tesoro di tutte quelle esperienze già avvenute e facilmente ricostruibili, se per un attimo si esce dalla dimensione a rischio di autosufficienza dei forum
- Mantenere aperta la mente, rischiare, progettare, cercare nuovi spazi. Antonio Faeti, che ancora considero un riferimento da tener presente, ha spiegato che il fumetto ha bisogno di un porgitore, qualcuno che te lo presenti, te lo faccia conoscere. Fantasia! Ecco cosa serve. Se tutti ci limitiamo ad andare a Lucca con le nostre novità e basta, non andremo molto lontano...

Ma il discorso rimane ancora lungo e complesso. E mi scuso per questo lungo post che non sono riuscito a riassumere meglio. Tutto ciò andrà avanti ancora per mesi...!

(a suivre)

lunedì 23 agosto 2010

LA SPOSA ERA BELLISSIMA

Naturalmente le foto scattate con il cell non rendono adeguatamente la bellezza dei colori e dei dettagli del matrimonio bellissimo di Alessandra e Pietro, a cui abbiamo partecipato.
Quando mio cugino lo annuncio più di un anno fa, rimasi stupito per il notevole anticipo della notizia. Ma al termine della giornata nuziale di sabato, si è capito la lavorata che la coppia ha fatto, assieme ad alcuni parenti ed amici.... mamma mia, quante cose hanno organizzato! Tutto nei minimi particolari. Tutto coordinato. Partendo dall'immagine del girasole, elaborata da un altro cugino, fratello di Pietro, hanno prodotto di tutto, dal quaderno della Messa alle bomboniere.
La Messa, vivace e ricca di canti e con letture azzeccate, ha avuto luogo in una chiesetta di periferia, stracolma di persone, in stragrande maggioranza giovani. La gioventù ha fortemente caratterizzato tutto, dal rito alle feste.
Praticamente due feste. La prima, il tradizionale banchetto, avvenuto nella splendida cascina di Farisengo, che ancora non conoscevo.

La seconda, alla sera, allargata a tutti gli amici, in un'altra cascina, a Voltido, che si è trasformata in una festa giovanile popolare! Con vassoi di cose buone, birra alla spina, tavolate sotto la tensostruttura, concerti di cover, animazione, dj set. Non potevano mancare gli spettacolini in onore degli sposi, benevolmente presi in giro. E gli amici scout, con il fazzolettone al collo, a fare servizio per tutti. Persino un portale d'ingresso hanno costruito!

A mezzanotte gran finale! Con lanterne cinesi lasciate volare nel buio della notte e fuochi d'artificio!
Gioia e commozione di fronte a tutto ciò!
Poi, dopo la seconda torta nuziale, musica da ballare! Con anche qualche pezzo da pogare. E persino sifda a basket (Pietro gioca).
Alle 2 siamo tornati a casa, mentre la festa proseguiva.
Rimangono negli occhi delle splendide immagini e nel cuore la condivisione della gioia di una coppia vera.


sabato 21 agosto 2010

W GLI SPOSI!

Sono reduce dal sereno e tranquillo "addio al celibato" di mio cugino Pietro, che si sposa con Alessandra stamattina. Seguono festeggiamenti vari per tutta la giornata.
Nella foto, il gruppone di cugini che si avvia verso le auto dopo la cena al Tuleer.

E sì! Il lato paterno rientra nella categoria delle famiglie numerose, come quelle di una volta.
Nonna Giulia e Nonno Michele ne hanno fatti nove. E quindi sono arrivati più di venti cugini!
E alcuni, tra cui me, hanno già iniziato a figliare una nuova generazione. Ecco perché ci siamo potuti trovare ben in dodici (a casa le cugine e i più piccoli).

L'addio al celibato non poteva che essere tranquillo, per tutta una serie di motivi, anche di caratteri, educazione etc.
Ma c'è anche che sposarsi oggi non vuol dire certo perdere la libertà, ma se mai iniziare un percorso nuovo, che può anche essere (e si spera) bellissimo!
Molte coppie si sposano con maggiore consapevolezza rispetto al passato, magari dopo lunghi fidanzamenti e periodi di convivenza.
Poi la vita ti può cambiare e nessuno può sapere cosa ci riserverà il destino.
Ma le premesse sono spesso ottime.

Ad un matrimonio, ho sentito il prete dire più o meno così: "Una coppia che si stava preparando per la cerimonia mi disse che speravano di volersi bene come il giorno del matrimonio. Io li rimproverai dicendo loro: no! Non come il giorno del matrimonio, ma di più! Dovete volervi bene di più!"
Dopo quasi dieci anni del mio, più quattro di convivenza, posso confermare ampiamente, fermo restando che una coppia può anche decidere di non sposarsi e avere il suo ciclo di vita felice, come tutte le altre. Perché è il vivere insieme che conta. E il matrimonio ha il valore che gli vuoi dare. Se non gliene dai, conta ben poco avere un anello al dito...

E' molto simpatica e in gamba Alessandra. E Pietro, che gioca pure a basket con buone referenze, l'ho visto crescere, parlare tantissimo, maturare e diventare una persona notevole.
E poi mi dà soddisfazione! Legge anche lui fumetti!

Insomma, un abbraccio forte e

W GLI SPOSI!

venerdì 20 agosto 2010

FUMETTOMACHIA

Non mi piacciono le corride!
Però quella di Tafalla doveva essere solo una spettacolare "tauromachia".
Così spiegava il Tg stamattina, che guardavo con gli occhi semichiusi, ancora dolorante dopo il calcetto di ieri sera... Le immagini mi hanno svegliato! Il toro avrebbe dovuto correre per l'arena e alcuni specialisti l'avrebbero semplicemente evitato con salti e piroette. Poi il toro se ne sarebbe andato via con le su gambe. Vivo.
Invece... chissà cosa gli ha preso... ha fatto un incredibile balzo, è saltato sulle gradinate e ha cominciato a caricare tutto quello che si muoveva.
Ho trovato qui una bella sequenza di foto, oltre che il video.
E' finita male. Più di venti feriti, di cui il più grave è un bambino.
Il toro, se ho capito bene, è stato freddato con un fucile.

Quando qualcosa di grosso e potente perde il controllo può fare molti danni.
Mi chiedo quanti danni a tutti farà il duo mediatico Silvio-Vittorio...
Anche se le cornate in questo momento non sono date a caso, ma scientificamente inferte alla vittima di turno. A meno che non si scopra un domani che è tutt'altro che una vittima, bensì un insospettabile ed imprevedibile carnefice.
Spero che alla fine non sia l'Italia a perdere il controllo e a dover essere finita e freddata...

Invece, il Glifo ha una certa stazza robusta. Non esagerata, ma significativa. E se si mette a caricare può essere pericoloso.
Ed invece... passeggia nell'arena (abbastanza) sereno, mentre attorno a lui volteggiano autori, piccoli editori, passanti vari...
Ecco due post pubblicati sul suo blog che cercano con perizia e meticolosità di fare il punto sulla corposa discussione riguardante gli autori ed il loro status professionale.
Se volete ripercorrere tutto, cliccate qui e qui. E' anche citato un brano e un post di questo blog.
Ne ho infatti parlato anch'io qui, qui e qui.
Infine Luca Boschi qua, con ulteriori puntualizzazioni.

Spero che alla fine non sia il fumetto a perdere il controllo e a dover essere finito e freddato...

giovedì 19 agosto 2010

CAMPANA PER GAIMAN

Solo l'anno scorso mi sono procurato i due volumi dell'edizione italiana de "La crociata dei bambini", tutt'altro che un capolavoro, ma con diversi spunti interessanti.
I due volumi raccolgono un crossover di storie scritte o ispirate da Neil Gaiman, per la Vertigo e pubblicate su diverse testate, più di quindici anni fa.
Alcune parti, soprattutto all'inizio, sono molto toccanti. Si parte dalla rievocazione di un fatto storico: nel 1200 vennero organizzate almeno tre crociate simboliche di bambini per occupare la terra santa. Le spedizioni furono ovviamente funestate da tragedie e molti bambini morirono in circostanze allucinanti.
La crociata di Gaiman & C. rappresenta una sorta di riscatto dell'infanzia, lusingata, tradita e violentata. Dalla storia si passa ai territori della fantasia made in Vertigo, con momenti altalenanti, ottimi quando ci sono i due giovani detective morti, un po' imbarazzanti in altre sequenze.

Ma di tutto questo vi può parlare mangaforever... Perché incredibilmente è uscita proprio in questi giorni una recensione sul primo volume, mentre pensavo a questo post, che mi risparmia dall'onere di raccontarvi, come si suol dire, la rava e la fava. Quindi vi rimando ad essa per approfondire e passo all'argomento che più mi sta a cuore.

Ad un certo punto, alcuni bambini vengono invitati ad abbandonare il loro mondo crudele per rifugiarsi in un'altra dimensione, dove possono stare solo loro, finalmente liberi dalle malefatte degli adulti. Per passare a questa dimensione, Gaiman ha un'idea non solo geniale, ma ricca di implicazioni: i bambini disegnano o tracciano lo schema del gioco della campana: lo percorrono in un certo modo, e via!

Campana è un gioco diffusissimo, che si chiama anche in molti altri modi, tra cui "mondo".
Che io sappia, in Italia esiste un solo libro che parla di questo gioco e di tutte le sue varianti. E me lo devo fare prestare... E' un gioco che ha qualcosa di rituale e si tramanda tra generazioni o tra pari. Che si modifica in centinaia di varianti, ma che deve essere sempre percorso, recitato, e praticato dimostrando il possesso di alcune abilità.

Un gioco che hanno fatto praticamente tutti i bambini. Nella foto vedete i miei, sulla spiaggia delle vacanze di quest'anno.
Eppure, pur sforzandomi, non riesce a venirmi in mente nessun fumetto italiano dove questo gioco sia citato e utilizzato per una storia. Al massimo lo ritroviamo come sfondo. I bambini che giocano sullo sfondo di un'altra storia. Magari mi sbaglio: chi sa, mi scriva!
Gaiman invece lo ha prima elevato a motore narrativo, per poi stimolarci a vedere in questo gioco qualcosa di più di un banale passatempo per bambini.

In quel gioco c'è lo scorrere del tempo, l'apprendimento e l'esercizio di abilità, la competizione, lo stare all'aperto e... il protendersi verso un futuro e forse verso un'altra realtà...

Complimenti!

mercoledì 18 agosto 2010

FRANCESCO COSSIGA CI LASCIA. COSA?

Quanto mi ha fatto arrabbiare questa persona, politicamente parlando.
Non tanto e non solo per quanto lui e altri come lui hanno fatto e detto.
Ma per quanto non hanno detto.

Lui e altri come lui dovrebbero conoscere quei segreti che hanno pesantemente intaccato la nostra democrazia. E ne ha dette di cose. Verosimili e incredibili.
Per esempio, che la strage di Bologna è stata dovuta ad una tragica fatalità: l'esplosione di un carico di esplosivo palestinese in transito proprio in quel momento.
Non conosco i documenti. Ma dicono che è impossibile.

Ma allora perché dire una cosa non vera, o non portare prove a supporto?
Ma cosa ci ha raccontato, propinato in tutti questi anni?
Se ci penso bene, come cittadino, mi accorgo che so ben poco. E diffido sempre di più di quel poco.

Mi viene da associare Cossiga all'immagine del Comico di Watchmen.
Anche se il suo necessario sacrificio non è mai andato aldilà delle classiche dimissioni.

Dunque una conclusione e una domanda:
- non ci lascia nulla
- quindi, è tutto un grande scherzo?

mah...

martedì 17 agosto 2010

LADY OSCAR, CHRIS WARE, KOMIKAZEN E MABEL MORRI...

Ho la grande fortuna di non essere snob.
Posso quindi navigare a zig zag tra tutti i generi fumettistici, trovando o recuperando sempre qualcosa di valido e importante.
La notizia l'ho quindi appresa da Fumo di China. Perché con tutte le fonti disponibili, certe abitudini sono dure a morire e la rivista su carta non riesco ancora ad abbandonarla.
E d'altronde non posso passare più di 24ore al giorno sul web...

Fumo di China si può criticare, ma mantiene sempre un suo senso informativo.
E poi ha un pregio che molte risorse web non hanno: la capacità di prendersi la responsabilità di selezionare temi e argomenti.
Questo è il suo pregio. E questo è anche il motivo per cui è spesso contestata, dato che si può non essere d'accordo sulle scelte.
Ma quando apre il numero 183/184, che presenta un menù che va da Frazeta a Il Fotografo di Guibert, e trovi un servizio di sei pagine che racconta della presenza di Ryoko Ikeda al festival di Novello (Piemonte) in qualità di soprano... beh... rivendico il diritto di sciogliermi un po' anch'io.

Sono stato un appassionato e commosso spettatore della serie animata televisiva. E ho apprezzato la versione originale a fumetti uscita con Granata Press ormai quasi vent'anni fa.
Beh, sapete che l'autrice ha pubblicato questa serie a venticinque anni?
Ma soprattutto avete già saputo che ha quasi abbandonato il professionismo autoriale per dedicarsi ad un'imprevedibile carriera di soprano, che sembra stia andando bene?
Ok, esce il mio nascosto lato nerd. Ma devo ringraziare Valentina Semprini, curatrice di queste sei pagine, che riporta i contenuti della conferenza stampa e riesce a documentare il tutto stando in equilibrio tra lo sguardo dell'adulto e quello del fan.
Nel cercare la foto per il post, ho anche scoperto che la leggendaria autrice sarà a Romics ai primi di ottobre.

E a Romics ci sarà anche Chris Ware... Di cui si parla qua, in più post. Mi sa che a Roma ci dovrei andare...

Sempre muovendomi a zig zag, ecco le prime anticipazioni del festival Komikazen di Ravenna, organizzato da persone splendide come Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini. Qui i comunicati stampa. Sarà protagonista un giovane autore che non conosco ancora: Maximillien Le Roy.
Prendo dal comunicato:

a soli 24 anni, ha già pubblicato sei volumi tra cui l'importante opera dedicata a Nietzsche su testo del filosofo Michel Onfray. E' esperto anche in reportage a fumetti e lavora con il fotografo Maxence Emery, che ha collaborato con lui all'imponente trilogia sul conflitto israelo – palestinese (Faire le Mur, Gaza e Hosni). In particolare sarà presentata al pubblico l'opera collettiva Gaza, December 2008: uscito per La Boîte à Bulles. E’ un libro che utilizza fumetto, arte grafica e analisi politica per raccontare in tempo reale l'operazione Piombo Fuso, ma anche rappresentare in una forma nuova il conflitto.


Mi sembra un autore molto interessante. E l'età è un bel punto di forza.

Come lo era per la a me cara Mabel Morri...
Sono passati un po' di anni da quando ti ho proposto di pubblicare su Schizzo Presenta, dopo aver scoperto la tua meravigliosa autoproduzione "Hai mai notato la forma delle mele?", uscita con Studio Monkey. Elena Accenti, che spesso passa di qua, l'ha incoraggiata parecchio. Mabel è un'ottima scrittrice, bravissima nel raccontare l'amore in tutte le sue forme. Ha pubblicato con noi Vite Comuni, che poteva essere un trampolino di lancio. Ma sono passati anni, prima dell'uscita l'anno scorso di "Io e te su Naboo" per Kappa Edizioni.
Un libro che conferma il suo valore, ma che ancora non è l'opera "definitiva".
Ne parla l'ormai solito Harry, che mi convince e non mi convince.
Ma ragiona e argomenta. E quindi lo segnalo ancora una volta molto volentieri.

Bene.
Da Lady Oscar a Mabel Morri... passando per Ware e Komikazen...

D'altronde il fumetto è questo. E ringraziare che oggi non vi ho parlato di Tex...
;-)

lunedì 16 agosto 2010

LA LEZIONE ITALIANA DI DAVID B

Diario Italiano mi conferma con chiarezza che letteratura e intrattenimento non sono sempre la stessa cosa. Lungi dal ripristinare gerarchie che lasciano il tempo che trovano, non possiamo ignorare che ci sono opere che vogliono porgere una riflessione, un punto di vista, e opere che vogliono far provare sensazioni forti, appunto intrattenere.
Ci sono opere, invece, che riescono ad essere complete.
Ma dipende anche da chi le legge.

Per esempio, Diario Italiano mi intrattiene molto bene.
Perché mi piacciono i disegni, i colori, i personaggi (reali ma pupazzosi) e godo tutte le volte che David B disegna una libreria o rappresenta un sogno.
Questa volta, poi, parla dell'Italia. Che un po' conosco. E posso rivisitare luoghi e situazioni famigliari attraverso le forme e i colori dell'autore. In qualche modo anche la sua calligrafia, direi.

Certo il tema del sogno mi rende inquieto. Ne ho già raccontati tre, su questo blog (vedi il tag "sogno"). E non certo proprio tranquilli. In particolare, avendo raccontato di aver sognato persone che non ci sono più, ho scoperto che in rete molte persone cercano proprio testimonianze di questo tipo. Ma Ausonia, in un commento ad uno di questi post, ha voluto essere glaciale e diretto: non ci sono fili con l'aldilà. Insomma, quando tutto finirà, finirà!
Il tema rimane però affascinante. Anche se vogliamo limitarci a pensare che il sogno è un momento di rielaborazione della nostra realtà.

Il primo autore che ho incontrato a provare interesse verso il sogno è stato Zograf, l'autore serbo reduce dall'incubo della guerra civile balcanica e de, che si è fatto prima conoscere con le sue autoproduzioni inviate per posta, e poi con le famose mail inviate durante i bombardamenti Nato. Zograf cercava di catturare le cosiddette visioni ipnagogiche, nel momento del risveglio. Ma si era anche informato sulla possibilità di essere coscienti durante il sogno e mi parlava di un'apparecchiatura che consentiva una cosa così incredibile.
Non so in che direzione sia andata la sua ricerca, perché sono ormai diversi anni che non abbiamo occasione di andare al di là dei saluti (mea culpa!!).

Ma intanto, ho conosciuto i fumetti di David B. Dove appunto non c'è traccia di soprannaturale. Piuttosto siamo nel più naturale, ma non per questo meno banale, ambito dell'interpretazione.
Il sogno "metafora", simbolo, suggestione.

Allora, ecco che io italiano (essere umano, in realtà e innanzitutto) leggo il lavoro disegnato di un francese che mi racconta, attraverso il romanzo biografico, il suo diario di viaggio in Italia. Un viaggio che procede per episodi personali, ricostruzioni storiche e sogni.

David B pubblicherà la sua opera in più volumi, non solo contrassegnati numericamente, ma anche tramite la menzione delle città visitate nei sottotitoli.
Nel primo volume si citano in copertina Trieste e Bologna. Ma all'interno trovate anche Venezia e Parma.

David B ci sta dando un'occasione incredibile per capire meglio il paese in cui viviamo senza rendercene conto.
Proprio nel primo volume, in apparenza con disordine, senza metodo, come se il suo viaggio fosse in qualche modo casuale, l'autore ci piazza uno dopo l'altro alcuni temi cruciali:
- le città
- la mafia
- la storia
- la famiglia
- i misteri della cronaca nera

Ma li affronta in modo diverso.
La città è percorsa. Talvolta semplicemente attraversata, ma bene interpretata. Talaltra utilizzata come "ingresso" per altri spunti. Diciamo che la città è sia protagonista che sfondo.

La mafia è rievocata attraverso una ricerca bibliografica, che porta l'autore a parlare di quella italo-americana, attraverso le opere del regista Francesco Rosi e dello scrittore Leonardo Sciascia. E poi Coppola. Così, il francese David B, in poche pagine, ci ricorda che esiste una fenomenologia, che stiamo dimenticando, o che crediamo relegata alla fiction.

La storia è raccontata. Ed è storia vera, che oltre alle date ed ai fatti utilizza il racconto per affabulare il lettore. Noi non conosciamo la nostra storia. Un fallimento educativo colossale, fatto di date, nomi, nozioni da telequiz. E tutto questo non ci serve minimamente per ricostruire i continui rapporti tra islam, cattolicesimo, scienza e laicismo che permeano continuamente la nostra Storia mediterranea.

La famiglia è frequentata. Già David B e l'italiana Ilaria sono una famiglia di fatto. La sua compagna lo porta a Parma e troviamo una figura di anziana molto interessante, "porta d'accesso" per parlare di superstizione, saggezza popolare, culto dei morti.

I misteri della cronaca nera diventano in qualche modo allusivi di una condizione femminile, toccata proprio quando si passa per la civilissima e rossa Bologna.

Ma c'è ancora molto di più in questo primo volume.
Per esempio l'inizio è un viaggio onirico e simbolico nelle profondità di uno scantinato, pieno di creature sempre più mostruose e indefinibili. La paura trasforma il volto delle autore nei volti delle creature stesse, in un crescendo (discendendo) in cui alla fine David B non sa più chi è.

Strano il finale in bianco e nero, mentre tutto il resto è a colori. Una porzione di racconto allegata per aumentare le pagine? Chissà... dubito che Coconino segua logiche del genere. Ma perché? Se riflettiamo sull'ultimo episodio disegnato, ecco che ci accorgiamo che il mistero di cronaca nera parla di una ragazza che ha perso la memoria. E così, secondo me, proprio così, il cerchio di questo primo volume si chiude con il tema del recupero di una propria identità.
Certo, l'autore risale dallo scantinato per ritrovare la propria. Mentre la ragazza, alla fine, ricostruita l'identità dei suoi aggressori, sparisce!

Quanti contenuti in queste pagine!
Quanta Italia, dietro le ossessioni di un autore che riesce a non essere mai egocentrico.
Quanto materiale da discutere e interpretare.

E che lezione enorme per i nostri autori...

Ps1: finalmente uno dei post promessi da tempo!
Ps2: altri sguardi italiani in questa pubblicazione a cura di Tunué e Comicon.

L'UMANITA' SECONDO MANARA

In spiaggia sono stato, ad un certo punto, distratto dalle persone che camminavano sul bagnasciuga.
Nessuno mi ha colpito particolarmente. Tutti in costume, quindi vestiti il minimo, praticamente come mamma li ha fatti.
Siamo animali che modificano il proprio aspetto. E i vestiti sono importanti per riconoscerci e farci riconoscere.
Con i vestiti si possono anche nascondere i difetti ed esaltare i punti di forza.
Anche con il trucco e la pettinatura. Ma la nudità, o almeno il costume da bagno, ci mostra per quello che siamo: decisamente imperfetti.
Sarà perché eravamo in una classica località per famiglie. Ma di bellezze stratosferiche non ce n'erano. Nessuna delle persone che ho visto passare si avvicinavano neanche lontanamente all'idea divina.
Mi sono quindi rinfrancato!
Pancette, gobbette, piccole e grandi sproporzioni... Nessuno era perfetto!
A parte forse i bambini! Come papà non posso certo non trovarli tutti eccezionali!
Ma gli adulti erano decisamente... normali.

Allora mi è tornata in mente una copertina di Totem, che all'epoca mi impressionò molto e che riproduceva parzialmente una tavole delle avventura africane di Giuseppe Bergman, di Milo Manara, in cui l'autore disegna una serie di persone, singole e in coppia, in pose ripetute ma con vestiti diversi, un disegno a metà tra lo studio etologico e lo spunto per un quadro.
Oggi questi primi lavori di successo di Manara sono un po' dimenticati. Si diceva che non sapesse raccontare le storie, ma che era bravissimo a disegnarle. Certamente le sue donnine e i lavori successivi l'hanno consacrato come uno degli autori italiani più importanti e diffusi.

Altrettanto certamente, i cicli di Giuseppe Bergman ci hanno consegnato una rappresentazione intrigante dell'umanità e del suo bisogno di ricerca di uno scopo. E poi non è che Manara non sapesse raccontare. Le sue sceneggiature erano sicuramente azzeccate. Il problema era la consistenza molto debole delle storie, spesso prive di un vero intreccio romanzesco. I personaggi che racconta sono talvolta fantastici (Miele e Il Gioco) ma molte delle situazioni hanno tutta l'aria di essere più realistiche di quanto si pensi. E forse questo gioco erotico è uno degli ingredienti di successo dei suoi lavori.

Manara è ancora oggi un'artista che ci consegna uno sguardo sul mondo, che ha ideato un modello di donna tanto desiderabile quanto irreale.

Manara è diventato ricco con i suoi fumetti.

Raggiunto questa definitiva conclusione, ho ripreso a giocare con i bambini.

domenica 15 agosto 2010

LA DESTRA DICE... E LA SINISTRA?

Riporto dall'Ansa di ieri:

ROMA - Dalla destra non berlusconinana alla destra "anti-berlusconinana". Il passaggio è dato come possibile da Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, il periodico online della fondazione Farefuturo.

"La destra - scrive Rossi - c'era prima di Berlusconi e ci sarà dopo di lui, su questo non ci piove. Una destra non-berlusconiana, insomma, esiste. Una destra che non vive di chiamate alle armi, di 'scelte di campo', di spettri 'comunisti'. Una destra che non confonde la politica con l'imprenditoria, che non affonda nel populismo, che accetta la divisione dei poteri, che non brama l'onnipotenza e non adotta categorie feudali come la 'fedelta' al capò e il 'tradimento'. Una destra serena, libera, democratica, laica. Una destra che si é accorta che il Muro di Berlino non c'é più. Una destra che naviga in mare aperto. Una destra - per riprendere la provocazione di Fabio Granata - non ha nemmeno paura di immaginarsi pronta a parlare, per il bene del paese, con la tanto odiata 'sinistra'. Esiste. E abbiamo provato a darle voce, in questi lunghi mesi".


Il testo prosegue qui.

Queste immagini, trovate inserendo destra su google, provengono dal blog del fotografo Graeme Mitchell e si riferiscono alla copertina del gruppo Mano-Destra.
Ovviamente non c'è nessun riferimento politico. Mi piaceva l'immagine.


sabato 14 agosto 2010

IL VINO DELL'ESTATE!

Con un certo ritardo, riesco finalmente a comunicarvi quello che a mio avviso deve essere considerato IL VINO DELL'ESTATE 2010!!!
Si chiama Serasuolo, ed è prodotto da una piccola azienza vinicola vicino a Sarzana, dove è possibile fare agriturismo. Anzi, il loro sito vi propone camere e attività che sembrano interessanti.
Sembrano, perché non ci sono mai stato. Ma allora come ho scoperto questo meraviglioso rosato? Grazie a Paolo dell'Osteria Garibaldi di Cremona!
L'Osteria Garibaldi è un piccolo ristorantino, che fa anche bar, dove si mangia veramente bene e dove i gestori ci mettono una particolare cura nella selezione degli alimenti e... dei vini!
Quando Paolo (ritratto nella foto by micgin) mi ha proposto il Serasuolo, ho risposto con l'abituale fiducia.
Ed è stata la scoperta di un mondo nuovo, quello dei rosati, che avevo sempre sottovalutato!
Un rosato di qualità, fresco, si accompagna veramente a tante cose, oltre ad essere pure gradevole da solo. Ieri per esempio l'ho bevuto assieme al merluzzo fritto (era venerdì!)
Poi questo sarebbe oltretutto biologico e biodinamico. Quindi il massimo!

Dunque, Signori e Signore,
ALLA SALUTE
E BUON FERRAGOSTO!

venerdì 13 agosto 2010

UN MESE DI SPAZIO BIANCO


Riceviamo e pubblichiamo, si diceva una volta...

Un mese e mezzo di aggiornamenti per il nuovo LoSpazioBianco.it

Rilanciato il 1 luglio con un sito completamente rinnovato, su cui capeggia la testata disegnata da Squaz, LoSpazioBianco.it ha ripreso dopo qualche settimana di pausa forzata i suoi aggiornamenti, ancora più costanti e vari.

Hanno preso il via due nuovi spazi editoriali, SCRIVERE DI FUMETTO (http://www.lospaziobianco.it/?cat=49), dedicato all’analisi del fare critica sul fumetto, partita con un’intervista a Gianni Brunoro e proseguito con un intervento di Marcello Napoli su un proto-fumetto, con piccolo contributo di Daniele Barberi (http://www.lospaziobianco.it/?p=16912), e OLTRE LA CRISI, uno spazio di analisi e sviluppo di possibili idee e scenari per abbandonare l’atmosfera di eterna crisi del fumetto, iniziando a parlare delle potenzialità del fumetto nelle esibizioni dal vivo (http://www.lospaziobianco.it/?p=16735); a ispirare quest’ultimo pezzo, una performance live di Gianluca Costantini a Firenze ampiamente trattata con video, foto, cronaca dell’evento (http://www.lospaziobianco.it/?p=16709) e intervista all’autore (http://www.lospaziobianco.it/?p=16724).

Abbiamo offerto spunti per discutere sul fumetto con gli EDITORIALI su Leo Ortolani e il suo futuro dopo Rat-Man (http://www.lospaziobianco.it/?p=16051) e sulla necessità di superare la crisi del fumetto (http://www.lospaziobianco.it/?p=16689).

Per ricordare Harvey Pekar, capostipite del fumetto autobiografico recentemente scomparso colpevolmente poco conosciuto in Italia, abbiamo presentato un sentito ricordo (http://www.lospaziobianco.it/?p=15417) e l’omaggio illustrato di autori come Giacomo Nanni, Giulia Sagramola, Tuono Pettinato, Maicol & Mirco, Paul Hornschemeier e Koren Shadmi (http://www.lospaziobianco.it/?p=15432).

Abbiamo parlato di iPad, la tavoletta “magica” ideata dalla Apple, sia in una lunga intervista con Carmine Di Giandomenico, disegnatore del primo fumetto Marvel distribuito in contemporanea su iBook (http://www.lospaziobianco.it/?p=14338) , sia con due articoli dedicati al ruolo di questa nuovo canale per il fumetto: un’analisi generale (http://www.lospaziobianco.it/?p=14460) e uno scambio di battute con Bar­bieri, Gal­li­nari, Gine­vra, Lupoi, Nay­bors, Plazzi e Ste­fa­nelli (http://www.lospaziobianco.it/?p=14760).

Tante le INTERVISTE per i nostri lettori, oltre a quelle già citate: con Paolo Cossi abbiamo parlato del suo ultimo volume e della nuova collana di “carnet di vita” (http://www.lospaziobianco.it/?p=15222); Matteo Casali è stato protagonista di un’intervista fiume in cui abbiamo spaziato dalla sua carriera al fumetto tra Italia e USA (http://www.lospaziobianco.it/?p=15710), e di un’altra in coppia con Giuseppe Camuncoli condotta da Valentina Semprini (http://www.lospaziobianco.it/?p=15932); Marco Ficarra ha parlato con noi del suo “Stalag X” (http://www.lospaziobianco.it/?p=16298); abbiamo incontrato poi il talentuoso Matt Kindt, autore di “Super Spy” (http://www.lospaziobianco.it/?p=16466), di cui abbiamo pubblicato anche la recensione (http://www.lospaziobianco.it/?p=16351) di Michele R. Serra; con Giuseppe Manunta e Giulia Bocci si è chiacchierato del premio Giunchiglia 2010 (http://www.lospaziobianco.it/?p=16936); abbiamo infine ospitato Sergio Algozzino per parlare dei suoi “Pioggia d’Aprile” e “Comix Show” (http://www.lospaziobianco.it/?p=16993), quest’ultimo anche recensito (http://www.lospaziobianco.it/?p=16168).

Ancora, spazio agli APPROFONDIMENTI, con l’analisi del ruolo di Paolo Bacilieri sul mensile Napoleone della Bonelli (http://www.lospaziobianco.it/?p=14504), una retrospettiva su Le Bizzarre Avventure di JoJo, il più longevo manga pubblicato in Italia (http://www.lospaziobianco.it/?p=15309), un excursus storico su Jim Steranko (http://www.lospaziobianco.it/?p=16177) a opera dell’ANAFI, un articolo per riscoprire Bacchus di Eddie Cam­p­bell (http://www.lospaziobianco.it/?p=16508), e una nuova tappa alla riscoperta di Sandman di Neil Gaiman (http://www.lospaziobianco.it/?p=15038).

Anche se in sordina, abbiamo lanciato lo spazio della POSTA, per rispondere alle vostre curiosità e ai vostri dubbi sul fumetto (http://www.lospaziobianco.it/?cat=48), e abbiamo aperto ai commenti per instaurare un dialogo con lettori e addetti al settore.

Infine, RECENSIONI e BREVISIONI a volontà!
Il Canemucco di Makkox (http://www.lospaziobianco.it/?p=15029)
Il risveglio dello Zelfiro (http://www.lospaziobianco.it/?p=15252)
L’ultimo dei Mohi­cani (http://www.lospaziobianco.it/?p=15573)
Non mi uccise la morte (http://www.lospaziobianco.it/?p=15821)
Il ciclo di Hellblazer di Denise Mina (http://www.lospaziobianco.it/?p=15947)
El Gaucho di Pratt e Manara (http://www.lospaziobianco.it/?p=15305)
Il piccolo Christian di Blutch (http://www.lospaziobianco.it/?p=16972)
Classici DC: House of Mystery # 1 (http://www.lospaziobianco.it/?p=16287)
L'eredità del colonnello; Dylan Dog Color Fest #4: Humor; Dibbuk; Capitan America #1 (http://www.lospaziobianco.it/?p=14686 )
Black Bliz­zard; Iron Man e gli oscuri Ven­di­ca­tori #27; Thor e i nuovi Ven­di­ca­tori #135; Il pel­le­grino dalle brac­cia d’inchiostro (http://www.lospaziobianco.it/?p=15139)
Il Morto #1; Dam­pyr #124: Nel Covo del Mae­stro; 299+1; Vicky Aci­doa­cida #1 (http://www.lospaziobianco.it/?p=15908)
Black Sum­mer; Grey­storm #10; Cos’è suc­cesso al Cava­liere Oscuro?; Le strade di sabbia (http://www.lospaziobianco.it/?p=16146)
Hol­mes — libro 1: L’addio a Baker Street; iCo­mics #1; Ulti­mate Comics: Armor Wars; Devil & Hulk #163 (http://www.lospaziobianco.it/?p=16688)


Tutto questo senza contare il nostro circuito SOCIAL NETWORK: la nostra pagina Facebook (http://www.facebook.com/loSpazioBianco.it), che ha superato in scioltezza i 600 fan, il nostro servizio di flash-news con Twitter (http://twitter.com/lospaziobianco), con centinaia di cinguettii pubblicati, e i nostri canali YouTube (http://www.youtube.com/user/lospaziobianco) e Flickr (http://www.flickr.com/people/lospaziobianco).

Insomma, LoSpazioBianco.it sta dimostrando sempre più di essere proprio “Nel Cuore Del Fumetto”


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Ettore Gabrielli

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CALCETTO

Ieri sera finalmente calcetto dopo mesi di fermo!
Ho fatto una faticaccia e alla fine camminavo. Ma almeno ho fatto un goal e vari assist. Quattro goal sbagliati: uno di poco alto, uno fuori per un pelo e due parati da un super cotta!
Cotta in porta sembrava un video gioco!
E pure Giancarlo era in forma super. Così mi sono trovato nella squadra che ha perso all'incirca 12 a 6.
Però ci siamo divertiti!
A giovedì prossimo, spero...

giovedì 12 agosto 2010

ANDARE IN EDICOLA

Da molti anni, la casa editrice di Sergio Bonelli, ha reso più variegate le proprie uscite. Accanto alle tradizionali serie mensili, in genere eterne e inossidabili, ha cominciato a produrre speciali basati sulle seguenti caratteristiche:
- diversa periodicità, semestrale o annuale
- diversa foliazione, aumentando del 50% circa o triplicando il numero tradizionale delle pagine
- diverso formato, più grande, raggiungendo l'A4
- introduzione del colore
- partecipazione di autori "ospiti", non esclusivi della casa editrice

Inoltre l'editore è tornato a produrre miniserie. Non le ha inventate, ma è tornato a realizzarle come faceva negli anni cinquanta. Piuttosto ha dato a questi progetti un significato diverso: cambia la modalità di produzione e possono cambiare i profili dei personaggi, i generi, e il modo di raccontare.
E' anche tornato a proporre numeri unici a sé stanti, non destinati necessariamente ad avere dei seguiti. Oggi sono chiamati "romanzi". Quarant'anni fa li trovavamo nella Collana Rodeo.

Questa più ricca articolazione ha aiutato l'editore a rimanere nel mercato delle edicole con relativo successo. Relativo rispetto a come va l'editoria cartacea oggi. Ma c'è da ritenere che l'editore riesca ancora oggi ad ottenere utili importanti dal complesso delle sue pubblicazioni.
All'interno del forum di ayaaak, c'è un'area download dove è possibile scaricare un paio di bilanci dell'editore, che ne attestano la salute finanziaria. Il più recente dovrebbe essere del 2005 o 2006 e presentava un forte attivo. Si presume che l'andamento generale sia ancora all'insegna del successo commerciale.

Si dice che il successo di Bonelli sia dovuto al suo conservatorismo, all'immutabilità dei suoi prodotti. In realtà i suoi prodotti cambiano. Ormai c'è una generazione di nuovi autori di testi, certo ultra quarantenni, con qualche sparuto trentenne, che tratta i personaggi con modalità profondamente diverse da quelle della vecchia guardia: GL Bonelli, Guido Nolitta, Decio Canzio, Andrea Lavezzolo, Gino D'Antonio, Claudio Nizzi, Esse Gesse, Alfredo Castelli (Berardi sta in una sua "terra di mezzo" e per Sclavi ci sarebbe un discorso a parte da fare).
Anche il modo di disegnare è molto più articolato. Anche qui, accanto alle vecchie glorie, ai maestri del fumetto popolare, sfrecciano i Bacilieri e i Luca Enoch.

Bonelli non è così conservatore nei contenuti, come può sembrare ad uno sguardo superficiale. Anche se non per questo il lettore esigente deve ritenersi soddisfatto.
Se volete leggere il "bicchiere mezzo vuoto" dei fumetti bonelli, vi suggerisco di seguire questo blog. Non sempre ne condivido i punti di vista, ma i post di "Harry dice" stimolano il confronto delle idee, che è la cosa più importante.

Invece, a mio avviso, non viene sufficientemente approfondito il vero punto di forza di questo editore: l'edicola. Che è il punto di forza anche di tutti quegli editori che riescono, per tradizione (qui sì che il termine è appropriato) e capacità a starci.
Perché l'edicola consente i grandi numeri. E quindi permette persino ad un prodotto ormai anacronistico come Alan Ford di rimanere in vita e mantenere le persone che ci lavorano.

Ho quarantacinque anni. E non posso fare a meno dell'edicola. Il chiosco dell'edicola è un punto di riferimento della mia vita. Curioso le vetrine, sfoglio le pubblicazioni, scruto tra le copertine. In edicola trovi tutta la nostra contemporaneità: famiglia, politica, hobby, sesso...
E da diversi anni, con gli allegati, trovi anche libri, dvd, cd, statuine, modellini, profumi, piatti...!

Andare in edicola e trovare, freschi di uscita, le mie riviste e i miei fumetti preferiti mi emoziona. E lì il punto cruciale. Quell'istante in cui trovo esposta la pubblicazione che mi interessa e l'ho ormai già comprata, prima ancora di aver corrisposto all'edicolante il prezzo dovuto. E quante volte abbiamo anche vissuto quell'altro istante in cui abbiamo trovato qualcosa di nuovo, che non conoscevamo prima... quella testata particolare, quella copertina che ci ha fatto fare un tuffo al cuore, introducendoci a qualcosa di nuovo.

L'edicola crea anche una dipendenza. Perché c'è anche un altro tipo di emozione, meno positivo, quando si acquista una testata che ormai non convince più, ma che fa parte della nostra vita, la collezioniamo, non possiamo farne a meno.

Queste diverse emozioni sono anche quelle che i lettori vivono quando acquistano i fumetti Bonelli, che non a caso hanno un prezzo basso, perché l'appassionato non deve porsi il problema del costo! Vuoi non avere due euro e settanta in tasca? Sono due o tre caffé (a seconda della regione). Sono un gelato abbondante, un cappuccio e brioche. Un kilogrammo di pane del supermercato o sei etti di pane della panetteria. Sono meno di un vassoio di bistecche. Sono meno di una birra al bar.
Faccio il paragone con generi alimentari, perché il loro tempo di consumo è infinitamente inferiore. E perché é chiaro al lettore che un fumetto (bonelli) ha dietro una cura speciale: nella copertina, nei disegni, nei redazionali che ti offrono sempre contesti più ampi, nella rilegatura, che ti consente la collocazione ordinata sugli scaffali di casa. Ma anche il loro stoccaggio in scatoloni da infilare nei posti più disparati: dalle cantine agli armadi dei vestiti, e persino sotto i letti...

Ecco tutto il vissuto che c'è dietro ad alcuni dei miei acquisti più recenti: Dylan Dog Color Fest numero 5 e Dylan Dog originale numero 287.
Anzi, c'è ancora qualcos'altro: l'attesa. Un'attesa creata ad arte, dalle anticipazioni della rete e dell'editore stesso, e dei suoi autori. So già chi saranno gli autori, i titoli delle storie, alcuni aneddoti relativi alla lavorazione. Ma questo è già un livello di consapevolezza diverso, che non riguarda certo la maggioranza dei lettori delle edicole.
Comunque, anche questo aspetto mi fa marciare verso l'edicola sicuro, convinto.
Di fatto l'ho già comprato.

A questo punto, il mio gradimento, il mio giudizio diventa secondario.
Può essermi piaciuto il nuovo Color Fest. O no. O così così.
Ma è relativo. Perché quando uscirà il prossimo, sarò ancora una volta lì, davanti all'edicola, ad attenderlo e ad acquistarlo.

Fino a quando non avverrà un evento "traumatico" personale o relativo alla mia percezione del personaggio, rimarrò per sempre un lettore fidelizzato.

Questo è il segreto intimo dei fumetti bonelli e di molte altre testate da edicola, che accomuna tanti lettori più sugli anta che sugli ente o sui venti... Perché siamo cresciuti così. Abbiamo preso questa abitudine.

E sarà così sino alla fine.


ps1 Il Color Fest non mi ha convinto: troppo veloce il tempo di lettura, retorici alcuni spunti, sproporzionati i disegni e i colori (belli) rispetto alle trame. Però mi è piaciuto il lavoro di Marzano e Caluri e, in fondo, Groucho che gioca alle corse dei cavalli!
ps2 Niente male il Dylan Dog mensile di Recchioni e Brindisi. La spiegazione però dell'ingorgo può lasciare "basiti" i lettori. E questo può accadere, secondo me, per un'improvvisa accelerazione finale. Recchioni si è concentrato sul riuscito personaggio della vecchina sanguinaria che guida gli automobilisti dell'autogrill. Ne sarebbe servita qualcuna in più per arrivare meglio al finale. Cmq, ancora una volta, un Dylan Dog che non si dimentica e che vale i prezzo del "biglietto"...

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