
Prosegue la discussione sulle problematiche degli autori, che ha stimolato alcuni di loro ad organizzare un incontro a Lucca, presso il Muf, nei giorni di Lucca Comics. Qualcuno ha ribattezzato il meeting "stati generali del fumetto", probabilmente esagerando, ma cogliendo comunque la straordinarietà dell'evento.
La discussione sta appassionando. Come riferimenti, confermo i forum di Kinart e ComicUs, e i blog di Michele Petrucci, Claudio Stassi e il Glifo (Andrea Mazzotta), che sono tutti linkati nelle colonne qui a destra. Tramite loro, si arriva ad altri siti e blog.
Ultimo in ordine di tempo (le ultime ore), Diego Cajelli:
qui e
qui. Con lui e i suoi lettori mi sto confrontando nei commenti, dato che abbiamo posizioni diverse sulla percezione del fumetto, il marketing, il ruolo delle istituzioni pubbliche, ma forse soprattutto sull'atteggiamento da seguire. Tra l'altro, Diego è uno dei tanti autori che ho visto crescere. Ricordo ancora il giorno in cui mi consegnò il suo libriccino autoprodotto "Citapaz" (Cartoomics 1995, se non sbaglio), dove aveva raccolto molte frasi celebri di Andrea Pazienza. Tra i suoi primi lavori pubblicati c'è una storia breve, disegnata da Luca Bertelè, apparsa su Schizzo Immagini. L'ex ragazzo è oggi un autore professionista, che potete leggere su vari mensili bonelliani. Oltre ad avere le qualità necessarie, Diego è stato anche molto costante, una volta deciso di abbandonare il cabaret per il fumetto.
Quindi, quella di Diego Cajelli è una storia concreta.
Come è concreta quella di Patrizia Mandanici, che ha pubblicato anch'essa i suoi primi lavori su Schizzo. Lo ricorda in questo
recentissimo post. E da anni fa parte delle squadre bonelliane di Antonio Serra.
Entrambi gli autori sono passati per varie esperienze, prima di trovare la collocazione professionale adeguata in Bonelli. Sono passati anche per le pagine di riviste alternative, o comunque di progetto culturale come le nostre del
Cfapaz.
Eppure da queste esperienze e dal quotidiano attuale, che porta il companatico necessario, sembra che ne abbiano tratto morali prevalentemente disilluse.
Non che abbiano tutti i torti. Ma non condivido l'atteggiamento. Siccome questi problemi non si possono tagliare con l'accetta, come fa qualcuno altrove, bisogna purtroppo faticare un po' e ragionare.
Perché se guardiamo agli ultimi dieci anni, troviamo esperienze importanti.
Come quella di Gipi. Ci tengo a ricordarla. E anche a collocarla nel suo contesto naturale di talento, maturazione graduale e incontro con le figure giuste.
La pubblicazione della raccolta "Diario di fiume e altre storie" per Coconino, ci viene utile per scoprire che Gipi era già tale anche prima di aver incontrato Carlo Barbieri, Igort e Simone Romani, i tre soci iniziali di Coconino Press.
La sua poetica era già piuttosto consapevole. Praticamente dalla seconda metà degli anni novanta. E grazie a Cuore, Il Clandestino e Boxer era già un autore molto letto, diffuso nelle edicole, grazie alle testate nominate.
Ma la sua vocazione di narratore grafico non trovava l'ambito giusto per esplodere. E stava abbandonando il fumetto. Ma è andato avanti, anche senza editore.
Fino a quando ha incontrato Igort e Coconino.
Gipi vive del suo lavoro di autore che, certamente, va inteso in senso ampio. Illustratore anche. Niente di strano. Si pensi a Vittorio Giardino o Milo Manara. Fa parte dell'identità di un autore anche realizzare copertine, manifesti e quant'altro. Che siano fumettisti professionisti è indiscutibile.
E Gipi lo è diventato rompendo le regole, facendo cose diverse da quelle prescritte, ribaltando convenzioni, reinventandole. Ci ha sofferto su. E come è tipico delle ultime generazioni di autori, ci ha raccontato tutto e di più nel corso di incontri, video, sui blog, in TV...
Tra l'altro, notare il contrasto tra le storie che aprono e chiudono il volume, volutamente giustapposte anche attraverso una tavola di apertura molto simile, riproposta anche in copertina.
Prendere ad esempio Gipi non vuol dire copiarlo, mettersi a fare gli emuli disgraziati. Ma vuol dire cogliere il messaggio vero: partendo da un minimo di talento, che non può non esserci, la sua lezione prevede sperimentare, soffrire, fare e rifare, essere coerenti e cocciuti, ma anche pronti a buttare via tutto.
Secondo me di potenziali Gipi ce ne sono in giro. Ma sono troppo prudenti...
Dunque il problema del fumetto italiano si traduce in una specie di rompicapo. Mentre il mercato delle edicole sembra premiare solo il fumetto più tradizionale, i mercati più recenti non sembrano dare sufficiente ossigeno.
Le fumetterie sono in crisi. Colpa anche di una distribuzione troppo legata ad alcuni editori: Panini, Star Comics e Planeta. Con distorsioni che saranno anche impreditorialmente meritocratiche, ma che mettono in difficoltà tutti i non esclusivisti.
Le librerie di varia sono una jungla e bisogna avere spalle forti. Qui si che il marketing conta. Ma conta anche disporre di capitali, risorse umane, marchi consolidati... Penso che siano in questo ambito le recriminazioni più grandi. Perché a parte alcuni, chi pubblica le cosiddette "graphic novel" difficilmente può ottenere oggi le remunerazioni sufficienti per vivere.
Le nuove opportunità digitali, l'Ipad e soci, sembrano allettanti. Ma chi le ha create stabilisce anche le nuove regole di suddivisione degli utili. Tutt'altro che favorevoli agli autori, come si sono accorti i nostri scrittori (dibattito seguito da Loredana Lipperini su Repubblica).
Eppure abbiamo ormai tante manifestazioni, scuole di fumetto, piccole realtà editoriali... Ci sono centinaia di giovani autori che si propongono, ci provano, investono su sé stessi.
E qui che vedo le potenzialità. Potenziali stili nuovi, spunti originali, personalità fresche.
Ma sono una potenzialità anche le tante piccole etichette che ci provano, le autoproduzioni, le associazioni, gli organizzatori di manifestazioni ed eventi. In fondo il Comics Day voleva essere un tentativo per portare alla ribalta tutto ciò, promuovere il fumetto nella sua totalità e "biodiversità". Un progetto non completamente riuscito, ma che deve essere rinnovato per dare senso a quanto investito sinora.
Quindi il lavoro da fare è complesso:
- investire sul fumetto in quanto tale. Qui trovo il punto di contatto con Diego Cajelli che fa un paragone azzardato ma allettante (per me) con il vino.
- Mantenere alto il dibattito e il confronto, anche se viziato da aree di narcisismo, pressapochismo e disfattismo ridicole. Per questo la riunione degli autori a Lucca potrà essere un momento importante. E certamente dovrà essere come la vogliono gli autori. Non gli altri che non lo sono. Solo così può nascere un soggetto collettivo. O almeno... una soggettività collettiva...
- Fare tesoro di tutte quelle esperienze già avvenute e facilmente ricostruibili, se per un attimo si esce dalla dimensione a rischio di autosufficienza dei forum
- Mantenere aperta la mente, rischiare, progettare, cercare nuovi spazi. Antonio Faeti, che ancora considero un riferimento da tener presente, ha spiegato che il fumetto ha bisogno di un porgitore, qualcuno che te lo presenti, te lo faccia conoscere. Fantasia! Ecco cosa serve. Se tutti ci limitiamo ad andare a Lucca con le nostre novità e basta, non andremo molto lontano...
Ma il discorso rimane ancora lungo e complesso. E mi scuso per questo lungo post che non sono riuscito a riassumere meglio. Tutto ciò andrà avanti ancora per mesi...!
(a suivre)