Ad alcuni l'aveva preannunciato. E lo scorso 28 agosto, a Verona, l'ha fatto.
Ha bruciato tutte le tavole originali di Interni.
Gli ho creduto e non l'ho dissuaso. Ma quando mi ha fatto sapere che l'aveva fatto ho vacillato per un attimo. Ha comunque ridotto in cenere un potenziale piccolo patrimonio.
Ho spesso in mente Francesco Ciampi, nome d'arte di Ausonia. Devo anche scrivere un pezzetto su di lui, in occasione della personale che gli dedicherà Lucca Comics prossimamente.
E' un fumettista moderno, abile nel muoversi tra contemporaneo ed avanguardia.
Vedo in lui una serie di dualismi.
Raffinato nei progetti, viscerale nei comportamenti.
Fumettista nell'esercitare la sua autorialità, artista nel comunicarla.
Colore e bianconero.
Digitale e inchiostro che sporca.
Non è secondario il suo essere toscano. Ma non saprei a quale valore contrapporlo.
Ma vedo, anzi ho visto, soprattutto l'esigenza di ricercare, cambiare, mettere in discussione.
Ha messo in fila una serie di opere completamente diverse l'una dall'altra, pur non mancando i fili comuni. L'ha fatto dopo essere stato prima un normale promettente fumettista e poi un pittore/illustratore. Per un po'. Giusto il tempo per prepararsi a ricominciare con ben altro piglio.
Ho preso dal suo blog le foto per questo post. Sono di più, ma ve le propongo nella sequenza corretta.
Qui trovate tutte le altre.
Dunque è andato a Verona, da Marco Belotti, che gli pubblicò P-HPC. E' andato accompagnato da un fotografo e da un cameramen, che hanno ripreso tutto. Ha sfoderato le tavole e le ha guardate per l'ultima volta. Presto sapremo cos'ha detto in quella manciata di minuti.
Poi dentro nella caldaia.
Piano piano sono bruciate. Se ne sono andate. Per sempre.
Solo nella forma fisica però.
Perché rimangono i libri. I due usciti e il terzo che vedremo a Lucca.
Dunque, c'è da capire cosa è veramente accaduto, perché e quali conseguenze ci saranno.
Nel suo blog spiega chiaramente che non ha avuto particolari problemi a bruciare le tavole, che non è una provocazione ma se la ride, che tutto ciò ha un senso. Anche l'averlo fatto a Verona.
Quando leggeremo Interni 3, capiremo meglio i perché.
Intanto voglio capire cosa è successo veramente.
Si è celebrato un rito funebre, attraverso una proceduta di cremazione. Il rito è stato condotto dall'autore, alla presenza di testimoni: il parroco del locale e due chierichetti che hanno agitato una macchina fotografica ed una telecamera. Il rito è stato parlato, senza musiche, senza inni. Forse c'è stato un saluto. Sicuramente è stato un addio.
Eppure non è morto nessuno.
L'opera esiste ancora. Perché l'autore lo spiega: l'opera è il libro.
E l'autore ci ricorda che sino a non molti anni fa gli originali erano considerati semplicemente funzionali alla stampa. Molti autori non li chiedevano indietro. Alcuni editori ne hanno mandati al macero a quintali. Il collezionista di oggi ha le palpitazioni di fronte a cose del genere.
Il collezionista di originali è una figura fondamentale per la conservazione di una memoria del fumetto.
Perché anche le opere stampate possono scomparire.
E gli originali sono i fossili che il paleontologo può riesumare per ricostruire qualcosa di accaduto.
Ma c'è originale e originale.
Una tavola di Nick Raider, probabilmente, non sarà dello stesso livello di una del Totentanz di Dino Battaglia. E guai se qualcuno solo si azzardasse a sporcarla con un dito... Figurati bruciarle.
Ma qui è l'autore che le brucia.
L'autore dice che non è mai stato troppo interessato alle tavole (devo ricordarmi di farmene regalare una decina; posso anche promettergli di bruciarle io...), ma si può riflettere sul perché ci ha pensato realizzando Interni e non prima.
Interni è metafumetto. E dopo il primo colpo di scena, la storia nella storia e non solo, è iniziato nel secondo volume un dialogo tra l'autore stesso e il suo "editor mentale" che ha decisamente sconcertato molti, rendendo difficilmente collocabile l'intero lavoro.
E' in corso una ricerca.
E se l'autore vive dentro il suo fumetto, con questo atto ci ricorda che vive anche fuori.
La cremazione ha attirato l'attenzione di tutti.
Ausonia ha attivato un processo di comunicazione, efficace grazie al sacrificio delle tavole.
Ma quanto sacrificio c'è nel bruciare tavole al tratto, le cui riproduzioni tipografiche non sono poi molto diverse dagli originali? Il segno è quello.
Poi ci sono quelle con dentro le foto.
Infatti, quelle tavole sono state funzionali alla realizzazione della vera opera: i tre libri. Quando le ha realizzate non ha fatto l'artista. Non ha fatto il pittore. Ha fatto il fumettista. Il classico fumettista. Bruciandole ha reso eclatante la loro sopravvenuta inutilità. Potevano anche essere abbandonate e dimenticate in un cassetto. O essere mandate al macero per sbaglio da qualcuno. Prima o poi si sarebbero comunque polverizzate. Come del resto sarà per noi tutti.
Sarà così.
Per ora siamo ancora qui. Vivi. Così come è più che mai viva l'opera dell'autore.
Bel colpo, Fra!