Questo anziano signore, ritratto nella foto, ha più di novanta anni ed è stato da giovane un partigiano.
Non quanto sia famoso. Ma per Cremona è un personaggio importante. E' stato anche sindacalista, parlamentare, assessore e ancora oggi è Presidente dell'Anpi locale.
Si chiama Enrico Fogliazza, detto il comandante
Kiro. Ed è ancora oggi ascoltato con rispetto e attenzione, anche dai giovani che ha occasione di incontrare.
Ci sarebbero tanti temi da affrontare e approfondire, quali le anime fasciste, socialiste, agrarie, cattoliche, commerciali del nostro territorio, del suo vivace ma anche oscuro novecento.
Sarà per un'altra volta. Il motivo di questo post è che ieri c'è stata a Cremona la
presentazione del
libro Maledetto Sanmartino, scritto proprio da Kiro Fogliazza. Si parla di quanto accaduto nel secondo dopoguerra, nelle campagne cremonesi, dove si sono svolti conflitti sociali anche drammatici. L'espressione
San Martino si riferisce ai traslochi, spesso obbligati, che si facevano da una cascina all'altra, per spostarsi dove c'era lavoro. Non sempre questi spostamenti erano volontari e gradevoli. Alcuni agricoltori non avevano problemi a interrompere il rapporto di lavoro anche con centinaia di contadini alla volta, secondo convenienza.
Conquistare certi diritti non è stato per niente facile.
Come vedete, il pubblico partecipante non era proprio di giovanissimi, anche se la sala della CGIL si è riempita bene.
Sono intervenute anche alcune persone che conosco molto bene, come il sociologo Renato Rozzi e il Professor Rodolfo Bona che, assieme a Giancarlo Corada e al Segretario CGIL Mimmo Palmieri, hanno scritto alcuni testi per la pubblicazione.
Ma c'era anche qualcun altro: Gianluca Foglia, in arte
Fogliazza, fumettista e vignettista (scoperto dal Cfapaz dieci anni fa, tramite il concorso provinciale esordienti). Gianluca ha creato uno spettacolo dedicato alla Resistenza, intitolato
Memoria Indifferente. E proprio partendo dal quel format, ha dedicato un appassionato monologo a Kiro, in apertura dell'incontro, accompagnato dal musicista Emanuele Cappa. Un bel monologo, personale e profondo, completato dallo splendido ritratto che vedete nella foto qua sopra e che è realizzato nella stessa forma di quelli di Memoria Indifferente.
E' stata sottolineata la curiosa coincidenza che vede il cognome del partigiano uguale al nome d'arte dell'autore. Pura coincidenza basata sulla circostanza che Gianluca fà Foglia di cognome e sembra quasi abbia voluto dotarsi di un
nome de plume carico di acidità. In effetti molte sue vignette sono tutt'altro che tenere...
Ecco l'omaggio a Kiro, montato su un cavalletto. A fianco l'amico Rudy Bona, uno degli amici con cui abbiamo fondato il Cfapaz nel 1988. Poi, ben presto, Rudy ci ha lasciato e si è concentrato sulle passioni: l'insegnamento, l'arte e la politica.
E qui, in trio con Gianluca e Rudy in una foto dal basso che rappresenta un nuovo piccolo "tormentone" dopo quelle sugli "
epigoni".
E così ci arrivo in fondo.
Se mi avete letto sin qua, potrete finalmente comprendere il perché del titolo. E non è un perché banale.
Dopo gli interventi dei relatori sopra elencati, quando ormai Deo, figlio di Kiro, stava per chiudere l'incontro, annunciando il rinfresco a base di roba nostrana, nella sala accanto, ecco che proprio Kiro chiede la parola.
In sala cala un silenzio attento e rispettoso. Il partigiano di un tempo parla di come si viveva e si lottava negli anni quaranta. Non riesco a seguire bene tutti i passaggi, perché mi mancano alcuni riferimenti, ma il senso complessivo è chiaro. Poi Kiro annuncia il desiderio di dire una certa cosa per la prima volta. Anche qui mi mancano dei riferimenti, ma il contesto è quello dei fatti di Val di Susa, dei giovani partigiani accorsi dalle province del nord per fare guerriglia, per danneggiare le vie di comunicazione attraverso cui i nazisti facevano affluire rifornimenti e truppe. E delle rappresaglie, che ad un certo punto hanno visto in quei luoghi affrontarsi anche cremonesi fascisti e antifascisti, con strascichi che durano ancora oggi.
Ad un certo punto vengono fatti prigionieri dei repubblichini, giovanissimi. Interviene un capo partigiano comunista che ne vuole imporre la decimazione. Kiro, comunista anche lui, si oppone. Ma viene allontanato. Vengono scelti dieci ragazzi da fucilare. Ma uno di loro si divincola. Scatta un parapiglia dove si spara da tutte le parti, con feriti. C'è anche il nome di un partigiano che poi diventerà personaggio importante, tra quei feriti. Mi sembra di aver capito che la strage non si consumò. Ma anche in seguito a questo episodio, la fama di Kiro tra i comunisti dell'epoca fu segnata da questo difetto: peccava di bonomia.
In quella sala abbiamo ascoltato la testimonianza di una persona che c'era.
E' la sua parola. Kiro racconta di come gli sembrò assurdo uccidere dei ragazzi che potevano essere lì con la stessa casualità con cui un giorno pure lui aveva fatto la sua scelta. E aggiunge che se proprio bisognava andare a prendere qualcuno, bisognava avere il coraggio di prendere i Valletta e gli Agnelli, che quel regime avevano sostenuto.
Non mi stupisco. Trovo una certa continuità, lo stesso tipo di realistica vigliaccheria, in quei sinistri figuri forti con i deboli (la decimazione di giovani "fascisti") e deboli con i forti (l'accondiscendenza verso certi poteri economici).
Kiro, alzando la voce, ha detto "Lo dovevamo dire subito! Lo dovevamo dire subito! Ma sembrava di attaccare la Resistenza, non si poteva..."
Chissà se si fosse detto subito. Chissà se ne sarebbe scaturita un Italia diversa. Che certo di fonda anche sulla Resistenza, su quel riscatto ideale e generazionale pagato con il sangue. Ma che ha prodotto anche delle ingiustizie, delle prevaricazioni, delle vendette, delle ipocrisie. Chi proviene da famiglie politicamente miste sa perfettamente che la memoria non è condivisa. Sa che si è ammazzato un po' di qua e un po' di là. Un problema che riguarda anche molti altri periodi della nostra Storia che, non pochi, pensano che debba essere completamente riscritta.
Non sono in grado di giudicare razionalmente Kiro, perché non ho vissuto quello cha ha vissuto lui e posso dire di averlo conosciuto solo negli ultimi anni. Però, il suo contributo di oggi mi colpisce.
E lo faccio mio così: i crimini dei partigiani non compensano quelli dei fascisti. I crimini dei partigiani non possono essere minimizzati come banali eccessi giustificati dalla situazione particolare. I crimini del fascismo rimangono tali e non sono compensabili da nulla.
La memoria deve essere totale, completa, non deve guardare in faccia nessuno. Non deve esistere una ragione di stato, una convenienza politica che possa consentire di rimuovere quanto accaduto.
Voglio sapere tutto.
Tutto sullo squadrismo fascista. Tutto sul perché la grottesca marcia su Roma non fu fermata. Tutto sulla morte di Matteotti. Tutto sui lauti guadagni di industriali e agricoltori. Tutto sui compromessi della Chiesa. Tutto su come sono state conquistate le ultime colonie. Tutto sul favoreggiamento delle armate naziste. Tutto sulla persecuzione razziale degli ebrei, degli zingari, delle minoranze. Tutto sul tradimento consumato nei confronti dei soldati italiani. Tutto sul sacrificio dei giovani partigiani. Tutto sulla deportazione degli ebrei. Tutto sui bombardamenti degli alleati sulle città italiane. Tutto sugli eccidi nel triangolo rosso. Tutto sull'oro di Dongo. Tutto sulle foibe. Tutto sul referendum tra Monarchia e Repubblica.
E voglio sapere anche Tutto il Resto.
Penso che quando un ventenne ha il coraggio di opporsi a tutto questo,
tutto, penso che questo ventenne sia veramente un eroe ed un esempio per tutti.
La memoria deve essere totale, completa, non deve guardare in faccia a nessuno.
Solo così possiamo sanare le ferite, capire e dare un senso alla nostra convivenza.
Solo così possiamo esercitare il nostro diritto alla libertà.