sabato 26 novembre 2011

MONTI, UN COGNOME CHE FA DISCUTERE (riassunto per il week end)


Scusate l'illustrazione ironica (insomma...). E' per sdrammatizzare.

La nomina a Presidente del Consiglio di Mario Monti sta cominciando a suscitare anche perplessità, sia per i sacrifici ennesimi in arrivo, sia per il timore che la sua azione non possa veramente innovare la gestione delle cose italiane.

Ma in questi giorni, passando a scenari più semplici, anche il quasi omonimo autore Giacomo Monti si è trovato al centro dell'attenzione, per le dichiarazioni pronunciate in occasione di un Comics Talk a Lucca Comics, trascritte da SmokyMan. Ne avrete anche già letto e non sto qui a riprendere un dibattito già esaurito. Ma che comunque ha provocato reazioni sproporzionate ed emblematiche. D'altronde sembra proprio che il web sia questo. Contatti e commenti arrivano copiosi ed eccitati non appena ci si scaglia pubblicamente contro qualcosa o, soprattutto, qualcuno.
Gli autori sono però una categoria a parte e andrebbero anche un po' contestualizzati.
Così è interessante cosa scrive in queste ore Gipi a proposito del suo rapporto attuale con il fumetto e della polemica che ha investito Monti, di cui Gipi, ricordiamolo, ha trasposto in un'opera cinematografica i suoi fumetti.
E d'altronde, anche Diego Cajelli è un autore. Così come Giovanni Marchese. Il primo vive di fumetti, soprattutto seriali bonelliani. Difende uno status autoriale "territoriale" e produttivo, gratificato dai numeri che più o meno conosciamo. Il secondo vive una condizione analoga a quella di Monti e prova a rifletterci.
Luigi Siviero e Marco Pellitteri si occupano di fumetti in ambiti diversi, informazione web e saggistica. Entrambi sono stati molto duri con Monti. E c'è un ragionamento di  Siviero su cui concordo (gli autori italiani) e su cui prima o poi tornerò. E Pellitteri se la prende curiosamente con il moderatore/organizzatore di quell'incontro, Stefanelli.
Ricordo poi, prima che il diretto interessato venga lui a farlo qui nei commenti, che il tutto sarebbe stato avviato in un sintetico (e però un po' inesatto) reportage di Matteo Tarquini su mangaforever.

Dopo aver ascoltato l'intervento di Monti, aver preso nota degli applausi allora ricevuti in sala e preso atto delle critiche, mi sembra che gli spunti importanti non siano stati del tutto colti.
Abbiamo il paradosso di un autore che ottiene un successo, un libro che diventa un film, ma che lascia il fumetto perché non ci può vivere e ci ha investito sin troppo tempo.
Questo accade perché il sistema editoriale è inadeguato (non fate finta di non saperlo...) e perché Monti in realtà non è mai stato un "vero" fumettista, ma ha trovato nel fumetto un modo per raccontare cose che gli interessavano. Andrebbero visti anche i suoi disegni, per comprendere meglio. Per capirci, il "vero" fumettista "d.o.c." è pronto a disegnare/scrivere su commissione qualunque cosa possa rientrare nelle sue corde. Monti è più un artista/scrittore che ha incontrato il fumetto grazie a Canicola. Ha fatto un percorso di ricerca.
Ha anche i suoi gusti. Per cui disprezza palesemente la maggior parte dei fumetti. Un po' il contrario di me, che ne apprezzo tantissimi. Però io sono un divulgatore e appassionato.
Lui la pensa così. Non è solo. E qui potremmo riallacciarci al tema Graphic Novel vs Fumetto, perché è in corso un'operazione più o meno consapevole di carattere commerciale e terminologico. Forse si teme che alcuni spazi possano essere in qualche modo aggrediti, ristretti. Forse danno fastidio l'enfasi e l'attenzione che il Graphic Novel riscuote rispetto al "parente povero" o "plebeo". Comunque la si pensi, c'è un processo in corso e che vede protagonisti anche i lettori, che scelgono.
Un altro tema ancora, ma adesso comincia ad essere notte fonda, e mi fermo, riguarda il "di che cosa" parlano i nostri italici fumetti.
Quindi, basta così! Questo è solo il blog di un goloso.
E scusatemi tantissimo se non ho parlato male di nessuno.

30 commenti:

GiovanniMarchese ha detto...

Si, lo sfogo di Giacomo è stato per me il pretesto per tornare a riflettere un pò su cosa ci sia alla base dei fumetti che faccio, scrivo delle storie perchè sento l'urgenza di raccontarle, per me scrivere non è un'attività a tempo pieno, senza per questo voler esprimere una connotazione negativa alla cosa, anzi, ieri ho postato una dichiarazione di Gigi Simeoni che sottoscrivo al 100%, poi diversamente da Monti io leggo fumetti da sempre e non ci sono arrivato proprio per caso, anche se scrivo pure altro. Immaginarsi però nei suoi panni forse può aiutare a comprendere quello che è sopratutto uno stato d'animo, credo. E spero che il dibattito che è nato intorno possa aiutare tutti gli autori a cercare di dare sempre del proprio meglio.

Marco Pellitteri ha detto...

Michele, Michele. Tanto cioccolato e torrone ti obnubilano la mente e ti fanno diventare buono, buonissimo, come il (marza)pane. Per questo ti stimo. Ma a volte una pedata nel culo qualcuno se la dovrebbe prendere perché evidentemente non se l'è presa mai.
Non solo Monti ma molti di quelli che lo hanno applaudito. In Italia un applauso non si nega a nessuno, a quanto pare.
Essere (o credere di essere, o che gli altri ti abbiano fatto credere di essere) un artista non giustifica a dire ciò che ha detto questo Monti.
1a) Non leggo fumetti
1b) però faccio fumetti anche se
1c) dei fumetti non m'interessa nulla
2a) la maggior parte dei fumetti sono stronzate
2b) infatti le persone leggono per lo più stronzate
2c) ergo, il panorama culturale in Italia è desolante
3a) io di fumetti non riesco a campare
3b) quindi lascio i fumetti
3c) perché è uno schifo
3d) dato che in Italia non ci sono contributi per i fumettisti.

E tutto questo seduto a un tavolo in compagnia di autori veri e propri, che di fumetto ci campano perché sono più bravi e dicono cose più importanti e raccontate meglio (graficamente, tecnicamente, narrativamente) o che, anche se non ci campassero, non si azzarderebbero mai a parlare in modo così sconsiderato e irrispettoso dei lettori, del medium, dei colleghi.

Me la prendo con Stefanelli perché non l'ha redarguito facendogli notare le contraddizioni e le bestialità del suo discorso (evidentemente le condivide, o forse ha frainteso il senso della libertà di parola, che non significa libertà di sparare fesserie offensive per l'intero settore professionale del fumetto italiano).

Sono convinto che sia Monti sia Stefanelli dovrebbero riprendere il discorso ufficialmente e fare ammenda riconoscendo i loro errori.

Ne riconosco pure io di errori, così mi espongo: nella traduzione di “Vita di Walt Disney” (Tunué 2009) ho scritto il verbo “blandire” per stanchezza e non mi sono accorto dell'errore, perché volevo scrivere “brandire”. Me ne vergogno. Questo perché io pretendo moltissimo da me stesso e do sempre tutto me stesso in ciò che faccio. Anche il più piccolo errore mi fa vergognare proprio perché ho un'alta opinione di me stesso e pretendo di dover dare agli altri sempre il meglio.
Se questo principio fosse osservato anche da altri, che invece ritengono di non sbagliare mai e che siano sempre gli altri a valutare male le altrui azioni e a essere cattivi, severi e in malafede, il mondo sarebbe un luogo migliore. Il berlusconismo ha colpito di nuovo: la colpa è sempre degli altri: dei fumetti-stronzate, dei lettori-stronzi, della politica che non dà soldi ai fumettisti (!!!), della cultura pietosa in Italia.

Forse non hai capito bene che tipo di cornice mentale ha partorito quell'insieme di pensieri e quale ipocrita contesto mentale ha portato agli applausi conseguenti.

sergiomarchionne ha detto...

andate a lavorare!!!!

The Passenger ha detto...

Marco Pellitteri è il mio nuovo eroe!

il cotta ha detto...

...che almeno, magari dopo questo sfogo, Monti se ne vada e lasci il posto a qualcuno che un fumetto lo sappia disegnare, quantomeno, decentemente. nei campi hanno bisogno di persone culturalmente elevate come lui.

MicGin ha detto...

Parto da Giovanni che rilegge l'intervento di Monti come l'espressione di "uno stato d'animo".

E come tale va preso e contestualizzato, Marco.
Anche se ovviamente fai una battuta, che accolgo con piacere, perché devi iniziare il tuo commento sminuendo in qualche modo (nel mio caso, ribadisco, simpatico) quanto ho scritto?

Giacomo Monti porta la sua testimonianza, la sua esperienza. Cosa doveva redarguire Matteo, se è un moderatore? Vuoi forse scrivere un copione preventivo di buoni comportamenti da osservare?
Se queste cose le avessero dette tu o io, allora sì che sarebbero state "fesserie". Poi sono d'accordo che potevano anche esserci alternative nella composizione del panel dei relatori. E ovviamente tutti possiamo sbagliare e sbagliamo, ci mancherebbe.

Secondo me, le conclusioni da trarre su questo episodio sono altre e ho cominciato ad esaminarle in questo post.

Intanto, grazie per il commento.

nuvoleonline ha detto...

My due cents, ma forse ne scriverò presto che il tema è interessante. A prescindere da tutto, vedo un parallelo inquietante tra due situazioni molto diverse: Frank Miller e Giacomo Monti. Calma, relax: le due posizioni dei due autori sono ovviamente diverse e non centrano nulla l'una con l'altra, ma sono le reazioni ad essere purtroppo le medesime (e deludenti).

Per entrambi, un disaccordo con le idee espresse in determinati ambiti (quelle di Miller più fuori contesto di quelle di Monti, ovviamente), la "protesta" nei loro confronti non si è limitata, non si sta limitando, alla critica di quanto detto o fatto, ma addirittura ad un giudizio posteriore sui loro lavori a fumetti.

E' qui che non c'è più chiarezza: io non contesto Miller, nè Monti, per la bellezza o meno dei loro fumetti, che non è in discussione.

Monti per esempio, dalla prima volta che l'ho visto su Canicola è subito diventato l'autore che preferivo nella rivista. Questo vuol dire che non ha detto cazzate a Lucca? No, ne ha dette, troppe concentrate in pochi minuti e su un palco che, alla luce di quanto detto, non meritava.

Ma questo non può diventare motivo di attacco e derisione dei suoi fumetti, secondo me. Idem per Miller. Che poi mi fa ridere, sul secondo caso, l'opzione boicottaggio o addirittura chi dice che si sbarazzerà dei suoi vecchi fumetti, come se la storia del fumetto fosse costellata da limpidi sinceri democratici senza mai una contraddizione.

Non butterò i fumetti di Monti perché sono in disaccordo con quanto ha espresso a Lucca, come non butterò i fumetti di Miller perché negli anni si è bevuto il cervello. Esattamente come adorerò lo stesso leggere il Dick Tracy di Chester Gould e la Little Annie di Harold Gray, entrambi ultrareazionari.

E il discorso vale per tanti artisti che la pensano diversamente da me (David Lynch? Cèline?): non mi priverò delle loro opere perchè la pensano diversamente da me. E come autore, spero e voglio che lo stesso sia applicabile ai miei lavori: faccio fumetti per parlare a tutti, non solo ai miei amici dei centri sociali.

Sulla responsabilità di Matteo: bah, avendo organizzato milioni di assemblee e incontri, direi che una responsabilità c'è. Di solito ti informi di cosa andrà a dire uno che hai invitato, ed in quel momento preventivamente puoi aggiustare o limare qualche cosa, con la discussione. Questa fase non c'è evidentemente stata, o Matteo l'ha sottovalutata, e il patatrack si è realizzato.

Ma cos'è il patatrack? Che a fronte di autori internazionali il fumetto italiano si è presentato male, molto male. Che un autore di UN libro e che per quel libro ha preso più di quanto, ad esempio io, abbia preso per tre, si metta a dire che i fumetti non gli piacciono, che non riesce a vivere del suo lavoro (UN libro!!!) e che i fumetti sono merda e ai lettori piace la merda.

Ecco, l'appunto a Matteo è semplicemente che forse per un contesto del genere andrebbe scelto qualcuno a cui almeno i fumetti piacciano. Chiedo troppo?

Besos!
c.

Marco Pellitteri ha detto...

Ehi, non ti volevo sminuire!! Dico solo che secondo me sei molto più buono di me. :-)

Su Matteo, secondo me poteva controargomentare anche in difesa di chi, presente a quel tavolo, non solo non disegna stronzate ma disegna bei fumetti che vendono. Non ci sono copioni da seguire, solo criteri da osservare per non far sì che ciascuno possa dire qualsiasi cosa senza un minimo non dico di “contraddittorio” ma almeno di “contraltare”.

Ma ciascuno modera come vuole. Io sono abituato alle conferenze accademiche internazionali dove se dici qualcosa di non documentato, il tuo discussant o qualcuno del pubblico ti fa un culo così davanti a tutti.

L'espressione di uno stato d'animo non dovrebbe consistere nell'offendere. Ci credo che molte reazioni sono state piccate (come la mia): peraltro mi sento offeso come lettore. Forse qualche stronzata la leggo, ma senza comprarla!

Ho scritto un commento anche nel blog di Gipi, di struttura simile a quella del mio commento precedente qui.

Ciao,
Marco

Slum King ha detto...

L'unica cosa che mi rende perplesso davvero(oltre alla solita menata dell'artista radical chic con la sindrome del cazzo piccolo che se la prende con il mondo perché non vende) e che cosa ci facesse Monti a rappresentare il fumetto italiano. No davvero, perché se proprio dovevano prendere un autore di fumetto "alto" prima di lui ne venivano almeno 10. Se poi prendevano autori popolari la lista saliva di gran lunga.
Mistero.

E poi Michele sei sempre troppo buono.
Incazzati ogni tanto!

Poldo Sbafini ha detto...

1) da un punto di vista metodologico è abbastanza scorretto trattare un testo orale come se fosse scritto, ma tant'è.

2) premetto che i fumetti di monti non mi piacciono, e la sua posa di strafottenza mi sta altamente sul cazzo oppure mi fa molto ridere (cfr. l'intervista sullo spazio bianco).

3) monti non dice che non legge fumetti: dice che non se ne è interessato finché non ha iniziato a disegnare. A me pare che questo significhi che una volta iniziato a fare fumetti abbia iniziato anche a leggerli e a costruirsi un gusto specifico.

4) il mercato del fumetto in italia è bonelli e poco altro. i libri a fumetti vendono se va bene sulle mille, duemila copie in media. quello che dà fastidio di quello che dice monti non è quello che dice, ma è il fatto che sia lui a dirlo, e in quel modo. Ma quanti di quelli che non lavorano in bonelli o in disney o in astorina vivono soprattutto di fumetto? per dire: andrea bruno o marco corona vivono di fumetto? andrea bruno e marco corona, se abitassero in altri paesi, vivrebbero di fumetto?

5) il problema è anche che monti parla come se avesse fatto una gavetta impressionante, ma come sappiamo non è vero. Però il problema è vero: mentre negli altri paesi se uno si fa il culo alla fine rischia di farcela, in italia anche chi si fa il culo rischia di far gavetta per il resto della sua vita.

6) perché monti tra taniguchi, smith, thompson, ecc? Solo Stefanelli lo sa. Eppure ha funzionato: siamo ancora qui a parlarne. E quanti avrebbero visto i video dei comics talk, o ascoltato gli altri interventi senza questa polemica?

Luigi ha detto...

"3) monti non dice che non legge fumetti: dice che non se ne è interessato finché non ha iniziato a disegnare. A me pare che questo significhi che una volta iniziato a fare fumetti abbia iniziato anche a leggerli e a costruirsi un gusto specifico."

Queste sono le parole di Monti:
"Ho sempre letto poco Fumetto, non leggo Fumetto, non mi interessa neanche più di tanto. Ho incominciato a interessarmi quando ho cominciato a disegnare."

A me non frega niente se Monti non legge fumetti. Può benissimo leggere esclusivamente i grandi romanzi russi, le glosse del Corpus Juris Civilis e i saggi sugli Aztechi, e poi dire quello che ha da dire per mezzo dei fumetti. Gli autori di fumetti non devono essere per forza lettori di fumetti.

Devono esserlo se decidono di parlare di altri fumetti. Uno che dà un giudizio sulla quasi totalità dei fumetti seriali pubblicati in Italia dovrebbe averne letti una discreta quantità.

"Ho incominciato a interessarmi quando ho cominciato a disegnare." Significa che ha letto quella manciata di autori "del suo giro".

Trinchero ha detto...

io faccio polemica con te Michele (che ogni tanto devo farla, e su Monti ho gia detto tutto da Diegozilla).

La tua definizione di fumettista "vero", per quanto virgolettato, mi sembra riduttiva e offensiva per tutti i fumettisti che non lavorano su commissione. (sto esagerando, non è offensiva, giusto un po' fastidiosa, ma per la polemica ci vogliono parole pesanti.)Incudine!

smoky man ha detto...

Ciao a tutti,
volevo segnalare che la mia trascrizione dell'intervento di Monti sul blog è la più fedele possibile (in giro se ne trovano alcune che non lo sono, o sono derivanti da "appunti"), ma che si può ascoltare direttamente dalla sua viva voce, nel video che ho girato durante la conferenza e che avevo deciso, insieme a tutti gli altri, di dare a Conversazioni sul Fumetto perché li postasse.

Monti parla, con introduzione di Stefanelli, verso il minuto 5:45.
Stefanelli introduce Monti come una sorta di anomalia tra gli autori al tavolo definendolo come "un non-fumettista che però nella vita ha fatto un fumetto..."

Sin da subito mi era sembrata "anomala" la presenza di Monti a quel tavolo, per di più come inevitabile "rappresentante" del Fumetto italiano.
Ma leggendo le sue precedenti dichiarazioni, ad esempio, su LoSpazioBianco, ero, direi, preparato a sentire un "suo sfogo", come poi è avvenuto.
Personalmente non credo che quella fosse l'occasione giusta per uno sfogo di quel genere, in forma e sostanza. Avrei voluto intervenire in diretta, durante il giro di domande dal pubblico, ma mi sono trattenuto per ragionarci a mente fredda. Anche alla luce del fatto che, ad esempio, Taniguchi aveva dichiarato che agli inizi della sua carriera dovette realizzare 80-100 tavole al mese, PER UN ANNO, prima di diventare un professionista!!! Ovviamente altri tempi e altro Paesee...
Concordo in toto con quanto dice, con la consueta lucidità e precisione, Marco Pellitteri e mi ritrovo anche nelle parole di Claudio Calia. Mi sarei aspettato un commento da Stefanelli dopo lo "sfogo" di Monti, invece si passa direttamente alla seconda domanda, per lo stesso Monti, che risponde come se quello che aveva appena detto non ci fosse stato.

Monti risponde alla seconda domanda.

Sarebbe stato forse più forte e diretto, se si fosse alzato abbandonando il tavolo, dicendo "ho già detto tutto quel che dovevo dire." Sarebbe stato più "giusto". Forse.

Conosco un sacco di autori a fumetti che "faticano" ogni giorno per "imporre" il loro lavoro. Credo che non ci siano dubbi che Monti abbia detto una "stronzata", citando la sua stessa terminologia. Capita ed è forse comprensibile, ma ovviamente se lo si fa in una occasione pubblica, specie nel 2011, ci si deve aspettare che possano arrivare delle reazioni, e anche della stessa entità, ossia viscerali come lo "sfogo" di Monti stesso.

Un dibattito sulle prospettive del Fumetto italiano è sempre ben accetto. Ma le problematiche sono molteplici e di certo le soluzioni non si trovano con degli "sfoghi".

A scanso di equivoci, nonostante trovi "ostico" il lavoro di Monti, ho letto con interesse il suo lavoro e l'ho trovato una voce da seguire. Spero ci sia occasione, ancora...

MicGin ha detto...

perché Monti in mezzo agli altri?
ecco come è stato comunicato l'incontro


COMICS TALKS VI: SESSIONE 3
6 Buone ragioni per fare fumetti.
Motivazioni, strategie e obiettivi nell’esperienza di 6 protagonisti.


Domenica 30 Ottobre, Palazzo Ducale, ore 18.00
Modera: Matteo Stefanelli
Baru (autore Gli anni Sputnik, Coconino Press)
David Lloyd (autore Materia Oscura, Nicola Pesce Editore)
Giacomo Monti (autore Nessuno mi farà del male, Canicola)
Jeff Smith (autore Bone, Bao Publishing)
Jiro Taniguchi (autore L’uomo che cammina, Panini Comics)
Craig Thompson (autore Habibi, Rizzoli Lizard)

Ci può stare che in un incontro del genere ci sia anche uno che spieghi che non ne vuole fare più. Peccato sia stato l'italiano...
Non so se Matteo avesse calcolato/previsto cosa avrebbe detto Monti. L'autore l'ho sentito una sola volta, durante un edizione di Bilbolbul, quando partecipò ad una nostra presentazione di Futuro Anteriore, se non sbaglio. E ricordo che anche allora fu piuttosto caustico.

L'incontro è stato chiaramente allestito con una parte degli ospiti di Lucca Comics. Forse ci sarebbe voluto un Gipi pre-film. O Ausonia. Non so.
Però ormai è andata così.

Quello su cui stiamo litigando veramente, più o meno, è qualcosa di molto più profondo delle dichiarazioni di Giacomo Monti o la moderazione di Matteo. Tra le righe stiamo parlando di come ci approcciamo al fumetto in Italia. E stiamo parlando di autorialità. Sono i temi che mi piacerebbe sviluppare.

Intanto, ha fatto bene Claudio Calia a far presente la differenza tra il contestare le parole di un autore e denigrarne l'opera. Giacomo Monti è stato finora un autore significativo, comunque la pensiate. Peccato che molli. Sulla questione disegno, ci sarebbe da dire anche altro. Un'altra volta.

Sergio (Trinchero) forse non hai capito il senso dell'espressione fumettista "vero". E' ovvio che sono "veri" pure gli altri...! Ma d'altronde ci mancano anche i termini corretti per esprimerci, visto che una parte del settore utilizza ancora espressioni come "autore completo".

Onorato che qui intervenga uno che si firma Poldo Sbaffini!!!

MicGin ha detto...

a proposito! Marco, qui non è questione di essere buoni o non buoni, ma di senso e di ruolo.

Cosa me ne importa di aggredire o provocare altre persone per i loro comportamenti? O di fare ramanzine/rampogne come mi trovassi in cattedra? Non da ora, non da oggi, a me interessa il confronto delle idee, che mi permette di esprimere le mie, conoscere quelle degli altri e magari imparare sempre qualcosa.
E poi il mio ruolo. So che tanti non sono d'accordo, perché hanno i loro gusti e le loro appartenenze. Ma il fumetto lo voglio portare avanti tutto. Nella mia esperienza ho potuto faetianamente porgere fumetti di ogni tipo a tante persone diverse. Mai nessuno è rimasto deluso. Ci sono libri, giornalini e fanzine per tutti. E non è uno slogan.

MicGin ha detto...

a proposito di Ausonia, da autore ecco un bel post appena pubblicato
http://ausonia-23.blogspot.com/2011/11/sullo-smettere-di-fare-fumetti.html

Marco Pellitteri ha detto...

Capisco la tua posizione, Michele, davvero, e la rispetto.

Ad ogni modo non stiamo litigando; semplicemente, ciascuno affronta come meglio ritiene le questioni che ritiene problematiche.

Io partecipo poco e niente ai dibattiti su internet; preferisco leggere articoli, dichiarazioni, documentarmi ecc., e poi scrivere a mia volta una riflessione articolata. A volte però capita che si voglia partecipare e dire la propria “a caldo”, per esserci, hic et nunc.

In ogni caso, ritengo che le discussioni di questo tipo su internet abbiano il valore di conversazioni orali a più voci; sono conversazioni registrate, naturalmente, recuperabili, ma non hanno lo stesso statuto intellettuale di un articolo scritto, firmato e pubblicato come tale. Sono discorsi in cui l'opinione di ciascuno va formandosi e definendosi nel corso della discussione stessa: parlando e ascoltando (cioè, per la precisione, scrivendo e leggendo, ma è esattamente la stessa cosa, secondo me, nel contesto dei blog e dei commenti su internet).

Credo che le dichiarazioni di Monti, come dici giustamente, abbiano toccato un nervo scoperto, cioè la questione del come ci si rapporta in Italia al fumetto. Al fumetto come settore professionale, come mezzo di espressione e autoespressione, come arte personale, come mezzo per (eventualmente) guadagnare qualcosa o molto, come prodotto culturale che dovrebbe o non dovrebbe essere preso in considerazione dal grande pubblico, dai grandi media, dall'intellighenzia.

Gipi nel suo blog pensa che la reazione alle dichiarazioni del suo amico siano state “scomposte” e che provengano da una comunità che ha le caratteristiche di una “corporazione”. Gli ho risposto pacatamente spiegandogli dov'è che secondo me sbaglia, cioè non solo in queste sue affermazioni ma anche nel difendere l'amico senza mettere in prospettiva le sue parole.

Non credo che le reazioni siano state scomposte. Basta leggere i begli interventi di persone come Tarquini o Smoky Man, o Marchese. O ancora di altri che, magari con un eccesso di polemismo, hanno comunque ricostruito senza imprecisioni ciò che ha avuto luogo durante quell'incontro.

Posso dire serenamente che in Italia da moltissimo tempo vige una mentalità che, esplicitamente o subliminalmente, tende a sollecitare o dare per scontata l'impunità o a ridimensionare le colpe fino a rintuzzarle e poi, in nome della libertà (di parola o d'altro) addirittura a rivoltare la frittata; a creare un tale relativismo che non c'è nulla di più giusto e sbagliato ma vige il diritto di ciascuno a dire e fare qualsiasi cosa senza dover rendere conto ad alcuno. Qualunque sia ciò che hai detto o hai fatto, ti verrà in soccorso un bisogno di “contestualizzazione” grazie al quale il tuo errore non solo viene sminuito, ma anche cancellato; non sei tu che hai sbagliato, sono gli altri a essere severi e cattivi.
Ancora qui, un devastante berlusconismo. E attenzione, la colpa non è di Berlusconi, che è stato solo il catalizzatore di questo modo di pensare strisciante e concreto: è un malcostume italiano.

Bada bene, Michele: errare è umano. Tutti sbagliamo. Umanamente posso essere, anzi, sono vicino a Giacomo Monti, una persona e un artista sensibile che, se ha detto quelle cose, è perché provengono evidentemente da insoddisfazioni e osservazioni personali. E sono amico di Matteo e so che se non è intervenuto era in buona fede e non ha ritenuto di dover dir nulla ma di lasciare esprimere l'autore invitato, o, sempre in buona fede, non ha rilevato problemi in quanto dichiarato da Monti.
Ciascuno è intitolato alle sue posizioni e condotte.

Ciò non toglie che sia possibile e alle volte doveroso manifestare il proprio dissenso, articolando le proprie argomentazioni, segnalando le ragioni del perché andrebbe forse effettuata una qualche correzione di tiro. Tieni presente che la mia sorpresa riguarda anche quegli applausi isterici, da parte di un pubblico composto da persone che condividono lo stesso orizzonte di senso di Monti circa il fumetto.

Giorgio Trinchero ha detto...

Sergio è un altro Trinchero.

Ma riguardo al "vero", non me la sono presa, stavo scherzando, Michelino. La definizione manca perchè non serve a niente. I fumettisti sono persone che si occupano della realizzazione di un fumetto. Lo sono nel momento in cui lo fanno, poi fortunatamente ognuno è anche altre cose: figlio, padre, sorella, pattinatore su ghiaccio al martedì sera, breaker sotto i portici, lettore di Bibbia, cercatore di funghi.

Monti ha fatto un fumetto, per cui nel momento in cui lo realizza, ne parla e si confronta con i lettori e i colleghi, è un fumettista vero come tutti gli altri. Un fumettista ignorante è comunque un fumettista vero.

MicGin ha detto...

!!!!!!!!! mi era venuto il flash ieri mattina! ancora una volta ti ho chiamato sergio!!!!!!! la cosa comincia ad essere preoccupante.

un fumettista è colui che fa fumetti. siamo d'accordo, senza scale di valore e di merito. cercavo un termine che distinguesse chi è interessato a portare avanti solo progetti propri, a cominciare dalle storie, rispetto a chi è interessato a lavorare su commissione per opere altrui.
essendo diversi i profili professionali, ora come ora, un diego cajelli e un giovanni marchese si muovono in ambiti diversi. allora mettiamola giù così. da una parte un fumettista "vero" e dall'altra... un vero "fumettista"... ;-)

Marco Pellitteri ha detto...

Ti faccio notare che ieri avevo postato un commento, la piattaforma mi ha detto "commento salvato" ma poi non è spuntato. Ma fanno proprio schifo queste piattaforme di blogging!!!

MatteoStefanelli ha detto...

In difesa del signor Matteo: finito l'intervento di Monti, gli ha gentilmente chiesto di non andare troppo fuori tema, non essendo quella la sede (e tornare a parlare di motivazioni).

In difesa del signor Giacomo: un conto è la sua lettura del mercato (che giudica ricco in mediocrità: valutazione sua, e dibattito legittimo: ma non era quella la sede), un altro quello sul paradossale caso personale (che il suo lavoro - pure rilanciato da Gipi - abbia faticato tanto, deve far riflettere: e qui si cade nella dialettica tra chi lo rietiene interessante e chi no. Ma chi non lo ritenesse interessante - a mio avviso un errore - non può usare il proprio gusto per accusare di 'snobismo' chi non fa della lettura di fumetti un'abitudine)


Sul tema degli autori che, in pubblico, dichiarano ripetutamente "non leggo fumetti" ho scritto e detto spesso. Il caso di Monti, però, è diverso per due ragioni:
- non è stato detto per snobismo (non mi pare che Monti abbia detto di ritenere il fumetto di per sè disprezzabile o ininteressante)
- non ha il livello di capziosità di autori che di fumetti vivono, e che tuttavia dicono 'non ne leggo': Monti non ne ha mai fatti prima, non ci vive, e non ha desiderio di farne altri. Una bella differenza.

Quando Gipi parla di "corporazione offesa" a proposito delle reazioni di fronte a qualcuno che ha un sacco di ragioni evidenti (più evidenti di tanti altri) per dire quello che ha detto, si fatica a dargli torto.

Forse il fatto resta anche un altro: il lavoro di Monti è piaciuto a pochi. Legittimo. Ma non c'entra molto. E si torna al punto di partenza: il lavoro di Monti non è un capolavoro, non cambierà il nostro gusto, non rivoluzionerà il fumetto italiano - ma è interessante, e non riconoscerlo è un'occasione persa.

Giorgio Trinchero ha detto...

Io ho letto alcune cose di Monti su canicola, e mi piacevano.
Non credo che la qualità delle sue storie abbia niente a che vedere con quello che ha detto.

Non so come dire, era proprio uno sfogo un po' ingenuotto, detto molto male, da ragazzino viziato.
Poi può semplicemente non essere capace di parlare in pubblico.
Non è un politico, non gli è richiesto.
Ma tutto questo risentimento che ha, poverino, non dovrebbe sfogarlo così, perchè è evidente che ha sbagliato bersaglio. ma oi un pressapochismo: la gente è scema, rossi e neri tutti uguali, è tutto un magna-magna. Dai, come si puà prendere sul serio una cosa così.

Sul discroso corporazione, a me sembra che ci sia anzi un problema di totale mancanza di coscenza di categoria, per cui, boh, quale corporazione? Dei fumettisti "veri" o dei "veri" fumettisti, degli sceneggiatori che si dicono da soli che fanno delle stronzate, o degli autori che riconoscono le difficoltà di avere possibilità nel mercato, e non per questo rinunciano all'esprimersi con la propria voce. Tutti quegli autori semplicemente non massivamente presenti su internet, e sono la maggioranza, semplicemente ignorano questo fattarello. Io sono blog addicted e quindi mi ritrovo qui, ma il mio è solo un grido di aiuto. (voglio uscire di casa, andare al parco in bicicletta, ma se poi c'è un nuovo post... aiuto aiuto!)

MicGin ha detto...

corro a vedere cosa è successo, marco.

MicGin ha detto...

ok, il commento di marco pellitteri, postato il 27 novembre 2011 09:21 era finito nella casella dello spam, forse per l'eccessiva lunghezza. appare ora e quindi gli interventi successivi non l'hanno potuto considerare.
ora mi guardo stanlio e olio con mio figlio e "rientro" nel dibattito stasera ^__^

Marco Pellitteri ha detto...

Grazie! La piattaforma di blogging forse fa schifo ma il blogger è di certo 'nu babbà

MicGin ha detto...

qui stiamo anche discutendo su come si discute, esito un po' inutile già verificatosi altre volte.
poi marcop non vedo qui il tema del berlusconismo come approccio.
come ha sottolineato la persona che si è firmata poldo sbaffini, bisogna stare attenti a valutare un intervento orale nella sua versione trascritta, e anche tu, giustamente, fai presente che c'è differenza tra il commento in un blog e un intervento scritto e meditato.
La platea di Lucca ha applaudito forse anche perché l'Italia non Taniguchi, Jeff Smith etc. E il discorso di Monti ha forse catalizzato un sentimento di delusione verso le potenzialità inespresse del fumetto italiano. Pur avendo lui sostenuto una testi anche piuttosto confutabile.
Spero di riuscire a sviluppare questa discussione, nata da un episodio tutto sommato piccolino, per affrontare il vero tema del fumetto italiano e del perché non riesce ad esprimere il suo potenziale valore.

Episodio piccolo perché ne ho sentiti di dibattiti ed incontri ed il filone "critico-polemico", forse sul web si ha la memoria corta, è lungo e articolato.

Matteo Tarquini ha detto...

Rispetto alla questione condivido quello che dice il signor Pellitteri e anch'io non apprezzo molto questo denigrare il lavoro dell'autore per quello che ha detto a Lucca. Per me i suoi fumetti non cambiano di una virgola tra "prima" e "dopo" ed anzi mi dispiace che abbia deciso di smettere perchè secondo me aveva delle discrete potenzialità che resteranno purtroppo inespresse. Solo un appunto per Michele Ginevra, mi chiamo Matteo, non Marco!

MicGin ha detto...

magari giacomo monti un domani cambierà idea, chi lo sa. Monti è stato capace di raccontare la nostra contemporaneità e un pezzo d'Italia. In fondo, così come è stato critico verso il mondo del fumetto, lo è stato molto di più verso l'umanità...

ehm... scusa matteo... in questo post ho fatto un po' di confusione con i nomi... spero di non fare con te come faccio da un po' di anni con sergio tr... ehm... giorgio trinchero... pardon...

Mirco Assandri ha detto...

é strano vedere come un singolo intervento possa generare tutto questa "inchiesta.
Ma questo rende paradossali le parole di Monti nel vedere quanta gente in un qualche modo anche se male di fumetto ci campi e sia legato al media da difenderlo subito e a spada tratta.
Il sistema certamente sarà inadeguato ma sicuramente Monti non ha detto nulla di costruttivo,costruttive potrebbero essere le difese dei veri fumettisti che sono intervenuti e che paradossalmente hanno avuto una vetrina più ampia di quella che AVREBBERO normalmente.
Sta di fatto che Monti come autore
se prima mi dice che non legge fumetti e poi dice che c'è in giro solo merda fa il discorso pù ignorante che esista e posso perdonarlo a molti ma non ad un autore di fama nazionale che dicendo cose del genere porta dietro strascichi non indifferenti.
Poi questo fa partire il discorso sul fumetto "popolare" italiano e lì adesso come adesso non mi spingo.

MicGin ha detto...

mirco, è il web che enfatizza oltre misura. sapessi quante volte ho sentito discorsi di questo tipo, come le parole dette da monti (che sono una testimonianza personale e individuale. punto). però altre volte non c'erano telecamere a riprenderli, blogger a trascriverli e a rilanciarli. anche se andando a spulciare tra le riviste d'autore e le fanzine del passato...

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