giovedì 3 novembre 2011

RITROVARSI BONELLIANAMENTE A LUCCA


Mi accorgo che non riesco a scrivere un post riepilogativo, di bilancio, sulla manifestazione Lucca Comics and Games. Non ci riesco perché avrei la pretesa di spiegare quanto è accaduto nei cinque giorni di manifestazione, quando invece è ormai umanamente impossibile coglierne tutti gli aspetti.
Il pessimo program book, graficamente parlando (decine di pagine scritte in corpo microscopico, con colori di sfondo confusionari e illustrazioni non sempre adeguate), ci rivela la realtà consolidata di un evento dai numeri talmente eccessivi, da suscitare forme di panico o di indifferenza difensiva.
L'avevo scritto anche l'anno scorso: un'intera città viene eretta e decine di migliaia di relazioni, avvenimenti ed eventi si intrecciano in percorsi fittissimi, quasi neurali. Anche perché organizzatori e partecipanti sono di fatto coautori al 50 per cento di tutti i contenuti.

Lucca Comics and Games può essere esplorata attraverso livelli verticali in termini di organizzazione e mappatura culturale, oppure ricostruita attraverso le numerosissime iniziative.
Molto complicato... Questa volta non ci provo neanche per scherzo e proseguo nel racconto di episodi che mi hanno riguardato personalmente.

Dopo le mostre di Palazzo Ducale e l'epica sfida a calcetto contro il Giappone, non può che toccare quindi alla conferenza che abbiamo organizzato in collaborazione con la Sergio Bonelli Editore.
Il tema era la scrittura di Tiziano Sclavi, prendendo spunto dalle due sceneggiature che abbiamo pubblicato come Cfapaz in occasione della mostra che abbiamo dedicato a Dylan Dog per il suo 25esimo.


Alla mia destra c'era Carlo Ambrosini. E dall'altra parte Angelo Stano, Pasquale Ruju ed un collaboratore dell'organizzazione per dare una mano alla presentazione. Tra l'altro non l'avevo chiesto, memore anche di qualche gaffeur assegnato in altre edizioni. Ma il giovane collaboratore, di cui non ricordo il nome, ha fatto la sua parte.
Il pubblico ha riempito la sala, con presenti tre o quattro cosplay di Dylan Dog. Tra il pubblico c'era anche Mauro Marcheselli, che ha preferito non intervenire.
Mancava naturalmente Sclavi. E Casertano, il disegnatore delle due sceneggiature, che corrispondono a due storie leggendarie: "Memorie dall'invisibile" e "La casa degli uomini perduti".


In diversi mi hanno fatto i complimenti per come è stato gestito l'incontro e per la qualità degli interventi degli autori presenti. Ambrosini ha dimostrato ancora una volta di conoscere il senso profondo di una serie così speciale come Dylan Dog. Stano ha rivelato che è in arrivo una storia che è anche scritta da lui. E Ruju ha spiegato l'approccio osservato nella realizzazione del numero trecento, che ha suscitato qualche critica.
Ma in realtà, questo, come altri eventi di questi giorni, riguardanti il mondo bonelliano, aveva proprio in Sergio Bonelli la figura con cui fare i conti. Sergio non ritornerà più. Ma tutti i suoi collaboratori ne stanno proseguendo l'opera, dimostrando qualità umane e professionali non necessariamente scontate. , Per quello che ho potuto cogliere, lo stile Bonelli continua ad esprimersi attraverso i vari autori, redattori e responsabili.
Questa continuità si è espressa anche durante la nostra presentazione ed è sostenuta e approvata da un pubblico molto numeroso e costante. Questo modo di fare fumetti e intenderne il ruolo sociale e di intrattenimento rimane oggettivamente quello più diffuso e "popolare".
Così, al di là dell'importanza delle nostre pubblicazioni e dei contenuti dell'incontro, ho rivestito quasi un ruolo di cerimoniere per un ritrovo di appassionati che desiderano proprio tutto questo.

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