Ieri pomeriggio ho deciso di affrontare Interni di
Ausonia, mi sono riletto il secondo volume, e ho iniziato il terzo. Ne scriverò (la foto anticipa già qualcosa) e intanto vi propongo il testo che avevo scritto per il catalogo, edito da
Double Shot, dedicatogli in occasione dell'ultima Lucca Comics.
Questa versione è leggermente diversa da quella che ho pubblicato, modificandola in alcuni passaggi. Quindi, diciamo, l'ultimo stadio di un working progress testuale.
Vi rimando anche ad
alcuni miei pensieri sulla sua decisione di cremare le tavole originali dell'intera opera.
Si vede chiaramente che è un autore che apprezzo molto...
MAESTRO
Francesco Ciampi, in arte Ausonia, può essere considerato un “ottemuf led ortseam”? La domanda (che è posta così per compiere un'affettuosa citazione che sarà esplicitata più avanti) non vuole essere leziosa. Neanche vuole aprire la strada ad un facile e amichevole riconoscimento. Tra l'altro, l'aggettivo “facile” non calza per nulla alle mille attività di questo autore. Il Ciampi è in giro da quasi vent'anni e ha praticato molteplici generi e orme editoriali, tranne, per esempio, il seriale bonelliano. Insomma, ha sgobbato e sudato senza risparmiarsi, prendendosi anche delle lunghe pause.
Si fa conoscere nel 1994, poco più che ventenne, grazie all'esperienza del progetto “Maivista”, che riunisce un gruppo di talentuosi ragazzi con il decisivo sostegno dell'Università degli Studi di Firenze e ai fondi della Legge 429/85. Un'ensamble notevole! Oltre a Ciampi, tra i curatori troviamo anche Alberto Pagliaro, Beaniamino Sidoti, Cosimo Lorenzo Pancini. Nei colophon è menzionata anche l'attuale illustratrice Lucia Mattioli. Il progetto si traduce innanzitutto in tre riviste che traducono alcuni temi conduttori in racconti, fumetti, illustrazioni e fotoromanzi. Tra i fumetti pubblicati ci sono anche quelli di Giuseppe Palumbo, Maurizio Ribichini e Davide Toffolo.
Sembra una palestra entusiasmante. Il formato A4 viene configurato in tre versioni: punto metallico sul lato lungo, sul lato breve e con apertura a calendario. Dai temi e dai formati si riparte per riconcepire daccapo, ogni volta, l'impostazione grafica delle opere e la rappresentazione dei contenuti. Le pagine iniziali e finali sono in bicromia, per dare ulteriori sfumature ai temi prescelti: l'ascesa verso la modernità, il confronto con il divino e l'amore ai tempi dell'Aids.
Ciampi risalta immediatamente per la qualità e l'originalità dei disegni, chiaramente ispirati a Simon Bisley, che allora andava per la maggiore grazie al personaggio di Lobo made in DC. Solo che mentre le inquadrature statiche dell'inglese si alternavano alle spettacolari scene di azione che ricordiamo ancora con gusto, il Nostro inquadra e ferma i suoi personaggi in un bianco e nero claustrofobico e cimiteriale eppure sensuale.
L'autore non si è ancora dato un'identità definitiva. Lo troviamo firmare le sue opere e le sue collaborazioni sia come Francesco Ciampi, sia come Ausonia. Inoltre partecipa al progetto come grafico e come fumettista. E che fumettista! Oltre alle storie brevi disegnate, ce ne sono anche due interamente composte con scatti fotografici, cioè fotoromanzi. Le fotovignette sono ulteriormente ritoccate dall'autore.
Mi concentro volentieri su questo periodo iniziale, perché vi possiamo trovare alcune delle radici dell'Ausonia contemporaneo. Non tanto e non solo alcuni temi di fondo, ma soprattutto l'ottica con cui l'autore si muove ancora oggi. Un approccio moderno, condiviso con molti altri autori contemporanei. Infatti, accanto al Fumettistra Tradizionale, che opera su sceneggiatura, al tavolo da disegno, padrone del suo segno e obbediente alle scadenze, il Nuovo Fumettista ha famigliarità con la grafica, le nuove tecnologie digitali, pratica più linguaggi, magari non vive di fumetto ma è comunque un professionista della comunicazione o dell'immagine, ed è in grado di sfornare opere importanti e vincere premi.
I nuovi fumettisti non si rifanno alle serialità precedenti. Certamente le conoscono e ammettono il debito formativo. Ma i loro progetti sono completamente diversi e anche un po' eretici: vogliono usare il fumetto non per aggiungere nuovi eroi che salvano il mondo, ma per raccontare il reale, la storia, la vita. O anche semplicemente sensazioni, colori, stati d'animo, poesie...
Non c'è ancora un mercato remunerativo per queste opere. Mi riferisco agli autori. Le altre figure professionali riescono invece a racimolare i ricavi attesi: editori, grafici, commercialisti, tipografie, organizzatori di manifestazioni... Solo qualche grande autore riesce ad essere premiato da diritti d'autore adeguati. Ma nonostante questa condizione non demordono. E Ausonia è uno di loro.
E' anche partito bene, professionalmente parlando: copertine e illustrazioni per Kaos, racconti brevi e lunghi per Selen, Blue e Heavy Metal. Quindi anche traduzioni estere, tra cui l'eldorado della Francia. Poi attorno a fine millennio inizia ad insegnare alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e realizza alcune illustrazioni, piccoli dipinti li definirei, intitolati Post-umano con un numero progressivo. C'è un'infermiera, una mamma con bambino, altre figure, ancora inedite quando vengono pubblicate nel 2003 su A1, il catalogo della seconda edizione di Futuro Anteriore, una mostra collettiva annuale made in Comicon e Cfapaz, che prosegue tutt'ora.
Ecco che qualche cosa di nuovo si sta agitando nella testa di Francesco Ciampi.
Ma passerà ancora qualche anno prima di assistere alla seconda primavera dell'autore. Nel 2006 ecco la sua rilettura, a mio avviso vicina al linguaggio teatrale, di Pinocchio, pagando un debito che ogni buon grande toscano prima o poi deve saldare. L'anno successivo tocca a P-HPC, un capolavoro non ancora conclamato ma che è destinato ad avere delle conseguenze. E chissà se i progetti dei due seguiti potranno realizzarsi. Infine nel 2008 arriva il primo Interni, trilogia che si conclude proprio quest'anno. In mezzo anche altre opere, minori come tempi di fruizione e produzione, ma che hanno un loro rilievo nel manifestare la poetica provocatoria dell'autore.
Dunque, opere diversissime per le tecniche grafiche, lo stile del racconto, la veste editoriale, le modalità di produzione e diffusione.
Eppure opere che portano in modo riconoscibile il marchio dell'autore, visibile in alcuni temi e schemi ricorrenti, come l'uso frequente delle didascalie, la mutazione dei corpi, il passaggio ad altri stati, i volti annullati in maschere concettuali, il piacere della provocazione testuale, i personaggi che agiscono per contrasto con le situazioni ma che trovano una sintonia animista con gli sfondi. In Interni c'è anche una riflessione sulla creazione dell'opera. Quasi quasi verrebbe da pensare ad un Cages all'italiana, che si permette di fare i conti con la gabbia bonelliana in bianco e nero, che poi viene rotta clamorosamente inserendo la fotografia. Ed alla fine, l'autore-creatore organizza una vera cerimonia di cremazione delle tavole originali.
Quanta strada ha fatto il caro Francesco.
Dietro un volto sereno, quasi fanciullesco, c'è l'irrequietezza di una persona che non si ferma, non si accontenta, rifiuta (ha rifiutato sino ad oggi) di ripetere formule rassicuranti. E che comunica anche con il linguaggio del suo corpo (il piercing, le unghie colorate, la testa rasata, il pizzetto allungato) che gli piace presentarsi in modo anticonvenzionale, sul serio ma anche un po' per gioco.
Era così anche quando ci consegnò la storia pubblicata con noi del Cfapaz nel 1995, sul terzo Schizzo Posse. Era intitolata “Asetta Erpmes”, cioè l'inversione di “sempre attesa”. Un giochetto di parole semplice, apprezzabile in un poco più che ventenne. Protagonista era Anilacsem, tormentato da sensi di colpa per aver praticato un atto di eutanasia. Ed ora lo attende uno strano aldilà, dove non è chiaro se si è veramente vivi o morti. Un po' come i due fidanzatini di P-HPC, che sono morti per mantenere vivi i loro sogni. O che hanno fatto finta di credere che vivere potesse essere possibile morendo nel corpo.
In quella breve storia di undici tavole abbiamo visto qualcosa dell'autore che sarebbe diventato. Anche in quel periodo sapevamo essere attenti. In quello Schizzo Posse la copertina era riservata ad Andrea Bruno e assieme a Ciampi i lettori potevano trovare anche il primo Trondheim, Gianluca Costantini, Armando Rossi, Stefano Fabbri e molti altri.
Oggi abbiamo una mostra ed un catalogo che ci danno l'opportunità di condividere lo straordinario percorso, angosciante eppure lucido, di uno dei più innovativi autori italiani.
Michele Ginevra