Non so ancora se oggi domenica 6 marzo andrò a visitare il festival di
BilBolbul. Proprio in questi giorni, si sono sovrapposti altri impegni di lavoro. E poi c'era il compleanno di mia figlia Viola, 7 anni, festeggiati con un uno-due infrasettimanale & festina di classe. Se non ci andrò oggi, sarà per uno dei prossimi giorni. Le mostre sono comunque importanti.
(E la famiglia viene prima) stavo pensando dentro di me. Un po' di cose sono cambiate. C'è una sensibilità diversa in molti genitori. Prima il lavoro pervasivo che veniva prima di tutto. Che forse dietro c'era e c'è anche una difficoltà congenita a rapportarsi con i figli. Oggi c'è chi rinuncia alla carriera o passa al part time per i figli, soprattutto tra le donne. Informazione affidabile, resa durante uno degli incontri del convegno nazionale sulle biblioteche tenutosi in questi giorni a Milano, per inquadrare i contesti sociali che stanno a monte della predisposizione o meno alla lettura.
E mia moglie ha fatto bene ad insistere per una vera festina di classe, senza limitarsi agli inviti alle amichette più strette. D'altronde siamo in prima e si è creata finalmente una vera occasione per conoscerci tra genitori, dopo questi primi mesi di consegne e ritiri dei nostri bimbi, all'insegna della velocità. Perché devi combinare il lavoro, la disponibilità di parenti o baby sitter, per non parlare dei parcheggi impossibili.
Abbiamo preso una saletta in una cascina di campagna, dove è stata possibile anche una visita guidata per conoscere vitellini, coniglietti e cavalli. E' venuta metà classe, più un po' di baby parentela varia e assortita. I bambini si sono accesi con un semplice soffio di stella filante e hanno immediatamente messo a soqquadro tutto quello che hanno trovato, con allegria e anche un certo stile. Con i genitori è stato così possibile aprirsi subito e cominciare a conoscerci un po' meglio.
Subito un dato tanto banale quanto vero. Eravamo un perfetto spaccato d'Italia. Come disponibilità economiche, origini regionali, tendenze politiche (però tutti"dagli a 'ste politica!), appartenenze religiose, composizioni famigliari (dal figlio unico alla famiglia numerosissima, dai genitori giovani a quelli ehm.... un po' stagionati). Ma soprattutto sono emerse le tante relazioni che già ci univano e che ancora non conoscevamo. In realtà, già a cominicare dalla fase preparatoria. Come la torta presa dalla panetteria della moglie del collega di lavoro. Poi, durante la festa, saltano fuori le frequentazioni di amici e luoghi comuni, parenti, oratori, squadre dilettanti. Tra le sorprese, una mamma sorella di una mia compagna di liceo, sposata con una pertica d'uomo che gioca in C2 a basket con un mio cugino. E poi, una conoscenza, anche solo di nome, piuttosto diffusa, del Centro Fumetto che mi ha gratificato e che in questi ultimi anni ho potuto anche direttamente riscontrare dall'affluenza ad alcune nostre iniziative, da classica famiglia, come i corsi di fumetto.
Tra lattughe e torte, bibite e spumanti, giochi e stelle filanti, ho provato la benefica sensazione di appartenere ad una comunità. Certo, eravamo lì per i nostri figli. Ci frequenteremo per cinque anni e poi chissà. Ma intanto eravamo tutti lì assieme, a presidiare e organizzare un telaio di relazioni proprio per i nostri figli.
Siamo in una piccola città, piuttosto tranquilla (anche se piuttosto inquinata) e le relazioni sono importanti, non solo per garantire la necessaria convivenza ma anche per costruire delle opportunità. Poi si vedrà e dentro di noi (dentro di me sicuramente) alberga la speranza che i nostri figli possano costruire la loro esistenza in altrove migliori del nostro.
Un buon presente lo stiamo assicurando, nonostante tutto.
Ma il futuro?
Mentre aprivo le schermate dei vari siti, blog e social network che frequento, mi sono arrivati un paio di imput. Il primo riguarda la prossima campagna presidenziale statunitense. Si tratta di
un articolo de IlPost a cui sono arrivato via twitter.
Saranno i miei quarantacinque anni, ma non sono più di tanto affascinato da questo Presidente di colore che sembra, secondo il resoconto de IlPost, non avere attualmente veri rivali nella corsa alla rielezione. Ma ne percepisco il fascino mediatico. Barack Obama dovrebbe corrispondere quasi perfettamente alla mia sensibilità progressista, democratica e laica. Ma se si guarda un poco in profondità nel suo operato concreto, si nota un intreccio quasi perverso di riforme e gestione cinica del potere.
Comunque la si pensi, le decisioni che "questa persona" prende, o non prende..., possono andare ad incidere concretamente persino sul nostro quotidiano nazionale e territoriale. Vedasi le politiche industriali ed energetiche che stanno avendo conseguenze di sistema anche qui in Italia. Il trasferimento in corso della FIAT di Marchionne non è solo dovuto ad una cinica convenienza aziendale, ma anche a politiche concrete di incentivazione by USA.
Così, in una politica dove la comunicazione traveste il prodotto decisionale, non facendone mai percepire la reale sostanza, l'arrivo di Nichi Vendola sembra aver rappresentato l'occasione che in tanti aspettavamo.
Vendola, protagonista di un'intervista on line presso
l'altro link, ha rappresentato il secondo imput di questa mattina (anche questo via twitter). Con Vendola non sento, ovviamente, la stessa distanza con il giocattolo mediatico madeinusa. Anzi, lo stimo molto. Anche per la militanza comune nella FGCI degli anni ottanta. Però, una volta letta l'intervista, che mi è molto piaciuta, sono rimasto colpito dai primi dieci commenti dei navigatori. Accanto a manifestazioni di entusiasmo puro, compaiono critiche che, motivate o meno, denotano alcuni limiti dei discorsi di Vendola. La Puglia è il suo grande laboratorio politico e sento persone che vivono in quella Regione parlarne con entusiasmo. Ma ancora una volta, uno scandalo della sanità riesce a sfiorarlo. Vendola può essere puro e onesto. Ma cosa si muove attorno a lui?
Salto allora un po' di passaggi e arrivo alla domanda vera: quanto conta ancora veramente la politica? Quanto può essere veramente determinante un politico italiano oggi?
Da qui partirebbero discorsi a pioggia. Alcuni li ho anche scritti in questo post, per poi cancellarli... Perché in fondo conta poco per chi parteggio. Conta invece che ci sia ancora una partecipazione, una sensibilità politica, la capacità di contribuire in modo coscienzioso alla costruzione della nostra classe dirigente.
Una comunità ha bisogno di chi la rappresenti. E il meccanismo democratico è preferibile a quello tipico del potere, dove chi ce l'ha decide. In questo momento, la sensazione netta è che l'incapacità della politica sia andata a vantaggio di chi detiene il potere economico e può ritenere conveniente per sé, e non per la comunità, determinate decisioni.
Non so ancora se oggi riuscirò ad andare a BilBolbul. Ma tra le iniziative che mi piacerebbe guardare c'è la collettiva dedicata al progetto
Canicola Bambini, da cui l'illustrazione che apre il post.