La classica estate cremonese calda e afosa si è ormai imposta sulla sempre più inquinata pianura padana. L'aria è sempre meno respirabile. Verrebbe voglia di andarsene. Ma è tutto qua. Casa, lavoro, famiglia, affetti e comunità sociale. Mi trovo bene con tante persone. Mi piace andare d'accordo, anche se non per questo rinuncio a puntualizzare e criticare. Mi è successo sabato in piscina, quando ho dovuto redarguire sia un gruppo di ragazzi che facevano gli scemi nella piscina dei bimbi (dove c'era il mio Marcolino, grrrr...) sia il bagnino, reo di una reazione decisamente (ehm!) sopra le righe. Anche alla riunione dei rappresentanti di classe di ieri, mi sono sentito di far presente una serie di osservazioni su un questionario di gradimento del servizio. Un'iniziativa ben curata e lodevole, ma che sembrava quasi tutelare più il questionario stesso che i suoi contenuti. Pure sul lavoro non rinuncio a dire la mia ai colleghi, cercando però di non esagerare...
Stasera ho recuperato in giro un po' di post che non avevo ancora letto. Non so voi, ma seguire la ragnatela di blog e siti che ho in nota rappresenta per me un problema di gestione tempi sempre più complesso. Cose interessanti se ne scrivono. Ma non posso passare le ore a navigare. E così non riesco ad essere tempestivo come vorrei. Non solo: il vero problema è come (quando!) rielaborare e collegare le varie discussioni.

Sto leggendo finalmente l'ultimo libro di Ian McEwan. Non mi vergogno ad ammettere che ho aspettato i saldi Feltrinelli, spuntando un buon 20% su Solar. Sono socialmente molto lontano da questo autore inglese. E le sue raffinate descrizioni sono potenzialmente polverizzabili anche da una sola frase del più spettacolare John Lansdale (preso anche il suo ultimo Cielo di sabbia, sempre al 20 per cento). Ma arrivato al quarto libro (il meraviglioso Bambini nel tempo, poi Sabato, così così, fino al lacerante Espiazione...) mi rendo conto di come mi affascinano i suoi personaggi, con i loro monologhi interiori su come potrebbe essere. E invece quasi sempre non è. Sono personaggi, almeno quelli incontrati sino ad oggi, intelligenti, speciali, ma un po' fragili, a cui capitano situazioni drammatiche. La perdita di un figlio... O un malfattore che ti sequestra in casa... O una bugia che porta a tragiche conseguenze. Ma sono soprattutto le sfumature ad essere laceranti o divertenti, persino nel passaggio tra una frase e l'altra. L'autore è documentatissimo e forse tende ad elencare un po' troppo. Ma questo permette a chi traduce di segnalarsi per la propria notevolissima bravura...!
Comunque, Ian McEwan mi fa riflettere sul senso di quello che si fa.
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Davide Toffolo parla agli studenti del Liceo Anguissola, durante
il Festival Le corde dell'anima - Cremona 3 giugno. |
Ai primi di giugno ero molto triste per quello che stava accadendo a Fents. Il 9 giugno è stato Dario a telefonarmi, intorno alle 13,30. Ero a Milano per un incontro con un gruppo di bibliotecari e ho dovuto riprenderlo tenendomi tutto dentro. Al funerale ci siamo stretti in tantissimi a Grazia, Giovanna e a tutti i famigliari, ripromettendoci di ricordarlo. E lo faremo.
Ma intanto che il tempo scorre veloce e allegramente crudele, mi sento come se Andrea dovesse varcare uno dei vari ingressi del Centro Fumetto da un momento all'altro. Negli ultimi tempi veniva di meno, anche per la malattia. Ma abbiamo condiviso quasi due decenni. Non solo di Centro Fumetto, ma anche di Arci, Fantacalcio, calcetto... Per me c'è ancora. E ci sarà sempre.
Mentre su FB guardavo poco fa alcune foto che il buon Cortellazzi (con cui abbiamo appena realizzato la mostra sui 25 anni di Dylan Dog) ha postato e che riguardano cose che abbiamo fatto negli anni novanta (sempre su Dylan), mi rendo conto che in quelle lontane immagini in bianco e nero, altre due di quelle persone non ci sono più da tempo.
E' naturale, ovvio che sia così. Appunto Groucho/Sclavi commenterebbe "E' la vita...".
Però quando è la propria vita o quella di chi ti sta vicino...
Il senso di quello che si sta facendo.
E' questa la bussola che ci deve guidare.
O l'orizzonte che ci dobbiamo costruire.
Tanto per stare tra i nostri amati fumetti, ai primi di giugno, è tornato ancora una volta a Cremona Davide Toffolo, invitato dal Festival Le corde dell'anima. Doveva tenere un workshop, che è diventato un incontro aperto su come è diventato autore, partendo dalla condizione di lettore. Tra aneddoti e libri mostrati, Davide è entrato (come sempre) in sintonia con i ragazzi che lo ascoltavano attenti.
C'era un senso. E si percepiva. La costruzione del proprio futuro. Una cosa che interessa molto i ragazzi...
Certo che noi cerchiamo il senso solo nell'oggi.
Tanto per stare tra le cose cremonesi, c'è una mostra di livello nazionale al Museo Civico, sulla nostra Italia vista dalla satira periodica, sino al secondo dopoguerra.
Ho scelto per aprire questo post, una doppia pagina del periodico (bolognese se non sbaglio) La Rana. Il numero citato è uscito ai primi del novecento e, guarda un po', oggetto degli interessi internazionali e italici era la Libia...
Non so se si capisce dalla mia foto, ma questo autore di una volta, Satiricus, ha disegnato un'illustrazione-capolavoro. Oggi la satira disegnata è schizzata quanto basta. Sono pochissimi gli autori che curano il proprio stile secondo un senso artistico. La satira segue anche molto (troppo) il bla bla politico. Molte vignette perdono presto il loro... senso. Come non esiste più un foglio satirico che riesca ad avere un senso. Ve ne propongo un'altra da
La Rana. Tenete conto che la rivista consisteva banalmente in un foglio di grande formato piegato in quattro facciate, talvolta otto, come mi ha sapientemente confidato Fausto De Crecchio, il collezionista che le possiede.
Possono aver senso quei noti blog o siti che ci propongono vagonate di ottimi Makkox.
Ma c'è da chiedersi quanto abbia senso la fruizione digitale di contenuti.
E' il futuro. Tutti ritengono.
Per molti è già il presente.
Mi sento un po' "diviso" nel passare in continuazione tra il cartaceo e il digitale. Ho molte più risorse di prima a disposizione. Non c'è dubbio. Ma faccio più fatica a gestirle.
In casa, ma anche sul lavoro (e questo è inquietante) si accumulano prodotti e manufatti cartacei in misura sempre più ingestibile. Trent'anni di letture, attività, acquisti, scambi, regali, recuperi... Decine di migliaia di documenti che si sono stratificati separatamente (quando si è fortunati), catalogati (quando si è stati bravi). Ma anche mischiati, confusi, come fosse passato un folletto dispettoso.
E' chiaramente anche colpa mia, visto che sono abituato a conservare fatture, scontrini, articoli di giornale, cartoline, spillette, depliant (anzi flyer, come si dice oggi), agende e agendine, pass delle fiere, estratti conto, libri di testo scolastici e universitari, pagelle...
E inquietante che anche Elena accumula carta, rimanendone però più distaccata. La tiene via per motivi pratici, perché può essere utile, non perché sono pezzi di passato.
E così anche i bambini tendono a tenere i loro disegni, figurine, libretti. Un po' come fanno i loro genitori.
Tutto questo è troppo. La casa scoppia.
E anche sul lavoro tendo ad essere troppo conservativo.
Eppure, per contrasto... Pensavo fosse poco. Magari meno di quello che passano altri (della serie consoliamoci guardando il prossimo....). Ma la verità è evidente. Troppo tempo passato davanti al video. Ok la comunicazione, la catalogazione, la stesura di testi, le mail, l'aggiornamento etc. Va bene tutto. Ma il tempo speso è troppo. Qual'è il senso di questa dialettica che mi vede conservare la carta e rapportarmi con dei monitor?
Cioè, proprio come sto facendo ora!
Il senso, invece, sono le persone. Quello che trasmetti alle persone.
Ieri ho documentato
su questo blog la serata di Pizzighettone, assai riuscita. L'amico
Fusari ha postato a sua volta un paio di immagini e un breve video, che contribuiscono a sedimentare ancora meglio questa bella esperienza. L'ennesima performance pubblica del Cfapaz, che ci consente ancora una volta di essere visibili sul territorio, far esprimere i nostri autori e valorizzare il talento. Quel talento che doni agli occhi di chi ti guarda.
Io non disegno. Il mio talento (competenza) sta nell'organizzare, stimolare, preparare, costruire i contesti, le reti, le relazioni, redigere i bilanci (non parlo di soldi). E quando c'è la partecipazione, la condivisione, la restituzione allora placo i miei dubbi (ne ho sempre prima di ogni attività) e mi ritrovo gratificato.
Ha avuto senso, mi dico. E si può proseguire.
Sempre più spesso mi sento un po' costretto a proseguire...
Però, mentre si prosegue doverosamente e diligentemente, è giunto finalmente il momento di fare il .