Turo, amico di vecchia data (dai tempi della FGCI in cui ho militato nella seconda parte degli anni ottanta, e poi dell'Arci) viene spesso citato su questo blog come componente del gruppo dei Diskanto, su cui presto ritornerò con una specie di recensione-intervista. Voleva postare un commento a questo recente post. Ma non c'è riuscito. Non ha tutti i torti. Ho notato che blogspot non dialoga bene con tutti i browser e sistemi operativi. Allora mi ha inviato per mail il suo commento. Il suo lungo commento! Perché in effetti non sono l'unico a dilungarmi nella scrittura... Appunto c'è anche Turo. Se poi conosceste (mi riferisco ai lettori non cremonesi) Gigi Rossetti, potreste vagamente immaginare la lunghezza delle riunioni in cui eravamo presenti tutti e tre...
Comunque mi ha scritto praticamente una lettera piena di spunti, molto bella, che ho chiesto di poter riproporre come post.
Buona lettura!
Giuro che ci ho provato a rispondere sul blog!
Ma proprio sono un analfabeta telematico... Ho pigiato tutti i bottoni (virtuali) possibili presenti sulla tua pagina...
Mi sono ritrovato nei siti più disparati (alcuni anche un po' sconvenienti.... ehm...), ma niente!
Non sono stato capace di rispondere sul blog alle tua interessanti stimolazioni offerte nel post intitolato "IL PUNTO".
Allora lo faccio via mail... (poi un giorno mi spiegherai come 'zzo si fa...!?!!)
Ecco. Volevo solo dire che sono assai concorde sul fatto che ci facciamo troppo conquistare dagli oggetti.
Dalla materia. Dalla palpabilità delle cose.
Soprattutto facciamo transitare dagli oggetti gli affetti.
Mia mamma per esempio non riesce a vedere una volta sua nipote senza regalarle qualcosa...
Ogni volta ci litigo! Possibile che non riesca a mettersi in relazione con Emma prescindendo dagli oggetti? Ogni volta le dico: il tempo che dedichi ad andare in cerca di oggetti da regalare, trascorrilo con lei! Stai di più con lei. Raccontale una storia, parlale di te, chiedile di lei.
Insomma: costruisci una relazione basata sul dare ed avere affetto, amore, gioie, dolori, fatiche, segreti, storie, leggende, conoscenza. Non vestiti, giochi o altri prodotti del mercato che tra un mese non si ricorderà più nemmeno di avere (già tanti/troppi che ne ha...).
Ecco. Era solo un esempio. Ma anche i nostri vecchi erano così.
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Illustrazione da:
http://ilgiardinosegreto.forumcommunity.net/?t=42100179 |
Conservavano tutto. Quando è morta mia zia Pina (30 anni fa) abbiamo vuotato la casa dove aveva vissuto da sola per una vita (dove ora io ho lo studio) e abbiamo rinvenuto armadi pieni di centinaia di sacchetti di carta del fornaio accuratamente piegati in due e stirati... uno sopra l'altro in pile monumentali. Migliaia di cabaret di cartone dei pasticcini, milioni di strisce di cartone che normalmente in pasticceria infilano come un ponticello sotto il cabaret per evitare che la carta in cui poi impacchettano il tutto vada a danneggiare le paste (in particolare i bignet e gli chantilly). Miliardi di nastrini giallo oro con cui facevano il fiocchetto e poi lo tiravano a ricciolo con la lama delle forbici (tutti accuratamente arrotolati e legati in sorta di galoccia....)!....
Insomma: della serie non si butta via nulla! Non si sa mai!
Non si sa mai.... cosa????!!!?!?!?!?!
Che improvvisamente l'indice MIB dei vassoi di carta salga alle stelle e ci faccia ricchi?!?
Che serva un nastro per avvolgere tutto il globo terracqueo in un enorme fiocco di fratellanza?!?!
Che la pace nel mondo si raccolga solo entro sacchetti usati????
Mah?
Però loro erano giustificati: hanno passato la guerra e gli stenti. Così probabilmente l'accumulo di "roba" (alla Mazzarò) è diventata un'ossessione atavica.
Ma noi no! non fossilizziamoci sugli oggetti.
Valorizziamo le relazioni. Fatte di parole e racconti, di gesti, di abbracci, di baci. Di tempo speso insieme (magari non mediato dal computer o dal cellulare...).
Sforziamoci di stare insieme, di scambiare opinioni, di creare comunità.
Sarà forse così che riusciranno meno ad inebetirci con "anestetici intrugli offerti dal Re di Cuori ad Alice in Wonderland..." (vergognosa autocitazione).
Sarà forse così che si riuscirà a ricreare un minimo di senso critico nei cittadini (e tra noi stessi).
Sarà forse così che 2 persone che discutono in piazza potranno evitare di configurarsi esclusivamente come ultras di fazioni contrapposte, con maglie di colori differenti, che si mandano in culo senza aver compreso, ne men che meno ascoltato, gli argomenti degli altri (che erano e restano solo dei fottuti avversari/nemici/diversi/teroni/negher/milanisti/cùlatoon/comunisti....).
Sarà forse così che si ricreeranno alcuni punti di ritrovo collettivo diversi dai bar e dai luoghi del gioco d'azzardo (che cresce spavenosamente in tutti i ceti e le età!!!)
Qualche tempo fa c'erano le assemblee scolastiche, i consigli di fabbrica, i quartieri, le sezioni, i circoli, i dibattiti pubblici, ecc....
Oggi se anche uno volesse discutere e confrontarsi con altri dove cippa va, che c'è il deserto siberiano?!
Tocca rifugiarsi nei blog telematici, nelle piazze virtuali...
Il tuo non è male... Anche altri...
Per carità: meglio che neanche l'ascolto supino e per nulla interattivo della TV e dei reality (dove l'illusione partecipativa si limita al televoto ed alle nomination).
Ma sempre di fredde e non si sa quanto autentiche relazioni a distanza si tratta.
Non so cosa pensi effettivamente il mio interlocutore, non ne conosco spesso il volto, le idee, le espressioni i toni...
Ecco.
Riprendo una battuta che ho lanciato mentre presentavo il disco dei Diskanto (a proposito... mi aspetto una recensione!): "noi suoniamo per stare insieme.
Non viceversa."
La reunion dei Diskanto, prima e più che artistica è decollata per motivi relazionali. per non disperdere quel patrimonio di affetti, amicizie, relazioni, idee, che per 5 anni attraverso il veicolo della musica erano transitate tra noi durante ore ed ore, giorni e giorni, mesi ed anni di vita insieme (sale prove, viaggi, concerti, alberghi, ristornati, ecc.).
Credo dovremmo tutti riflettere sul senso che consegnano alla vita di ciascuno di noi le relazioni.
Molto più degli oggetti.
Ciao.
Un abbraccio.
Turo
Grazie Turo!
E a presto!