Dopo l'iniziale collaborazione con Schizzo Idee, Paolo Interdonato ha continuato ad occuparsi di fumetti scrivendo per case editrici, organizzando eventi e manifestazioni e sperimentando in rete pubblicazioni e pensieri. Ogni tanto ci sentiamo. Lo leggo però quasi sempre sul suo blog. Purtroppo non combiniamo più niente assieme da anni, dopo
Nubi.
Paolo, quando vuole, sa essere "frontale". Come mi ricorda in questi giorni, lo sa essere anche con gli amici. Con questo atteggiamento, che gli riesce bene, perché è anche un po' incalzante e ci gode (e ci soffre), ti può sbattere in faccia verità spiacevoli. Che magari alla lunga si vede che sono solo "sue" verità. Altre volte invece ha ragione. Ma soprattutto, il suo modo di essere rompe un piccolo tabù: se siamo "amici", non puoi parlare male di me. Che vuol dire anche: se siamo "amici", parlerai bene di me.
Non potete aspettarvi da Paolo nessuno di questi due comportamenti. Se mai, il contrario.
Inoltre è molto selettivo nelle "amicizie", che corrispondono a stima profonda per le qualità e le realizzazioni delle persone. Altrimenti difficilmente ti considera.
Paolo è una persona curiosa e intelligente. E' anche un grande costruttore di ipotesi, che talvolta traduce in flame epocali. A pensarci bene, se ho cominciato a frequentare la rete, è stato su suo invito. A pensarci bene, se ho aperto un blog è stato forse anche per alcuni suoi imput.
Tra l'altro, Paolo ha sempre dei complici molto intelligenti, che riescono a distruggere o alimentare le discussioni scatenate dai suoi post. E tante volte ci sono cascato come una pera cotta. Un po' lo invidio, perché non ha remore di linguaggio o di appartenenza. Quindi può andare giù duro. Cosa che io non potrei mai fare, un po' per la mia professione, un po' per educazione e un po' perché ormai mi sono abituato così.
Così, mi arriva una sua mail a ferragosto, che però leggo il giorno dopo, in cui mi invita a leggere la recensione di un "libro fondamentale".
Clicco e mi trovo davanti questa copertina...
... che mi suona famigliare. Non mi pongo il problema dell'esistenza del libro. Prendo atto che c'è e comincio a leggere. Rimango sorpreso. Non sembra neanche lui, Paolo. I toni elogiativi e l'argomento mi suonano strani. Ma essendo un link diretto al post, trovo subito dei commenti e comincio a leggere. Si parla di questo libro, di dove è uscito. Mi faccio prendere dalla lettura, e i commenti sembrano avvalorare l'esistenza del libro, anche perché molto astutamente aprono subito il dibattito sul senso editoriale dell'opera. E questo appassiona il lettore.
Ma ecco che qualcuno sgama lo scherzo. Il disegno di chissà chi è rimontato sullo sfondo di un altro libro che non ho ancora avuto la possibilità di acquistare e leggere (scusami Manuel!).
Comincio uno scambio di mail con Paolo. Ma sono già in ritardo. Infatti, dopo pochi minuti esce già un secondo post, intitolato "
Ieri", in cui si spiega lo scherzo, presentandolo come un esperimento, dai risultati poco edificanti. Un migliaio di pagine aperte a ferragosto per partecipare o lurkare al flame più riuscito del momento.
Si scatena infatti "l'inferno".
Altri blogger intervengono. Soprattutto interviene uno degli autori coinvolti.
Intendo degli autori del libro immaginario. Sì, gli autori esistono veramente, così come l'editore. Solo che questo libro non è mai uscito. Solo che potrebbe essere plausibile che esista, come scrive
Diego Cajelli. Certo, magari non con il sottotitolo "fatta di musica", ma potrebbe un domani uscire. O forse no... Il titolo appare irrimediabilmente bruciato, come conclude sadicamente Diego...
L'autore che interviene è
Niccolò Storai.
I suoi commenti stupiti, indispettiti e offesi, generano altri commenti, sia di critica che di solidarietà. Alcuni utenti cominciano a parlarne un po' dappertutto, allargando il dibattito, che riguarda la legittimità o meno di costruire uno "scherzo" del genere, soprattutto senza la complicità degli autori citati.
Paolo si rivela spietato. Perché nel post di spiegazione usa espressioni dure, che se lette attentamente rivelano ed esplicano un punto di vista puramente soggettivo, ma che se lette in modo prevenuto possono apparire sentenze, di assoluzione o condanna a seconda. Così, nei commenti, ci si comincia a dividere tra chi contesta, anche duramente, "l'esperimento" e chi ne elogia la determinatezza. L'editore Becco Giallo diventa bersaglio. Becchini gialli, pubblicano cadaveri etc. E' chiaro che "l'esperimento" è un po' sfuggito di mano.
Ho scritto qualcosa anch'io. In privato ho detto a Niccolò Storai che secondo me non era un obiettivo individuale. Sicuramente preso a pretesto. Forse può essere una situazione accettabile. Ma ci sono i commenti... E Storai non si tira indietro... Stato d'animo comprensibile, ma rischia di danneggiarsi da solo in più occasioni.
Ho scambiato brevi opinioni con Paolo. Ed ho espresso pubblicamente in un commento un certo disagio per l'utilizzo di nomi reali. Sarebbe stato meglio usare nomi di fantasia e un editore immaginario. Rimaneva plausibile. A raccontare la cronaca nera e politica a fumetti non c'è più solo Becco Giallo, ma anche
Round Robin. Libri del genere ne fanno ormai anche altri.
Ho ricordato che su un vecchio Bolle c'eravamo immaginati un numero zero immaginario, Hacker Hunter, nel solco dei mille comic book italo-americaneggianti dell'epoca. Ma niente di paragonabile.
Lo "scherzo" funziona proprio perché usa nomi veri e in particolare la ragione sociale di un editore che non piace certo a tutti. E' uno scherzo spietato. Si poteva anche riderne se gli interessati fossero stati avvisati e coinvolti. Ma anche in questo caso non sarebbe stata la stessa cosa.
Dietro a questo "esperimento" c'è un impulso. Un attimo di immediatezza che ne ha stimolato la costruzione. Ma c'è anche un pensiero di fondo, che affiora o che è stato esplicitato molte altre volte. E c'è un progetto. Paolo è un progettista. E' sì impulsivo. Ma sa gestire un processo. Può prevederne gli esiti.
Mi ha scritto qualcosa del tipo "si capirà meglio quando uscirà Mosso".
Come?! Ma esiste ancora? Sì. Eccolo
qua.
Ed ecco un
"numero estivo" con il post incriminato e una prima parte dei commenti. La schermata del blog diventa il numero di una rivista... Piuttosto intelligente, tutto sommato, anche se già visto. Questa diventa così un'incursione artistica, un "assalto poetico", anzi "grafico-testuale". Potrebbe un domani essere stampato su un pannello un metro di larghezza e dieci di altezza ed essere esposto in una mostra d'arte.
Esce anche
un numero vero di Mosso. Mi piacciono molto le illustrazioni, ma non riesco a leggere il testo sul video.
Mi è tornato in mente un'opera presentata anni fa al concorso
Komikazen di Ravenna. Siccome il tema era il fumetto di realtà, un giovane artista ebbe più o meno questa idea: organizzare una falsa esplosione e costruire il racconto sulla notizia che ne sarebbe derivata. Prepara un auto la cui portiera è già perforata da un finto razzo. Poi provoca una finta, ma ben rumorosa, esplosione. Mi sembra che ci sia stata la complicità di un giornalista che ne ha ricavato un pezzo sul quotidiano locale. Ed ecco così la realtà. E pure il soggetto per il fumetto in concorso.
A questo punto, se vogliamo essere oggettivi, non siamo di fronte ad uno scherzo (pesante) di Paolo Interdonato, ma ad un azione provocatoria e collettiva dei quattro componenti di Mosso. Pensata e condivisa, la loro azione equivale pressapoco ad un mattone lanciato contro una vetrina o agli schiaffi inferti ai passeggeri del treno di Amici Miei. Solo che qui oltre all'atto ci sono i pensieri. O meglio, i pensieri sono l'atto. Una forma di lotta? "Terrorismo"? La sto prendendo troppo sul serio?
Mi sono sentito di scriverne in seconda battuta, post flame. Ho capito che partecipare alla discussione mi avrebbe coinvolto nell'"esperimento".
L'azione è un po' sfuggita di mano. Non solo per le critiche ricevute e per il disagio che si è creato, ma anche perché si sono espresse posizioni pro e contro generi e categorie di autori. Trovo la discussione che si è creata un po' sconvolgente. Il lavoro di Becco Giallo non consiste certo nel "disseppellire cadaveri" e andrebbe approfondito un po' più seriamente. Autori che oggi possono apparire non completamente adeguati, possono benissimo un domani regalarci grandi opere. E' già capitato. Ma è chiaro che il bersaglio era molto più ampio, ben al di là dei nomi citati. Non pochi si saranno sentiti chiamati in causa... Le allusioni sono perfide e numerose... Essendo un flame, dovrebbe essere presto tutto dimenticato. Ma ho come l'impressione che qualcosa rimarrà.
In questo senso "l'esperimento" è/sarà riuscito.
E quello che è certo è che il "paziente" non sta molto bene...
Ps1 ho rieditato il titolo del post con le parole tra parentesi
ps2 un paio di "mossoni" si erano battuti giorni fa sul blog di harrydice a proposito dei tex a colori, con discorsi che mi sembrano attinenti con la provocazione di cui stiamo sparlando
http://harrydice.blogspot.com/2011/08/colori.html