Sono circa le nove. All'uscita del metrò trovo Giulio Cesare Cuccolini. Potevo pensarci prima... Mantova e Cremona sono sulla stessa linea ferroviaria. Giulio, come tutti, è sconcertato e sorpreso per l'improvviso lutto. Ci incamminiamo verso il Cimitero Monumentale. E la Milano del 2000 ci accoglie come meglio non potrebbe: un caotico cantiere cinge l'ingresso. Reticolati di metallo, spartitraffico di cemento, voragini misteriose, il solito traffico infernale. Il solito schifo.
Sulle strisce pedonali incontriamo Giancarlo Soldi, il cui gilet esotico viene notato da Giulio.
All'ingresso veniamo accolti molto meglio. Si nota subito quel tipo che non conosco di nome, presente sempre a tutte le manifestazioni dove ci sono personaggi bonelliani. Un monumento vivente al lettore ignoto. Mi sorride, perché conosce tutti, regalando un momento di simpatia.
Nel gruppetto dei primi arrivati ci sono già il mitico Renato Queirolo e la moglie Lella Castellini, della redazione. Partono i primi abbracci e i primi magoni. Arrivano alla spicciolata i primi autori. Lola Airaghi, i Cestaro... Nel frattempo un operaio del cantiere fa spostare tutti, richiamandoci a voce alta, perché sta facendo delle rilevazioni. Incontro e conosco per la prima volta Margherita Raviola e la figlia Francesca. Per un attimo, la grandezza di Magnus ruba la scena al nostro Sergio.
Poi entriamo e arriviamo nella cappella, circondata dalle corone di fiori. Preferisco rimanere in piedi. I posti sono poche decine. Arrivano tutti. I collaboratori della casa editrice, gli autori di tutte le età, amici e parenti, altri editori e altri autori, fanzinari e giornalisti, un po' di lettori. A ogni Alfredo Castelli, Claudio Villa, Roberto Diso e Fabio Civitelli che passa, si sente una stretta al cuore, pensando a tutto quello che hanno condiviso in vita. Ognuno fa le condoglianze agli altri. Abbiamo tutti perso qualcosa.
Arriva la bara e inizia la cerimonia. L'anziano celebrante ricorda la grandezza della persona, senza entrare molto nel merito del suo lavoro di editore. Nessuna citazione dai suoi personaggi, ma ricorda forse le cose fondamentali: l'aver proposto ai giovani letture di valore. La messa mi sembra scorrere velocemente, accompagnata anche da un elegante soprano. Nei fumetti bonelli farebbe la classica "brutta fine", ma qui siamo nella realtà e la sua voce emoziona.
La cerimonia di conclude e la bara viene portata nella vicina tomba di famiglia.
In questo momento riesco ad avere una percezione di quanti e quali siamo. C'è una geografia quasi completa del fumetto italiano. Alcune centinaia di persone che, dopo la tumulazione, si stringono attorno alla moglie e al figlio, letteralmente circondati, anche da persone che incontrano per la prima (e forse l'ultima) volta.
Entro nella cappella e trovo Sergio Bonelli in basso. Non so cosa mi aspettavo, ma lo saluto per l'ultima volta. Non so se è vero che risorgeremo, ma penso che il tuo ricordo rimarrà sempre vivo.
Ieri sera ho voluto leggere El Muerto, ripensando al significato di quel Tex, scritto dopo i quarantanni e disegnato da Galep. E ho anche raccontato ai piccinini la storia in cui compare per la prima volta Pat, tanto per comunicare un po' di sana bonellità paterna. Ridono parecchio quando Pat rompe un tavolo per sbaglio.
Leggendo alcuni dei messaggi in rete, mi rendo conto di quanto ci assomigliano noi lettori cresciuti sul fumetto popolare bonelliano. Ricordiamo il primo albo e possiamo parlare tra di noi delle varie serie citando a memoria mille situazioni.
E anche per voi che ho scritto questo breve ricordo della mattinata di oggi. In tanti avrebbero voluto esserci, ma non hanno potuto, per motivi di lavoro o di salute o altro.
Il funerale è stato dignitoso, senza sfarzo, senza retorica, con tanti amici. Un bel funerale.
Poi il dibattito lo faremo più avanti, ci mancherebbe.
Intanto la mia giornata prosegue in modo un po' strano. Sono appena tornato a Cremona e devo ritornare a Milano. Cambio vestito e vado a coordinare la presentazione di 7Note Musica e Arte Contemporanea alla Triennale di Milano, nello spazio libreria, alle 18,30. Era un appuntamento già preso da tempo e si trova a condividere lo spazio di una giornata che aveva un soggetto ben diverso.
Direi che non c'è altro.
Vamos!

















































