Quest'anno vorrei divertirmi un po' di più con questo blog.
Parlerò più spesso dei fumetti e delle cose che mi piacciono. In questi anni ho scritto anche un certo numero di post perché mi sentivo in dovere di farlo. Voglio prendermi una pausa, se possibile, evitando l'eccessiva seriosità che ogni tanto esprimo.
Questo blog l'ho scritto per me e mi fa piacere che sia seguito. Ma vorrei appunto condividere di più le cose piacevoli e parlarvi di fumetti o film o libri come parlo ogni tanto di ristoranti e fallimentari ricette.
Per questo cambierò approccio in occasione della prossima e imminente Top Ten de lospaziobianco. A parità di qualità, questa volta privilegerò titoli per me forti, emotivi, profondi. Voterò quei titoli che consiglierei calorosamente agli amici o ai miei utenti perché li dentro possono trovare cose divertenti o importanti. Quei titoli che inserirei in bibliografie tematiche, per promuovere il piacere di leggere cose belle o almeno che abbiano un senso.
Per esempio la trasposizione a fumetti de Il cacciatore di aquiloni, realizzata da Fabio Celoni e Mirka Andolfo. L'ho trovata in una bancarella a 4 euro. La cosa mi ha intristito e l'ho acquistata. La graphic novel, intendo. Perché così l'hanno etichettata, come si fa oggi per i libri a fumetti. Anzi, persino per racconti brevissimi, per distinguerli da quelli seriali.
La storia la conoscete. Uno si può chiedere se serviva ricavarci anche un fumetto. Evidentemente qualcuno avrà pensato che era una storia che meritava di essere raccontata anche in questa forma. E con il segno brillante, talentuoso, marcato di Fabio Celoni, uno dei migliori autori in circolazione oggi. E con i colori di Mirka Andolfo, per me una scoperta, ma che ha all'attivo già parecchie collaborazioni in giro.
Hanno fatto un bel lavoro. Non mi sembra che la loro versione perda rispetto al romanzo. I passaggi cruciali sono raccontati bene, con una certa spettacolarità ma anche con rispetto. Il loro racconto mi ha emozionato. La storia è raccontata con uno sguardo consapevole, senza connotazioni retoriche. A parte la prima e l'ultima tavola. Quelle le ho trovate retoriche. La prima troppo all'americana. L'ultima all'italiana, come fosse un'inquadratura finale con musica ad alto volume e titoli di coda. E' in effetti è la vignetta finale, ma l'avrei preferita all'interno di una tavola più strutturata.
Insomma, questo libro qualche rischio lo corre, perché può dare l'impressione di un'iniziativa commerciale, che carica le emozioni e le eccita. E certamente in parte è così. Gli editori vogliono graphic novel. Ma gli autori hanno fatto un grande lavoro di definizione dei personaggi e di riduzione del testo. E come lettore ne sono rimasto colpito, come lo sono stato con il romanzo.
Che non è solo un libro che parla dell'Afghanistan, dei talebani, della guerra. Sarebbe un errore pensare che quelle cose possono capitare solo là, lontano. "Il cacciatore di aquiloni" scrive (e disegna) un'altra pagina sulla condizione umana, evidenziandone i limiti ma raccontandoci anche come sia possibile un riscatto.
Lo consiglierò volentieri.
Anche perché ti può capitare di trovarlo in una bancarella a 4 euro...


8 commenti:
Ciao Michele!
Perchè sei rimasto colpito, negativamente, dal trovare il libro ad una bancarella.
Non è una cosa meravigliosa che il volume sia giunto nelle mani di chi gli darà l'importanza che merita?
Non sempre gli oggetto trovano la loro strada subito. A volte fanno giri contorti, ma quando finiscono esattamente dove è previsto che finiscano....bè, è un successo del fato e dell'uomo.
;)
Il fumetto si segnala anche per essere uscito prima in edizione digitale su appStore che su carta.
Hai ragione Andrea. Più che altro mi sono intristito. E' una sfumatura diversa. In effetti è andata così: le bancarelle erano un po' squallide. Le cassette di libri e fumetti non mi sembravano esposte degnamente. Ad un certo punto, da una cassetta piena di roba orribile vedo emergere due copie del Cacciatore di aquiloni. Questo mi ha intristito. Poi 4 euro. Forse avrei fatto bene a prenderle entrambe e regalare la seconda.
Grazie per la precisazione Ettore!
E adesso sai quale sarà uno dei miei magnifici dieci... ;-)
ho comprato anche l'ultimo Eco a 5 euro su una bancarella, ma non ho trovato questo molto triste. è più triste il prezzo pieno di certe puttanate, comprese certe graficnovel (no, non questa di cui parli che non l'ho letta). e poi il libro mica lo sa a che prezzo lo vendono.
hai ragione anche tu cotta, sono d'accordissimo.
io ho parlato di una situazione che mi ha intristito, una reazione soggettiva rispetto a come era allestita la bancarella. insomma, era triste la bancarella, non le bancarelle. benedette le bancarelle! quasi tutti i tex originali che possiedo sotto il cento li ho proprio comprati sulle bancarelle, a 100 lire l'uno...
la bancarella dove ho trovato questo libro mi sembrava triste, senza passione.
Ciao Michele, volevo ringraziarti anche qui per le belle parole. Come ti dicevo, credo che tu sia stato uno dei primi (insieme a Fumo di China) a parlare della versione cartacea della graphic novel, nonostante sia uscita da diversi mesi. Sul fatto che tu abbia trovato il libro su una bancarella, disposto male, non credo significhi nulla di particolare, è un fumetto, e chi lo vendeva l'ha piazzato nel mucchio dei fumetti, senza fare distinzioni tra seriali, graphic novel o altro... c'è da dire che il volume ha avuto un'ottima distribuzione (l'ho visto praticamente in tutte le librerie in cui sono entrato in Italia, comprese le sezioni dedicate degli ipermercati). Piuttosto, come ti dicevo, credo sia proprio il nostro ambiente che a volte manca di autopromozione e attenzione per le proprie uscite. Se questo volume è stato recensito ottimamente in molti siti internazionali e da noi, che l'abbiamo prodotto, non è stata spesa una parola (parlo proprio del fumetto-mondo), c'è qualcosa che non funziona... ;)
Caro Fabio
Ti ringrazio per aver lasciato un commento a questo post. Il tema che sollevi e sul perché il mondo del fumetto non abbia accolto con più attenzione questa proposta. Il mondo del fumetto... ma cos'è questo mondo? Pochissime pubblicazioni in edicola contengono spazi per recensioni o segnalazioni e tra questi, ancora una volta, sono le varie serie bonelliane a rappresentare una sorta di notiziario permanente, soprattutto se sono coinvolti propri personaggi o autori. Se passiamo al web, invece , c'è una straordinaria pluralità di voci. Ma sono quasi tutte individuali: commenti sui forum, post sui blog.
I pochi soggetti che si occupano del fumetto nella sua globalità fanno quello che possono, perché ormai le uscite sono due-trecento al mese.
Allora, di fronte a tutta questa ricchezza di proposte ma anche confusione, conta molto come l'editore promuove le proprie pubblicazioni.
Se il vostro libro ha ottenuto questo contrastante riscontro è perché Piemme sa come promuovere un libro nel nostro mercato e, evidentemente, in quello internazionale. Ma non era evidentemente interessata al mondo del fumetto, che penso rappresenti per un editore del genere un ambito limitato.
Altri editori, invece, più interni a questo settore, si preoccupano parecchio di far sapere delle proprie uscite e infatti i loro comunicati rimbalzano un po' ovunque, proprio tra blog e forum.
Dove manca l'editore, talvolta si muove l'autore, capace di autopromuoversi, coinvolgendo amici e colleghi e riuscendo a farsi notare, assieme alle sue produzioni.
Insomma, quello che intendo dire è che non esiste un mondo del fumetto unito, coeso e cosciente. Siamo una somma strana di sensibilità, interessi, passioni, opinioni, talvolta orientabile e manovrabile (vedi i flame).
Qusto post può contribuire a riequilibrare un deficit di attenzione. E spero contribuisca a valutare meglio il lavoro che avete fatto e che avete impostato su criteri artistici opposti a quelli che di solito caratterizzano la maggior parte dei graphic novel di oggi. Ma nasce da un episodio personale: l'incontro con una bancarella...
L'incontro con la bancarella... a quanto pare è l'elemento che ha attirato la vostra attenzione (di chi ha commentato).
Ecco, qui sta la differenza (può stare la differenza) tra una recensione e il post di un blog. Premesso che in fondo può valere tutto, se avessi dovuto scrivere una recensione per un giornale l'avrei ovviamente scritta molto diversamente.
L'ho già ricordato altre volte: questo è un blog. C'è il mio vissuto personale, le cose che mi piacciono e quelle che non gradisco, le mie esperienze, i miei successi e i miei errori.
La segnalazione di questo libro parte da un vissuto personale: l'incontro con una bancarella che mi ha intristito. Magari ero in un momento così e ho percepito male la bancarella. Sta di fatto che ho parlato di una bancarella. Non delle bancarelle. Che io adoro e a cui sarò sempre grato. Tutta la mia infanzia l'ho passata non solo in edicola ma anche tra le bancarelle, dove in fondo ho trovato i pezzi di maggior valore delle mie collezioni per pochi spiccioli: la metà del prezzo di copertina di allora.
Non so come avrei fatto senza le bancarelle a permettermi tutti quei fumetti che ancora oggi ho in casa.
A Lucca, penso che lo sappiate, ci sono diverse bancarelle nei pressi dei vari padiglioni e ogni edizione un giro lo faccio sempre. Certo è difficile oggi, ma vuoi mai che ci scappi un affarone?
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