Dopo qualche giorno di assenza dal web, approfitto della pausa pranzo per recuperare con due post.
Oltre a questo su Il Manifesto, ne ho scritto un altro inevitabile e doveroso sulla ristampa di Zagor. Altri pensierini li riserverò per il week end.
Nei giorni scorsi vi raccontavo dei miei grotteschi e fallimentari tentativi di sostenere Il Manifesto, nonostante non mi riconosca più da tanto tempo in questo giornale. Alcune delle persone che conosco meglio sembrano disprezzarlo a tal punto da accettarne la chiusura senza problemi.
Più in generale, la campagna sta funzionando e un po' di lettori sono stati recuperati e hanno ripreso a pagare gli stipendi.
Anch'io sto migliorando. Proseguo quindi nel diario quotidiano, iniziato qui.
MARTEDI'
Comprato! Ma poi dimenticato in giro dopo averlo sfogliato. Tornato a casa non ho potuto leggerlo.
MERCOLEDI'
Alla prima edicola a cui mi rivolgo è già esaurito. Riesco a ricordarmi di andare ad una seconda edicola e lo compro. In allegato c'è Le Monde Diplomatique. Sfoglio entrambi i giornali. Risalta il pezzo sul "no" di Monti alle Olimpiadi. C'è una colonna dedicata ad Alemanno, soprannominato Aledanno. Su LMD noto delle illustrazioni di Enrico Baj, che non so come giudicare ma mi colpiscono.
GIOVEDI'
Acquistato! E' il terzo giorno di fila. Si parla di recessione ed equità, con un fondo di Galapagos (mi ero dimenticato di Galapagos). C'è un servizio interno che racconta delle truffe compiute da diversi parlamentari che sfruttano le leggi di sostegno all'editoria. Un articolo senza dubbio interessato ma che fa riflettere. I toni generali sono ironici, su Chiesa e Ici, lavoro, spese militari e addirittura Sanremo. Mi sembra di rivedere il giornale che avevo dimenticato. Ma al di là del taglio critico, sono tutte notizie che posso trovare anche altrove e commentate come piace a me. Sembra buono il pezzo di Piccinini su Sanremo ma non ho sentito le canzoni e non conosco tutti i cantanti...
VENERDI' (OGGI)
Preso. Posso leggerlo perché mi trovo a fine mattinata nella sala d'aspetto del dentista.
C'è un'intervista "registrata" in piedi a Niki Vendola, in visita alla redazione, dove però il leader di Sel si esprime con frasi un po' barocche e termini opinabili come "indistinzione". Però su diverse cose mi convince. Soprattutto sul "cosa". Rimane il piccolo problema del "come", però....
Oggi c'è anche un altro supplemento "Democrazia al lavoro". Sembra presentarsi come un foglio estremo e nostalgico, con tutto quel rosso e quel tipo con il berretto verde e visiera che spunta da un lato. C'è anche l'editoriale di Maurizio Landini, leader tosto della Fiom. Molti ne starebbero lontani. Ma a metà del giornale, c'è una lunga intervista al sociologo Luciano Gallino che merita ampiamente la lettura e l'acquisto del giornale.
Prime conclusioni.
La mia disaffezione passata per Il Manifesto dipende certamente anche da me e da come sono cambiato.
In fondo non sono un acquirente regolare di alcun giornale. Spazio tra quei cinque o sei. Il Manifesto era uscito da questo bouquet. Ma ci rientrerà. E' un giornale che rimane ampiamente perfettibile (ammesso che sia ancora possibile) e che contiene delle idee, interessanti a patto di avere un'idea di cosa sta succedendo nel mondo.
Il problema di questo giornale è come rimanere un luogo di dibattito intellettuale ed essere contemporaneamente un "prodotto", nel 2012 e senza pubblicità.
Il Fatto ci sta riuscendo, anche perché non è un luogo di dibattito intellettuale. Ci riuscirà Il Manifesto?

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