Sono fortunato.
Di fianco al Centro Fumetto, dove svolgo la maggior parte del mio lavoro, in Piazza Giovanni XXIII, c'è lo spazio di Santa Maria della Pietà, luogo di grandi mostre (dove l'anno scorso abbiamo fatto Dylan Dog, e quest'anno faremo...). Nella zona ci sono anche Cerri e il Foppone, ma queste sono altre storie...
Dicevo delle mostre.
Proprio ieri se ne è aperta una nuova, su un'artista che non conoscevo.
Lei si chiamava Federica Galli. Era un'artista dell'incisione e ha lasciato al Museo di Cremona circa 130 stampe che sono state esposte per l'occasione.
Non la conoscevo ma un po' per curiosità e un po' per comodità mi è sembrato naturale approfittare dell'inaugurazione per vederla. Ho portato anche la piccinina, fiducioso che l'esposizione potesse interessarla.
Le opere esposte sono stupende.
Dite la verità. Per un istante, l'illustrazione che apre il post non vi ha dato l'impressione di una fotografia in bianco e nero? Per un attimo alcune incisioni appaiono vere per il loro iper realismo. Ma poi, avvicinandosi, si possono notare veri e propri nugoli di tratteggi minuti, puntini, graffi che insieme formano queste interpretazioni della realtà. Anche il bianco della neve non è esattamente tale.
Ecco ancora altre opere e poi qualche considerazione.
Sul sito dedicato all'artista ci sono alcune gallerie di immagini, suddivise per tema. Soggetti preferiti sono la campagna, le cascine, gli alberi e città come Venezia e Milano (non ho visto persone in queste immagini).
Se pensiamo alla tecnica utilizzata, l'acquaforte, comprendiamo la complessità delle operazioni necessarie per arrivare alla stampa finale. Pazienza artigianale ed estro di artista (unite ad un grande rigore) sono i due talenti che questa artista deve avere posseduto e che anche oggi possiamo ammirare sino al 1 aprile.
Tecnica laboriosa, quindi. Che ha come finalità tracciare dei segni, dei tratti, in grado di ricostruire e riproporre un'immagine di realtà, anche se interpretata nel suo respiro dalla coscienza dell'artista.
Segni e tratti devono "sembrare" e "ricomporre" case, alberi, oggetti...
E' la stessa funzione che segni e tratti devono assolvere, hanno dovuto assolvere, nella maggior parte dei fumetti che conosciamo.
La tecnica di un'artista come la Galli sarebbe troppo complicata e costosa per produrre un fumetto, linguaggio che per decenni ha caratterizzato la letteratura popolare e per ragazzi.
Però gli obiettivi sono gli stessi: rappresentare la realtà attraverso un sistema di tratti.
Si può usare il pennino o la punta metallica, ma il punto di arrivo è il medesimo: costruire una "matrice" che possa consentire una riproduzione attraverso un procedimento di stampa.
Anni fa ho avuto la fortuna e il piacere di visitare la grande mostra dedicata a Hokusai a Palazzo Reale a Milano, dove ho trascorso tre ore di estasi di fronte ad opere straordinarie, realizzate nell'arco di decenni. Tra queste, le celebri cento vedute del Monte Fuji.
Qui sopra un paio di esempi. Le vedute sono state pubblicate in una sorta di quaderno che si apriva a fisarmonica per diventare un'unica lunga striscia. Ogni veduta era formata da due metà riquadrate e accostate tra loro. Due quadretti o meglio ancora due vignette, potremmo dire oggi.
Sono vedute, paesaggi. Ma il nostro sguardo da fumettofili incalliti pensa subito ai retini dei manga. L'arte delle mezze tinte a retino si è costruita nel tempo proprio grazie a questa tradizione sviluppata da giganti come Hokusai, che hanno prodotto il codice genetico stilistico di riferimento.
Diverse le forme e le tecniche stratificatesi da questa parte del mondo. Ma stesso obiettivo.
Sono esperienze diverse, vissute con animi diversi, ma fumettisti come Toppi, Battaglia e Micheluzzi hanno in fondo compiuto un percorso parallelo a quello di Federica Galli.
In particolare, mi verrebbe da accostare alcuni paesaggi della Galli a certe panoramiche di Micheluzzi per le analogie nella rappresentazione degli spazi bianchi.
Ma non voglio forzare oltre questi accostamenti e vi lascio al video di presentazione della mostra.
Che merita e che se andrete a visitare, sappiate che di fianco c'è anche il Centro Fumetto, che è giusto che sia così.
PS: La piccinina ha gradito e si è messa pure a scattare delle foto!







6 commenti:
L'arte dell'incisione, che riscuote consensi in tutto il mondo, soprattutto in Europa (Cracovia ad esempio mi pare lungimirante e molto forte in questo panorama), è una di quelle arti di nicchia che per essere apprezzata davvero andrebbe praticata - ho potuto vedere un sacco di incisioni durante gli anni dell'accademia, ed è con estremo rammarico che molti di questi incisori in erba abbiano mollato la strada per esperienze più "facili", forse perchè l'incisione vive di una dimensione sua, un po' come quella del liutaio e della sua bottega (a questo proposito vorrei ricordare che Cremona ha una storia del torchio assai lunga e proficua, molti i premi vinti in tale settore); il nesso con il fumetto non è scontato per niente, soprattutto se pensiamo ad Hokusai, ed anche se certo nei manga contemporanei si usano strumenti più semplici, relativamente più semplici, come non notare in tanti autori orientali, fra cui Jiro Taniguchi, Kengo Hanazawa, Shigeru Mizuki, Suehiro Maruo, almeno nella resa dei paesaggi, degli ambienti, una meticolosità che si avvicina alle opere di cui parli tu in questo post.
L'arte dell'incisione forse oggi soffre un poco della sua condizione di nicchia, che la protegge da un lato e ne impedisce di scorgerne tutte le possibili evoluzioni dall'altro, ma conoscere questo medium, cui molti artisti grafici devono tanto, permetterà di scoprire un mondo in cui l'incisione e le tecniche affini non sono relegate a un pittoresco mondo turistico o dal sapore retrò, ma vivono costantemente una crescita che non sfigura con quella di tutte le altre forme d'espressione.
D.
Hokusai immenso(la mostra della Ukiyo-e di qualche anno fa rimarrà per sempre) ma la Galli specie dal vivo è una cosa grandiosa.
Roba da far sanguinare gli occhi dalla bellezza.
Comunque il parallelo che fai tra lei e Toppi, Micheluzzi e Battaglia è legittimo ma vallo a spiegare a tutti quei presunti esperti d'arte che fanno finta di saperne!
Grazie per i commenti, sia per la competenza di David che per l'entusiasmo di Slum King.
Aggiungo un altro esempio non citato nel post ma a cui penso da tempo (e ne ho anche scritto): Sergio Tarquinio. Fumettista, pittore e talvolta anche incisore.
Tarquinio ha praticato molte tecniche diverse, modulando il suo tratto il suo stile a seconda.
Se andiamo indietro a vedere il Giudice Bean e La Storia del West possiamo apprezzare i suoi tratti e tratteggi, quasi da incisione. Il suo stile è vicino a quello del primo Alberto Breccia e a Toppi, tutti autori/artisti che non a caso si conoscevano (si conoscono) e si sono sempre stimati.
e SL aggiungo anche un vallo a spiegare a tutti quei presunti esperti/conoscitori di fumetto che rifiutano a prescindere ogni rilettura degli intrecci tra il fumetto e l'arte.
Pensa te il caso...
http://www.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-3dcdc0e3-1567-43dc-ad36-79239f774091.html
ottimo accostamento.
per chi non avesse seguito il link, si accosta un'originale di Andy Warhol dedicato a Superman, con il disegno da cui è tratto.
da una parte un'opera riconosciuta come artistica, che diviene prodotto di consumo ad altissimo valore per la notorietà dell'artista.
dall'altra un prodotto di consumo di massa e seriale, che rimane nella sua condizione di merce.
cmq il valore dell'originale non è disprezzabile, ma colpisce l'anonimato di fatto in cui rimane l'autore.
però in questo post si fa un discorso di tecnica e di segno, più che di impatto mediatico e di mercato.
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