Mettiamo che partecipi alla creazione di un personaggio. Il tuo contributo autoriale può essere differente. Magari nei hai disegnato gli studi, progettando il costume per esempio. Oppure hai avuto l'idea di mettergli quel particolare cappello o hai trovato quell'espressione speciale, particolari che lo renderanno universalmente riconoscibile.
Magari sei andato tu a proporlo. Oppure ti è stato proposto di progettarlo da solo o insieme ad un gruppo di lavoro.
Può anche capitare che la tua progettazione non riguardi solo il personaggio, ma anche le ambientazioni, il contesto, i personaggi di contorno, se non addirittura lo stesso impianto narrativo, insomma una serie vera e propria.
Se alla fine di tutto questo lavoro il tuo/vostro/loro personaggio dovesse avere successo o addirittura segnare un'epoca, si avvererebbe un sogno bellissimo di fama e ricchezza.
Si avvererebbe... ma solo a certe condizioni:
- se il contratto lo consente
- se il contratto viene rispettato
- se sei l'editore...
Quando alle fiere incontro
autori aspiranti alla pubblicazione, non pochi si preoccupano della tutela delle proprie opere, che però quasi sempre sono prive delle qualità necessarie e quindi sono destinate a rimanere per sempre nei cassetti o negli hard disk.
In realtà, le controversie interessano molto più frequentemente autori già affermati che seguono gli usi e le consuetudini. Così può capitare che il contratto si firmi dopo aver iniziato o consegnato, non prima. E se anche si firma prima, l'autore sente una sorta di dovere etico a dover prima dimostrare di essere in grado svolgere la prestazione. O magari si fida. Oppure non ha il carattere per farsi valere.
Lasciamo cmq da parte i contratti più scandalosi e assurdi, quelli palesemente truffaldini e ignobili. Il contratto "normale" è la mappa del confronto tra editore e autore. Oltre alla definizione dei rispettivi doveri e guadagni, il contratto ha un ruolo strategico. Per l'editore c'è in gioco anche il suo investimento. Nella fase di produzione è l'editore che ha tutto (e molto) da perdere. Il personaggio potrebbe non funzionare. Le ricadute potrebbero essere pesanti ed interessare tutta la struttura. Dunque, l'editore cerca di prevedere non solo un guadagno immediato ma una redditività di lungo periodo, che possibilmente, in caso di successo, possa sia coprire altre scelte sbagliate, sia garantire una disponibilità continua di risorse da reinvestire. Quando cavalchi la tigre è così.
Per l'autore è diverso. Anche lui investe qualcosa: tempo, talento, professionalità. Anche immagine e reputazione. Ci mette il nome. Oggi la menzione del nome è un diritto acquisito. Prima l'autore era addirittura anonimo e tutto veniva ricondotto al marchio editoriale e alle eventuali figure carismatiche presenti. Dunque, anche il lavoro dell'autore merita il suo riconoscimento. Quindi si prevede una remunerazione immediata, di entità tale da convincere l'autore. Anche i classici pochi, maledetti e subito.
Le cose si complicano quando è il momento di definire i diritti successivi, insomma, cosa accade se le cose dovessero andare bene, se dovessero esserci altre edizioni, ristampe, trasposizioni in altri linguaggi, merchandising...
Si comprende l'editore che ritiene di dover raccogliere i frutti del suo fiuto imprenditoriale, del lavoro creativo che ha saputo organizzare.
Si comprende l'autore che ha perfettamente presente come quelle caratteristiche che lui ha saputo rappresentare siano diventati i motivi per cui tutto il mondo riconosce e ama quel personaggio.
Se fosse andata male, ad ognuno il suo. Ma quando va alla grande, ognuno aspira alla quota di riconoscimenti e utili che ritiene legittimi.
A questo punto si torna al contratto. Se il contratto è chiaro, legale e rispettato, i patti sono quelli e non c'è niente da fare. Al massimo si possono stipulare ulteriori patti che compensino parzialmente i diritti non riconosciuti in cambio di una rinuncia definitiva ad ulteriori rivalse.
Se invece il contratto non è stato rispettato, allora si apre il contenzioso. Solo che l'editore ha oggettivamente il coltello dalla parte del manico perché possiede l'organizzazione dell'attività. E' uno dei due mediatori fondamentali tra l'opera e il pubblico.
Le due situazioni sono presentate in un recente
post del blog della fumetteria Comix Factory, al quale vi rimando direttamente. Trovate la traduzione di un intervento dell'autore James Sturm che si associa ad una forma di boicottaggio planetario come forma di protesta verso il mancato riconoscimento concreto e reale del contributo fornito da Jack Kirby alla creazione dell'universo Marvel.
L'altra situazione riguarda Tony Moore, coautore assieme a Robert Kirkman della serie Walking Dead (che
sapete essere una delle mie preferite). I patti erano chiari, ma Moore ritiene non siano stati rispettati. Intanto che gli avvocati operano, domani sera partirà la nuova serie di episodi su
FoxTv.
A proposito di fumetterie.
Nella colonna di link in costante aggiornamento, sotto al voce "Ultime notizie", ho appunto aggiunto i blog di tre fumetterie. Non so se altri negozi dispongono di un eguale risorsa. Questi tre mi hanno comunque colpito per diversi motivi. Quello già citato di Comix Factory è piuttosto tecnico. Lo considero una moderna fanzine, con interviste, traduzioni e news. Dunque, Comix Factory offre ai suoi lettori una serie di "contenuti speciali" che integrano le info già disponibili relative ai prodotti venduti. D'altronde, Stefano Perullo è un appassionato e parla una "lingua" comune e comprensibile. Da seguire.
Poi ci sono gli altri due blog, di due veri e propri "tipacci":
Max Favatano e
Francesco Settembre.
Entrambi portano avanti il punto di vista delle librerie specializzate, dimostrando anche una certa consapevolezza, oltre ad una buona vis polemica. Però, anche loro sono appassionati militanti. E quindi troviamo pure interviste in perfetto stile fanzine, che forniscono anticipazioni e informazioni che interessano gli appassionati.
Favatano non penso di conoscerlo, o almeno non ricordo di averlo incontrato di persona (o no?). Sta in Puglia, nel Salento leccese, terra che amo molto per motivi famigliari e vacanzieri. Non penso sia facile portare avanti un'attività commerciale in un territorio che dispone di minori opportunità e servizi, rispetto al più organizzato nord. Passione e lavoro comunque si uniscono e il loro racconto è verace e, appunto, polemico.
Uno dei temi prevalenti è il rapporto con i distributori e gli autori. Tema più volte affrontato anche da Francesco Settembre, titolare della fumetteria Antani e già responsabile dell'
Associazione Fumetterie Italiane, organizzazione che tenta di rappresentare la categoria. Settembre lo conosco. E di lui ho un ricordo preciso. Durante una trasferta ad Angouleme, in macchina, in condizioni di fastidioso maltempo, lo incontro in un autogrill francese. O meglio, noi siamo già dentro. Si apre l'ingresso ed assieme a turbinii urlanti di vento, entrano due brutti ceffi. Il loro aspetto ricorda quello tipico dei briganti di altri tempi. Barbuti, capelli medusoidi, cinture alla vita da cui penzolano strani borsetti, giacconi e maglioni in paille che sembravano in realtà fatti in pelle di bisonte o orso. Anzi, erano due orsi, dallo sguardo duro che non perdona.
Andavano anche loro ad Angouleme per partecipare, se non sbaglio, alla sezione antiquaria. Insomma, questo è un personaggio non passa inosservato. Organizza anche fiere, manifestazioni ed eventi. Sarà polemico, ma ci crede.
Pensavo a loro tre, perché la vicenda editori vs autori ha delle analogie con quella distributori vs fumetterie o editori vs fumetterie. Le loro lamentele, soprattutto dei secondi due, riguardano proprio queste relazioni. Che dovrebbero essere organizzate nel reciproco interesse. Ma che sono regolate da rapporti di forza non sempre equilibrati.
Le ultime lamentele riguardano la tendenza degli editori a rivolgersi direttamente ai lettori, magari per scusarsi correttamente di alcuni sbagli, ma caricando di lavoro supplementare l'anello intermedio delle fumetterie, senza condividere in modo strategico la comunicazione.
Chi ha ragione? Ognuno può farsi la propria idea.
Per me è interessante notare come si affidi al web l'esposizione del problema.
Molto difficile che le cose si risolvano così.
Ormai non credo che il web possa contribuire a risolvere problemi.
Però può creare consapevolezza o formare un senso identità o appartenenza.
Può anche essere un'arma a doppio taglio per chi al contrario dovesse risultare poco convincente o peggio.
Non so quanto questi tre blog riescano a contribuire a creare la necessaria consapevolezza e a favorire un dialogo costruttivo ed efficace tra le parti. I temi sono cmq quelli e rimangono sul tappeto.